Leggo su “Il fatto quotidiano” questa notizia:

Niente comunione per il bambino disabile. Succede a Porto Garibaldi, uno dei sette lidi di Comacchio, in provincia di Ferrara. Al momento dell’eucarestia don Piergiorgio Zaghi non porge l’ostia a un piccolo affetto da gravi disturbi.
Era il momento propedeutico alla celebrazione della prima comunione. Dopo il percorso di catechismo i giovanissimi frequentatori della parrocchia dell’Immacolata concezione si accingevano a ricevere per la prima volta il “corpo di Cristo”. Era un momento al quale i genitori del piccolo diversamente abilesi erano avvicinati con preoccupazione.

Loro stessi avevano chiesto consiglio su come poter avviare a questo primo percorso spirituale il loro figlio. Il sacerdote avrebbe manifestato immediatamente le proprie perplessità in merito alla possibilità di dare il sacramento al piccolo, essendo incapace – questa la spiegazione riportata dalle cronache cittadine – di intendere e volere”.

Notizie come questa urlano nell’anima, nei cieli e negli abissi. Che diritto ha un prete o la chiesa come tale di impedire a Gesù di farsi cibo di quel ragazzo, che di certo non era il meno amato da Gesù? “Lasciate che i bambini vengano a me”, dice Gesù. In base a quale diritto un prete e la chiesa come tale vieta a Gesù l’incontro con chi va a lui? Con lo stesso criterio non si dovrebbero battezzare i neonati. Perché per i neonati sì e per un bimbo “disabile” no? E quanti tra coloro che si uniscono in matrimonio o prendono l’ordinazione sacerdotale sono davvero in grado di intendere e volere? Quanti sanno e vogliono davvero la Confermazione o l’Unzione dei malati? Nel mio lavoro di psicoterapeuta mi capita di avere a che fare con persone che si sono sposate o sono state ordinate in base a forti condizionamenti consci o inconsci da parte del loro sistema familiare d’origine e/o da parte di bisogni dovuti a patologie psichiche o relazionali: eppure, di fronte a tali situazioni, i preti e la chiesa come tale non hanno detto nulla e si sono ben guardati dall’impedire l’attuazione del sacramento.

Per certi aspetti l’Eucaristia è la risposta al Battesimo: come nel Battesimo l’essere umano “si immerge” in Gesù, nell’Eucaristia Gesù “si immerge”  nell’umano, facendosi cibo e carne e sangue dell’umano; come per immergersi in Gesù non è necessaria la diretta consapevolezza del bambino, ma basta quella putativa del padrino o della madrina, così – a maggiore ragione – perché Gesù si immerga nell’umano non dovrebbe essere necessaria la coscienza diretta di chi si comunica, ma dovrebbe bastare la coscienza di Maria e della Chiesa. Quando Gesù, concepito da Maria, si fece uomo (dando già di fatto inizio all’Eucaristia, che della Incarnazione è conseguenza e compimento), non ci fu bisogno della “capacità di intendere e volere” di tutta l’umanità; bastò quella di Maria, bastò la consapevolezza immacolata del suo “Fiat”.

“Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”, dice Gesù nella propria passione. Se avesse aspettato che l’intera umanità, uccidendolo, sapesse quello che faceva, probabilmente neppure oggi sarebbe avvenuta l’Incarnazione, neppure oggi ci sarebbe l’Eucaristia. Se per fare il male supremo, cioè l’uccisione di Gesù, non è necessaria la diretta e piena “capacità di intendere e volere”, perché questa deve essere necessaria quando in gioco c’è il bene supremo, cioè l’Incarnazione di Gesù in ogni uomo, chiunque egli sia, a partire proprio da quel bambino di Porto Garibaldi?

P.S. Nel testo di questo articoletto ho lasciato tra virgolette l’espressione “capacità di intendere e volere” perché penso che indichi qualcosa che sfugge totalmente alla possibilità di piena valutazione persino da parte della scienza, che per propria natura è sapere falsificabile. Figuriamoci da parte di un prete … Solo il Padre, Gesù e lo Spirito sanno dove e come c’è o non c’è coscienza e “capacità di intendere e volere”, solo Loro sanno il rapporto tra corpo e coscienza, tra volontà e coscienza, tra corpo e volontà. Non si dimentichi per esempio quanto nella definizione di coscienza giochi il pregiudizio cartesiano e razionalistico della separazione tra anima e corpo e tra coscienza e coscienza riflessa.

