C’è un portale ( www.pontifex.roma.it ), che, a quanto mi si dice, è sostenuto da 4-5 cardinali e vescovi in pensione, tra cui il ben noto mons. Babini, ex vescovo di Grosseto. Questo portale è voce di un integralismo talmente becero e folle, da fare apparire aperti e libertari anche i lefrevriani più retrogradi. Mi si dice che in Vaticano il portale è considerato pura follia, ma nessuno prende distanza chiara e ufficiale da quanto vi viene scritto; viene lasciato vivere e dire con il consenso sia pure tacito di un’ala integralistica estrema della Curia romana.

Questo stesso portale affermò che la morte del giovane operaio ucciso da un traliccio durante l’allestimento di un concerto di Jovanotti era un “castigo di Dio” nei confronti di Jovanotti stesso.

Ora, in un post in occasione della morte di Lucio Dalla (http://www.pontifex.roma.it/index.php/editoriale/spettacolo/10801-lucio-dalla-verso-la-beatificazione-ed-il-funerale-religioso-uno-scandalo-ed-unidolatria-pagana), Bruno Volpe, l’editorialista più noto del portale, esce con affermazioni di questo tipo:

sono del parere che Dalla non abbia diritto ad un funerale religioso in quanto in stato di pubblico peccatore.

Se la diocesi di Bologna dovesse farlo spingendosi fino al pubblico elogio, sarebbe scandaloso e contraio al CIC; per altro verso determinerebbe un grave precedente.

Dunque, onore al genio Dalla, ma si eviti lo scandalo e l’idolatria pagana, almeno in Chiesa”.

Questa folle logica viene ribadita da mons. Babini in una intervista fattagli da Bruno Volpe nello stesso portale:

il Diritto Canonico, le ripeto, proibisce il funerale a tutti coloro che abbiano dato pubblico scandalo con la loro vita”.

L’omofobia foraggia fanatismi di questo tipo. Non è ora che la Chiesa ufficiale si decida a prendere le distanze da questi fanatismi?

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povera mia terra

povera terra della non speranza

quanto t’ho amata

 

da giovane

– non so se incosciente o coraggioso –

per te sono rimasto qui

per amarti e darti

tutto me stesso

(e me ne potevo andare

in altre terre libere e vere)

 

da vecchio

– è coraggio dare questo consiglio –

dico ai giovani:

partite da questa terra della non speranza

lasciate questo vuoto disperato

questo spaesato paese del nulla

 

terra amata

e purtroppo mai tradita

terra stranita

terra perduta

 

allora speravo

e non capivo

oggi capisco

e non spero più

 

rovina sono per te

il vile cuore e l’ignoranza

Cristo venduto e ucciso e non amato

la verità mai cercata

il meretricio dell’animo

l’assente dignità

l’ignavia

le vite non vissute

il silenzio d’umano

 

sei la terra della non speranza

mia cara amata terra

tu mi lasci straniero

nei mie luoghi

e tra la mia gente

disperato d’averti amato

 

spero solo la morte

lontano da te

nell’abbraccio del Padre

 

gli chiederò perché

 

 

 

Come commento al mio post di ieri (2010/04/10 – Benedetto XVI, Padre Federico Lombardi e gli abusi sessuali (pedofilia compresa) di religiosi e preti ), Mario mi scrive:

Nel Marzo scorso, con una lettera al direttore del Corriere della sera, il filosofo laico Marcello Pera difendeva il papa sostenendo che la campagna mediatica contro la Chiesa approfittava della triste vicenda dei preti pedofili per affondare un attacco spietato all’istituzione. Diceva Pera che si trattava di una vera e propria “guerra” che non si sarebbe risolta facilmente.
Ricordo personalmente che durante la ” Via Crucis” al Colosseo della Pasqua 2005, ancora vivente Papa Giovanni Paolo II, l’allora cardinale Ratzinger, in un commento parlò apertamente di “sporcizia” presente nella Chiesa ( evidentemente conoscendone alcuni fatti).
Sono del parere che la Verità deve essere detta a tutti i costi e proclamata, soprattutto per il bene dei fedeli, molti dei quali sono disorientati.
Chiedo al dr. Cortesi di immaginare di essere nei panni del Maestro Bontadini, insigne filosofo e apologeta, di cui ricorre il prossimo 12 cm il 20° anniversario della morte,: difenderebbe il papa come ha fatto M. Pera o esigerebbe da lui un comportamento diverso?

