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in “cerca” digita “gigi cortesi

 

Riporto quanto è scritto sulla IV di copertina:

A partire dalla interrogazione quotidiana della cronaca e della realtà, l’autore – blogger con competenza psicologica, etica e politica – analizza quanto è accaduto dalla fine del 2008 all’inizio del 2010: lo sfascio istituzionale e morale della politica italiana (e non solo), il crescente potere delle mafie, la progressiva implosione su sé stessa della famiglia (e con essa e in essa della società) all’interno di violenze intestine anche omicide e di crescenti dinamiche di incesto, la micidiale riproposizione di logiche fasciste e naziste, la chiusura di fronte alle diversità, l’assordante silenzio di parte della Chiesa.

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Che dite? Hanno ragione i telegiornali? Sono davvero “disgraziati”, “insensibili” e “barbari”, i manifestanti di ieri a Milano per i quarant’anni dal massacro fascista di piazza Fontana del 12-12-1969?

Guardando i telegiornali pro-Berlusconi, di-Berlusconi, filo-Berlusconi e quasi mai correttamente critici nei confronti di Berlusconi e del suo governo, pareva che il vero obiettivo dei manifestanti fossero i parenti delle vittime, “indegnamente colpiti nel loro dolore” dai fischi di chi protestava, specialmente durante il minuto di silenzio.

Nessuno ha detto chiaramente due cose:

  1. i manifestanti protestavano non contro i parenti delle vittime, ma contro quarant’anni di silenzio, di omertà, di complicità da parte di chi doveva parlare e non ha parlato, di chi doveva capire e non ha capito, di chi doveva indagare e fare giustizia e non l’ha fatto, di chi doveva rispondere e non ha risposto, di chi doveva dimettersi e non si è mai dimesso, di chi doveva pagare e non ha mai pagato. Protestavano contro tutti quei politici, governanti, amministratori che nel corso di questi quarant’anni si sono sottratti alle loro responsabilità, limitandosi a commemorare senza mai dare e fare giustizia. Protestavano in particolare contro questo governo e contro i suoi sodali locali, i vari Moratti, Podestà e Formigoni, perché questo governo agli occhi di molti appare, forse più degli altri, figlio di quei “poteri forti”, che da quarant’anni cercano di immobilizzare e monopolizzare lo stato, le istituzioni, negando la democrazia, uccidendo la vita civile, usando anche il terrorismo pur di affermarsi;
  2. i parenti delle vittime non sono certo gli unici ad avere sofferto in questi quarant’anni. Con loro e forse più di loro hanno sofferto la libertà, la democrazia, l’intelligenza, la verità, la speranza, la voglia di vivere, amare, progettare, costruire. Hanno sofferto le generazioni che in questi quarant’anni non hanno avuto un paese praticabile, dove la legge, la giustizia, la partecipazione fossero possibili, dove i giovani potessero vedere e vivere la speranza di esserci e di essere.Solo la peggiore logica può pensare e tentare di fare pensare che i soli colpiti siano i parenti delle vittime. Si ragiona così soltanto nei luoghi dove la mafia e la barbarie del potere riesce a privatizzare a tale punto il dolore da indurre a pensare che soffre solo chi è colpito direttamente nella persona o nella parentela. È questa la logica dei lager e dei gulag, dei luoghi dove la negazione della libertà è totale, dove sei costretto a non vivere più, dove sei giorno dopo giorno prosciugato d’umanità, fino a pensare solo a sopravvivere tu e solo tu, dove nessuno – forse neppure i tuoi parenti – ti interessano più.

Non conosco i parenti delle vittime di Piazza Fontana. Ma, se fossi uno di loro, probabilmente avrei avuto meno difficoltà a stare giù dal palco e a urlare contro chi è bravo solo a commemorare.

Ho visto il video dell’arresto di Domenico Raccuglia, il “numero due della mafia”, arrestato dopo 15 anni di latitanza e, secondo quanto dichiarato, responsabile di feroci delitti, non ultimo quello che ha portato alla uccisione di un ragazzino innocente, sciolto poi nell’acido.

Mi colpisce un fatto. Mentre l’arrestato era a viso scoperto, i poliziotti che lo arrestavan0 avevano il viso nascosto da un passamontagna, che lasciava visibili solo gli occhi e la bocca.

Capisco le ragioni di tale copertura. Ma il messaggio che alla fine rischia di passare è purtroppo questo: la mafia va a viso scoperto, lo stato no.

Chi continua a subire le minacce e a pagare il pizzo, probabilmente e tragicamente vede e legge solo questo  messaggio.

