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in “cerca” digita “gigi cortesi

 

Riporto quanto è scritto sulla IV di copertina:

A partire dalla interrogazione quotidiana della cronaca e della realtà, l’autore – blogger con competenza psicologica, etica e politica – analizza quanto è accaduto dalla fine del 2008 all’inizio del 2010: lo sfascio istituzionale e morale della politica italiana (e non solo), il crescente potere delle mafie, la progressiva implosione su sé stessa della famiglia (e con essa e in essa della società) all’interno di violenze intestine anche omicide e di crescenti dinamiche di incesto, la micidiale riproposizione di logiche fasciste e naziste, la chiusura di fronte alle diversità, l’assordante silenzio di parte della Chiesa.

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Un amico mi chiede: “Perché Berlusconi continua a dichiarare, anche oggi pomeriggio [ieri per chi legge, n.d.r.], che intende continuare ad andare in mezzo alla gente? Non gli basta più la televisione, con la quale ha incantato mezza Italia. Ora vuole il contatto con la folla, e non quello blindato e in estrema sicurezza, ma quello comunque a rischio, in mezzo alla gente, dove si trova si trova. Ora: le possibilità di essere ucciso aumentano vertiginosamente. Se invece di una statuetta è una bomba, è finita. Dunque, vuole il martirio? Vuole essere ricordato come un martire?
Non rientra anche questo altissimo rischio nel quadro di un disturbo di personalità narcisistica?Oppure non ce la fa più e spera di farla finita?
”.

Nel post 2009/12/14 – Tartaglia vs Berlusconi. Psicologia del perchè uno psicotico aggredisce un narcisita già ho detto di quanto la persona sofferente di Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP) dipenda dal bisogno compulsivo, cioè irresistibile, di proiettarsi su entità femminili quali la folla, la platea, la gente, ricevendone consenso, ammirazione, comunque confermante centralità e gratificante attenzione. Ho cercato di precisare ulteriormente l’analisi psicologica di Berlusconi anche nei due post 2009/12/17 – Perchè Berlusconi guarda la folla. Psicologia del suo sguardo smarrito e 2009/12/19 – Le parole di Berlusconi: “odio”, “amore”, “invidia”, “vergogna”. Psicologia di un linguaggio.

Non ho la possibilità come psicoterapeuta di verificare clinicamente la situazione psichica di Berlusconi, che, a quanto dice sua moglie, sta male e ha bisogno di essere aiutato. Come giornalista con competenza psicoterapeutica ho però la possibilità e, quindi, il dovere di lavorare sulla ipotesi che Berlusconi Silvio soffra di un DNP con coinvolgimento sempre maggiore del versante psicotico. Capita al giornalista un po’ quello che capita al ricercatore scientifico o, per dirla tout court, allo scienziato contemporaneo: quanto più un’ipotesi risulta applicabile, quanto più riesce a leggere e a significare i fatti, tanto più quella ipotesi si legittima e si verifica. Lo ripeto, è questo il procedimento logico che sta alla base della scienza contemporanea (quella successiva alla crisi delle scienze e alla rivoluzione epistemologica avvenute a cavallo tra fine ‘800 e prima metà del ‘900) che è un sapere non più giocato sulla presunzione razionalistica, illuministica o positivistica della assolutezza e universalità, bensì consapevole della propria natura ipotetico-deduttiva: quanto più da una ipotesi posso dedurre la lettura e l’interpretazione dei fatti, tanto più questa ipotesi si verifica, cioè si afferma come vera, fino a quando non intervenga una nuova più efficace ipotesi, che falsificando la precedente, sia capace di leggere e significare ancora meglio e ancora più coerentemente i fatti. E finora – mi pare – l’ipotesi che Berlusconi soffra di una patologia da DNP con crescente coinvolgimento psicotico emerge, fino a prova contraria, in modo sempre più plausibile. A ulteriore conferma, starebbe l’emergenza del bisogno sempre più persistente di Berlusconi di immergersi – nonostante il rischio, anzi proprio perché c’è il rischio –in perigliosi “bagni di folla”.

