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10 Risposte to “DITE LA VOSTRA”

  1. Elena Gaffuri Says:

    Una risposta per Mario: mi fa molto piacere che tu abbia dedicato la canzone di Brassens a tua moglie. E’ bello sapere di coppie innamorate.
    Alla vostra coppia e a tutte le altre luminose alzo il calice per un brindisi e un ridere di cuore!

    Poi vorrei lasciare un commento di altro tipo…ahimè.
    Leggo su Repubblica che Frattini si lamenta dell’incontro Merkel-Sarkozy. Credo che principalmente si lamenti che in quel binomio manchi un nome italiano, non semplicemente che ci sia stato un incontro limitato a due.
    Questo almeno penso io, magari mi sbaglio.
    Invece riporto un dato certo, perché accaduto. Dopo che il capo di governo italiano ha proposto l’edificante partito della gnocca, un giornalista francese su una rete televisiva francese dedicata alle informations ha commentato la brillante “trovata”.
    Con la diplomatie tipicamente d’oltralpe ha introdotto la notizia dicendo “sembrerebbe che Berlusconi abbia detto ecc ecc”. Sempre con lo stesso tatto ha tradotto il termine usato da Berlusconi con un altro termine non proprio corretto, cioè ha usato un termine un poco più elegante (sempre popolare, ma che l’avrebbe messo meno in imbarazzo nel riportare la notizia) e ha detto “sembrerebbe che in italiano questa parola è molto volgare” (è molto volgare sì quella veramente utilizzata!). Infine ha concluso l’intervento dicendo: “Berlusconi sta veramente esagerando, è una presenza imbarazzante per l’Europa. E i nostri vicini si meritano molto meglio”.
    Per fortuna i francesi hanno ancora una buona opinione del popolo italiano dato che ci considerano essere meritevoli di meglio! Peccato che questo pensiero ancora non emerga NEL popolo italiano.
    Comunque togliamoci dalla testa l’illusione che le “boutades” di Silvio Berlusconi siano solo barzellette per fare ridere: all’estero le vengono a sapere e NON ridono!
    Caro signor Frattini, ancora si domanda perché fra Merkel e Sarkozy non zampilli un cognome italiano?

    Elena

  2. Mario Says:

    ” Gli zoccoli di Elena”
    Ho dedicato i bellissimi versi della canzone di Brassens a mia moglie Elena.
    Grazie! Elena.

  3. Elena Gaffuri Says:

    Sono rientrata in Italia dopo un periodo francese e SUBITO mi han parlato di un’intervista di Terry non so che… “E chi è sta Terry?” La escort di turno.
    mmmh…
    Stare spesso all’estero ti dà il vantaggio di avere la giustifica firmata da mamma e papà, che giurano sulla testa del nonno che tu sei esente geneticamente dal dover sentire certe FESSERIE fatte bere con l’imbuto a tutto il popolo italiano! Io di sta Terry, della sua intervista e tutto il circo intorno non conoscevo neanche l’esistenza. Ma la curiosità è un pregio e un difetto dell’italiano, per cui dopo l’ennesimo “hai sentito????” sono andata in internet a “sentire”.
    Le mie orecchie hanno reagito come in preda al peggiore degli orecchioni, staccandosi dalle tempie per l’eccessiva quantità di idiozie che si versavano nei timpani, mentre mi facevo un’operazione lifting automatica con le sopracciglia che si alzavano fino all’attaccatura dei capelli e la mandibola che si staccava raggiungendo l’ombelico!
    Vorrei rispondere a questa “filosofia di vita” (credo che sia diritto di ogni cittadino, visto il tono usato nell’intervista per diffondere la grande verità).
    Se chi prende 2000 euro al mese è una pecora, mi domando cosa siamo noi che non sempre raggiungiamo i 2000…forse un ricciolo del pelo di pecora!
    Non sapevo che quando ci si emoziona per una poesia, per un quadro, quando un ricercatore trova una soluzione per combattere una malattia, quando una mamma lancia un abbraccio a suo figlio colmandolo con l’amore del benvenuto al mondo, sorge impetuoso un vigile-leone che fischia esibendo la paletta dell’ALT! E domanda di vedere la foto dell’artista, scienziato o mamma che sia. Perché chi se ne frega se regala emozioni e illuminazioni: se è racchia deve stare a casa e giocare al piccolo chimico in bagno!
    A tutti coloro che come me si comprano un vestito perché gli piace, e quando spendono 100 euro sono contenti di essersi fatto un bel regalo che ogni tanto fa bene all’animo, e che chiamano pezza lo straccio per spolverare i mobili di casa il sabato pomeriggio; a tutti coloro che sanno apprezzare la bellezza della donna, come un’opera meravigliosa della natura e come tale la trattano con rispetto; a tutti coloro che sanno andare oltre la bellezza fisica, oltre al jeans firmato o non firmato, oltre lo smeraldo di vetro o di gemma; a tutti coloro che credono nell’onestà per guardasi puliti allo specchio e avere lo stesso sguardo pulito verso gli altri; a tutti loro dedico questa canzone di Brassens che ha saputo andare oltre e ha trovato il cuore dell’anima.