Un ragazzo debole, fragile, isolato senza lavoro e senza identità con chi più facilmente potrà o saprà tragicamente identificarsi? Con il viso nascosto del poliziotto o con il viso visibile e feroce di un boss dalla imperturbabile violenza?

Di fronte alla crescente fragilità degli individui non basta dare viso e identità alla sconfitta della mafia e ai mafiosi sconfitti. Prima o poi occorre anche dare viso e identità alla vittoria dello stato e al coraggio dei vincitori.

Il messaggio delle immmagini, nella denotazione immediata e paratattica della propria presenza, rischia di essere ben più diretto ed efficace di quello dei significati.  Rischia di capovolgere i significati e di trasformare lo sconfitto in vincitore.

Riporto qui e poi commento il comunicato ANSA battuto da poco:

BERGAMO – Le telecamere a circuito chiuso della cooperativa, dove presta servizio come educatrice, l’hanno colta mentre maltrattava un bimbo di nove anni affetto da una grave malformazione genetica. Dopo la denuncia dei genitori, i carabinieri hanno installato un altro occhio elettronico nella stanza del bambino, e la telecamera ha ripreso la giovane donna mentre esercitava violenza nei confronti del piccolo paziente. Per questo, una ragazza bergamasca di 29 anni residente ad Almenno San Salvatore (Bergamo) è finita agli arresti domiciliari.

A smascherare l’educatrice sarebbe stata una telecamera lasciata inavvertitamente accesa mentre la donna si trovava da sola insieme al piccolo di nove anni, che a causa del suo handicap non è in grado di parlare, né di muoversi ed è costretto a vivere su un passeggino. Quando i genitori si sono accorti dei maltrattamenti, hanno presentato una denuncia ai militari dell’Arma. Nella stanza del piccolo è stata allora installata un’altra telecamera, che nei giorni successivi ha ripreso di nuovo la donna in atteggiamenti violenti nei confronti del giovanissimo paziente.

Il giudice per le indagini preliminari di Bergamo Giovanni Petillo ha emesso dunque un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, che i carabinieri hanno eseguito nelle scorse ore”.

Almenno San Salvatore è qui a una manciata di chilometri da casa mia, per cui la notizia mi ha particolarmente sconvolto. So che non è corretto che la nostra reazione all’ingiustizia e alla violenza possa essere più o meno condizionata e dettata dalla vicinanza fisica, emotiva, affettiva o quant’altro. Come ricordava l’anima prodigiosa di don Primo Mazzolari, dovremmo sempre e comunque sentire il dovere e il diritto di protestare contro l’ingiustizia e la violenza, perché ogni ingiustizia e ogni violenza colpiscono e negano l’immagine del Padre che ogni uomo è o – più laicamente – la dignità umana

Ma il pensiero di quel bambino mi turba. Il mio vecchio amico spastico dalla nascita, che ogni tanto ascolto, come ben sanno i lettori di questo blog, mi ha subito telefonato e mi ha chiesto di dire quanto danno possa fare un’ingiustizia e una violenza di questo tipo su di un bambino, soprattutto se sono perpetrate da una persona che dovrebbe aprire il tuo cuore, la tua mente, la tua anima, la tua vita, la tua speranza. Mi ha detto la ferita terribile che procurano e quanti oceani e abissi bisogna poi affrontare per riuscire a elaborare ferite di queste tipo, con il rischio di naufragare a ogni pur lieve battito d’onda. Lui lo sa, perché gli è capitato di dovere subire tali ferite più volte nella vita, spesso proprio da educatori, insegnanti, medici, parenti, cioè proprio da quelle persone che più delle altre dovrebbero aprire alla vita, alla curiosità, al sapere, alla gioia e al diritto di vivere e di essere.

Mi prega di dire ai lettori di intervenire e farsi sentire il più possibile. Mi prega di gridare contro il dilettantismo ideologico e speculativo che troppo spesso informa e identifica l’azione sia di molte non meglio precisate “cooperative” sia di molti politici e amministratori che, a vario titolo e con varia motivazione, si servono di esse, spesso con spirito un po’ mafiosetto, di certo non sempre attento alle reali competenze, qualifiche e motivazioni dei cosiddetti “operatori”. Mi prega di denunciare quanto spesso dietro queste “cooperative” si nascondano logiche di mero accapparamento di posti, di bruto esercizio di potere da parte di gruppi più o meno vicini a partiti o a conventicole vicine ai partiti. Mi invita a ricordare come il vero scopo di molte di queste “cooperative” sia – più o meno dichiarato – quello di svuotare le istituzioni del loro compito, di privarle di senso, eliminando quella possibilità di garantire competenze e qualità di servizio che bene o male le istituzioni sanno comunque garantire, senz’altro più di quanto lo garantiscano molte di queste “cooperative” che facendo leva sulla difficoltà a trovare posti di lavoro assumono troppo spesso in modo sommario, sotto sotto ricattatorio, impedendo a chi ha davvero titoli e competenze di fare valere la propria voce al fine di offrire un vero servizio.

