Leggo su “Il fatto quotidiano” questa notizia:

Niente comunione per il bambino disabile. Succede a Porto Garibaldi, uno dei sette lidi di Comacchio, in provincia di Ferrara. Al momento dell’eucarestia don Piergiorgio Zaghi non porge l’ostia a un piccolo affetto da gravi disturbi.
Era il momento propedeutico alla celebrazione della prima comunione. Dopo il percorso di catechismo i giovanissimi frequentatori della parrocchia dell’Immacolata concezione si accingevano a ricevere per la prima volta il “corpo di Cristo”. Era un momento al quale i genitori del piccolo diversamente abilesi erano avvicinati con preoccupazione.

Loro stessi avevano chiesto consiglio su come poter avviare a questo primo percorso spirituale il loro figlio. Il sacerdote avrebbe manifestato immediatamente le proprie perplessità in merito alla possibilità di dare il sacramento al piccolo, essendo incapace – questa la spiegazione riportata dalle cronache cittadine – di intendere e volere”.

Notizie come questa urlano nell’anima, nei cieli e negli abissi. Che diritto ha un prete o la chiesa come tale di impedire a Gesù di farsi cibo di quel ragazzo, che di certo non era il meno amato da Gesù? “Lasciate che i bambini vengano a me”, dice Gesù. In base a quale diritto un prete e la chiesa come tale vieta a Gesù l’incontro con chi va a lui? Con lo stesso criterio non si dovrebbero battezzare i neonati. Perché per i neonati sì e per un bimbo “disabile” no? E quanti tra coloro che si uniscono in matrimonio o prendono l’ordinazione sacerdotale sono davvero in grado di intendere e volere? Quanti sanno e vogliono davvero la Confermazione o l’Unzione dei malati? Nel mio lavoro di psicoterapeuta mi capita di avere a che fare con persone che si sono sposate o sono state ordinate in base a forti condizionamenti consci o inconsci da parte del loro sistema familiare d’origine e/o da parte di bisogni dovuti a patologie psichiche o relazionali: eppure, di fronte a tali situazioni, i preti e la chiesa come tale non hanno detto nulla e si sono ben guardati dall’impedire l’attuazione del sacramento.

Per certi aspetti l’Eucaristia è la risposta al Battesimo: come nel Battesimo l’essere umano “si immerge” in Gesù, nell’Eucaristia Gesù “si immerge”  nell’umano, facendosi cibo e carne e sangue dell’umano; come per immergersi in Gesù non è necessaria la diretta consapevolezza del bambino, ma basta quella putativa del padrino o della madrina, così – a maggiore ragione – perché Gesù si immerga nell’umano non dovrebbe essere necessaria la coscienza diretta di chi si comunica, ma dovrebbe bastare la coscienza di Maria e della Chiesa. Quando Gesù, concepito da Maria, si fece uomo (dando già di fatto inizio all’Eucaristia, che della Incarnazione è conseguenza e compimento), non ci fu bisogno della “capacità di intendere e volere” di tutta l’umanità; bastò quella di Maria, bastò la consapevolezza immacolata del suo “Fiat”.

“Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”, dice Gesù nella propria passione. Se avesse aspettato che l’intera umanità, uccidendolo, sapesse quello che faceva, probabilmente neppure oggi sarebbe avvenuta l’Incarnazione, neppure oggi ci sarebbe l’Eucaristia. Se per fare il male supremo, cioè l’uccisione di Gesù, non è necessaria la diretta e piena “capacità di intendere e volere”, perché questa deve essere necessaria quando in gioco c’è il bene supremo, cioè l’Incarnazione di Gesù in ogni uomo, chiunque egli sia, a partire proprio da quel bambino di Porto Garibaldi?

P.S. Nel testo di questo articoletto ho lasciato tra virgolette l’espressione “capacità di intendere e volere” perché penso che indichi qualcosa che sfugge totalmente alla possibilità di piena valutazione persino da parte della scienza, che per propria natura è sapere falsificabile. Figuriamoci da parte di un prete … Solo il Padre, Gesù e lo Spirito sanno dove e come c’è o non c’è coscienza e “capacità di intendere e volere”, solo Loro sanno il rapporto tra corpo e coscienza, tra volontà e coscienza, tra corpo e volontà. Non si dimentichi per esempio quanto nella definizione di coscienza giochi il pregiudizio cartesiano e razionalistico della separazione tra anima e corpo e tra coscienza e coscienza riflessa.