    LES SABOTS D’HÉLÈNE

    Les sabots d’Hélène
    Etaient tout crottés
    Les trois capitaines
    L’auraient appelée vilaine
    Et la pauvre Hélène
    Etait comme une âme en peine
    Ne cherche plus longtemps de fontaine
    Toi qui as besoin d’eau
    Ne cherche plus, aux larmes d’Hélène
    Va-t’en remplir ton seau

    Moi j’ai pris la peine
    De les déchausser
    Les sabots d’Hélèn’
    Moi qui ne suis pas capitaine
    Et j’ai vu ma peine
    Bien récompensée
    Dans les sabots de la pauvre Hélène
    Dans ses sabots crottés
    Moi j’ai trouvé les pieds d’une reine
    Et je les ai gardés

    Son jupon de laine
    Etait tout mité
    Les trois capitaines
    L’auraient appelée vilaine
    Et la pauvre Hélène
    Etait comme une âme en peine
    Ne cherche plus longtemps de fontaine
    Toi qui as besoin d’eau
    Ne cherche plus, aux larmes d’Hélène
    Va-t’en remplir ton seau

    Moi j’ai pris la peine
    De le retrousser
    Le jupon d’Hélèn’
    Moi qui ne suis pas capitaine
    Et j’ai vu ma peine
    Bien récompensée
    Sous le jupon de la pauvre Hélène
    Sous son jupon mité
    Moi j’ai trouvé des jambes de reine
    Et je les ai gardés

    Et le cœur d’Hélène
    N’savait pas chanter
    Les trois capitaines
    L’auraient appelée vilaine
    Et la pauvre Hélène
    Etait comme une âme en peine
    Ne cherche plus longtemps de fontaine
    Toi qui as besoin d’eau
    Ne cherche plus, aux larmes d’Hélène
    Va-t’en remplir ton seau

    Moi j’ai pris la peine
    De m’y arrêter
    Dans le cœur d’Hélèn’
    Moi qui ne suis pas capitaine
    Et j’ai vu ma peine
    Bien récompensée
    Et dans le cœur de la pauvre Hélène
    Qu’avait jamais chanté
    Moi j’ai trouvé l’amour d’une reine
    Et moi je l’ai gardé

    GLI ZOCCOLI DI ELENA

    Gli zoccoli di Elena
    Erano tutti infangati,
    I tre capitani l’avrebbero chiamata “brutta”,
    E la povera Elena
    Era come un’anima in pena…
    Non cercare più fontane,
    Tu che hai bisogno d’acqua,
    Non cercare più: alle lacrime di Elena
    Vai a riempire il tuo secchio.

    Io ho preso la pena
    Di sfilarli
    Gli zoccoli di Elena,
    Io che non sono capitano,
    E ho visto la mia pena
    Ben ricompensata…

    Negli zoccoli della povera Elena,
    Nei suoi zoccoli infangati,
    Io ho trovato i piedi di una regina
    E me li son tenuti.

    La sua gonna di lana
    Era tutta bucata,
    I tre capitani
    L’avrebbero chiamata “brutta”,
    E la povera Elena
    Era come un’anima in pena…
    Non cercare più fontane,
    Tu che hai bisogno d’acqua,
    Non cercare più: alle lacrime di Elena
    Vai a riempire il tuo secchio.