Non so che titolo e che competenza avesse questa non meglio precisata “educatrice” di 29 anni, né che titoli e che competenze avessero quelli che l’hanno selezionata e assunta e non controllata (e che forse senza la denuncia dei genitori e senza le telecamere l’avrebbero pure difesa; di certo non hanno adeguatamente verificato e controllato il suo operato), né che titoli e che competenze avessero gli amministratori o i politici che hanno permesso di lavorare a questa “cooperativa” e a questa “educatrice”.

Non so a che cosa servano gli “arresti domiciliari” ordinati dal giudice Giovanni Petillo, né che senso egli abbia o possa avere della violenza usata su un minore totalmente indifeso e totalmente impossibilitato a sottrarsi alla volenza. Per legge i “domiciliari” non vengono attribuiti (e si finisce perciò in galera) quando si verifica uno o più di questi tre punti: 1) il reato prefigurato è grave e può essere reiterato; 2) esiste il rischio di inquinamento delle prove; 3) c’è pericolo che l’indagato fugga. Se con il magistrato che ha concesso i “domiciliari” posso essere d’accordo sulla non esistenza dei punti 2) e 3), faccio invece molta fatica a pensare che non possa sussistere il punto 1). Chi usa violenza su una persona del tutto indifesa e per giunta dipendente all’interno di un rapporto tanto asimmetrico e carico di responsabilità e di valenze esistenziali, psicologiche, logiche, etiche e morali quale per sua natura è un rapporto di “educazione”, per giunta con un minore indifeso, ha in sé una tale carica di violenza che o è altamente problematico e come tale va urgentemente curato anche e soprattutto a partire dal magistrato, oppure è a elevato rischio di nuova violenza sociale, tale che non so come il magistrato possa escludere la possibilità della reiterazione della violenza. Ripeto, non capisco proprio perché il magistrato abbia concesso i “domiciliari”. Di certo la violenza non sarà ripetuta in quelle stanze o molto probabilmente non la sarà in quella “cooperativa”, ma di certo la violenza tornerà ad esprimersi da parte di chi è giunto a tanto. Che senso del reato ha il giudice Petillo? Avrebbe assegnato i “domiciliari” anche per uno stupro ripetuto su minore? Non sa che una tale violenza ha sulla psiche di un minore indifeso di nove anni lo stesso terribile peso di uno stupro ripetutu e forse molto, molto peggio?

Intanto il bimbo è lì con i propri piccoli nove anni e il proprio enorme fardello di violenza subìta. So benissimo che forse per lui poco muta se la “educatrice” è non ai “domiciliari”, bensì in una casa di cura o in carcere, ma di certo tutto muta primo per i suoi genitori, che hanno il diritto di vedere riconosciuta a pieno l’assoluta violenza subìta dal loro bambino e – in lui – da loro stessi; secondo per tutti quei bimbi che potrebbero anch’essi domani subire una tale ingiusta violenza; terzo per tutti noi che a causa di violenze siffatte ci troviamo a vivere in un mondo sempre più barbaro e vuoto, sempre più deprivato di diritto, di ricchezza, di speranza e di gioia.

Il mio vecchio amico spastico mi ha ritelefonato poco fa e mi ha detto di non badare se Almenno San Salvatore è qui vicino. Mi ha detto che di fronte all’ingiustizia e alla violenza si può e si deve comunque protestare e denunciare, perché, quando l’umanità e la giustizia, si allontanano siamo tutti ugualmente legittimati a denunciare la violenza, a protestare contro l’ingiustizia, a volere un mondo nostro e di tutti, più bello e più vero. Almenno San Salvatore non è soltanto qui vicino a Bergamo. È primo di tutto vicino all’umanità di tutti gli esseri umani e alla dignità del Padre.