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Ringrazio di cuore chi l’ha scritta. Anch’io, a modo mio, sono stato da piccolo un bambino discriminato. So che segni può lasciare l’esserlo stato e quanto sia difficile risalire la corrente delle discriminazioni subite. Chi ha scritto questa lettera, dà una carezza al bambino di ieri e rende felice l’uomo di oggi, che vorrebbe tanto avere per amico una persona tanto bella.

Grazie.

 

Da persone che lavorano a Kabul e che hanno grande esperienza di politica internazionale ricevo questa nota:

Al momento la sensazione è di incredulità. È una situazione surreale.

In queste sere stiamo guardando un telefilm americano sull’antiterrorismo. Beh, con l’arresto dei nostri amici la realtà ha superato la fiction. La spregiudicatezza, la malafede e l’arroganza di chi non protegge tre operatori umanitari italiani hanno un odore peggiore di qualsiasi cattivo cattivissimo del cinema.

Forse è questo il vero potere del XXI secolo. Far credere che certe cose possano succedere solo in TV, che se rifiutiamo di vedere ciò che succede nel mondo il mondo non ci verrà mai a cercare, che se saremo dei buoni consumatori nessuno ci chiederà l’impegno e la fatica di essere dei buoni cittadini.

Noi stiamo con Emergency.”.

Quanto a me, penso che l’accusa di terrorismo contro i tre medici di Emergency vada inquadrata all’interno della politica russa in Asia centrale.

I recenti fatti di terrorismo in Russia, puntualmente attribuiti alle popolazioni del Caucaso, i disordini in Kirighizistan pilotati da Putin (vedi la lucidissima analisi di Enrico Piovesana in http://it.peacereporter.net/articolo/21236/Ombre+russe+sul+Kirghizistan ) testimoniano la continuazione e l’allargamento oltre la zone del Caucaso di quella politica di Putin e Medvedev che Anna Politkovskaja denunciò al prezzo della propria vita: nelle zone alla periferia sud della Russia, importanti per il petrolio, il gas e/o per la loro posizione strategica, si creano e/o favoriscono governi deboli, altamente condizionabili e manipolabili, che lascino liberamente agire bande pilotate e agenti russi; poi, giocando ad arte sulla diversità religiosa, si creano e/o favoriscono le condizioni del terrorismo, impedendo ogni vera politica di evoluzione e di dialogo e distruggendo – con modalità proprie dei genocidi – il tessuto sociale di quei paesi con uno stato di guerra, violenza, sopraffazione permanenti. Si giustifica così ogni tipo di risposta, contrabbandondola come “antiterrorismo”, il tutto gestito, più o meno surrettiziamente, dai servizi segreti russi, che, se il terrorrismo proprio non c’è, lo provocano. Talora si fa in modo che il terrorismo colpisca lontano dalle zone di provenienza dei presunti terroristi, come è avvenuto il 23 ottobre del 2002 al teatro di Mosca dove andava in scena il musical Nord-Ost: “le autorità sapevano dell’attentato e hanno collaborato alla sua preparazione” (Anna Politkovskaja, Per questo, p. 362). Anche negli attentati dei giorni scorsi deve essere accaduto qualcosa di analogo, vista l’oggettiva assoluta impossibilità che qualcosa di nascosto avvenga in un regime così controllato, soprattutto in ordine a problematiche di questo tipo. Il terrorismo serve, perché senza terrorismo non ci sarebbe antiterrorismo; e senza antiterrorismo, non ci sarebbe la legittimazione dell’attuale stato di regime e di polizia putiniano, né ci sarebbe lo sfruttamento delle risorse e delle posizioni strategiche a favore di Putin e Medvedev, delle loro bande e mafie. I fatti del Kirghizistan testimoniano che in atto c’è l’allargamento di quanto da troppi anni sta già avvenendo nel Caucaso in Cecenia e dintorni.

Che c’entra tutto ciò con i tre medici di Emergency accusati di terrorismo?

L’amicizia e l’allenza con Putin sono oggi probabilmente la carta più forte rimasta in mano a Berlusconi per evitare di essere scaricato dai poteri forti che finora l’hanno favorito e sostenuto e che ora non lo considerano più gestibile, né affidabile.