Voglio qui rispondere a Mario.

Non basta parlare di sporcizia. Se chi parla sa, deve anche provvedere, cosa che, a quanto risulta in modo ormai palese, Joseph Ratzinger non ha fatto né da vescovo, né da cardinale, né da papa. A quanto pare, ha invece continuato nel vecchio solco. Solo ora, che il dilagare internazionale degli scandali non gli consente più di negare l’evidenza, pare fare qualche piccola incertissima mossa, dando largamente l’impressione che più che volerlo fare, lo debba fare, per giunta cercando di nascondersi dietro l’alibi della persecuzione e del complotto orditi contro di lui. Né si tratta soltanto di pedofilia o di violenza sessuale: la “sporcizia” tocca ancora più ampi confini, che dovrebbero essere aperti e analizzati, senza che si debba aspettare la costrizione di scandali non più copribili.

Per esempio, perchè non si fa luce sulla “sporcizia” dello Ior, che ha fatto – e assai probabilmente ancora lo fa – il riciclaggio di tutto il denaro sporco della corruzione politica e imprenditoriale, delle mafie, dei poteri che operano nell’oscuro mondo del commercio di droga, armi, esseri umani, con bilanci ben superiori a quelli di stati quali l’Italia, contribuendo in tale modo a inquinare e compromettere la vita democratica di questi stati?

Per esempio, perché non si dice nulla delle gravissime probabilissime connivenze con le mafie del sud America?

Per esempio, perché si favorisce in vario modo e con estrema superficialità la pratica di adozioni internazionali, che poi – me lo dice l’esperienza clinica – hanno effetti devastanti in tantissimi di questi ragazzi?

Per esempio, perché non si dice nulla delle responsabilità oggettive in ordine alla devastazione e ai genocidi in atto in molte zone del mondo, a cominciare dalla Amazzonia? La ricattabilità da parte dei poteri e degli interessi che attuano la devastazione e il genocidio rende l’istituzione ecclesiale oggettivamente complice e colpevole, rende poi di fatto quanto meno impossibile ogni vera denuncia e ogni vera azione in senso contrario. Addirittura le pure eroiche presenze in loco di missionari finiscono di fatto con l’essere alibi e foglia di fico che, nascondendola, legittimano la vera violenza della realtà, diventandone così oggettivamente e paradossalmente complici.

Per esempio, perché si favorisce in vario modo e con estrema superficialità l’afflusso di badanti, soprattutto dall’America latina, per lo più donne che, per seguire un nostro anziano, lasciano figli e mariti, segnando di distruzione il tessuto sociale del paese di partenza? Ci si rende conto del disastro morale, sociale, culturale, politico che tutto ciò comporta e provoca? 

Per esempio, perché si lascia che la “scuola cattolica” sia sempre più la scuola dei ricchi, per lo più esclusivamente gestita dai sempre più arricchiti e potenti ciellini, scuola nella quale ben difficilmente trovano accoglienza l’allievo handicappato, il figlio del povero cristo, il figlio dell’extracomunitario non facoltoso, e dove ben difficilmente riesce a stare chi abbia un minimo senso critico? Perché non si dice che la distruzione in atto della scuola pubblica è in larga misura legata e strumentalmente funzionale all’eccesso di potere della scuola “cattolica”?

Per esempio, perché non si dice nulla di chiaro sull’Opus Dei, sulla sua organizzazione interna, sui suoi modi e criteri di “apostolato”, sui suoi reali obiettivi, sul suo effettivo potere, sulla sua presenza in settori decisivi delle istituzioni, della economia, della finanza? Eppure sono oramai numerosissime e del tutto credibili le testimonianze di ex “numerari” (si chiamano così i membri davvero effettivi della Prelatura): ci parlano dell’Opus Dei come di una vera e propria setta o società segreta, completamente autoreferenziale, nella quale si attuano gravissime forme di violenza morale e psicologica anche e prima di tutto su ragazzi della prima adolescenza. Perché l’Opus Dei nel 1982 è stata costituita Prelatura personale, caricata di un potere internazionale che sfugge in larga misura alla giurisdizione, al controllo e alla conoscenza dei vescovi diocesani? Con quali mezzi è riuscita con papa Wojtyla a farsi riconoscere tutto questo potere, riconoscimento che i papi precedenti, a cominciare da Giovanni XXIII, si erano ben guardati di pensare e di dovere concedere? Che influenza ha oggi l’Opus Dei sulla nostra vita politica e democratica? Che obiettivi politici e finanziari persegue? Perché non ci si dice nulla? Perché ci si lascia – volutamente – nell’ignoranza? E perché parimenti si dice poco o nulla dei Memores Domini, che per Comunione e Liberazione sono quello i “numerari” sono per l’Opus Dei? Quanti per esempio sanno che i vertici della politica, della sanità, della scuola, della finanza lombarde sono in gran parte nelle loro mani e nel potere della loro logica esclusiva e autoreferenziale, a cominciare da Roberto Formigoni? Che interessi ha in tutto ciò l’istituzione ecclesiale? Chi decide e in base a quali criteri?