    Io ho preso la pena
    Di rimboccarla,
    La gonna di Elena,
    Io che non sono capitano
    E ho visto la mia pena
    Ben ricompensata…
    Sotto la gonna della povera Elena,
    Sotto la sua gonna bucata,
    Io ho trovato delle gambe da regina
    E me le sono tenute.

    E il cuore di Elena
    Non sapeva cantare,
    I tre capitani
    l’avrebbero chiamata “brutta”,
    E la povera Elena
    Era come un’anima in pena…
    Non cercare più fontane,
    Tu che hai bisogno d’acqua,
    Non cercare più: alle lacrime di Elena
    Vai a riempire il tuo secchio.
    Io ho preso la pena
    Di fermarmi lì,
    Nel cuore di Elena
    Io che non sono capitano,
    E ho visto la mia pena
    Ben ricompensata…
    E, nel cuore della povera Elena,
    Che non aveva mai cantato,
    Io ho trovato l’amore di una regina
    E me lo sono tenuto.

    Brassens 1954

    Evviva le pecore che sanno anche colorare il cielo!

    Elena

  4. Elena Gaffuri Says:

    Qualche giorno fa tutti abbiamo ricordato l’11 settembre.
    Si dice 11 settembre ed è sufficiente perché emergano immagini cupe. Raramente si dice 2001, è una data che paradossalmente si spoglia del proprio anno, come se volesse uscire dal tempo, una macchia vischiosa che rifiuta i limiti.
    E’ una data legata ad immagini che tutti abbiamo visto e rivisto su mille schermi, che penso si sia tatuata sulla pelle di chi ha vissuto quei momenti senza schermi di mezzo.
    E’ legata a parole, accuse, teorie, a quella che viene chiamata guerra contro il terrorismo.
    E’ madre del terrore che come lei rifiuta confini, schermi, o teorie, che colpisce tutti in una folle giravolta.
    La veglia dell’11 settembre ho ricevuto due mail.
    Una da un’amica che si recava il giorno dopo a New York ed era preoccupata di quello che sarebbe potuto succedere, visto i proclami di massima allerta anti-terrorismo contro quei fantasmi che sarebbero potuti arrivare da Paesi lontani, seguendo loro ideologie di morte.
    L’altra da due amici che si sono trasferiti nei Paesi Arabi dove la popolazione era preoccupata di quello che sarebbe potuto succedere, visto i proclami di massima allerta anti-terrorismo contro quei fantasmi che sarebbero potuti arrivare da Paesi lontani, seguendo loro ideologie di morte.
    Io ricevevo le mail a Parigi, dove in date come questa spuntano tute verdi mimetiche nei punti strategici, bouquets di mitragliette abbracciate da volti di ventenni.
    Occupiamo tutti lo stesso mondo, abbiamo tutti le stesse paure ed è la malvagità (o la stupidità) dell’uomo che ce le scaglia contro, senza confini di tempo né di spazio.
    C’è una poesia di Rimbaud che non ha tempo né spazio, che mi fa pensare a tutti coloro che sono morti con una divisa o mentre andavano al mercato, età e volti diversi ma della stessa famiglia umana, persone a cui è stato strappato il corpo, o l’animo.
    Un pensiero a tutti coloro che hanno sofferto e soffrono per gli 11 settembre di qualsiasi tempo, di qualsiasi spazio.

    Elena

    ~ Le dormeur du val ~

    C’est un trou de verdure où chante une rivière
    Accrochant follement aux herbes des haillons
    D’argent; où le soleil, de la montagne fière,
    Luit: c’est un petit val qui mousse de rayons.

    Un soldat jeune, bouche ouverte, tête nue,
    Et la nuque baignant dans le frais cresson bleu,
    Dort; il est étendu dans l’herbe, sous la nue,
    Pâle dans son lit vert ou la lumière pleut.

    Les pieds dans les glaïeuls, il dort. Souriant comme
    Sourirait un enfant malade, il fait un somme:
    Nature, berce-le chaudement: il a froid.

    Les parfums ne font pas frissonner sa narine;
    Il dort dans le soleil, la main sur sa poitrine
    Tranquille. Il a deux trous rouge au côté droit.