Come l’avaro Paperon de’ Paperoni ha il bisogno compulsivo di tuffarsi ogni tanto nel mare di luccicanti seducenti monete, così Berlusconi ha il bisogno altrettanto invincibile di tuffarsi nei bagni di folla. Se non lo fa, sta sempre peggio, come un drogato in crescente delirio da astinenza. Tale bisogno di esposizione esibizionistica è tipico delle personalità pre-edipiche colpite da DNP,: è per loro più confermante e gratificante di un orgasmo, di qualsiasi orgasmo, al punto che, se non può essere esibito, l’orgasmo stesso perde di significato all’interno della loro sessualità pre-edipica (non a caso, nei giorni dello scandalo D’Addario, era proprio lui a continuare a ricordare il fatto, con battute più o meno felici).

Certo, la pericolosità dei suoi bagni di folla è sempre più monitorata dal suo entourage, con crescenti tentativi di limitarne l’incidenza. Di conseguenza, sorgerà sempre di più il problema di quanto legittimo sia, per esempio, “perquisire” preventivamente i probabili spettatori del bagno di folla berlusconiano (a quanto dice la stampa tale perquisizione è già avvenuta nell’ultima uscita di Silvio con giubbotto putiniano).

Non penso, dunque, che alla base della rischiosa ricerca del bagno di folla ci sia, come suggeriscono le domande del mio amico, una “volontà di martirio” o il bisogno suicida (cioè consapevolmente perseguito) o suicidario (cioè non consapevolmente perseguito) di “farla finita”. La personalità affetta da DNP è sì affascinata e coinvolta dalle tematiche e dalle dinamiche del “martirio”, del “suicidio”, dell’acting out sommario e quindi potenzialmente suicidario, ma sempre all’interno di una affermazione onnipotente ed esibita del proprio Sé, una affermazione infinita, eterna, ben lontana da una autentiva volontà di “farla finita”.

Può risultare utile un differenziante confronto con il Disturbo Borderline di Personalità (DBP). Mentre la personalità caratterizzata da DBP cerca davvero il rischio oppure la dinamica suicida o suicidaria, la personalità DNP ne cerca soltanto l’esibizione, lo sfruttamento manipolatorio, l’enfasi delirante, lo sfruttamento che non nega il Sé, ma lo auto-afferma ancora di più. Per rischiare o per morire, la personalità DBP non ha bisogno della scena, non dipende dalla scena, la personalità DNP esige la scena, ha nella scena il proprio vero obiettivo (in questo è più vicino alla personalità isterica o, come si suole dire oggi, istrionica [Disturbo Istrinico di Personalità]). Se la scena è davvero estrema quanto può essere estremo il delirio di onnipotente (e paranoide) affermazione del proprio narcisismo, allora sì, in questo caso, la personalità DNP può davvero agire e perseguire lucidamente e tematicamente anche il suicidio. Comunque, neppure in questo caso, si suicida per suicidarsi. Sarebbe troppo banale e troppo poco narcisistico. In questo caso, proprio in questo estremo caso, la personalità DNP si suicida solo perché è grandioso farlo, soltanto perché nessuno altro può farlo più grandiosamente di lui, più santamente di lui, più da martire di lui. Mentre si fa male o si suicida, la personalità DBP è tutta nel farsi male o nel suicidio; al contrario, mentre rischia di farsi male o di suicidarsi, la personalità DNP è già oltre il farsi male e oltre il suicidio, è già all’applauso, all’ammirazione, alla grandiosità che seguiranno, che non potranno non seguire, che dovranno, dovranno, dovranno seguire. La personalità DBP è nel dolore e nella morte, li conosce, li abita, ne è vittima angosciata; la personalità DNP è da sempre e per sempre immortale: “Che pretese può mai avere la morte? Che è mai la morte? Non sa che Io sono Superman?”

Il discorso sin qui fatto nulla toglie anche al possibile e del tutto probabile uso politico e mediatico delle componenti “rischio mortale” e possibile “martirio” (in diretta tivù, che altro?), ma questo è un altro discorso, tema di un altro possibile post, che parta da considerazioni più legate all’uso politico e alla mutata natura del linguaggio televisivo.