Per esempio, perché non si dice nulla dell’ignoranza, della incompetenza, della superficialità oggettivamente violente e arroganti con le quali preti o laici “cattolici” (sarei curioso di sapere chi dà il patentino di laico “cattolico”; se, come, perché e da parte di chi viene concesso, rinnovato o tolto) si immischiano in faccende e in ambiti per i quali non hanno alcuna competenza, spesso con risultati disastrosi e disonesti? A che titolo parlano e agiscono, in base a quale competenza? Non è raro, per esempio, che preti del tutto incompetenti si permettano di dare – nel confessionale e fuori – consigli in materia di psicologia, di giurisprudenza o di morale, contrabbandando come “religiosi” consigli o giudizi che con la religione non hanno nulla a che fare. Idem fanno molti laici “cattolici”, trincerandosi dietro la santa maschera di un volontariato tanto santificato ed esaltato quanto abitato da ignoranza e incompetenza (quando capiremo che – per uno stato – il ricorso al volontariato è direttamente proporzionale alla mancanza di vera civiltà e di collaudata professionalità?). Per fortuna non ci sono più (almeno si spera; la cronaca ogni tanto suggerisce il contrario) luoghi di ricovero “cattolici” per malati psichici o per persone bisognose di aiuto. Ma l’intromissione “cattolica” purtroppo continua in altre forme. Perché, per esempio, nessuno dice che cosa esattamente facciano strutture come i “centri di primo ascolto” o i “patronati” di vario tipo o le più disparate comunità di “aiuto” o di “recupero”? Che criteri seguono, con quali competenza operano, che fini davvero perseguono, con quali fondi campano, da chi sono controllati?

Ebbene, di fronte a tanto ampio orizzonte di probabilissima sporcizia, limitare o focalizzare il discorso sulla tragedia della pedofilia e della violenza sessuale di religiosi e preti, paradossalmente contribuisce a nascondere tutto il resto: una vergogna, che, venendo proprio … a pera, finisce con il proteggere e nascondere tutte le altre, con una ben collaudata tecnica, usata anche per esempio da Berlusconi o da Putin. Paradossale e diabolico.

Mario ricorda Gustavo Bontadini. L’ho conosciuto quanto può conoscerlo uno studente di Filosofia che per due anni segue le lezioni del biennale di Filosofia Teoretica. Nelle sue lezioni – ricordo – lasciava si discutesse molto; non ho mai capito se lo facesse perché credeva davvero nella forza della discussione o perché pensava di avere comunque ragione. Allora pensavo fosse per il primo motivo. Oggi, proprio non so che cosa direbbe Bontadini; so però che molti degli studenti che allora animavano le sue lezioni direbbero cose parecchio vicine a quelle che ho cercato di dire io.

Mi piacerebbe che nella chiesa la discussione della verità e della realtà ci fosse, venisse davvero aiutata e riconosciuta. Mi piacerebbe ci fossero il gusto dell’intelligenza e l’intelligenza del gusto; la libertà della ricerca e la ricerca della libertà; l’emozione della verità e la verità dell’emozione; lo stupore dell’amore e l’amore dello stupore; la gioia della parola e la parola della gioia. Il Concilio Vaticano II (ero adolescente e giovane a quei tempi) diede la speranza (o l’illusione?) di tutto ciò. Purtroppo una sedicente “chiesa”, che si identifica sempre più esclusivamente con la curia vaticana e romana, oggi nega sempre più questa speranza. L’uccisione della speranza è la prima vera, grave, patogena sporcizia della chiesa e nella chiesa.

