Con proteste come quelle sulla comunione negata al ragazzo disabile, se moltiplicate, si potrebbe arrivare a una primavera cattolica, tipo quelle islamiche dello scorso anno. Sarebbe ora. Il tema dell’uso/abuso del disabile solo per prendere l’8 per mille, il rifiuto dei disabili come allievi o insegnanti delle scuole cattoliche, sono alcuni dei punti di rottura. Un altro è la rimozione di ogni riflessione teologica da parte dei laici e, più in generale, della libertà della ricerca teologica e della visione non difensiva, non esclusiva, non maschilista e non omofoba della dottrina. Altro che pedofilia! Per quanto gravissima sia la presenza della pedofilia nei preti, per quanto devastante sia la pratica del riciclaggio da parte dello Ior dei fondi neri e delle varie mafie, il polverone che ne nasce serve a coprire i veri problemi della chiesa e così – paradossalmente – risulta funzionale alla conservazione dell’attuale sistema di potere ecclesiale, che poco ha a che fare con Gesù.

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Qui di seguito ci sono i nomi, i volti e i titoli dei firmatari presentatori dell’emendamento 1707, teso a variare l’articolo 380 del Codice di Procedura Penale. Secondo questo emendamento chi venga sorpreso, in flagranza, a commettere atti sessuali con minori non deve necessariamente essere arrestato, se commette un atto sessuale “di minore gravità”. Naturalmente nell’emendamento non si spiega che cosa significhi “di minore gravità”. Tra l’altro, l’orientamento della maggioranza in tema di giustizia lascia almeno qualche piccolo dubbio se si tratti anche in questo caso di norma ad personam o ad personas; o magari si tratti del prezzo pagato a qualcuno per qualcosa (non a caso c’è chi chiama questo emendamento “Salva Pedofili” o “Lodo Vaticano”). Che l’emendamento 1707 sia uscito da una precisa, forte e non certo casuale volontà politica risulta comunque evidente se guardiamo il peso politico e il cursus honorum di tutti o quasi i suoi presentatatori, tutti tra i più vicini allo zoccolo duro dell’alleanza Berlusconi-Bossi (e che dice Comunione e Liberazione in proposito?). Intanto guarda caso – il salesiano cardinal Bertone, ancora convinto con crassa ignoranza che a produrre la pedofilia sia l’omosessualità, strepita contro la polizia e la magistratura belghe volte a chiarire i rapporti tra pedofilia e alti prelati. Ma il papa non aveva detto di volere collaborare con le autorità per pulire la chiesa da ogni “sporcizia”?

FILIPPO BERSELLI

FILIPPO BERSELLI PDL

Regione di elezione: Emilia Romagna. Nato il 20 settembre 1941 a Bologna. Residente a Montefiore Conca (Rimini). Professione: Avvocato.
Sindaco di Montefiore Conca (Rimini). Elezione: 13 aprile 2008.
Membro Gruppo PdL.
Presidente della 2ª Commissione permanente (Giustizia).

Mandati parlamentari: IX Legislatura Camera, X Legislatura Camera. XI Legislatura Camera, XII Legislatura Senato, XIII Legislatura Camera, XIV Legislatura Camera, XV Legislatura Senato, XVI Legislatura Senato.
Incarichi e uffici ricoperti nella Legislatura: Gruppo Il Popolo della Libertà (Membro dal 6 maggio 2008), Giunta provvisoria per la verifica dei poteri (Presidente dal 29 aprile 2008 al 29 aprile 2008), 2ª Commissione permanente (Giustizia) (Presidente dal 22 maggio 2008).

SANDRO MAZZATORTA

SANDRO MAZZATORTA LEGA NORD PADANIA

Regione di elezione: Lombardia. Nato il 13 marzo 1965 a Verbania (Verbania-Cusio Ossola). Residente a Chiari (Brescia). Professione: Avvocato.
Sindaco di Chiari (Brescia). Elezione: 13 aprile 2008.
Vicepresidente del gruppo LNP.
Membro della Giunta delle elezioni e delle immunita’ parlamentari.
Membro della Commissione per la biblioteca e per l’archivio storico.
Membro della 2ª Commissione permanente (Giustizia).
Membro del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa.
Membro della Commissione parlamentare per la semplificazione.
Membro del Consiglio di garanzia.

