Ripeto stanotte la mia canzone di sempre
2009/12/16
Belle sono la speranza e la parola, sono l’anima stessa di Dio, sono esercizio d’eternità, sono già il Suo bacio, sono il continuo dirsi in noi della Sua Creazione.
Lo so: chi uccide la parola e la speranza, prima o poi uccide gli uomini della speranza e della parola. Temo il morire, non temo la morte.
Ripeto qui stanotte la mia vecchia canzone di sempre:
Bastava restare in silenzio.
Non ho taciuto. Ho continuato il mio sentiero
amando come sempre ogni sasso.
E’ un sentiero solo in parte tracciato,
che pochi imboccano,
e subito vi ricrescono lo sterpo e l’ortica,
ma alle valli porta del sorriso e dell’aria.
Qui dove sono giunto,
l’erba e la via sono segnate solo dal vento
e dal soffio di quelle canzoni che antiche sanno
precedere i passi.
Solo non sono sul sentiero.
Tra le sottili canzoni con me cammina
Rosi la bella.
Di tanto in tanto,
sui confini dei giorni e delle epoche,
là dove i tramonti non sospettano ancora le albe,
Rosi ed io ci fermiamo
e mettiamo, per la notte, la nostra tenda
e lì sullo stupito limitare
insieme danziamo
come due saggi-vecchi trampolieri.
Tartaglia vs Berlusconi. Psicologia del perchè uno psicotico aggredisce un narcisita – 14/12/’09
2009/12/14
Troppo presi dalla furia di dare un lettura politica e solo politica dell’aggressione a Berlusconi, i commentatori hanno forse dimenticato di dare una lettura psicologica dell’evento, lettura che, oltre che essere la più immediata, in questo caso è probabilmente la sola pertinente.
A quanto è dato intuire dai dati di cronaca (come al solito molto o del tutto incompetenti appaiono i giornalisti in materia psicologica) e dalle poche immagini, l’aggressore, Massimo Tartaglia di 42 anni, è una personalità gravemente problematica, sofferente da molti anni, quindi in condizioni di cronicità; parrebbe vittima di un quadro psicotico o quanto meno caratterizzato da forti nodi psicotici.
L’aggredito, Silvio Berlusconi di 73 anni, secondo la moglie è, a propria volta, soggetto malato e bisognoso di cure. In effetti, da molti dei suoi comportamenti, parrebbe personalità caratterizzata da un narcisismo accentuato, forse inquadrabile in un Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP) (confronta altri miei post in questo blog), diagnosi pienamente verificabile soltanto all’interno di un competente rapporto clinico, il quale tuttavia viene rifiutato dal diretto interessato. Nel senso della verifica del reale stato di salute di Berlusconi (proprio a partire dalla parole di Veronica) si muoveva una delle 10 domande de “la Repubblica”, alla quale il Presidente del Consiglio si è sottratto. Peraltro va notato che, se davvero Berlusconi soffrisse di DNP, rientrerebbe proprio nelle caratteristiche di tale patologia sottrarsi a ogni verifica e cura, con sdegnoso senso di onnipotenza.
Se in gioco non ci fosse l’esigenza giornalistica di comprendere il più possibile quanto sta avvenendo con tutte le non irrilevanti conseguenze sociali, politiche, istituzionali, economiche, che quanto sta avvenendo comporta per tutti noi, la competenza psicologica e psicoterapeutica tacerebbe di fronte alle richieste della competenza giornalistica. Invece, proprio in nome del diritto politico e civile della comprensione, occorre dare precedenza alla competenza giornalistica e procedere sia pure sulla base di ipotesi, di quelle tuttavia che allo stato dei fatti possono apparire le più plausibili e pertinenti. E, ripeto, le ipotesi che con più legittimità emergono sono proprio queste: che l’aggressore presenti un quadro più o meno gravemente caratterizzabile come psicotico; che l’aggredito presenti un quadro di tipo narcisistico. La domanda che ne esce sarebbe allora questa: perché uno psicotico aggredisce un narcisista?