L’accusa di terorrismo appioppata sui tre innocui medici puzza parecchio e puzza proprio da un lato di puro stile caucasico-putiniano, dall’altro di avvertimento mafioso. Parimenti la debole, ambigua, oscura risposta di Frattini ricorda proprio le risposte dei ministri putiniani e sa tanto di “dico, non dico”, “posso, non posso”, “faccio, non faccio”, “avverto, non avverto”. Che altro dire se un tipo freddino e tutt’altro che mistico come il Ministro degli Esteri Franco Frattini improvvisamente viene colpito da compulsivo bisogno di pregare, per giunta di pregare per persone la cui assoluta buona fede nessuno meglio di lui dovrebbe conoscere, senza il minimo dubbio e senza alcun bisogno di ricorrere alla preghiera? Invece, ecco cosa – in modo assurdo o apparentemente assurdo – dice Frattini: “Prego con tutto il cuore che quelle accuse non siano vere, prego con tutto il cuore da italiano perché l’idea che possano essere degli italiani per i quali anche una parte di quelle accuse siano vere mi fa rabbrividire: quando vi sono accuse gravi bisogna accertare la verità”.

Subito dopo i fatti kirghisi, gli accordi nucleari tra Obama e Medvedev e il complessivo aumento di potere internazionale della Russia in ordine all’Iran, che ci potrebbe essere di meglio di un “avviso” berlusconiano a chi lo possa fare fuori, magari proprio partendo dall’Afghanistan? Magari è come se, lasciando o facendo troppo facilmente piovere addosso ai tre medici l’improbabile accusa di terrorismo, si volesse ricordare a qualcuno che si è forti come Putin e che, oltre a portarne il giaccone (confronta 2010/01/12 – Perché Berlusconi mette il giaccone di Putin. Why Jacket Putin (analisi psico-antropologica) ) e a utilizzarne il lettone, si possono anche adottarne i metodi e perseguirne i fini, soprattutto se – e questo è quel che conta – si è forti della sua amicizia e dell’accesso agli archivi segreti suoi e del suo (e proprio) amico Lukashenko.

In questa luce si spiegherebbe anche perché si sia data così poca rilevanza alla tanto eroica quanto – sotto molti aspetti – strana morte di Pietro Colazzo, l’esperto e bravissimo agente dei Servizi ucciso a Kabul poco più di un mese fa e seppellito in Italia senza le solite roboanti grancasse berlusconiano-mediatiche.

Come commento al mio post di ieri (2010/04/10 – Benedetto XVI, Padre Federico Lombardi e gli abusi sessuali (pedofilia compresa) di religiosi e preti ), Mario mi scrive:

Nel Marzo scorso, con una lettera al direttore del Corriere della sera, il filosofo laico Marcello Pera difendeva il papa sostenendo che la campagna mediatica contro la Chiesa approfittava della triste vicenda dei preti pedofili per affondare un attacco spietato all’istituzione. Diceva Pera che si trattava di una vera e propria “guerra” che non si sarebbe risolta facilmente.
Ricordo personalmente che durante la ” Via Crucis” al Colosseo della Pasqua 2005, ancora vivente Papa Giovanni Paolo II, l’allora cardinale Ratzinger, in un commento parlò apertamente di “sporcizia” presente nella Chiesa ( evidentemente conoscendone alcuni fatti).
Sono del parere che la Verità deve essere detta a tutti i costi e proclamata, soprattutto per il bene dei fedeli, molti dei quali sono disorientati.
Chiedo al dr. Cortesi di immaginare di essere nei panni del Maestro Bontadini, insigne filosofo e apologeta, di cui ricorre il prossimo 12 cm il 20° anniversario della morte,: difenderebbe il papa come ha fatto M. Pera o esigerebbe da lui un comportamento diverso?

Voglio qui rispondere a Mario.

Non basta parlare di sporcizia. Se chi parla sa, deve anche provvedere, cosa che, a quanto risulta in modo ormai palese, Joseph Ratzinger non ha fatto né da vescovo, né da cardinale, né da papa. A quanto pare, ha invece continuato nel vecchio solco. Solo ora, che il dilagare internazionale degli scandali non gli consente più di negare l’evidenza, pare fare qualche piccola incertissima mossa, dando largamente l’impressione che più che volerlo fare, lo debba fare, per giunta cercando di nascondersi dietro l’alibi della persecuzione e del complotto orditi contro di lui. Né si tratta soltanto di pedofilia o di violenza sessuale: la “sporcizia” tocca ancora più ampi confini, che dovrebbero essere aperti e analizzati, senza che si debba aspettare la costrizione di scandali non più copribili.