Barack Obama, in un anno soltanto, pare proprio avercela fatta. Almeno per quanto riguarda la Camera dei Rappresentanti, il testo della riforma sanitaria è passato. Se passerà anche al Senato, diverrà legge dello stato. Tutti i cittadini avranno la copertura necessaria per farsi curare. Già questa prima approvazione è una straordinaria vittoria: apre finalmente alla liberazione dei più poveri dalla schiavitù della impossibilità di curarsi; avvia la limitazione del potere politico e finanziario della lobby delle assicurazioni sanitarie; afferma già nel concreto di un voto importante il diritto alla salute.

Tutti i democratici hanno votato compatti a favore. In più c’è stato anche il sì del repubblicano Anh Joseph Cao. Il successo politico di Obama è notevole, visto l’enorme potere che le lobbies finanziarie hanno negli USA e dato il loro poderoso tentativo di bloccare la riforma. Ha convinto di persona gli ultimi democratici incerti ed ha così vinto la sua prima grande battaglia, dimostrando di non essere soltanto l’uomo degli annunci e delle promesse.

In Italia, intanto, la sanità sta sempre più peggiorando. Oltre a essere culla di gravi episodi di mala sanità soprattutto in alcune regioni, è preda di avventurieri e approfittatori di ogni tipo, come purtroppo lasciano intravedere i fatti pugliesi legati all’affaire Tarantini-Berlusconi e i dubbi laziali relativi all’affaire Marrazzo-Berlusconi-Angelucci e giornali collegati. In Italia il diritto alla sanità è sancito dalla Costituzione, ma troppo smentito dai fatti. Né pare esserci una vera e forte volontà politica che, almeno in ordine al diritto alla salute, applichi fedelmente la Costituzione e non la smentisca nei fatti. Il che porta, per forza di cose, la sanità sempre più nelle mani di interessi privatistici e quindi di logiche mafiose. Dove lo stato si indebolisce, si rafforza e si legittima la mafia.

La sanità è sempre più in mano alle lobbies delle cooperative; qui in Lombardia per esempio si sta creando nella sanità un vero e proprio impero ciellino, con il potere finanziario della Compagnia delle Opere e delle banche che la favoriscono, magari sotto l’alibi e il presto della vicinanza (sic!) ai principi cristiani. I legami tra sanità e politica, anche di bassissimo livello, sono spaventosi, come anche di recente ci hanno suggerito i fatti, per esempio quelli campani emersi in ordine a Sandra Lonardo in Mastella (si comincia sempre meglio a comprendere a chi e perché il governo Prodi desse tanto fastidio). Ne esce l’idea di una rete di potere e di sottopotere che controlla la nomina di primari e dirigenti, la costruzione di ospedali e reparti, l’attribuzione di appalti, l’acquisto di materiale e di apparecchiature, con criteri molto dubbi, oggettivamente mafiosi o tendenzialmente tali, di certo non primariamente finalizzati al bene del cittadino e al suo diritto alla salute.

Non va certo dimenticato e taciuto quanto alla base di tutto ciò ci stia uno strapotere finanziario e politico delle case farmaceutiche e degli ordini professionali a queste collegate. Il che, tra l’altro, blocca l’evoluzione della scienza medica vincolandola a logiche organicistiche e farmaceutiche spesso del tutto lontane da ogni vera libertà epistemologica e, perciò, del tutto vicine a logiche di potere autoreferenziali e mafiose. Sarebbe interessante per esempio verificare con quali criteri vengono incanalati e attribuiti i fondi pubblici e meno pubblici, istituzionali e meno istituzionali, in ordine alla ricerca, con i vari Telethon e le varie giornate dedicate alle più disparate associazioni, largamente pubblicizzate da televisioni pubbliche e meno pubbliche. Il dubbio che i fondi finiscano con il rifluire, soltanto o quasi, nelle casse delle case farmaceutiche è molto, molto forte, dato che l’utilizzo dei fondi non è di certo pubblicizzato tanto quanto le plebiscitarie ricerche dei fondi stessi. E anche su questo la Chiesa tace, purtroppo.

Malato io? Sono Superman!”, disse Silvio. Berlusconi sempre più folle?