Mandati parlamentari: XVI Legislatura Senato.
Incarichi e uffici ricoperti nella Legislatura: Gruppo Lega Nord Padania (Membro dal 6 maggio 2008 al 28 gennaio 2009, Vicepresidente dal 29 gennaio 2009), Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari (Membro dal 21 maggio 2008), Commissione per la biblioteca e per l’archivio storico (Membro dal 22 luglio 2008), 2ª Commissione permanente (Giustizia) (Membro dal 22 maggio 2008), Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa (Membro dal 21 maggio 2008), Commissione parlamentare per la semplificazione (Membro dal 4 giugno 2008), Consiglio di garanzia (Membro dal 20 giugno 2008).

FEDERICO BRICOLO  

FEDERICO BRICOLO LEGA NORDO PADANIA

Regione di elezione: Veneto. Nato il 13 luglio 1966 a Verona. Residente a Sommacampagna (Verona). Professione: Libero professionista. Elezione: 13 aprile 2008.
Presidente del gruppo LNP.
Membro della 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione), Membro della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, Membro della Sottocommissione permanente per l’accesso, Vicepresidente della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa, Membro della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea dell’Unione dell’Europa occidentale.
Mandati parlamentari: XIV Legislatura Camera, XV Legislatura Camera. XVI Legislatura Senato.
Incarichi e uffici ricoperti nella Legislatura: Gruppo Lega Nord Padania (Presidente dal 6 maggio 2008), 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) (Membro dal 22 maggio 2008), Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (Membro dal 4 giugno 2008 al 21 gennaio 2009, Membro dal 30 gennaio 2009), Sottocommissione permanente per l’accesso (Membro dal 18 marzo 2009), Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa (Vicepresidente dal 24 settembre 2008), Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea dell’Unione dell’Europa occidentale (Membro dal 24 settembre 2008).

ROBERTO CENTARO

ROBERTO CENTARI PDL

Regione di elezione: Sicilia. Nato il 21 novembre 1953 a Siracusa. Residente a Siracusa. Professione: Magistrato. Elezione: 13 aprile 2008.
Membro Gruppo PdL. Vicepresidente della 2ª Commissione permanente (Giustizia). Membro sostituto del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa. Presidente del Consiglio di garanzia.
Mandati parlamentari: XIII Legislatura Senato, XIV Legislatura Senato, XV Legislatura Senato, XVI Legislatura Senato.
Incarichi e uffici ricoperti nella Legislatura: Gruppo Il Popolo della Libertà (Membro dal 6 maggio 2008), 2ª Commissione permanente (Giustizia) (Vicepresidente dal 22 maggio 2008), Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa (Membro sostituto dal 24 giugno 2008), Consiglio di garanzia (Membro dal 20 giugno 2008 all’8 luglio 2008, Presidente dal 9 luglio 2008).

MAURIZIO GASPARRI

MAURIZIO GASPARRI PDL

Regione di elezione: Lazio. Nato il 18 luglio 1956 a Roma. Residente a Roma. Professione: Giornalista. Elezione: 13 aprile 2008.
Presidente del gruppo PdL. Membro della Giunta per il Regolamento, Membro della 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale), Membro della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi
Mandati parlamentari: XI Legislatura Camera, XII Legislatura Camera, XIII Legislatura Camera, XIV Legislatura Camera, XV Legislatura Camera, XVI Legislatura Senato.
Incarichi e uffici ricoperti nella Legislatura: Gruppo Il Popolo della Libertà (Presidente dal 6 maggio 2008), Giunta per il Regolamento (Membro dal 19 marzo 2009), 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) (Membro dal 22 maggio 2008), Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (Membro dal 4 giugno 2008 al 21 gennaio 2009, Membro dal 30 gennaio 2009).

GAETANO QUAGLIARIELLO

GAETANO QUAGLIARIELLO PDL

Regione di elezione: Toscana. Nato il 23 aprile 1960 a Napoli. Residente a Roma. Professione: Professore ordinario di Storia contemporanea, pubblicista. Presidente Fondazione Magna Carta
Elezione: 13 aprile 2008.

