Riscrivo come post un efficace commento di Paola da Como.

Ieri sono andata a sentire un dibattito:
“Non abbiate paura. Esperienze di accoglienza migranti a Como e provincia”, con Gianluigi Vercellini, vicario foraneo e parroco di Camerlata, Corrado Conforto Galli, viceprefetto di Como, Marica Livio, psicologa interculturale, Acli Como, Roberto Bernasconi, direttore Caritas diocesana, un rappresentante del Comune di Como, Giusto Della Valle, parroco di Rebbio, Luisa Seveso, presidente Acli Como, coordina il dibattito Andrea Luppi, Il Settimanale della Diocesi di Como, mercoledì 1 giugno alle 20.45 alla parrocchia di Camerlata in via Colonna a Como, organizzano Acli e Caritas di Como”
La sala era strapiena. L’età media dei partecipanti era piuttosto alta, si vedevano tante teste grigie, i giovani presenti erano prevalentemente di pelle nera (alcuni di loro si erano portati anche i bimbi piccolissimi). Mi ha colpito molto la scarsissima presenza di giovani bianchi.
Tutti i partecipanti erano molto seri, qualcuno arrabbiato.
I due rappresentanti delle istituzioni hanno fatto, a mio avviso, una magra figura: il viceprefetto parlava a braccio ripetendo sempre gli stessi due concetti, già noti a tutti perché riportati sui quotidiani, infarcendoli di un mare di aggettivi, avverbi, congiunzioni, che rendevano il discorso nebuloso e soporifero. La rappresentante del comune ha risvegliato le paure dei presenti ricordando i problemi del comune dovuti al gran numero di famiglie residenti che hanno perso il lavoro e la casa e sottolineando che i disoccupati aumenteranno a breve.
Tra la folla era seduto Luca Gaffuri (consigliere regionale PD) che, dopo l’intervento di tutti i relatori, si è alzato in piedi e ha offerto un’altra chiave di lettura delle scelte ( e non-scelte) fatte dalle istituzioni.
Ha confrontato tra l’altro l’operato della regione Toscana e quello della regione Lombardia. (Dal suo blog: „siamo l’unica Regione in Italia in cui lo scaricabarile sull’emergenza profughi ha finito per lasciare i comuni da soli a gestire l’accoglienza. Ecco perché l’imbarazzante gioco a nascondino dei livelli regionali ha dovuto necessariamente concludersi con l’assunzione di responsabilità della Protezione civile nazionale e non delle strutture territoriali, come avviene nelle altre regioni”)
I due rappresentanti di comune e prefettura sono rimasti seduti e muti.
L’atmosfera è diventata più pesante e quando il viceprefetto ha risposto ad alcune domande formulate dai presenti, gli applausi di ringraziamento non sono più arrivati. La rappresentante del comune ha scelto di non aggiungere nulla.
Comunque le prospettive non sono rosee.
Il cambiamento è inevitabile e come ha detto il responsabile della caritas “non sarà indolore”.
Don Giusto Della Valle ha sottolineato che nell’Africa subsahariana la gente può solo sopravvivere, ha detto che in Camerun (dove lui viveva fino a un paio di anni fa) chi non parte è solo perché non trova i soldi per farlo e che tutti i giovani partirebbero se potessero: “2 su 3 e forse anche 3 su 3 sarebbero disposti a lasciare la loro terra subito” e ha ricordato che si prevede un afflusso molto grande e inarrestabile in Europa nei prossimi 15 anni.
Aveva esordito dicendo che anche lui, come i migranti, ha forse bisogno di aiuto psicologico perché, rientrato dal Camerun, non riesce più ad integrarsi e che ricordava dei comaschi diversi… insomma ci ha fatto educatamente notare che siamo peggiorati.
Il responsabile caritas ha aggiunto che noi abbiamo avuto la fortuna di nascere qui e che ora ci è chiesto di condividere con altri che non hanno avuto la stessa fortuna, e ha sottolineato che stiamo pagando gravi errori fatti per decenni da chi ci ha preceduto.
La psicologa aveva un tono piuttosto aggressivo e ha detto che il nostro sguardo ferisce, perché con gli occhi non comunichiamo accoglienza e produciamo chiusura.
So bene che le sole ricchezze davvero nostre sono le relazioni che costruiamo e le competenze e i saperi che riusciamo ad acquisire.
Ma mi accorgo che mi sento povera in questo, e ho paura!
O forse meglio: le attuali prospettive mi costringono a prendere atto di una paura che già era in me.
Di certo il titolo dato alla conferenza non ha avuto su di me l’esito desiderato.
Mi torna ora in mente una poesia… (ma mi sembra tutto così difficile…)


” L’utopia
è instancabile e sta sempre sul sentiero, là
dove l’uomo sa lasciare la vecchia casa,
non importa chi egli sia o quanti anni
abbia, per mettersi in marcia,
per abitare nelle sue notti il cielo
o la tenda che al mattino smonterà
e caricherà sulle sue spalle inquiete e
fradice di ricerca e di infinito.
Là sta l’utopia.(Gigi Cortesi)”

PS: per rendere più chiaro quel che volevo dire riporto alcune frasi che ho sentito ieri:

Uno dei presenti ha chiesto perché non si utilizza un centro comunale, già predisposto per l’accoglienza e attualmente vuoto.
La rappresentante del comune ha risposto: “perché costa”
Un altro presente ha sottolineato che “anche l’albergo che attualmente ospita alcuni stranieri costa”
La rappresentante ha risposto: “ma l’albergo non lo paga il comune”

Ho trovato concetti simili a quanto ho sentito ieri anche qui:

http://www.aifo.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/462

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