Il Portavoce della Santa Sede Padre Federico Lombardi ha detto che Benedetto XVI è “pronto a incontrare le vittime” degli abusi sessuali commessi dai religiosi, in particolare le vittime dei preti pedofili.

Non capisco tre cose.

Primo, non capisco perché il papa aspetti solo ora a dichiararsi tanto apertamente disponibile all’incontro. Da molto, troppo tempo, si sa degli abusi sessuali e della pedofilia di religiosi e preti. Perché si dichiara ufficialmente e apertamente “disponibile” soltanto ora, a scandali irrimediabilmente esplosi, dopo avere con scritti e comportamenti non soltanto seguito, ma addirittura prescritto per decenni la strategia omertosa e irresponsabile del silenzio e della copertura sistematica del problema?

Secondo, non capisco perché, per dichiararsi disponibile, abbia bisogno di nascondersi dietro il proprio portavoce. Gesù ha detto “andate e annunciate”; non ha detto: “restate fermi e fatevi annunciare”.

Terzo, non capisco perché non vada lui in prima persona – subito e direttamente – a incontrare le vittime. Il Buon Pastore di cui parla Gesù (Giovanni, 10, 1-21) va lui subito e direttamente a cercare le proprie pecore isolate e in pericolo, se le prende in spalla lui prendendosene cura in prima e immediata persona, senza bisogno di annunci e di portavoce.

Se, incarnandosi in Gesù, Dio è venuto Lui tra gli uomini, facendosi uomo fino alla morte e abitando tra gli uomini, non capisco perché, esibendosi prima di tutto come addolorata vittima di un complotto, Benedetto XVI continui a restarsene in Vaticano, più immobile, disumano e lontano di qualsivoglia Dio aristotelico.

Questo papetto freddo e distaccato riesce anche soltanto lontanamente a immaginare quanto devastante sia subire un abuso sessuale e una violenza pedofila? Si rende conto di quanto abisso di dolore sia causa la violenza che egli per primo ha contribuito a nascondere con eterni silenzi e micidiali, complici coperture? Anche soltanto lontanamente riesce a immaginare che ogni sia pure minimo ritardo nella denuncia e ogni sia pure minima incertezza nell’aiuto amplificano esponenzialmente il già gravissimo e dilaniante danno provocato dall’abuso e dalla violenza sessuali e pedofile? Chi abbiamo come papa? Che libertà e responsabilità morali ha? Che idea di chiesa ha e attua, che realtà di “chiesa” copre? In quale antropologia e in quale teologia si identifica? E – poi – chi gli sta intorno? Quanti Agostino Vallini nascondono la curia vaticana e la curia romana? Vedi, in proposito, quanto già ho scritto in altri quattro post:

2010/03/26 – Il New York Times e i 200 bambini sordi abusati da un prete pedofilo. Le responsabilità di Ratzinger, Bertone e della Curia Vaticana

2009/07/29 – Monumento del governo irlandese, pedofilia dei preti, Agostino Vallini e denuncia di “Avvenire” contro Berlusconi ,

2009/11/27 – Anche per la pedofilia, come al solito il Vaticano tace,

Hans Kung, celibato dei preti, chiesa, pedofilia e sessualità.

 

Ieri era il primo anniversario del terremoto d’Abruzzo, ma Silvio Berlusconi ieri non c’era né a ricordare i morti in gran parte assassinati da irregolarità edilizie gravissime, né a rallegrarsi con i vivi per la ricostruzione tanto celere e decantata, quanto in larghissima misura del tutto inventata. 

Stavolta non è andato. Sentito per telefono l’amico Presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi (altro bel tipetto, pure lui non certamente insensibile ai rinvii a giudizio) e protetto dalla sicurezza di non essere intercettato, il Nostro ha pensato bene che non era il caso di andare, visto che non tirava aria propizia dopo le tante ed esibite promesse e i pochissimi e criptici fatti. 