Di fronte a una domanda di questo tipo, uno psicoterapeuta clinico comincerebbe probabilmente così:
- difficilmente uno psicotico, fosse anche sofferente di psicosi reattiva, aggredisce di propria iniziativa. Se lo fa, è perché nel proprio vissuto sta – a torto o a ragione – rispondendo a un comportamento che egli vive come aggressione prossima e fortemente invasiva, alla quale non può in alcun altro modo sottrarsi;
- difficilmente uno psicotico, fosse anche sofferente di psicosi reattiva, aggredisce persone al di fuori dell’ambito familiare. Se lo fa, è perché l’aggressore appare al suo vissuto come così vicino da risultargli familiare o comunque sovrapponibile a una figura familiare e identicabile come questa figura (per esempio identificabile come la propria madre troppo divorante o troppo abbandonica oppure come il proprio padre troppo svalutante e castrante o – al contrario – eccessivamente esigente).
Da parte propria, la personalità narcisistica tende proprio a identificarsi con l’altro e nell’altro, invadendolo, snidandolo, provocandolo (cioè, letteralmente, “chiamandolo innanzi a sé” fino a considerarlo sé stesso), aggredendolo o con seduzione manipolante o con appellativi svalutanti e comunque non empatici. La personalità narcisistica tende a fare corto circuito tra sé e l’altro da sé, proiettando sull’alto da sé sé stesso: se l’altro accetta di subire la proiezione, è bravo; se non lo fa, è un niente o, per usare appellativi berlusconiani, è un “coglione” o un “farabutto”, che può soltanto precipitare nell’abisso annullante della “vergogna” (altro vocabolo tipicamente berlusconiano). È come se la personalità narcisistica ragionasse soltanto in bianco e nero, senza tenere alcun conto delle sfumature, della infinita gamma dei grigi intermedi: o sei la mia proiezione e allora esisti e hai diritto di esistere; o non sei la mia proiezione e allora non esisti e non hai diritto di esistere.
Di fronte a dinamiche di questo tipo, la personalità psicotica cerca di sottrarsi il più possibile, dato che la sua strategia abituale è quella dell’evitamento dell’incontro con l’altro, soprattutto con l’altro percepito e vissuto come eccessivamente invasivo. Bene lo sanno i clinici, che cercano di evitare il più possibile ogni prematuro o eccessivo avvicinamento nei confronti della personalità psicotica.
Un uomo politico dovrebbe, più di ogni altro, conoscere e sapere gestire l’esatto senso della distanza, partendo prima di tutto da una adeguata conoscenza di sé e della propria personalità (sia in sé stessa sia per come può venire percepita e vissuta dall’altro). Se non lo fa, è un dilettante della politica, soprattutto della politica attuale, così giocata sulla immagine di sé e sulle modalità di esposizione e di impatto che l’immagine di sé può o non può avere.
È dunque del tutto sconsigliabile l’attività politica di immagine e di esposizione a personalità con problemi narcisistici non risolti. Rischiano di proiettarsi troppo sulla “platea”, sulla “folla”, sulla “gente” (metto le virgolette per evidenziare il comune genere femminile di questi termini), come se fossero madri, con le quali occorre essere i più seduttivi e manipolatori possibile, ma dalle quali è impossibile separarsi. Rischiano di avere così bisogno dell’ “incontro”, del “contatto”, del “consenso”, del “voto” (metto le virgolette per evidenziare il comune genere maschile di questi termini), da doverlo continuamente cercare, provocare, evocare, chiedere, richiedere, in una ossessiva ricerca di sé, proprio e solo a partire da quell’incontro, da quel contatto, da quel consenso da quel voto, in una crescente e quasi maniacale dipendenza da essi. Con tale dinamica in atto, come può una personalità narcisistica non impattare prima o poi nel controtransfert di una personalità psicotica? Basta sfogliare un qualunque libro di storia per accorgersi quanto sia frequente l’uccisione – tentata o, purtroppo, riuscita – del Re, del Monarca, del Potente o, comunque, di colui, che come tale sia o possa essere vissuto. Il regicidio non è solo un atto o un progetto politici. È spesso, molto spesso, il prodotto di una dinamica esclusivamente psicologica. Che poi, a un livello più complesso, il regicidio politico possa nascondersi dietro l’azione del pazzo di turno, lasciando per esempio che questi agisca e appaia come l’unico attore, anche questo la storia ci dice (ma questo appartiene alle pagine più nere, complesse e micidiali della storia).