Vicepresidente Vicario del gruppo PdL.
Membro della Giunta per il Regolamento. Membro della 2ª Commissione permanente (Giustizia). Membro del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
Mandati parlamentari: XV Legislatura Senato, XVI Legislatura Senato.
Incarichi e uffici ricoperti nella Legislatura: Gruppo Il Popolo della Libertà (Vicepresidente Vicario dal 6 maggio 2008), Giunta per il Regolamento (Membro dal 7 maggio 2008), 2ª Commissione permanente (Giustizia) (Membro dal 21 luglio 2008), 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) (Membro dal 22 maggio 2008 al 22 maggio 20089, 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) (Membro dal 22 maggio 2008 al 21 luglio 2008), Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Membro dal 21 maggio 2008).

SERGIO DIVINA

Regione di elezione: Trentino-Alto Adige – Collegio: 1 (Trento). Nato l’8 febbraio 1955 a Trento. Residente a Tenna (Trento). Professione: Funzionario carriera direttiva, abilitato alla professione forense. Elezione: 13 aprile 2008.
Membro Gruppo LNP. Membro della Giunta per il Regolamento. Membro della 2ª Commissione permanente (Giustizia) (in sostituzione del Sottosegretario di Stato Michelino DAVICO). Membro della 4ª Commissione permanente (Difesa). Membro della 14ª Commissione permanente (Politiche dell’Unione europea). Presidente della Commissione straordinaria per il controllo dei prezzi. Membro della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.
Mandati parlamentari: XV Legislatura Senato, XVI Legislatura Senato.
Incarichi e uffici ricoperti nella Legislatura: Gruppo Lega Nord Padania (Vicepresidente dal 6 maggio 2008 al 28 gennaio 2009
Membro dal 29 gennaio 2009), Giunta per il Regolamento (Membro dal 7 maggio 2008), Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari (Membro dal 21 maggio 2008 al 24 settembre 2008), 2ª Commissione permanente (Giustizia) (Membro dal 22 maggio 2008
(in sostituzione del Sottosegretario di Stato Michelino DAVICO), 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) (Vicepresidente dal 22 maggio 2008 al 30 gennaio 2009), 4ª Commissione permanente (Difesa) (Membro dal 30 gennaio 2009), 14ª Commissione permanente (Politiche dell’Unione europea) (Membro dal 27 gennaio 2010), Commissione speciale per l’esame di disegni di legge di conversione di decreti-legge (Membro dall’8 maggio 2008 al 22 maggio 2008), Commissione straordinaria per il controllo dei prezzi (Presidente dal 9 dicembre 2008), Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa (Membro dal 21 maggio 2008 al 24 settembre 2008), Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO (Membro dal 24 giugno 2008 al 28 gennaio 2009), Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse (Membro dal 19 gennaio 2010).

Il cardinal Crescenzio Sepe è l’uomo delle liquidità prodigiose: è passato da quella romana della Congregazione De Propaganda Fide (et neganda atque necanda veritate?), che è la congregazione più ricca della Santa Sede, a quella napoletana (e non così ricca) propria del sangue di san Gennaro, che ogni tanto, come si sa, usa – previo appuntamento – tornare liquido tra le mani del massimo prelato partenopeo.

Da un mistero di grande liquidità all’altro. Ma forse invece che con la seconda liquidità il non smilzo Crescenzio preferiva continuare a crescere con la prima, dopo un’intera esistenza trascorsa all’ombra della Curia Vaticana. Che stia qui la radice del minaccioso continuo riferimento che in questi giorni egli fa al fatto che i bilanci di De Propaganda Fide (et neganda atque necanda veritate?) siano stati sempre approvati dal Vaticano? Vuole forse lanciare messaggi a qualcuno, magari a chi ha preferito mandarlo da Roma a Napoli? Come non dubitare? Di solito personaggi come Sepe preferiscono il silenzio alla parola; dunque, se parlano, è forse possibile che sia per avvisare qualcuno e per garantirsi o cercare di garantirsi. Del resto che bisogno aveva Sepe di fare tanto mediatico rumore con tanto oscena identificazione di sé a Cristo e della propria vicenda al Calvario, se già il Vaticano – con tanto premurosa e sollecita immediatezza – aveva lasciato intendere di volerlo proteggere con la solita via della rogatoria internazionale (appellandosi cioè alla inviolabilità straniera dello stato Città del Vaticano)? Con le rogatorie internazionali il Vaticano già protesse lo sporco riciclaggio dello IOR e a suo tempo insabbiò le inchieste su Antonveneta, su Enimont, su tutta Tangentopoli ecc., favorendo il passaggio al Berlusconismo e allo sfascio attuale. Ma si vede che Sepe, che ben conosce le logiche della Curia Vaticana, di Bertone e Ratzinger in particolare, non si fida né dei nuovi vertici della finanza Vaticana (di recente è stato nominato presidente dello IOR Ettore Gotti Tedeschi, a quanto si dice uomo dell’Opus Dei e della restaurazione sempre più elitaria operata da Ratzinger); né si fida delle rogatorie internazionali né – meno che meno – di chi troppo tempestivamente le va promettendo. Chi è esperto in liquidità sa bene quando e quanto si possa rischiare di venire liquidati, magari all’interno di liquidazioni più ampie.

Cosa c’è tra Berlusconi e parte del Vaticano?

Il buio oltre la Sepe.

Da persone che lavorano a Kabul e che hanno grande esperienza di politica internazionale ricevo questa nota:

Al momento la sensazione è di incredulità. È una situazione surreale.

In queste sere stiamo guardando un telefilm americano sull’antiterrorismo. Beh, con l’arresto dei nostri amici la realtà ha superato la fiction. La spregiudicatezza, la malafede e l’arroganza di chi non protegge tre operatori umanitari italiani hanno un odore peggiore di qualsiasi cattivo cattivissimo del cinema.

Forse è questo il vero potere del XXI secolo. Far credere che certe cose possano succedere solo in TV, che se rifiutiamo di vedere ciò che succede nel mondo il mondo non ci verrà mai a cercare, che se saremo dei buoni consumatori nessuno ci chiederà l’impegno e la fatica di essere dei buoni cittadini.

Noi stiamo con Emergency.”.

Quanto a me, penso che l’accusa di terrorismo contro i tre medici di Emergency vada inquadrata all’interno della politica russa in Asia centrale.

I recenti fatti di terrorismo in Russia, puntualmente attribuiti alle popolazioni del Caucaso, i disordini in Kirighizistan pilotati da Putin (vedi la lucidissima analisi di Enrico Piovesana in http://it.peacereporter.net/articolo/21236/Ombre+russe+sul+Kirghizistan ) testimoniano la continuazione e l’allargamento oltre la zone del Caucaso di quella politica di Putin e Medvedev che Anna Politkovskaja denunciò al prezzo della propria vita: nelle zone alla periferia sud della Russia, importanti per il petrolio, il gas e/o per la loro posizione strategica, si creano e/o favoriscono governi deboli, altamente condizionabili e manipolabili, che lascino liberamente agire bande pilotate e agenti russi; poi, giocando ad arte sulla diversità religiosa, si creano e/o favoriscono le condizioni del terrorismo, impedendo ogni vera politica di evoluzione e di dialogo e distruggendo – con modalità proprie dei genocidi – il tessuto sociale di quei paesi con uno stato di guerra, violenza, sopraffazione permanenti. Si giustifica così ogni tipo di risposta, contrabbandondola come “antiterrorismo”, il tutto gestito, più o meno surrettiziamente, dai servizi segreti russi, che, se il terrorrismo proprio non c’è, lo provocano. Talora si fa in modo che il terrorismo colpisca lontano dalle zone di provenienza dei presunti terroristi, come è avvenuto il 23 ottobre del 2002 al teatro di Mosca dove andava in scena il musical Nord-Ost: “le autorità sapevano dell’attentato e hanno collaborato alla sua preparazione” (Anna Politkovskaja, Per questo, p. 362). Anche negli attentati dei giorni scorsi deve essere accaduto qualcosa di analogo, vista l’oggettiva assoluta impossibilità che qualcosa di nascosto avvenga in un regime così controllato, soprattutto in ordine a problematiche di questo tipo. Il terrorismo serve, perché senza terrorismo non ci sarebbe antiterrorismo; e senza antiterrorismo, non ci sarebbe la legittimazione dell’attuale stato di regime e di polizia putiniano, né ci sarebbe lo sfruttamento delle risorse e delle posizioni strategiche a favore di Putin e Medvedev, delle loro bande e mafie. I fatti del Kirghizistan testimoniano che in atto c’è l’allargamento di quanto da troppi anni sta già avvenendo nel Caucaso in Cecenia e dintorni.