No, anche se lo sembrerebbe, la sua non è vigliaccheria. Per potere essere vigliacchi, occorre prima essere uomini adulti. E uomo adulto lui proprio non è. Se, come pare (si vedano i numerosi articoli dedicati da questo blog all’argomento), Silvio Berlusconi ha un Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP o DPN o NPD) con preoccupanti nodi sul versante psicotico, il suo Sé si è bloccato in una strutturazione preedipica. Come tale, non è in grado di affrontare il confronto autentico, quello che non sia truccato e/o predeterminato e/o manipolato. Può solamente fare capricci come un bambino cui la mamma finirà comunque per darla vinta. Se si accorge che, invece di una madre condiscendente, lì di fronte c’è o ci può essere qualcuno di meno manipolabile, qualcuno che tiene botta e può confutare il bugiardello con il dito nella marmellata, allora il bambino mai cresciuto scappa, fugge ogni confronto, si acquatta dietro telefoni arroganti e volgari (cattivi!, perché lo intercettate? poveretto, perché non lo lasciate fare?) e dietro prepotenze giocate sulla manipolazione del potere o sul potere della manipolazione o – per dirla in modo che anche i bambini mai cresciuti capiscano – sul capriccio del potere o sul potere del capriccio.  

Per questo ieri Berlusconi si è sottratto al confronto con la gente de L’Aquila.

Ripeto: Berlusconi non è un vigliacco e non è immorale. È un bambino che non è mai cresciuto, non è mai stato partorito né al padre, né al mondo, né a sé stesso. Come tale, è al di qua di ogni norma, di ogni regola o legge, di ogni morale, di ogni autenticità, di ogni possibilità di essere davvero sé stesso. Acquattato dietro un falso Sé dai piedi di argilla, vive la propria disperata impotenza di infantile nullità (quel “niente” di cui si accorse di essere moglie la povera Veronica), forse, chissà, credendosi immortale, sentendosi immortale, esigendosi immortale pur di non doversi confrontare con la propria fragile inconsistenza di creatura vecchia e malata. Se non procurasse danni enormi, sarebbe soltanto un poveraccio da compatire e/o, qualora lo accettasse, un paziente da “aiutare”, come direbbe la moglie Veronica.

Come può, in tale condizione, “Superman” affrontare il confronto della verità e la verità del confronto? Dopo tante sistematiche menzogne, come poteva un poveraccio dal Sé bloccato e bambino affrontare la verità e l’indignazione di una città uccisa, ingannata, tradita con perfidia tanto sistematica quanto irresponsabile?

E dove sta mai il problema?

Dice Gesù: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Matteo, 18, 20). Quando Gesù è tra noi, lì c’è chiesa.

Quando Rosi e io ci chiamiamo nello stupore (e “stupore” è uno dei suoi nomi), lui è con noi, perché anche lui vuole stupirsi di noi con noi.

Quando chiamo i miei figli nella festa (e “festa” è uno dei suoi nomi), lui è con noi, perché anche lui vuole essere festa con noi.

Quando chiamo i miei amici nella gioia di un buon bicchiere di vino (e “buon bicchiere di vino” è uno dei suoi nomi), lui è con noi, perché anche lui vuole stare allegro con noi.

Quando chiamo i miei com-pagni nel nome di un pezzo di pane, lo spezzo e lo mangio con loro (e “pane spezzato” è uno dei suoi nomi), lui è con noi, perché anche lui vuole mangiare il nostro pane con noi.

Quando chiamo qualcuno con parola libera e spregiudicata (e “parola libera e spregiudicata” è uno dei suoi nomi), lui è con noi, perché anche a lui piace parlare libero e spregiudicato.

Quando la sofferenza o l’offesa date o subite sono per-dono di uno nell’altro (e “per-dono” è uno dei suoi nomi), lui è con noi, perché per lui, in lui e attraverso di lui ogni sofferenza subita e ogni offesa accolta sanno aprirsi alla vita e sanno scoprirsi come dono prezioso.

Quando parlo con chi è diverso da me balbettando le sue parole e quando uno diverso da me balbetta le mie parole (e “diversità” e “parola balbettata” sono due dei suoi nomi), lui è con noi, perché anche lui vuole essere tutte le diversità e tutti i balbettii del mondo.

Quando tu e io parliamo di cieli nuovi e terre nuove (e “cieli nuove e terre nuove” è uno dei suoi nomi), lui è con noi, perché anche lui vuole infiniti cieli e infinite terre, sempre più nuovi e sempre più belli.