Se una personalità narcisistica fa politica, avvicinandosi troppo, prima o poi, incontrerà una personalità psicotica, che si vivrà come aggredita, troppo aggredita, così aggredita, da non potere non rispondere, a propria volta, con l’aggressione, al di qua di ogni premeditazione, scagliando il primo oggetto che capita, magari quel souvenir che si stava per portare a casa alla propria madre o al proprio padre, per fare vedere loro dove si era riusciti ad arrivare.
Poco fa, nello Speciale del TG1 in onda a cavallo della mezzanotte tra il 13 e il 14 dicembre, Alessandro Sallusti, vicedirettore de “il Giornale”, ha definito prima la sinistra, poi anche Casini, da ultimo pure Fini “mandanti morali” dell’aggressione a Berlusconi, operata oggi a Milano da Massimo Tartaglia. Il ragionamento di Sallusti è stato più o meno questo: criticare Berlusconi può determinare azioni inconsulte da parte di persone fragili o, come si è detto più volte di Tartaglia, “psicolabili”. La conclusione del ragionamento di Sallusti portava dritto filato alla necessità di non fare alcuna opposizione a Berlusconi, secondo quanto è stato subito notato da Piero Sansonetti, direttore de “Gli Altri” e da Nicola Latorre, vicepresidente del gruppo PD al Senato. Quest’ultimo ha definito “farneticante” il discorso di Sallusti.
Sempre nel corso di questo Speciale del TG1 era intervenuto, poco prima, Roberto Maroni, Ministro degli Interni, che ha affermato la necessità di un rigido controllo dei siti internet, senza meglio precisare di che controllo parlasse, di che siti parlasse, in merito a quale tipo di interventi sul web parlasse, a quali criteri di intervento si riferisse. Maroni non è parso chiaro per nulla, mentre doveva esserlo più che mai, visto l’argomento (la libertà di pensiero, di espressione e di stampa). Se anche Maroni fosse – metti caso (quanto più vago è il discorso, tanto più è lasciata aperta ogni possibile ipotesi) – sulla linea di Sallusti, ci sarebbe davvero da temere per la libertà di pensiero, di opinione e di espressione, per la possibilità stessa della democrazia, dato che il Ministro degli Interni è a capo di Carabinieri, Polizia e Servizi Segreti.
Di certo pare sempre più evidente che da parte della destra berlusconiana si cerca non certo di circoscrivere per quello che è l’atto folle di Tartaglia (era davvero così imprevedibile e inevitabile l’aggressione? perché Tartaglia ha potuto prendere la mira e tenere bene visibile e in alto l’oggetto prima di scagliarlo? che ci stanno a fare le guardie del corpo e i servizi di sorveglanza?), ma di leggerlo il più possibile come atto politico prodotto dall’ “odio” contro Berlusconi e solo da questo.
Nessuno dice del paese che sta malissimo, dello Stato che ogni giorno viene sfasciato nelle sue più sacrosante fondamenta proprio dagli attacchi sempre più violenti di Berlusconi, dell’economia che va a catafascio, di un governo che non sa fare politica e che, per reggersi, ha bisogno di approvare le leggi a colpi di fiducia. Eppure questo governo è espressione di una maggioranza molto ampia, che dovrebbe garantire la più facile delle esistenze.
Non vorrei che una lettura troppo o solo strumentale della gravissima ed esecrabile aggressione subìta oggi da Berlusconi finisse anch’essa con il ritardare la soluzione dei problemi, con l’incancrenire ulteriormente la vita politica, con il fornire ulteriori alibi alla inerzia del governo e alla incapacità politica di gran parte della maggioranza e di una buona fetta pure della minoranza.
Che dite? Hanno ragione i telegiornali? Sono davvero “disgraziati”, “insensibili” e ”barbari”, i manifestanti di ieri a Milano per i quarant’anni dal massacro fascista di piazza Fontana del 12-12-1969?
Guardando i telegiornali pro-Berlusconi, di-Berlusconi, filo-Berlusconi e quasi mai correttamente critici nei confronti di Berlusconi e del suo governo, pareva che il vero obiettivo dei manifestanti fossero i parenti delle vittime, “indegnamente colpiti nel loro dolore” dai fischi di chi protestava, specialmente durante il minuto di silenzio.