Che c’entra tutto ciò con i tre medici di Emergency accusati di terrorismo?

L’amicizia e l’allenza con Putin sono oggi probabilmente la carta più forte rimasta in mano a Berlusconi per evitare di essere scaricato dai poteri forti che finora l’hanno favorito e sostenuto e che ora non lo considerano più gestibile, né affidabile.

L’accusa di terorrismo appioppata sui tre innocui medici puzza parecchio e puzza proprio da un lato di puro stile caucasico-putiniano, dall’altro di avvertimento mafioso. Parimenti la debole, ambigua, oscura risposta di Frattini ricorda proprio le risposte dei ministri putiniani e sa tanto di “dico, non dico”, “posso, non posso”, “faccio, non faccio”, “avverto, non avverto”. Che altro dire se un tipo freddino e tutt’altro che mistico come il Ministro degli Esteri Franco Frattini improvvisamente viene colpito da compulsivo bisogno di pregare, per giunta di pregare per persone la cui assoluta buona fede nessuno meglio di lui dovrebbe conoscere, senza il minimo dubbio e senza alcun bisogno di ricorrere alla preghiera? Invece, ecco cosa – in modo assurdo o apparentemente assurdo – dice Frattini: “Prego con tutto il cuore che quelle accuse non siano vere, prego con tutto il cuore da italiano perché l’idea che possano essere degli italiani per i quali anche una parte di quelle accuse siano vere mi fa rabbrividire: quando vi sono accuse gravi bisogna accertare la verità”.

Subito dopo i fatti kirghisi, gli accordi nucleari tra Obama e Medvedev e il complessivo aumento di potere internazionale della Russia in ordine all’Iran, che ci potrebbe essere di meglio di un “avviso” berlusconiano a chi lo possa fare fuori, magari proprio partendo dall’Afghanistan? Magari è come se, lasciando o facendo troppo facilmente piovere addosso ai tre medici l’improbabile accusa di terrorismo, si volesse ricordare a qualcuno che si è forti come Putin e che, oltre a portarne il giaccone (confronta 2010/01/12 – Perché Berlusconi mette il giaccone di Putin. Why Jacket Putin (analisi psico-antropologica) ) e a utilizzarne il lettone, si possono anche adottarne i metodi e perseguirne i fini, soprattutto se – e questo è quel che conta – si è forti della sua amicizia e dell’accesso agli archivi segreti suoi e del suo (e proprio) amico Lukashenko.

In questa luce si spiegherebbe anche perché si sia data così poca rilevanza alla tanto eroica quanto – sotto molti aspetti – strana morte di Pietro Colazzo, l’esperto e bravissimo agente dei Servizi ucciso a Kabul poco più di un mese fa e seppellito in Italia senza le solite roboanti grancasse berlusconiano-mediatiche.

Come commento al mio post di ieri (2010/04/10 – Benedetto XVI, Padre Federico Lombardi e gli abusi sessuali (pedofilia compresa) di religiosi e preti ), Mario mi scrive:

Nel Marzo scorso, con una lettera al direttore del Corriere della sera, il filosofo laico Marcello Pera difendeva il papa sostenendo che la campagna mediatica contro la Chiesa approfittava della triste vicenda dei preti pedofili per affondare un attacco spietato all’istituzione. Diceva Pera che si trattava di una vera e propria “guerra” che non si sarebbe risolta facilmente.
Ricordo personalmente che durante la ” Via Crucis” al Colosseo della Pasqua 2005, ancora vivente Papa Giovanni Paolo II, l’allora cardinale Ratzinger, in un commento parlò apertamente di “sporcizia” presente nella Chiesa ( evidentemente conoscendone alcuni fatti).
Sono del parere che la Verità deve essere detta a tutti i costi e proclamata, soprattutto per il bene dei fedeli, molti dei quali sono disorientati.
Chiedo al dr. Cortesi di immaginare di essere nei panni del Maestro Bontadini, insigne filosofo e apologeta, di cui ricorre il prossimo 12 cm il 20° anniversario della morte,: difenderebbe il papa come ha fatto M. Pera o esigerebbe da lui un comportamento diverso?

Voglio qui rispondere a Mario.