Per esempio, perchè non si fa luce sulla “sporcizia” dello Ior, che ha fatto – e assai probabilmente ancora lo fa – il riciclaggio di tutto il denaro sporco della corruzione politica e imprenditoriale, delle mafie, dei poteri che operano nell’oscuro mondo del commercio di droga, armi, esseri umani, con bilanci ben superiori a quelli di stati quali l’Italia, contribuendo in tale modo a inquinare e compromettere la vita democratica di questi stati?

Per esempio, perché non si dice nulla delle gravissime probabilissime connivenze con le mafie del sud America?

Per esempio, perché si favorisce in vario modo e con estrema superficialità la pratica di adozioni internazionali, che poi – me lo dice l’esperienza clinica – hanno effetti devastanti in tantissimi di questi ragazzi?

Per esempio, perché non si dice nulla delle responsabilità oggettive in ordine alla devastazione e ai genocidi in atto in molte zone del mondo, a cominciare dalla Amazzonia? La ricattabilità da parte dei poteri e degli interessi che attuano la devastazione e il genocidio rende l’istituzione ecclesiale oggettivamente complice e colpevole, rende poi di fatto quanto meno impossibile ogni vera denuncia e ogni vera azione in senso contrario. Addirittura le pure eroiche presenze in loco di missionari finiscono di fatto con l’essere alibi e foglia di fico che, nascondendola, legittimano la vera violenza della realtà, diventandone così oggettivamente e paradossalmente complici.

Per esempio, perché si favorisce in vario modo e con estrema superficialità l’afflusso di badanti, soprattutto dall’America latina, per lo più donne che, per seguire un nostro anziano, lasciano figli e mariti, segnando di distruzione il tessuto sociale del paese di partenza? Ci si rende conto del disastro morale, sociale, culturale, politico che tutto ciò comporta e provoca? 

Per esempio, perché si lascia che la “scuola cattolica” sia sempre più la scuola dei ricchi, per lo più esclusivamente gestita dai sempre più arricchiti e potenti ciellini, scuola nella quale ben difficilmente trovano accoglienza l’allievo handicappato, il figlio del povero cristo, il figlio dell’extracomunitario non facoltoso, e dove ben difficilmente riesce a stare chi abbia un minimo senso critico? Perché non si dice che la distruzione in atto della scuola pubblica è in larga misura legata e strumentalmente funzionale all’eccesso di potere della scuola “cattolica”?

Per esempio, perché non si dice nulla di chiaro sull’Opus Dei, sulla sua organizzazione interna, sui suoi modi e criteri di “apostolato”, sui suoi reali obiettivi, sul suo effettivo potere, sulla sua presenza in settori decisivi delle istituzioni, della economia, della finanza? Eppure sono oramai numerosissime e del tutto credibili le testimonianze di ex “numerari” (si chiamano così i membri davvero effettivi della Prelatura): ci parlano dell’Opus Dei come di una vera e propria setta o società segreta, completamente autoreferenziale, nella quale si attuano gravissime forme di violenza morale e psicologica anche e prima di tutto su ragazzi della prima adolescenza. Perché l’Opus Dei nel 1982 è stata costituita Prelatura personale, caricata di un potere internazionale che sfugge in larga misura alla giurisdizione, al controllo e alla conoscenza dei vescovi diocesani? Con quali mezzi è riuscita con papa Wojtyla a farsi riconoscere tutto questo potere, riconoscimento che i papi precedenti, a cominciare da Giovanni XXIII, si erano ben guardati di pensare e di dovere concedere? Che influenza ha oggi l’Opus Dei sulla nostra vita politica e democratica? Che obiettivi politici e finanziari persegue? Perché non ci si dice nulla? Perché ci si lascia – volutamente – nell’ignoranza? E perché parimenti si dice poco o nulla dei Memores Domini, che per Comunione e Liberazione sono quello i “numerari” sono per l’Opus Dei? Quanti per esempio sanno che i vertici della politica, della sanità, della scuola, della finanza lombarde sono in gran parte nelle loro mani e nel potere della loro logica esclusiva e autoreferenziale, a cominciare da Roberto Formigoni? Che interessi ha in tutto ciò l’istituzione ecclesiale? Chi decide e in base a quali criteri?

