Due giorni fa il Tribunale dei Minori di Napoli ha negato gli arresti domiciliari a una ragazza Rom, Angelica V., condannata in primo grado per il tentato furto di una bimba di otto mesi nel maggio del 2007.

La ragazzina, allora quindicenne, arrestata su denuncia dei familiari della bimba, venne condannata senza alcuna attenuante, nonostante fosse incensurata.

La denuncia aveva innescato un vero moto popolare, che aveva portato la gente ad assalire e incendiare due insediamenti Rom alla periferia di Napoli. Angelica rischiò il linciaggio, gli altri Rom rischiarono di morire bruciati. Non si sa se e quanti responsabili di tali raid nazisti siano stati indagati, accusati, processati, condannati. Non si sa se qualcuno sia stato o meno arrestato e se l’arresto sia stato carcerario o domiciliare. Nè a monte nessuno, che io sappia, ha mai verificato se e quanto il tutto sia o possa essere il frutto di condizionamenti più o meno volutamente demogogici, magari demagogicamente e politicamente utilizzabili.  

A quasi due anni dalla condanna, che, ripeto, è di primo grado (quindi per la legge Angelica è ancora innocente), vengono ora negati gli arresti domiciliari, chiesti dai legali della difesa, anche a seguito della buona condotta della giovane durante questo anno e mezzo di detenzione.

A preoccupare è la motivazione con la quale il Tribunale nega gli arresti: Angelica potrebbe reiterare il reato per il  proprio «essere assolutamente integrata negli schemi di cultura rom», cioè per il puro e semplice fatto di essere Rom, cioè di essere sé stessa. Le vengono negati gli arresti domiciliari non per ciò che ha fatto o può fare, ma per chi è, cioè per il fatto che Angelica è sé stessa.

Condannare una persona non per quello che fa, ma per chi è, era già tema e problema sotteso alla legge che definisce il reato di clandestinità (vedi il mio post Violenza nazista sui clandestini, parola di spastico).

Se le cose stanno così, si tratta di una motivazione gravissima, che non esito a definire nazista. Mi sostiene in ciò l’affermazione di Anna Politkovskaja: “l’idea hitlleriana della responsabilità collettiva di un popolo per le azioni di singoli suoi rappresentanti (pensate agli zingari e agli ebrei) è in gran voga” (Per questo, p. 52).

Su quanto sia discutibile l’assegnazione o meno degli arresti domiciliari in Italia, già si è visto nel mio post 2009/10/18 – Ad Almenno San Salvatore, qui vicino a Bergamo, “educatrice maltratta bimbo disabile, arresti domiciliari” (vedi anche l’altro mio post 2009/10/19 – Ancora sulla educatrice di Almenno San Salvatore (Bergamo), che ha usato grave e ripetuta violenza su un bambino disabile di nove anni).  Solo se fosse stata Rom, alla “educatrice” di Almenno San Salvatore sarebbero stati negati gli arresti domiciliari? Eppure in questo caso l’imputata non si è dichiarata innocente e ha a proprio carico fior di filmati che la mostrano in ripetuta flagranza di reato. Tra l’altro, già che siamo in tema, mi chiedo quanto la sottovalutazione di quanto fatto dalla “educatrice” bergamasca colluda con il ripetersi di fatti analoghi, per esempio dei fatti di ieri a Pistoia, dove, anche lì, è stato documentato il comportamento folle di alcune educatrici nell’asilo nido Cip & Ciop, con violenze ripetute e gratuite su piccolissimi bambini da parte di due “maestre”. Vedremo se anche per loro ci saranno o non ci saranna gli arresti domiciliari, dato che queste “maestre” non sono, a quanto pare, Rom.

Già in un altro mio post. ho denunciato la deriva nazista presente nel nostro paese ( 2009/10/14 – Affossata la “legge Concia” contro la omofobia, il nazismo avanza  ). Si colpisce una persona non per quello che fa, ma per chi è, cioè per la sua identità. Più questa identità è diversa, più è stigmatizzata, e più la persona identificata come tale viene colpita. Proprio in nome di questa logica ieri un omosessuale è – ancora una volta – stato  inseguito fin dentro un locale Mc Donald della periferia di Milano e lì selvaggiamnente picchiato in quanto Rom, senza che nessuno degli avventori ne prendesse le difese.

Se ora anche i tribunali accolgono e, in quanto tribunali, sanciscono, legittimano questa logica, dove andremo a finire? Siamo ormai “legalmente” e culturalmente in un paese nazista?

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