C’è un portale ( www.pontifex.roma.it ), che, a quanto mi si dice, è sostenuto da 4-5 cardinali e vescovi in pensione, tra cui il ben noto mons. Babini, ex vescovo di Grosseto. Questo portale è voce di un integralismo talmente becero e folle, da fare apparire aperti e libertari anche i lefrevriani più retrogradi. Mi si dice che in Vaticano il portale è considerato pura follia, ma nessuno prende distanza chiara e ufficiale da quanto vi viene scritto; viene lasciato vivere e dire con il consenso sia pure tacito di un’ala integralistica estrema della Curia romana.

Questo stesso portale affermò che la morte del giovane operaio ucciso da un traliccio durante l’allestimento di un concerto di Jovanotti era un “castigo di Dio” nei confronti di Jovanotti stesso.

Ora, in un post in occasione della morte di Lucio Dalla (http://www.pontifex.roma.it/index.php/editoriale/spettacolo/10801-lucio-dalla-verso-la-beatificazione-ed-il-funerale-religioso-uno-scandalo-ed-unidolatria-pagana), Bruno Volpe, l’editorialista più noto del portale, esce con affermazioni di questo tipo:

sono del parere che Dalla non abbia diritto ad un funerale religioso in quanto in stato di pubblico peccatore.

Se la diocesi di Bologna dovesse farlo spingendosi fino al pubblico elogio, sarebbe scandaloso e contraio al CIC; per altro verso determinerebbe un grave precedente.

Dunque, onore al genio Dalla, ma si eviti lo scandalo e l’idolatria pagana, almeno in Chiesa”.

Questa folle logica viene ribadita da mons. Babini in una intervista fattagli da Bruno Volpe nello stesso portale:

il Diritto Canonico, le ripeto, proibisce il funerale a tutti coloro che abbiano dato pubblico scandalo con la loro vita”.

L’omofobia foraggia fanatismi di questo tipo. Non è ora che la Chiesa ufficiale si decida a prendere le distanze da questi fanatismi?

Cosa c’è tra Berlusconi e parte del Vaticano?

Il buio oltre la Sepe.

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Ringrazio di cuore chi l’ha scritta. Anch’io, a modo mio, sono stato da piccolo un bambino discriminato. So che segni può lasciare l’esserlo stato e quanto sia difficile risalire la corrente delle discriminazioni subite. Chi ha scritto questa lettera, dà una carezza al bambino di ieri e rende felice l’uomo di oggi, che vorrebbe tanto avere per amico una persona tanto bella.

Grazie.

 

Come commento al mio post di ieri (2010/04/10 – Benedetto XVI, Padre Federico Lombardi e gli abusi sessuali (pedofilia compresa) di religiosi e preti ), Mario mi scrive:

Nel Marzo scorso, con una lettera al direttore del Corriere della sera, il filosofo laico Marcello Pera difendeva il papa sostenendo che la campagna mediatica contro la Chiesa approfittava della triste vicenda dei preti pedofili per affondare un attacco spietato all’istituzione. Diceva Pera che si trattava di una vera e propria “guerra” che non si sarebbe risolta facilmente.
Ricordo personalmente che durante la ” Via Crucis” al Colosseo della Pasqua 2005, ancora vivente Papa Giovanni Paolo II, l’allora cardinale Ratzinger, in un commento parlò apertamente di “sporcizia” presente nella Chiesa ( evidentemente conoscendone alcuni fatti).
Sono del parere che la Verità deve essere detta a tutti i costi e proclamata, soprattutto per il bene dei fedeli, molti dei quali sono disorientati.
Chiedo al dr. Cortesi di immaginare di essere nei panni del Maestro Bontadini, insigne filosofo e apologeta, di cui ricorre il prossimo 12 cm il 20° anniversario della morte,: difenderebbe il papa come ha fatto M. Pera o esigerebbe da lui un comportamento diverso?

Voglio qui rispondere a Mario.