Quando tu e io ci aspettiamo e chiamiamo al di là e al di qua di ogni muro e confine (e “attesa” e “al di qua” e “al di là” sono tre dei suoi nomi), lui è con noi, perché anche lui vuole aspettare con noi al di là e al di qua di ogni muro e confine.

Quando tu e io, magari litigando tra noi, chiediamo entrambi giustizia (e “giustizia” è uno dei suoi nomi), lui è con noi, perché anche a lui piace battersi per la giustizia e perché lui è la giustizia.

Quando tu e io, magari discutendo tra noi, parliamo per cercare insieme la verità (e “verità cercata” è uno dei suoi nomi), lui è con noi, perché anche a lui piace la verità, così tanto che lui è davvero la verità.

Quando siamo in due e ci piace chiamare insieme a noi anche un altro (e “trinità e “insieme” sono due dei suoi nomi), lui è con noi, perché a lui piace essere insieme a due o più di due.

Quando nelle notti cerchiamo un sentiero e incontrandoci ci aiutiamo a trovare la via anche più difficile (e “sentiero cercato” e “via difficile” sono due dei suoi nomi), lui è con noi, perché lui è il sentiero cercato e la via difficile, così tanto che sempre sostiene ogni nostro passo.

Quando tu e io parliamo non per quel che abbiamo, ma per quel che siamo, anche quando a parlare siamo noi due povericristi (e “povero cristo” è uno dei suoi nomi), lui è con noi, perché non c’è nessuno più povero cristo di lui, così tanto che senza di lui non ci sarebbe gusto a essere un povero cristo.

Quando tu e io ci incantiamo parlando della bellezza, ci estasiamo nella danza, siamo una voce sola nel canto (e “bellezza” e “danza” e “canto” sono tre dei suoi nomi), lui è con noi, perché a lui piace meravigliarsi con noi e danzare con noi i nostri balli e cantare insieme a noi le nostre canzoni.

Quando, pure volendo parlare, taciamo perché siamo semplici o troppo deboli o troppo imbranati (e “parola nonostante” e “semplicità” sono due dei suoi nomi), lui è con noi, perché lui ama parlare nonostante e comunque, anche nei silenzi assordanti e imbranati e fragili.

Quando tu e io alziamo la testa e guardiamo di giorno i cieli e di notte le stelle e il buio (e “testa alzata” e “speranza disperata” sono due dei suoi nomi), lui è con noi, perché vuole con noi respirare i nostri de-sideri e tutte le nostre speranze.

Quando vogliamo così tanto vivere da non temere la morte (e “vita” e “risurrezione” sono due dei suoi nomi), lui è con noi, perché a lui è piaciuto così tanto vivere con noi e come noi, che, pure temendola fino all’urlo, ha vissuto anche la morte, al punto che l’ha infradiciata di vita e risurrezione.

Quando invece vogliamo essere soli, non vogliamo ascoltare nessuno, non amiamo neppure noi stessi, usiamo l’amicizia, tradiamo l’amore, taciamo la verità, non gustiamo la festa, non ci stupiamo d’amore, non guardiamo mai in alto, temiamo chi è diverso, inganniamo la bellezza, non amiamo neanche noi stessi, non amiamo tutto l’umano che siamo e incontriamo, lui piange, perché ama così tanto la libertà di chi non vuole stare con lui, che se ne deve andare, rispettandoci fino in fondo.

Ma, prima ci manda sempre un bacio d’arrivederci, anche quando noi non ce ne accorgiamo. E, discreto, ci segue, aspettando che noi, almeno in due, lo chiamiamo di nuovo a parlare e a cantare con noi. Noi non crediamo sempre in lui, ma lui crede sempre in noi.

Con coinvolgimento diretto di Ratzinger e Bertone, nel 1996 l’alta Curia Vaticana occultò, ben sapendoli, gli abusi di un prete americano accusato di avere usato violenza pedofila contro 200 bambini sordi. Se questa notizia, come pare, è vera, ecco ben documentato quanto la gente sa da sempre: che la gerarchia ecclesiastica, fin dai propri massimi livelli copre abitualmente i casi di pedofilia (e non solo) che vedano protagonisti i sacerdoti, privilegiando la strategia del nascondere e del tacere, limitandosi a spostare di sede il consacrato pedofilo (né solo con i consacrati pedofili ha seguito questa prassi). Già questo blog ha accennato al problema (vedi i tre post 2009/07/29 – Monumento del governo irlandese, pedofilia dei preti, Agostino Vallini e denuncia di “Avvenire” contro Berlusconi , 2009/11/27 – Anche per la pedofilia, come al solito il Vaticano tace e Hans Kung, celibato dei preti, chiesa, pedofilia e sessualità).