    ~ Il dormiente nella valle ~

    È una verde radura dove canta un ruscello
    Che appende pazzamente agli steli dei cenci
    D’argento; dove il sole, dalla montagna fiera,
    Splende: è un piccola valle che spumeggia di raggi.

    Un giovane soldato, a bocca spalancata,
    E la nuca bagnata nel nasturzio azzurrino,
    Dorme; sotto le nubi è disteso nell’erba,
    Bianco nel letto verde su cui piove la luce.

    I piedi nei gladioli, dorme. Ridendo come
    Sorriderebbe un bimbo malato, schiaccia un sonno.
    Cullalo tu, Natura, col tuo calore: ha freddo.

    I profumi non fanno fremer le sue narici;
    Egli dorme nel sole, con la mano sul petto
    Calmo. Ha due fori rossi, a destra, nel costato.

    (Ottobre 1870)

  5. Elena Gaffuri Says:

    Mio Caro Portogallo.

    E’ mezzanotte passata. Il telegiornale italiano annuncia la vittoria del centrodestra alle elezioni portoghesi, lo stesso telegiornale presenta il Portogallo come Paese in crisi, Paese in bancarotta a cui l’Europa ha concesso un grosso prestito e Paese che ora dovrà tagliare con la scure sulle spese pubbliche, “è certo!” così dice il telegiornale italiano.
    Non so come farà il Portogallo ad uscire dalla crisi, la stessa crisi che coinvolge l’Europa tutta e non solo. Quello che cambia è come un Paese si comporta davanti alla crisi.
    Ho passato tutto lo scorso mese di maggio in Portogallo, passando per Lisbona, Faro, Porto.. ed ero lì per lavoro, non cullata dal piacere delle pure vacanze.
    E’ vero, il Portogallo è un Paese molto povero, lo si capisce dai prezzi bassissimi del cibo, della ristorazione, dei trasporti pubblici e privati, dal minimo sindacale che non supera i 400 euro mensili. Paradossalmente noi italiani sembravamo “i ricchi”.
    Ma quale lezione di CIVILTA’ ho preso dal Portogallo. Quella civiltà che è anche nei nostri geni, di noi italiani, ma che stiamo perdendo (se non abbiamo già perso del tutto) seguendo strade sbagliate, ascoltando sogni che ci dicono essere nostri, ma che non ci appartengono e di certo non ci fanno volare in alto.
    I Portoghesi, pur vivendo la crisi quotidianamente, volano altissimo.
    Un popolo educato, accogliente, gentile, con un alto grado di cultura.
    Tutti, ma proprio tutti, parlano almeno una lingua straniera, quasi sempre l’inglese (e molto bene), e se non è l’inglese conoscono il francese (molto bene!).
    Terra di una bellezza naturale sfacciata, che viene coltivata e preservata nel suo essere selvaggio. Punto di passaggio di grandi cicogne che si riposano in enormi nidi, che ritrovano di anno in anno.
    Per un mese ho girato per città e villaggi portando uno spettacolo teatrale per grandi e piccoli.
    Per un mese ho incontrato un pubblico ricco, sì, ricco perché numeroso, perché silenzioso nel rispetto, perché attento, perché cresciuto nella e con la cultura.
    Per me c’è una differenza enorme dal pubblico italiano, un divario che purtroppo vedo crescere. L’italiano è forse più caloroso, lo è per natura e questo è bello, ma sta perdendo questo calore trasformandolo in “caciara”, in disattenzione, non ascolto. Sta perdendo l’educazione alla cultura, sempre più velocemente. Sta proprio scomparendo il pubblico.
    Ho passato due giorni a Porto partecipando a un Festival internazionale di teatro, musica e danza (www.serralvesemfesta.com), 40 ore di eventi per un pubblico affamato di cultura. Una cultura accessibile a tutti, essendo gli ingressi tutti gratuiti. Ho vissuto da una parte la grande professionalità e competenza degli organizzatori portoghesi che hanno gestito perfettamente una macchina così enorme, dando sempre molta attenzione e cura alle esigenze delle compagnie partecipanti, e dall’altra una fiumana di gente che ha invaso Serralves in una miriade di facce, età, colori per 40 ore, senza mai cali di presenze. Una fiumana che mai è degenerata in eccessi, che lasciava spazi allo spettatore di 3 anni con le bretelle, alla coppia di pensionati che scrutava il programma, e al 18enne con il piercing e le braccia tatuate. Gli spettacoli erano tanti, gli spazi grandi, e il pubblico ancora di più. Per ogni evento si creavano file lunghe, di attesa per entrare e vedere, file sempre composte e ovunque si respirava la “fortuna” di poter essere lì, di poter godere di quel momento: che si fosse sul palco o davanti ad esso, tutti crescevano dentro.
    Il telegiornale italiano dice che il Portogallo è in crisi, che è una zavorra per l’Europa, che è povero, più povero di noi, …ma quanto abbiamo da imparare da loro! Peccato che il telegiornale non lo dica…
    Ha vinto il centrodestra, ci saranno sicuramente dei tagli per “raggiungere” l’Europa, così dice il telegiornale, ma io spero di cuore che il nuovo governo continui a soffiare sul fuoco civile che anima quel Paese davanti all’oceano, e mi piacerebbe pensare che qualche scintilla arrivasse anche da noi. E che le ceneri grige del soldo facile venissero spazzate via da un comune, pulito, respiro.

    Elena Gaffuri

  6. paola Says:

    Ieri sono andata a sentire un dibattito:

    “Non abbiate paura. Esperienze di accoglienza migranti a Como e provincia, con Gianluigi Vercellini, vicario foraneo e parroco di Camerlata, Corrado Conforto Galli, viceprefetto di Como, Marica Livio, psicologa interculturale, Acli Como, Roberto Bernasconi, direttore Caritas diocesana, un rappresentante del Comune di Como, Giusto Della Valle, parroco di Rebbio, Luisa Seveso, presidente Acli Como, coordina il dibattito Andrea Luppi, Il Settimanale della Diocesi di Como, mercoledì 1 giugno alle 20.45 alla parrocchia di Camerlata in via Colonna a Como, organizzano Acli e Caritas di Como”

    La sala era strapiena. L’età media dei partecipanti era piuttosto alta, si vedevano tante teste grigie, i giovani presenti erano prevalentemente di pelle nera (alcuni di loro si erano portati anche i bimbi piccolissimi). Mi ha colpito molto la scarsissima presenza di giovani bianchi.
    Tutti i partecipanti erano molto seri, qualcuno arrabbiato.
    I due rappresentanti delle istituzioni hanno fatto, a mio avviso, una magra figura: il viceprefetto parlava a braccio ripetendo sempre gli stessi due concetti, già noti a tutti perché riportati sui quotidiani, infarcendoli di un mare di aggettivi, avverbi, congiunzioni, che rendevano il discorso nebuloso e soporifero. La rappresentante del comune ha risvegliato le paure dei presenti ricordando i problemi del comune dovuti al gran numero di famiglie residenti che hanno perso il lavoro e la casa e sottolineando che i disoccupati aumenteranno a breve.
    Tra la folla era seduto Luca Gaffuri (consigliere regionale PD) che, dopo l’intervento di tutti i relatori, si è alzato in piedi e ha offerto un’altra chiave di lettura delle scelte ( e non-scelte) fatte dalle istituzioni.
    Ha confrontato tra l’altro l’operato della regione Toscana e quello della regione Lombardia. (Dal suo blog: „siamo l’unica Regione in Italia in cui lo scaricabarile sull’emergenza profughi ha finito per lasciare i comuni da soli a gestire l’accoglienza. Ecco perché l’imbarazzante gioco a nascondino dei livelli regionali ha dovuto necessariamente concludersi con l’assunzione di responsabilità della Protezione civile nazionale e non delle strutture territoriali, come avviene nelle altre regioni”)

    I due rappresentanti di comune e prefettura sono rimasti seduti e muti.

    L’atmosfera è diventata più pesante e quando il viceprefetto ha risposto ad alcune domande formulate dai presenti, gli applausi di ringraziamento non sono più arrivati. La rappresentante del comune ha scelto di non aggiungere nulla.