Non basta parlare di sporcizia. Se chi parla sa, deve anche provvedere, cosa che, a quanto risulta in modo ormai palese, Joseph Ratzinger non ha fatto né da vescovo, né da cardinale, né da papa. A quanto pare, ha invece continuato nel vecchio solco. Solo ora, che il dilagare internazionale degli scandali non gli consente più di negare l’evidenza, pare fare qualche piccola incertissima mossa, dando largamente l’impressione che più che volerlo fare, lo debba fare, per giunta cercando di nascondersi dietro l’alibi della persecuzione e del complotto orditi contro di lui. Né si tratta soltanto di pedofilia o di violenza sessuale: la “sporcizia” tocca ancora più ampi confini, che dovrebbero essere aperti e analizzati, senza che si debba aspettare la costrizione di scandali non più copribili.

Per esempio, perchè non si fa luce sulla “sporcizia” dello Ior, che ha fatto – e assai probabilmente ancora lo fa – il riciclaggio di tutto il denaro sporco della corruzione politica e imprenditoriale, delle mafie, dei poteri che operano nell’oscuro mondo del commercio di droga, armi, esseri umani, con bilanci ben superiori a quelli di stati quali l’Italia, contribuendo in tale modo a inquinare e compromettere la vita democratica di questi stati?

Per esempio, perché non si dice nulla delle gravissime probabilissime connivenze con le mafie del sud America?

Per esempio, perché si favorisce in vario modo e con estrema superficialità la pratica di adozioni internazionali, che poi – me lo dice l’esperienza clinica – hanno effetti devastanti in tantissimi di questi ragazzi?

Per esempio, perché non si dice nulla delle responsabilità oggettive in ordine alla devastazione e ai genocidi in atto in molte zone del mondo, a cominciare dalla Amazzonia? La ricattabilità da parte dei poteri e degli interessi che attuano la devastazione e il genocidio rende l’istituzione ecclesiale oggettivamente complice e colpevole, rende poi di fatto quanto meno impossibile ogni vera denuncia e ogni vera azione in senso contrario. Addirittura le pure eroiche presenze in loco di missionari finiscono di fatto con l’essere alibi e foglia di fico che, nascondendola, legittimano la vera violenza della realtà, diventandone così oggettivamente e paradossalmente complici.

Per esempio, perché si favorisce in vario modo e con estrema superficialità l’afflusso di badanti, soprattutto dall’America latina, per lo più donne che, per seguire un nostro anziano, lasciano figli e mariti, segnando di distruzione il tessuto sociale del paese di partenza? Ci si rende conto del disastro morale, sociale, culturale, politico che tutto ciò comporta e provoca? 

Per esempio, perché si lascia che la “scuola cattolica” sia sempre più la scuola dei ricchi, per lo più esclusivamente gestita dai sempre più arricchiti e potenti ciellini, scuola nella quale ben difficilmente trovano accoglienza l’allievo handicappato, il figlio del povero cristo, il figlio dell’extracomunitario non facoltoso, e dove ben difficilmente riesce a stare chi abbia un minimo senso critico? Perché non si dice che la distruzione in atto della scuola pubblica è in larga misura legata e strumentalmente funzionale all’eccesso di potere della scuola “cattolica”?

Per esempio, perché non si dice nulla di chiaro sull’Opus Dei, sulla sua organizzazione interna, sui suoi modi e criteri di “apostolato”, sui suoi reali obiettivi, sul suo effettivo potere, sulla sua presenza in settori decisivi delle istituzioni, della economia, della finanza? Eppure sono oramai numerosissime e del tutto credibili le testimonianze di ex “numerari” (si chiamano così i membri davvero effettivi della Prelatura): ci parlano dell’Opus Dei come di una vera e propria setta o società segreta, completamente autoreferenziale, nella quale si attuano gravissime forme di violenza morale e psicologica anche e prima di tutto su ragazzi della prima adolescenza. Perché l’Opus Dei nel 1982 è stata costituita Prelatura personale, caricata di un potere internazionale che sfugge in larga misura alla giurisdizione, al controllo e alla conoscenza dei vescovi diocesani? Con quali mezzi è riuscita con papa Wojtyla a farsi riconoscere tutto questo potere, riconoscimento che i papi precedenti, a cominciare da Giovanni XXIII, si erano ben guardati di pensare e di dovere concedere? Che influenza ha oggi l’Opus Dei sulla nostra vita politica e democratica? Che obiettivi politici e finanziari persegue? Perché non ci si dice nulla? Perché ci si lascia – volutamente – nell’ignoranza? E perché parimenti si dice poco o nulla dei Memores Domini, che per Comunione e Liberazione sono quello i “numerari” sono per l’Opus Dei? Quanti per esempio sanno che i vertici della politica, della sanità, della scuola, della finanza lombarde sono in gran parte nelle loro mani e nel potere della loro logica esclusiva e autoreferenziale, a cominciare da Roberto Formigoni? Che interessi ha in tutto ciò l’istituzione ecclesiale? Chi decide e in base a quali criteri?

Per esempio, perché non si dice nulla dell’ignoranza, della incompetenza, della superficialità oggettivamente violente e arroganti con le quali preti o laici “cattolici” (sarei curioso di sapere chi dà il patentino di laico “cattolico”; se, come, perché e da parte di chi viene concesso, rinnovato o tolto) si immischiano in faccende e in ambiti per i quali non hanno alcuna competenza, spesso con risultati disastrosi e disonesti? A che titolo parlano e agiscono, in base a quale competenza? Non è raro, per esempio, che preti del tutto incompetenti si permettano di dare – nel confessionale e fuori – consigli in materia di psicologia, di giurisprudenza o di morale, contrabbandando come “religiosi” consigli o giudizi che con la religione non hanno nulla a che fare. Idem fanno molti laici “cattolici”, trincerandosi dietro la santa maschera di un volontariato tanto santificato ed esaltato quanto abitato da ignoranza e incompetenza (quando capiremo che – per uno stato – il ricorso al volontariato è direttamente proporzionale alla mancanza di vera civiltà e di collaudata professionalità?). Per fortuna non ci sono più (almeno si spera; la cronaca ogni tanto suggerisce il contrario) luoghi di ricovero “cattolici” per malati psichici o per persone bisognose di aiuto. Ma l’intromissione “cattolica” purtroppo continua in altre forme. Perché, per esempio, nessuno dice che cosa esattamente facciano strutture come i “centri di primo ascolto” o i “patronati” di vario tipo o le più disparate comunità di “aiuto” o di “recupero”? Che criteri seguono, con quali competenza operano, che fini davvero perseguono, con quali fondi campano, da chi sono controllati?

Ebbene, di fronte a tanto ampio orizzonte di probabilissima sporcizia, limitare o focalizzare il discorso sulla tragedia della pedofilia e della violenza sessuale di religiosi e preti, paradossalmente contribuisce a nascondere tutto il resto: una vergogna, che, venendo proprio … a pera, finisce con il proteggere e nascondere tutte le altre, con una ben collaudata tecnica, usata anche per esempio da Berlusconi o da Putin. Paradossale e diabolico.

Mario ricorda Gustavo Bontadini. L’ho conosciuto quanto può conoscerlo uno studente di Filosofia che per due anni segue le lezioni del biennale di Filosofia Teoretica. Nelle sue lezioni – ricordo – lasciava si discutesse molto; non ho mai capito se lo facesse perché credeva davvero nella forza della discussione o perché pensava di avere comunque ragione. Allora pensavo fosse per il primo motivo. Oggi, proprio non so che cosa direbbe Bontadini; so però che molti degli studenti che allora animavano le sue lezioni direbbero cose parecchio vicine a quelle che ho cercato di dire io.

Mi piacerebbe che nella chiesa la discussione della verità e della realtà ci fosse, venisse davvero aiutata e riconosciuta. Mi piacerebbe ci fossero il gusto dell’intelligenza e l’intelligenza del gusto; la libertà della ricerca e la ricerca della libertà; l’emozione della verità e la verità dell’emozione; lo stupore dell’amore e l’amore dello stupore; la gioia della parola e la parola della gioia. Il Concilio Vaticano II (ero adolescente e giovane a quei tempi) diede la speranza (o l’illusione?) di tutto ciò. Purtroppo una sedicente “chiesa”, che si identifica sempre più esclusivamente con la curia vaticana e romana, oggi nega sempre più questa speranza. L’uccisione della speranza è la prima vera, grave, patogena sporcizia della chiesa e nella chiesa.

Il Portavoce della Santa Sede Padre Federico Lombardi ha detto che Benedetto XVI è “pronto a incontrare le vittime” degli abusi sessuali commessi dai religiosi, in particolare le vittime dei preti pedofili.

Non capisco tre cose.

Primo, non capisco perché il papa aspetti solo ora a dichiararsi tanto apertamente disponibile all’incontro. Da molto, troppo tempo, si sa degli abusi sessuali e della pedofilia di religiosi e preti. Perché si dichiara ufficialmente e apertamente “disponibile” soltanto ora, a scandali irrimediabilmente esplosi, dopo avere con scritti e comportamenti non soltanto seguito, ma addirittura prescritto per decenni la strategia omertosa e irresponsabile del silenzio e della copertura sistematica del problema?

Secondo, non capisco perché, per dichiararsi disponibile, abbia bisogno di nascondersi dietro il proprio portavoce. Gesù ha detto “andate e annunciate”; non ha detto: “restate fermi e fatevi annunciare”.

Terzo, non capisco perché non vada lui in prima persona – subito e direttamente – a incontrare le vittime. Il Buon Pastore di cui parla Gesù (Giovanni, 10, 1-21) va lui subito e direttamente a cercare le proprie pecore isolate e in pericolo, se le prende in spalla lui prendendosene cura in prima e immediata persona, senza bisogno di annunci e di portavoce.

Se, incarnandosi in Gesù, Dio è venuto Lui tra gli uomini, facendosi uomo fino alla morte e abitando tra gli uomini, non capisco perché, esibendosi prima di tutto come addolorata vittima di un complotto, Benedetto XVI continui a restarsene in Vaticano, più immobile, disumano e lontano di qualsivoglia Dio aristotelico.

Questo papetto freddo e distaccato riesce anche soltanto lontanamente a immaginare quanto devastante sia subire un abuso sessuale e una violenza pedofila? Si rende conto di quanto abisso di dolore sia causa la violenza che egli per primo ha contribuito a nascondere con eterni silenzi e micidiali, complici coperture? Anche soltanto lontanamente riesce a immaginare che ogni sia pure minimo ritardo nella denuncia e ogni sia pure minima incertezza nell’aiuto amplificano esponenzialmente il già gravissimo e dilaniante danno provocato dall’abuso e dalla violenza sessuali e pedofile? Chi abbiamo come papa? Che libertà e responsabilità morali ha? Che idea di chiesa ha e attua, che realtà di “chiesa” copre? In quale antropologia e in quale teologia si identifica? E – poi – chi gli sta intorno? Quanti Agostino Vallini nascondono la curia vaticana e la curia romana? Vedi, in proposito, quanto già ho scritto in altri quattro post:

2010/03/26 – Il New York Times e i 200 bambini sordi abusati da un prete pedofilo. Le responsabilità di Ratzinger, Bertone e della Curia Vaticana

2009/07/29 – Monumento del governo irlandese, pedofilia dei preti, Agostino Vallini e denuncia di “Avvenire” contro Berlusconi ,

2009/11/27 – Anche per la pedofilia, come al solito il Vaticano tace,

Hans Kung, celibato dei preti, chiesa, pedofilia e sessualità.

 

E dove sta mai il problema?

Dice Gesù: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Matteo, 18, 20). Quando Gesù è tra noi, lì c’è chiesa.

Quando Rosi e io ci chiamiamo nello stupore (e “stupore” è uno dei suoi nomi), lui è con noi, perché anche lui vuole stupirsi di noi con noi.

Quando chiamo i miei figli nella festa (e “festa” è uno dei suoi nomi), lui è con noi, perché anche lui vuole essere festa con noi.

Quando chiamo i miei amici nella gioia di un buon bicchiere di vino (e “buon bicchiere di vino” è uno dei suoi nomi), lui è con noi, perché anche lui vuole stare allegro con noi.

Quando chiamo i miei com-pagni nel nome di un pezzo di pane, lo spezzo e lo mangio con loro (e “pane spezzato” è uno dei suoi nomi), lui è con noi, perché anche lui vuole mangiare il nostro pane con noi.

Quando chiamo qualcuno con parola libera e spregiudicata (e “parola libera e spregiudicata” è uno dei suoi nomi), lui è con noi, perché anche a lui piace parlare libero e spregiudicato.

Quando la sofferenza o l’offesa date o subite sono per-dono di uno nell’altro (e “per-dono” è uno dei suoi nomi), lui è con noi, perché per lui, in lui e attraverso di lui ogni sofferenza subita e ogni offesa accolta sanno aprirsi alla vita e sanno scoprirsi come dono prezioso.