Naturalmente molti giornali e telegiornali italiani si sono ben guardati anche soltanto dal dare la notizia.

Ma ora la situazione sta diventando difficilmente occultabile. Dopo la documentazione fornita dal “New York Times” (vedi I DOCUMENTI DEL NYT ), che si assomma ai numerosi processi per pedofilia avvenuti negli Usa e al richiamo di responsabilità della Merkel in Germania oltre che alla denuncia contro la pdofilia di troppi preti da parte del governo irlandese, ora non bastano le smentite, né basta dire – come è di moda nell’Italia berlusconiana – che l’operazione è strumentale e volta a colpire una persona, in questo caso il Papa, trovando in questo modo l’alibi e la scappatoia per non affrontare ammissioni, responsabilità e decisioni radicali. Di certo non basta alle coscienze, né basta a livello internazionale e di fronte ai governi di stati come gli USA o la Germania, tanto e giustamente attenti da un lato ai diritti delle parti lese (e si tratta di lesioni gravissime che lasciano il segno per tutta la vita e anche oltre la generazione dell’individuo direttamente leso), dall’altro alle domande di un’opinione pubblica non così succube come quella del nostro paese, dall’altro ancora al principio inviolabile della laicità dello stato, da ultimo poi ai rischi di una chiesa troppo ricattabile da poteri economici e finanziari quali le mafie, la P2, le potenti ed esoteriche Prelature, Congregazioni o “fraternità” che in Vaticano sembrano, spesso con modalità settarie, dettare legge, proteggendo interessi finanziari che ben poco hanno a che fare con il Vangelo.

Né sono più i tempi nei quali, come avvenne all’epoca della Riforma, la chiesa possa malauguratamente preferire la scissione e chiudersi nel guscio difensivo di una nuova Controriforma. Oggi la Curia Vaticana non può più colludere con un potere politico internazionale complice, come, per esempio, fu quello degli Asburgo nel 1500, trovando in esso la possibilità o l’illusione della conservazione di una casta tanto poco disposta al cambiamento.

Non si può permettere alla Curia Vaticana (e non solo Vaticana) di identificarsi qua talis con la chiesa, portandola alla rovina e tradendo radicalmente la sua natura di sacramento e di corpo vivente di Gesù. La Curia Vaticana (e non solo) non ha questo diritto. La chiesa non è proprietà privata né di Ratzinger, né di Bertone, né della Curia Vaticana, né dei poteri che li sostengono o hanno interesse a sostenerli. La chiesa è di Gesù e di quanti lo amano e, nel suo nome, vogliono trovare ed essere in essa il luogo dell’annuncio e della testimonianza della gioia della Risurrezione. Se Ratzinger, Bertone e la Curia Vaticana non hanno il coraggio o la possibilità della fedeltà a Gesù, se ne devono andare. La chiesa non è loro proprietà privata, né può essere loro vittima. La chiesa non è un covo in cui nascondere e nascondersi, in cui, oltre ad altre amene attività quali il riciclaggio del denaro di mafiosi e delinquenti coperto dal segreto diplomatico, si proteggono le proprie o altrui patologie, si garantisce di fatto l’anonimato e la possibilità di continuare a rovinare per sempre bambini (e non solo). La chiesa non è questo. La chiesa è il corpo e il sangue viventi di Gesù, l’annuncio gioioso della sua e – in lui – nostra vittoria sulla morte. 

Il 25 marzo, ieri, è stata la festa in cui si ricordano l’annunciazione a Maria e il concepimento di Gesù. Ancora di più, dunque, in in giorno come questo, chi ama Gesù dovrebbe cominciare a non tradire la memoria di Gesù concepito e in lui di tutti i bambini, fin dal loro primissimo esserci. Invece tragicamente si tradisce e si uccide la fanciullezza con la pedofilia praticata e manifesta di molti preti e con la copertura data dall’alta gerarchia. Altrimenti, è ipocrisia parlare di difesa della vita dal concepimento alla morte. Guarda caso, fra pochi giorni la liturgia del venerdì santo celebrerà anche la morte di Gesù.