Per esempio, perché non si dice nulla dell’ignoranza, della incompetenza, della superficialità oggettivamente violente e arroganti con le quali preti o laici “cattolici” (sarei curioso di sapere chi dà il patentino di laico “cattolico”; se, come, perché e da parte di chi viene concesso, rinnovato o tolto) si immischiano in faccende e in ambiti per i quali non hanno alcuna competenza, spesso con risultati disastrosi e disonesti? A che titolo parlano e agiscono, in base a quale competenza? Non è raro, per esempio, che preti del tutto incompetenti si permettano di dare – nel confessionale e fuori – consigli in materia di psicologia, di giurisprudenza o di morale, contrabbandando come “religiosi” consigli o giudizi che con la religione non hanno nulla a che fare. Idem fanno molti laici “cattolici”, trincerandosi dietro la santa maschera di un volontariato tanto santificato ed esaltato quanto abitato da ignoranza e incompetenza (quando capiremo che – per uno stato – il ricorso al volontariato è direttamente proporzionale alla mancanza di vera civiltà e di collaudata professionalità?). Per fortuna non ci sono più (almeno si spera; la cronaca ogni tanto suggerisce il contrario) luoghi di ricovero “cattolici” per malati psichici o per persone bisognose di aiuto. Ma l’intromissione “cattolica” purtroppo continua in altre forme. Perché, per esempio, nessuno dice che cosa esattamente facciano strutture come i “centri di primo ascolto” o i “patronati” di vario tipo o le più disparate comunità di “aiuto” o di “recupero”? Che criteri seguono, con quali competenza operano, che fini davvero perseguono, con quali fondi campano, da chi sono controllati?

Ebbene, di fronte a tanto ampio orizzonte di probabilissima sporcizia, limitare o focalizzare il discorso sulla tragedia della pedofilia e della violenza sessuale di religiosi e preti, paradossalmente contribuisce a nascondere tutto il resto: una vergogna, che, venendo proprio … a pera, finisce con il proteggere e nascondere tutte le altre, con una ben collaudata tecnica, usata anche per esempio da Berlusconi o da Putin. Paradossale e diabolico.

Mario ricorda Gustavo Bontadini. L’ho conosciuto quanto può conoscerlo uno studente di Filosofia che per due anni segue le lezioni del biennale di Filosofia Teoretica. Nelle sue lezioni – ricordo – lasciava si discutesse molto; non ho mai capito se lo facesse perché credeva davvero nella forza della discussione o perché pensava di avere comunque ragione. Allora pensavo fosse per il primo motivo. Oggi, proprio non so che cosa direbbe Bontadini; so però che molti degli studenti che allora animavano le sue lezioni direbbero cose parecchio vicine a quelle che ho cercato di dire io.

Mi piacerebbe che nella chiesa la discussione della verità e della realtà ci fosse, venisse davvero aiutata e riconosciuta. Mi piacerebbe ci fossero il gusto dell’intelligenza e l’intelligenza del gusto; la libertà della ricerca e la ricerca della libertà; l’emozione della verità e la verità dell’emozione; lo stupore dell’amore e l’amore dello stupore; la gioia della parola e la parola della gioia. Il Concilio Vaticano II (ero adolescente e giovane a quei tempi) diede la speranza (o l’illusione?) di tutto ciò. Purtroppo una sedicente “chiesa”, che si identifica sempre più esclusivamente con la curia vaticana e romana, oggi nega sempre più questa speranza. L’uccisione della speranza è la prima vera, grave, patogena sporcizia della chiesa e nella chiesa.

Giorgio Napolitano ha firmato ieri il disegno di legge sul “legittimo impedimento” approvato dal Senato il 10 marzo e, in precedenza, dalla Camera dei Deputati il 3 febbraio. Perché diventi a tutti gli effetti legge dello Stato, basta ora solamente la prossima pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Per 18 mesi il Presidente del Consiglio e tutti i ministri in carica potranno così, appellandosi a questa legge, evitare ogni processo a loro carico.

Almeno per 18 mesi nessuno potrà negare che siamo governati da Impediti legittimamente riconosciuti come tali. È un loro (e nostro) sacrosanto diritto.

I ministri e, primus super pares, Silvio Berlusconi hanno subito festeggiato la legittimazione del loro status di Impediti.

Ieri era il primo anniversario del terremoto d’Abruzzo, ma Silvio Berlusconi ieri non c’era né a ricordare i morti in gran parte assassinati da irregolarità edilizie gravissime, né a rallegrarsi con i vivi per la ricostruzione tanto celere e decantata, quanto in larghissima misura del tutto inventata. 