Quando parlo con chi è diverso da me balbettando le sue parole e quando uno diverso da me balbetta le mie parole (e “diversità” e “parola balbettata” sono due dei suoi nomi), lui è con noi, perché anche lui vuole essere tutte le diversità e tutti i balbettii del mondo.

Quando tu e io parliamo di cieli nuovi e terre nuove (e “cieli nuove e terre nuove” è uno dei suoi nomi), lui è con noi, perché anche lui vuole infiniti cieli e infinite terre, sempre più nuovi e sempre più belli.

Quando tu e io ci aspettiamo e chiamiamo al di là e al di qua di ogni muro e confine (e “attesa” e “al di qua” e “al di là” sono tre dei suoi nomi), lui è con noi, perché anche lui vuole aspettare con noi al di là e al di qua di ogni muro e confine.

Quando tu e io, magari litigando tra noi, chiediamo entrambi giustizia (e “giustizia” è uno dei suoi nomi), lui è con noi, perché anche a lui piace battersi per la giustizia e perché lui è la giustizia.

Quando tu e io, magari discutendo tra noi, parliamo per cercare insieme la verità (e “verità cercata” è uno dei suoi nomi), lui è con noi, perché anche a lui piace la verità, così tanto che lui è davvero la verità.

Quando siamo in due e ci piace chiamare insieme a noi anche un altro (e “trinità e “insieme” sono due dei suoi nomi), lui è con noi, perché a lui piace essere insieme a due o più di due.

Quando nelle notti cerchiamo un sentiero e incontrandoci ci aiutiamo a trovare la via anche più difficile (e “sentiero cercato” e “via difficile” sono due dei suoi nomi), lui è con noi, perché lui è il sentiero cercato e la via difficile, così tanto che sempre sostiene ogni nostro passo.

Quando tu e io parliamo non per quel che abbiamo, ma per quel che siamo, anche quando a parlare siamo noi due povericristi (e “povero cristo” è uno dei suoi nomi), lui è con noi, perché non c’è nessuno più povero cristo di lui, così tanto che senza di lui non ci sarebbe gusto a essere un povero cristo.

Quando tu e io ci incantiamo parlando della bellezza, ci estasiamo nella danza, siamo una voce sola nel canto (e “bellezza” e “danza” e “canto” sono tre dei suoi nomi), lui è con noi, perché a lui piace meravigliarsi con noi e danzare con noi i nostri balli e cantare insieme a noi le nostre canzoni.

Quando, pure volendo parlare, taciamo perché siamo semplici o troppo deboli o troppo imbranati (e “parola nonostante” e “semplicità” sono due dei suoi nomi), lui è con noi, perché lui ama parlare nonostante e comunque, anche nei silenzi assordanti e imbranati e fragili.

Quando tu e io alziamo la testa e guardiamo di giorno i cieli e di notte le stelle e il buio (e “testa alzata” e “speranza disperata” sono due dei suoi nomi), lui è con noi, perché vuole con noi respirare i nostri de-sideri e tutte le nostre speranze.

Quando vogliamo così tanto vivere da non temere la morte (e “vita” e “risurrezione” sono due dei suoi nomi), lui è con noi, perché a lui è piaciuto così tanto vivere con noi e come noi, che, pure temendola fino all’urlo, ha vissuto anche la morte, al punto che l’ha infradiciata di vita e risurrezione.

Quando invece vogliamo essere soli, non vogliamo ascoltare nessuno, non amiamo neppure noi stessi, usiamo l’amicizia, tradiamo l’amore, taciamo la verità, non gustiamo la festa, non ci stupiamo d’amore, non guardiamo mai in alto, temiamo chi è diverso, inganniamo la bellezza, non amiamo neanche noi stessi, non amiamo tutto l’umano che siamo e incontriamo, lui piange, perché ama così tanto la libertà di chi non vuole stare con lui, che se ne deve andare, rispettandoci fino in fondo.

Ma, prima ci manda sempre un bacio d’arrivederci, anche quando noi non ce ne accorgiamo. E, discreto, ci segue, aspettando che noi, almeno in due, lo chiamiamo di nuovo a parlare e a cantare con noi. Noi non crediamo sempre in lui, ma lui crede sempre in noi.