Nessuno ha detto chiaramente due cose:
- i manifestanti protestavano non contro i parenti delle vittime, ma contro quarant’anni di silenzio, di omertà, di complicità da parte di chi doveva parlare e non ha parlato, di chi doveva capire e non ha capito, di chi doveva indagare e fare giustizia e non l’ha fatto, di chi doveva rispondere e non ha risposto, di chi doveva dimettersi e non si è mai dimesso, di chi doveva pagare e non ha mai pagato. Protestavano contro tutti quei politici, governanti, amministratori che nel corso di questi quarant’anni si sono sottratti alle loro responsabilità, limitandosi a commemorare senza mai dare e fare giustizia. Protestavano in particolare contro questo governo e contro i suoi sodali locali, i vari Moratti, Podestà e Formigoni, perché questo governo agli occhi di molti appare, forse più degli altri, figlio di quei “poteri forti”, che da quarant’anni cercano di immobilizzare e monopolizzare lo stato, le istituzioni, negando la democrazia, uccidendo la vita civile, usando anche il terrorismo pur di affermarsi;
- i parenti delle vittime non sono certo gli unici ad avere sofferto in questi quarant’anni. Con loro e forse più di loro hanno sofferto la libertà, la democrazia, l’intelligenza, la verità, la speranza, la voglia di vivere, amare, progettare, costruire. Hanno sofferto le generazioni che in questi quarant’anni non hanno avuto un paese praticabile, dove la legge, la giustizia, la partecipazione fossero possibili, dove i giovani potessero vedere e vivere la speranza di esserci e di essere.Solo la peggiore logica può pensare e tentare di fare pensare che i soli colpiti siano i parenti delle vittime. Si ragiona così soltanto nei luoghi dove la mafia e la barbarie del potere riesce a privatizzare a tale punto il dolore da indurre a pensare che soffre solo chi è colpito direttamente nella persona o nella parentela. È questa la logica dei lager e dei gulag, dei luoghi dove la negazione della libertà è totale, dove sei costretto a non vivere più, dove sei giorno dopo giorno prosciugato d’umanità, fino a pensare solo a sopravvivere tu e solo tu, dove nessuno – forse neppure i tuoi parenti – ti interessano più.
Non conosco i parenti delle vittime di Piazza Fontana. Ma, se fossi uno di loro, probabilmente avrei avuto meno difficoltà a stare giù dal palco e a urlare contro chi è bravo solo a commemorare.
Leggo in cronaca:
“La Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, ha invocato un immediato giro di vite contro l’opposizione che – ha annunciato – “Sarà eliminata”. Ed ha aggiunto: “La questione delle elezioni è finita”, ed ha esortato i leader riformisti, Mir Hossein Moussavi e Mehdi Karroubi (di cui alcuni blog danno per imminente l’arresto) a “tornare sulla retta via”.
Forse il giornalista ha sbagliato. Ha scritto iraniana al posto di italiana, Ali Khamenei al posto di Silvio Berlusconi, Mir Hossein Moussavi e Mehdi Karroubi al posto di Pieferdinando Casini e Gianfranco Fini. Ancora più tragico: Bossi e Calderoli non si sono accorti dell’errore.
Delirio di Silvio a Bonn al Congresso del PPE e l’inesorabile silenzio di Schifani – 11/12/’09
2009/12/11
Nuovo discorso delirante di Berlusconi. Stavolta in una sede e in un consesso stranieri. Ieri a Bonn, al Congresso del Partito Popolare Europeo, i soliti folli attacchi all’equilibrio e alla distinzione dei poteri dello Stato, in particolare la svalutazione della autonomia e del ruolo del potere giudiziario (“Corte politicizzata”, “I giudici sono un partito”) e l’attribuzione di potere legislativo costituente a sé stesso (“Cambierò la Costituzione”), annullando di fatto il potere del Parlamento e attribuendo prepoteri fascisti alla Presidenza dell’esecutivo. Inoltre, lungi dal considerare la Presidenza della Repubblica come organo supremo di garanzia costituzionale (insieme alla Corte Costituzionale), ha faziosamente letto questa massima istituzione come se fosse un ruolo e una funzione di parte e solo di parte (“di sinistra”), tra l’altro dimenticando che la Costituzione, per ribadirne la natura super partes, ne preveda l’elezione con maggioranza il più possibilee qualificata.
Il delirio poi si è rivolto su sé stesso, ribadendo vecchi concetti di follia onnipotente che noi italiani ben conosciamo: “Sono Super”, “Ma io ho le palle”. Inutile sottolineare lo sfondo narcisistico e testicolare delle due affermazioni.