Stavolta non è andato. Sentito per telefono l’amico Presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi (altro bel tipetto, pure lui non certamente insensibile ai rinvii a giudizio) e protetto dalla sicurezza di non essere intercettato, il Nostro ha pensato bene che non era il caso di andare, visto che non tirava aria propizia dopo le tante ed esibite promesse e i pochissimi e criptici fatti. 

No, anche se lo sembrerebbe, la sua non è vigliaccheria. Per potere essere vigliacchi, occorre prima essere uomini adulti. E uomo adulto lui proprio non è. Se, come pare (si vedano i numerosi articoli dedicati da questo blog all’argomento), Silvio Berlusconi ha un Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP o DPN o NPD) con preoccupanti nodi sul versante psicotico, il suo Sé si è bloccato in una strutturazione preedipica. Come tale, non è in grado di affrontare il confronto autentico, quello che non sia truccato e/o predeterminato e/o manipolato. Può solamente fare capricci come un bambino cui la mamma finirà comunque per darla vinta. Se si accorge che, invece di una madre condiscendente, lì di fronte c’è o ci può essere qualcuno di meno manipolabile, qualcuno che tiene botta e può confutare il bugiardello con il dito nella marmellata, allora il bambino mai cresciuto scappa, fugge ogni confronto, si acquatta dietro telefoni arroganti e volgari (cattivi!, perché lo intercettate? poveretto, perché non lo lasciate fare?) e dietro prepotenze giocate sulla manipolazione del potere o sul potere della manipolazione o – per dirla in modo che anche i bambini mai cresciuti capiscano – sul capriccio del potere o sul potere del capriccio.  

Per questo ieri Berlusconi si è sottratto al confronto con la gente de L’Aquila.

Ripeto: Berlusconi non è un vigliacco e non è immorale. È un bambino che non è mai cresciuto, non è mai stato partorito né al padre, né al mondo, né a sé stesso. Come tale, è al di qua di ogni norma, di ogni regola o legge, di ogni morale, di ogni autenticità, di ogni possibilità di essere davvero sé stesso. Acquattato dietro un falso Sé dai piedi di argilla, vive la propria disperata impotenza di infantile nullità (quel “niente” di cui si accorse di essere moglie la povera Veronica), forse, chissà, credendosi immortale, sentendosi immortale, esigendosi immortale pur di non doversi confrontare con la propria fragile inconsistenza di creatura vecchia e malata. Se non procurasse danni enormi, sarebbe soltanto un poveraccio da compatire e/o, qualora lo accettasse, un paziente da “aiutare”, come direbbe la moglie Veronica.

Come può, in tale condizione, “Superman” affrontare il confronto della verità e la verità del confronto? Dopo tante sistematiche menzogne, come poteva un poveraccio dal Sé bloccato e bambino affrontare la verità e l’indignazione di una città uccisa, ingannata, tradita con perfidia tanto sistematica quanto irresponsabile?

Dal Rapporto Eures appena reso pubblico: a) nel 2008 un omicidio su due matura in ambiente familiare; b ) vittime sono quasi sempre le donne; c) le relazioni familiari sono messe sotto accusa; d) il rapporto di coppia è sempre più critico, con esiti spesso devastanti.

A ciò si aggiunga quanto dice la cronaca: per esempio solo ieri due omicidi familiari.

Come blogger ho più volte denunciato l’implosione della famiglia, la sua neandertalizzazione in dinamiche incestuose gravi. Di questi temi ho trattato nel mio ultimo libro Implosione. Come terapeuta so che le disfunzioni della relazioni familiari sono la genesi di gravi patologie, in particolare delle psicosi – anoressie e bulimie comprese – a esordio adolescenziale e giovanile.

Non è ora di smetterla con la mitizzazione della famiglia? Con la sua strumentalizzazione politica, religiosa, ideologica, spesso operata da persone che nei fatti di tutto si occupano meno che della famiglia?

Non è ora di aprire gli occhi e aiutarla davvero questa povera, ferita, sanguinante famiglia?

Perché pochissimi parlano della esistenza della cosiddetta “terapia familiare” (psicoterapia sistemico-relazionale), la sola in grado di fare davvero qualcosa, e dei grandi risultati raggiunti grazie a essa? Forse si teme di perdere – con la retorica della famiglia – il business degli psicofarmaci e/o il “controllo” religioso o politico delle famiglie?