Non basta parlare di sporcizia. Se chi parla sa, deve anche provvedere, cosa che, a quanto risulta in modo ormai palese, Joseph Ratzinger non ha fatto né da vescovo, né da cardinale, né da papa. A quanto pare, ha invece continuato nel vecchio solco. Solo ora, che il dilagare internazionale degli scandali non gli consente più di negare l’evidenza, pare fare qualche piccola incertissima mossa, dando largamente l’impressione che più che volerlo fare, lo debba fare, per giunta cercando di nascondersi dietro l’alibi della persecuzione e del complotto orditi contro di lui. Né si tratta soltanto di pedofilia o di violenza sessuale: la “sporcizia” tocca ancora più ampi confini, che dovrebbero essere aperti e analizzati, senza che si debba aspettare la costrizione di scandali non più copribili.

Per esempio, perchè non si fa luce sulla “sporcizia” dello Ior, che ha fatto – e assai probabilmente ancora lo fa – il riciclaggio di tutto il denaro sporco della corruzione politica e imprenditoriale, delle mafie, dei poteri che operano nell’oscuro mondo del commercio di droga, armi, esseri umani, con bilanci ben superiori a quelli di stati quali l’Italia, contribuendo in tale modo a inquinare e compromettere la vita democratica di questi stati?

Per esempio, perché non si dice nulla delle gravissime probabilissime connivenze con le mafie del sud America?

Per esempio, perché si favorisce in vario modo e con estrema superficialità la pratica di adozioni internazionali, che poi – me lo dice l’esperienza clinica – hanno effetti devastanti in tantissimi di questi ragazzi?

Per esempio, perché non si dice nulla delle responsabilità oggettive in ordine alla devastazione e ai genocidi in atto in molte zone del mondo, a cominciare dalla Amazzonia? La ricattabilità da parte dei poteri e degli interessi che attuano la devastazione e il genocidio rende l’istituzione ecclesiale oggettivamente complice e colpevole, rende poi di fatto quanto meno impossibile ogni vera denuncia e ogni vera azione in senso contrario. Addirittura le pure eroiche presenze in loco di missionari finiscono di fatto con l’essere alibi e foglia di fico che, nascondendola, legittimano la vera violenza della realtà, diventandone così oggettivamente e paradossalmente complici.

Per esempio, perché si favorisce in vario modo e con estrema superficialità l’afflusso di badanti, soprattutto dall’America latina, per lo più donne che, per seguire un nostro anziano, lasciano figli e mariti, segnando di distruzione il tessuto sociale del paese di partenza? Ci si rende conto del disastro morale, sociale, culturale, politico che tutto ciò comporta e provoca? 

Per esempio, perché si lascia che la “scuola cattolica” sia sempre più la scuola dei ricchi, per lo più esclusivamente gestita dai sempre più arricchiti e potenti ciellini, scuola nella quale ben difficilmente trovano accoglienza l’allievo handicappato, il figlio del povero cristo, il figlio dell’extracomunitario non facoltoso, e dove ben difficilmente riesce a stare chi abbia un minimo senso critico? Perché non si dice che la distruzione in atto della scuola pubblica è in larga misura legata e strumentalmente funzionale all’eccesso di potere della scuola “cattolica”?

Per esempio, perché non si dice nulla di chiaro sull’Opus Dei, sulla sua organizzazione interna, sui suoi modi e criteri di “apostolato”, sui suoi reali obiettivi, sul suo effettivo potere, sulla sua presenza in settori decisivi delle istituzioni, della economia, della finanza? Eppure sono oramai numerosissime e del tutto credibili le testimonianze di ex “numerari” (si chiamano così i membri davvero effettivi della Prelatura): ci parlano dell’Opus Dei come di una vera e propria setta o società segreta, completamente autoreferenziale, nella quale si attuano gravissime forme di violenza morale e psicologica anche e prima di tutto su ragazzi della prima adolescenza. Perché l’Opus Dei nel 1982 è stata costituita Prelatura personale, caricata di un potere internazionale che sfugge in larga misura alla giurisdizione, al controllo e alla conoscenza dei vescovi diocesani? Con quali mezzi è riuscita con papa Wojtyla a farsi riconoscere tutto questo potere, riconoscimento che i papi precedenti, a cominciare da Giovanni XXIII, si erano ben guardati di pensare e di dovere concedere? Che influenza ha oggi l’Opus Dei sulla nostra vita politica e democratica? Che obiettivi politici e finanziari persegue? Perché non ci si dice nulla? Perché ci si lascia – volutamente – nell’ignoranza? E perché parimenti si dice poco o nulla dei Memores Domini, che per Comunione e Liberazione sono quello i “numerari” sono per l’Opus Dei? Quanti per esempio sanno che i vertici della politica, della sanità, della scuola, della finanza lombarde sono in gran parte nelle loro mani e nel potere della loro logica esclusiva e autoreferenziale, a cominciare da Roberto Formigoni? Che interessi ha in tutto ciò l’istituzione ecclesiale? Chi decide e in base a quali criteri?

