È grande e bella Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano Cucchi. È come Antigone. Vuole dare senso al fratello, deporre dalla croce il suo cadavere devastato e darlo al diritto del senso e al senso del diritto. Come Antigone, ci dice che la morte non può né deve essere l’assoluto: ogni uomo ha diritto alla dignità, fosse pure la dignità della morte e nella morte. Solo così la morte non è l’assoluto della fine e la fine dell’assoluto. Solo così l’uomo è lui il fine; è lui ad abitare l’assoluto, atteso e accolto dall’assoluto. Se manca il riconoscimento di questo diritto, ogni legge della città è prevaricante, violenta, onnipotente e prepotente come sanno esserlo le leggi dell’impotenza e della barbarie. In questo Antigone è come Socrate: afferma che ogni piccola legge umana trova radice e dignità soltanto se, come suo simbolo, rinvia alla grande Legge, all’assoluto che sta dopo la morte e che, perciò, dà senso alla morte, significandola come apertura a quel senso e quei significati per i quali si può vivere e per i quali si deve sapere anche morire.

È misero e microscopico Carlo Giovanardi. È come Creonte. Vuole che la morte si fermi alla constatazione della debolezza e del limite, ne sia la sanzione e la legittimazione. Che diritti può avere un “drogato”, un “anoressico”? Forse non è neppure un uomo: se lo è, la sua umanità può essere soltanto archiviata come umanità sbagliata e abortita, colpevole di sé stessa, obbligata a morire, coperta da una compassione incapace di pietà, negata da silenzi senza verità, inquinati dalla contraddizione, dal dubbio, da probabili e necessarie omertà. Creonte è l’uomo delle piccole minuscole leggi, quelle che pretendono di dire, anche nella morte, soprattutto nella morte provocata, chi è uomo e chi non lo è. È l’antica tremenda presunzione dei fascismi e dei nazismi: solo qualcuno è uomo, solo qualcuno ha diritti, solo qualcuno è “normale”, cioè degno della norma e della legge. Gli altri, prima o dopo tutti gli altri, sono degni solo della legge che uccide, che ha bisogno di massacrare anche i cadaveri e di continuare a uccidere chi è già ucciso. Gli altri, prima o poi tutti gli altri, possono e devono soltanto essere schiacciati da leggi sempre più ingiuste, prevaricati da leggi che hanno bisogno di potenti protetti, di aguzzini legittimati, di picchiatori tutelati, di monarchi imbalsamati.

È il solito vecchio stantio artificio dei fascismi e dei nazismi: avere bisogno della morte, agire la morte, produrre la morte, identificandola come ineluttabile e forse provvidenziale sterminio del “debole” e del non “normale”. Chi non può costruire, alla fine uccide, deve uccidere, non può non uccidere, perché l’uomo o lo affermi tutto e senza condizione oppure, prima o poi, lo uccidi, devi ucciderlo, non puoi non ucciderlo.

È la pazzia di tutti i Creonte della storia. Hanno bisogno di dissociarsi: di dirsi umani quando uccidono l’uomo; di difendere le pareti e i crocefissi, mentre crocefiggono e distruggono.

Antigone venne a propria volta condannata, colpevole soltanto di avere voluto seppellire il proprio fratello, togliendone le spoglie all’aria e agli animali, immergendolo nel battesimo materno della terra e della eternità. Da Creonte venne condannata a essere sepolta viva. Come il fratello viene ucciso da una morte senza morte, così la sorella viene uccisa da una vita senza vita, E a uccidere è sempre un potere senza potere, il potere idiota e omicida dei Creonte e dei Giovanardi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: