La politica italiana da circa 60 anni è drogata e rende molto difficile la democrazia

La politica italiana continua a essere drogata.

Durante la guerra fredda, fino al crollo del muro di Berlino, l’afflusso di capitali Usa (e in questi si nascondevano gli afflussi di capitali mafiosi) di qua e di capitali URSS di là, drogarono la lotta politica, finanziando e gonfiando a dismisura gli apparati di partito, senza tuttavia minimamente aprirli alla democrazia interna, anzi condizionandoli e controllandoli. Il caporalato dei signori delle tessere di qua e la permanente rigidità del centralismo democratico di là impedirono ogni reale dibattito interno ai partiti. La presenza del “fattore K”, cioè l’impossibilità concordata dalle due superpotenze di un governo non filo-americano in Italia, di fatto paralizzò la vita politica, pur dando l’illusione di essa a molti (soprattutto la mia generazione e in essa coloro che più credettero alla possibilità reale di fare politica); bloccò ogni vera costituzione e crescita del dibattito politico, con il micidiale sacrificio di almeno un paio di generazioni (oltre a quella del ’68, quella che si aprì alla politica a cavallo tra gli anni settanta e ottanta). La deriva terroristica fece il gioco della paralisi politica, di fatto rafforzando e legittimando gli apparati di partito sia di chi governava sia di chi faceva opposizione.

La carenza sempre più grave della vita democratica difatti non poteva non favorire l’affermarsi dei mediocri e degli opportunisti, aprendo i partiti alla mafia da un lato e agli altri “poteri forti” dall’altro (multinazionali, gerarchia ecclesiale, lobbies finanziarie, parte corrotta e autoreferenziale di industriali e sindacalisti, P2), spingendoli per forza di cose alla collusione e alla complicità, in un clima di sempre crescente corruzione, caduta di moralità, perdita di ogni tensione etica. Solo all’interno di questa complice collusione di interessi fu possibile l’affermazione del PSI di Craxi, come di un terzo partito che in realtà non spostava per nulla la sostanza del quadro complessivo. Si creò una classe politica sempre più corrotta e mediocre, con partiti sempre più identificabili come comitati d’affari.

Le istituzioni nazionali e locali venivano usate a favore di interessi personali o di gruppo, sempre più lontani dalla cura del bene comune. Tutto ciò portava alla perdita di peso della parte più sana e disinteressata degli amministratori e dei politici da un lato e degli intellettuali dall’altro. È sempre così: quando in un organismo le cellule malate sono prevalenti a essere espulse sono quelle sane.

Quando cade la vita democratica, lo Stato non può non finire schiava nelle mani dei “poteri forti”, cosa questa che continua ancora oggi. La stagione di “mani pulite” promise un cambiamento che non avvenne né poté avvenire, proprio perché, non contrastati da 8una classe politica decente, i “poteri forti” finirono con il normalizzare ogni vera intenzione di cambiamento, sostenuti proprio da quella mancanza di abitudine alla vita democratica che essi stessi per quasi 40 anni avevano finito per imporre.

Ancora oggi siamo in questa situazione. La mafia siculo-americana ha un bilancio molto più forte di quello che mai potrebbe avere lo Stato Italiano. Al bilancio di questa poi vanno aggiunti, oltre alla ricchezza finanziaria della P2, quello della consorziata ‘Ndrangheta e delle varie mafie collegate (in particolare quelle sudamericane, quella russa, ora anche quella cinese); quello delle multinazionali; quello della parte del Vaticano e di una parte almeno di alcuni potentati interni alla chiesa (Opus Dei, Compagnia delle Opere di CL, grossi ordini religiosi e grosse confraternite) che a partire dagli anni settanta hanno colluso con tutti questi poteri.

Come può in tale situazione essere ancora possibile la democrazia in Italia?

Solo la partecipazione sempre più attiva alla Unione Europea (UE) può aiutare l’Italia. Per questo la “cosa” Berlusconi ha sempre avversato l’UE, cercando in particolare la costituzione di un asse d’alleanza in particolare con Putin e con la mafia russa.

Ma soprattutto occorre che ci si impegni in una azione di presenza, denuncia e testimonianza democratiche forti, ostinate, continue, senza esitazione, tutte tese all’affermazione della discussione, del dibattito, della presa di coscienza, dell’utilizzo e della creazione di tutti gli spazi di incontro e di dibattito possibili. Ci vogliono grande tensione etica, coraggio morale, pazienza, amore per ogni persona e per ogni diversità, mancanza di paura, desiderio di libertà. Forza!

 

 

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