Per esempio, perché non si dice nulla dell’ignoranza, della incompetenza, della superficialità oggettivamente violente e arroganti con le quali preti o laici “cattolici” (sarei curioso di sapere chi dà il patentino di laico “cattolico”; se, come, perché e da parte di chi viene concesso, rinnovato o tolto) si immischiano in faccende e in ambiti per i quali non hanno alcuna competenza, spesso con risultati disastrosi e disonesti? A che titolo parlano e agiscono, in base a quale competenza? Non è raro, per esempio, che preti del tutto incompetenti si permettano di dare – nel confessionale e fuori – consigli in materia di psicologia, di giurisprudenza o di morale, contrabbandando come “religiosi” consigli o giudizi che con la religione non hanno nulla a che fare. Idem fanno molti laici “cattolici”, trincerandosi dietro la santa maschera di un volontariato tanto santificato ed esaltato quanto abitato da ignoranza e incompetenza (quando capiremo che – per uno stato – il ricorso al volontariato è direttamente proporzionale alla mancanza di vera civiltà e di collaudata professionalità?). Per fortuna non ci sono più (almeno si spera; la cronaca ogni tanto suggerisce il contrario) luoghi di ricovero “cattolici” per malati psichici o per persone bisognose di aiuto. Ma l’intromissione “cattolica” purtroppo continua in altre forme. Perché, per esempio, nessuno dice che cosa esattamente facciano strutture come i “centri di primo ascolto” o i “patronati” di vario tipo o le più disparate comunità di “aiuto” o di “recupero”? Che criteri seguono, con quali competenza operano, che fini davvero perseguono, con quali fondi campano, da chi sono controllati?

Ebbene, di fronte a tanto ampio orizzonte di probabilissima sporcizia, limitare o focalizzare il discorso sulla tragedia della pedofilia e della violenza sessuale di religiosi e preti, paradossalmente contribuisce a nascondere tutto il resto: una vergogna, che, venendo proprio … a pera, finisce con il proteggere e nascondere tutte le altre, con una ben collaudata tecnica, usata anche per esempio da Berlusconi o da Putin. Paradossale e diabolico.

Mario ricorda Gustavo Bontadini. L’ho conosciuto quanto può conoscerlo uno studente di Filosofia che per due anni segue le lezioni del biennale di Filosofia Teoretica. Nelle sue lezioni – ricordo – lasciava si discutesse molto; non ho mai capito se lo facesse perché credeva davvero nella forza della discussione o perché pensava di avere comunque ragione. Allora pensavo fosse per il primo motivo. Oggi, proprio non so che cosa direbbe Bontadini; so però che molti degli studenti che allora animavano le sue lezioni direbbero cose parecchio vicine a quelle che ho cercato di dire io.

Mi piacerebbe che nella chiesa la discussione della verità e della realtà ci fosse, venisse davvero aiutata e riconosciuta. Mi piacerebbe ci fossero il gusto dell’intelligenza e l’intelligenza del gusto; la libertà della ricerca e la ricerca della libertà; l’emozione della verità e la verità dell’emozione; lo stupore dell’amore e l’amore dello stupore; la gioia della parola e la parola della gioia. Il Concilio Vaticano II (ero adolescente e giovane a quei tempi) diede la speranza (o l’illusione?) di tutto ciò. Purtroppo una sedicente “chiesa”, che si identifica sempre più esclusivamente con la curia vaticana e romana, oggi nega sempre più questa speranza. L’uccisione della speranza è la prima vera, grave, patogena sporcizia della chiesa e nella chiesa.

 

Voto a voto vadano astuzia e crimine

convincendo i semplici a farsi complici

Giovanni Raboni, Ultimi versi, pg. 7