    Comunque le prospettive non sono rosee.
    Il cambiamento è inevitabile e come ha detto il responsabile della caritas “non sarà indolore”.
    Don Giusto Della Valle ha sottolineato che nell’Africa subsahariana la gente può solo sopravvivere, ha detto che in Camerun (dove lui viveva fino a un paio di anni fa) chi non parte è solo perché non trova i soldi per farlo e che tutti i giovani partirebbero se potessero: “2 su 3 e forse anche 3 su 3 sarebbero disposti a lasciare la loro terra subito” e ha ricordato che si prevede un afflusso molto grande e inarrestabile in Europa nei prossimi 15 anni.
    Aveva esordito dicendo che anche lui, come i migranti, ha forse bisogno di aiuto psicologico perché, rientrato dal Camerun, non riesce più ad integrarsi e che ricordava dei comaschi diversi… insomma ci ha fatto educatamente notare che siamo peggiorati.
    Il responsabile caritas ha aggiunto che noi abbiamo avuto la fortuna di nascere qui e che ora ci è chiesto di condividere con altri che non hanno avuto la stessa fortuna, e ha sottolineato che stiamo pagando gravi errori fatti per decenni da chi ci ha preceduto.

    La psicologa aveva un tono piuttosto aggressivo e ha detto che il nostro sguardo ferisce, perché con gli occhi non comunichiamo accoglienza e produciamo chiusura.

    So bene che le sole ricchezze davvero nostre sono le relazioni che costruiamo e le competenze e i saperi che riusciamo ad acquisire.
    Ma mi accorgo che mi sento povera in questo, e ho paura!
    O forse meglio: le attuali prospettive mi costringono a prendere atto di una paura che già era in me.

    Di certo il titolo dato alla conferenza non ha avuto su di me l’esito desiderato.

    Mi torna ora in mente una poesia… (ma mi sembra tutto così difficile…)

    ” L’utopia
    è instancabile e sta sempre sul sentiero, là
    dove l’uomo sa lasciare la vecchia casa,
    non importa chi egli sia o quanti anni
    abbia, per mettersi in marcia,
    per abitare nelle sue notti il cielo
    o la tenda che al mattino smonterà
    e caricherà sulle sue spalle inquiete e
    fradice di ricerca e di infinito.
    Là sta l’utopia.(Gigi Cortesi)”

    PS: per rendere più chiaro quel che volevo dire riporto alcune frasi che ho sentito ieri:

    Uno dei presenti ha chiesto perché non si utilizza un centro comunale, già predisposto per l’accoglienza e attualmente vuoto.
    La rappresentante del comune ha risposto: “perché costa”
    Un altro presente ha sottolineato che “anche l’albergo che attualmente ospita alcuni stranieri costa”
    La rappresentante ha risposto: “ma l’albergo non lo paga il comune”

    Ho trovato concetti simili a quanto ho sentito ieri anche qui:

    http://www.aifo.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/462

  7. Antigone Says:

    Questa canzone, di Tiken Jah Fakoly, cantante della Costa d’Avorio, Paese che soffre di instabilità politica si intitola: “Sors de ma télé”. (Esci – o meglio -Vattene dalla mia tele”).
    Anche in Italia questa canzone mi pare esprimere in modo artistico cio’ che sentiamo- dato che la realtà del dialogo adulto non funziona. L’arte ancora ci puo’ far sentire italiani vivi.

  8. calisto Says:

    Il narciso , come tu lo chiami, non ha più i petali e neanche “IL GAMBO”, in quanto , avendo dovuto togliere la prostata (come me, ricordi?) non gli tira più fin dall’anno 2000:
    Sai, otto anni di astinenza, salvo fare giochini come fra donne, possono credo far male a un personaggio come lui (e come d’alema, il suo specchio) che vivono in piena SUPPONENZA.
    Ma durerà ancora a lungo questa farsa , che poi è solo colpa degli italiani che li votano….)dei quali, se vuoi, ti comunicherò chi sono, per me naturalmente!….ciao Gigi e un abbraccio a te e a Rosi, con Meri vi saluto
    calisto

  9. calisto Says:

    guarda, io non ci riesco, che stasera c’è ol berluska dal prete mancato che si chiama bruno vespa zzzzzzzzz…….
    dimmi qualcora di consolante…….

  10. laura Says:

    Un immenso grazie a Gigi Cortesi per questo nuovo libero blog; per la sua competente e complessa visione della contemporaneità che mette a disposizione di noi tutti con l’appassionato e ineludibile impegno del filosofo.
    Grazie di questo privilegio!


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