Se davvero, come ha indicato Veronica, Silvio è malato e ha bisogno di aiuto, l’ultima sua affermazione (“malato io? Sono Superman”) verrebbe a ulteriore conferma del preoccupante stato psichico del Cavaliere. Sarebbe la conferma che il probabile Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP) che lo colpisce sta ormai degenerando, incontrastato, sul versante psicotico: da un lato del delirio paranoide (tutti lo stanno attaccando), dall’altro del delirio di onnipotenza superomistica (io attacco tutti), affermato – guarda caso – proprio a Danzica, nella città da cui 70 anni fa prese inizio la folle guerra voluta da un uomo che fondò sul mito del Superuomo la propria pazzia e la propria politica. In effetti è tipico dei disturbi con interessamento dell’area psicotica (e il DNP si situa proprio nell’area di confine che lega tra loro area della nevrosi e area della psicosi ) negare sia la propria “malattia” sia la necessità di essere aiutati: più coinvolta è l’area psicotica, più questa negazione è assoluta, onnipotente, necessaria. Se fosse così e se il “Premier” fosse solo un povero paziente, avrebbe diritto alla pietà e, qualora la accettasse, alla cura. Ma Berlusconi non è solo un povero paziente. È un uomo dal potere enorme, che può decidere della vita di tutti noi e, più o meno indirettamente, della morte di molti di noi, che abitiamo un paese sempre più devastato dal razzismo, dalla xenofobia, dalla omofobia, dalla mancata affermazione e dal mancato rispetto della legalità, dalla persecuzione della diversità, dalla minaccia alle libertà fondamentali, quali il diritto alla verità, all’opinione, alla libertà di stampa, alla diversità, alla umanità.

Ho visto le foto di chi è perseguitato dalla Polizia libica, ho sentito che oltre ai feriti ci sono i morti, che si aggiungono a quelli del Canale di Sicilia. Leggo di migliaia di giovani che passano l’esistenza tra una ubriacatura e l’altra, scippati di progettualità e futuro, di dignità e speranza. Sento di omossessuali picchiati, accoltellati, minacciati, impauriti. Intanto le famiglie sono devastate da gravi episodi di implosione omicida e suicida che portano a stragi micidiali. Ascolto di ospedali che non curano, di medici che non sanno fare diagnosi e cure, di malati che muoiono per errore di terapia. I nostri anziani ogni giorno più terrorizzati se ne stanno asseragliati in casa, sempre meno protetti da magistrati e da forze dell’ordine, a cui vengono tagliati i fondi più necessari.

Se anche ci fosse un piccolo dubbio che il Presidente del Consiglio sia davvero malato fino alla follia psicotica, come non pensare che tutte le gravissime situazioni appena descritte non siano, se non favorite, quantomeno non affrontate a dovere da un uomo incapace di ogni azione che non sia l’evoluzione della propria patologia? Se anche il minimo dubbio c’è, per tutti noi, a cominciare da chi circonda Berlusconi, esistono il dovere e il diritto etici della denuncia e della dissociazione da ogni sua iniziativa e affermazione. Se si abdica a questo diritto-dovere, si è complici. Io non voglio esserlo.

 

 

 

L’esserci della vita e l’esserci della morte. Ieri e oggi di fronte a Eluana – 10/02/’09

Ieri, di fronte all’esserci o non esserci della vita, si poteva e si doveva non essere d’accordo. Oggi, di fronte all’esserci della morte, si è e non si può non essere tutti d’accordo: “è morta”, “se ne è andata”.

Ieri, a decidere, a dovere decidere dell’esserci o meno della vita erano tre saperi non assoluti e, perciò, falsificabili: la cultura, la scienza, la legge. Oggi c’è soltanto il pianto che prende gli uomini di fronte alla morte.

Certo, dopo il pianto, tornerà subito – con il lutto – il disaccordo lacerante che sempre accompagna la gestione del morto: la rabbia, i sensi di colpa (consumati in sé o proiettati sugli altri), le modalità della deposizione (anche legale) del cadavere, i rituali delle esequie, la rimozione o negazione progressiva dei fatti rientreranno nel dominio della cultura, della scienza, della legge; e ci sarà di nuovo la possibilità e il dovere del confronto e del disaccordo.

Ma oggi, sia pure per un umanissimo attimo, di fronte alla morte c’è la possibilità di tacere e di piangere insieme. Questa è solo una possibilità, non un dovere: di fronte alla morte, siamo tutti uguali, liberi di essere uomini e di esserlo insieme.