La seconda affermazione (“Ma io ho le palle”) è forse, oggi, la più politicamente interessante. Con evidenza genital-maschilistica, mostra l’indissolubile interazione tra Berlusconi e la Lega. Lui “ha le palle”, loro “ce l’hanno duro”. Povera Italia, che cosa ti aspetta?
Né va dimenticato che il Partito Popolare Europeo è partito a ispirazione cristiana. Sono questi i valori politici e umani dei popolari europei? Questa la fedeltà ai valori cristiani e ai fondamenti cristiani dell’Europa? Che dicono di ciò i giornali “cattolici” e “cristiani”? E la gerarchia ecclesiale tace solo per il dovuto rispetto alla laicità di un partito? O tace per altri motivi?
Certo, più il delirio berlusconiano esplode a livello europeo e internazionale, più si avvicina la fine di Silvio. Ma, come questo blog sta dicendo da molto tempo, l’uscita di scena del Cavaliere potrebbe significare un ulteriore rafforzamento dei poteri forti che hanno avuto interesse a lasciare nascere, crescere e sedimentare la “cosa Berlusconi”. Togli Berlusconi, resta sempre più e sempre meglio la “cosa”.
Intanto Renato Schifani inesorabilmente tace.
Protestano Napolitano e Fini. In questi giorni parla tanto anche Spatuzza. Oggi parlerà pure Graviano. Tace invece Schifani. Se chi tace, acconsente, con chi, su che cosa e perchè accondente Schifani? Non sono domande da poco. Se – incrociamo le dita- domani Renato Schifani dovesse, per impedimento di Napolitano, svolgere la funzione di Presidenza della Repubblica, che succederebbe? Ripeto, non è questione da poco.
Come questo blog ha sempre affermato, chi ha davvero l’interesse a fare fuori Berlusconi sono quegli stessi poteri forti che hanno attivato costituito, sostenuto la “cosa Berlusconi”, in particolare la mafia siculo-americana, che in Italia è un po’ la fogna che fa collettore, da complice “compare” e da controllore degli altri poteri. Ora il progetto di questi poteri è che la “cosa” resti e che se ne vada soltanto Berlusconi. Per questo hanno interesse che la liquidazione di “Superman” avvenga auspicabilmente in uno di questi tre modi:
- che a farlo fuori, fisicamente o politicamente loro poco importa, siano “altri”, non interessa chi: terroristi rossi o islamici, qualche idiota o fanatico isolato, qualche movimento di piazza in apparenza irrefrenabile e in realtà da loro almeno in parte condizionato;
- che Berlusconi si faccia fuori da solo, magari suicidandosi, come spesso capita alle personalità che soffrano di Disturbo Narcisistico della Personalità (DNP), come molto probabilmente soffre Silvietto. Il “suicidio” non deve necessariamente essere fisico, basta sia politico o giudiziario o di “immagine”, basta la classica buccia di banana di un autosputtanamento inconfutabile e irrimediabile. Il suicidio (senza o con le virgolette) può essere più o meno suggerito o perfino indotto o addirittura prodotto, ma tale non deve apparire. L’importante è sbarazzarsi di lui;
- che Berlusconi muoia di vecchiaia o di malattia, cosa questa poco attendibile, vista la longevità della madre, la cura ossessiva del corpo e della salute che caratterizza chi soffre di DNP, la ostinata permanenza nell’esistenza che spesso hanno le personalità con forti nodi psicotici e paranoidi (anche la morte si nutre di quel “lasciarsi andare” che è tanto temuto da chi soffra di problematiche psicotiche e paranoidi).
Per questo sto molto attento a farmi prendere dagli entusiasmi. Pur gioendo del viola di ieri, non smetto di stare attento, molto attento. È facile, troppo facile che anche nel viola di ieri ci sia lo zampino di chi in realtà vuole usare il movimento viola (si può chiamarlo così?) come braccio secolare della mafia e dei poteri forti che - senza apparire in alcun modo - vogliono, loro più di tutti, fare fuori l’Impunito.
Torino, la TAV e Berlusconi – 05/12/’09
2009/12/05
Berlusconi oggi non poteva assolutamente disertare l’inaugurazione dell’Alta velocità Torino-Milano.
Rientra nel suo programma di allenamento. Sta imparando ad andarsene ad alta velocità.