In Spagna Gianfranco Fini parla e agisce già da leader post Berlusconi. Sono felici i “poteri forti” – 30/06/’09

La visita in Spagna di Gianfranco Fini , terza carica dello Stato, lancia messaggi importanti. Il fatto (questa visita di due giorni) è sotto molti aspetti un messaggio. La Spagna è snodo importante della vicenda Colombia Ecoprensa e di tutta l’enormità di interessi che le sta dietro (è importantissimo punto di passaggio e di riferimento del commercio della droga). Poi è la terra dell’Opus Dei e di grandi legami tra Vaticano e chiesa sudamericana. Non è certo trascurabile poi che Fini vada subito, appena giunto, alla presentazione della Fondazione di Josè Maria Aznar, ex premier spagnolo prima di Zapatero ed ex frequentatissimo amico di Berlusconi, quando Silvio ancora esprimeva fedelmente le attese che i “poteri forti” (vedi articoli precedenti, dove parlo di mafie nazionali e internazionale, P2, parte piduista del Vaticano, industria della droga, della guerra, del riciclaggio) avevano nei confronti della “cosa Berlusconi”, come la chiama il Nobel Josè Saramago.

Solo dopo essere stato tanto strettamente con Aznar Fini incontrerà oggi Josè Zapatero, che, in quanto a ruolo politico, è omologo non suo, ma di Berlusconi. Come mai non si limita a incontrare il suo omologo, il il presidente del Congresso dei deputati spagnolo Josè Bono Martinez? Come mai Fini agisce (e parla) già in veste di premier? A dargli l’investitura, guarda caso, ci pensa lo stesso Aznar: “In questi tempi di crisi e di incertezza, abbiamo bisogno di leader, e lui lo è”. Dicendo “abbiamo”, a quale “noi” si riferisce e a quale titolo parla Aznar? Parlando “di crisi e di incertezza”, si riferisce genericamente alla crisi dell’economia o a qualche più mirato e particolare significato della parola, magari alla crisi del “noi”? E chi o che cosa hanno bisogno di essere rassicurati e resi meno incerti?

Aggiungendo: “Alla crisi non si risponde tornando allo statalismo, al protezionismo e all’indebitamento pubblico: soprattutto per l’Italia si rischierebbe di trovarsi in una situazione di scarsa competitività”, Fini enuncia – mi pare – un programma di governo, alternativo, critico sotto molti aspetti della direzione verso cui, giorno dopo giorno, si sta impantanando Berlusconi. È come se Fini dicesse basta al crescente aumento del debito pubblico cui ci ha portato Silvio in poco più di un anno (deficit-pil al 5%) e con impressionante caduta delle entrate statali (meno 37 miliardi); come se dicesse basta alle paure protezionistiche e – in ciò – allo statalismo della Lega (“è assolutamente sbagliato pensare di reagire alla crisi tornando a una economia sostenuta dallo Stato, allo statalismo”); come se dicesse basta a uno stato in rovina, che, per sopravvivere, deve per forza di cose sfociare – anche qui – in dinamiche statalistiche (con limitazioni troppo evidenti della magistratura, della stampa, della autorità inquirente). Come se – in una parola – dicesse basta a Berlusconi (e alla Lega). E lo dicesse – ripeto – da leader fresco della investitura internazionale datagli da Aznar: “Quel che è più importante per Gianfranco Fini non è tanto quello che ha già fatto, quanto il molto che dovrà ancora fare. Sono convinto che il suo futuro politico sarà brillante e fruttuoso e questo è una buona notizia per tutti noi”. Che vuole indicare Aznar con queste parole? È una profezia o un disegno politico? Un’anticipazione? Un messaggio? È solo un caso che sottolinei non “ tanto quello che ha già fatto, quanto il molto che dovrà ancora fare”? Che intende con quel “sono convinto”? Il “futuro” di cui parla è prossimo o meno prossimo? E – anche qui – a chi si riferisce quando parla di “noi”?

Degno di nota la lettura che Fini dà delle cause della crisi: “La responsabilità della crisi non è stata del mercato ma delle istituzioni politiche che hanno vigilato in modo estremamente deficitario sul rispetto delle regole. La responsabilità non è del mercato ma della scarsa vigilanza delle istituzioni politiche”. Tradotto: solo se occupiamo meglio e bene le istituzioni politiche, “noi” possiamo rispondere alla crisi. Quanto sono lontani sia Berlusconi, sia la sua assurda negazione della crisi, sia la sua paranoide minaccia contro il catastrofismo e il pessimismo di chi parla di crisi! “Noi” – dice Fini – non siamo matti, sappiamo che la crisi c’è e per questo vogliamo occupare le istituzioni. Lo dice come se le istituzioni fossero occupate da chi non dovrebbe più occuparle.

Anche in Europa per Fini le cose non vanno. Per lui è del tutto inadeguata la mancata condanna europea nei confronti della repressione in Iran: “È stato un eccesso di prudenza? Forse è stato un eccesso di sottovalutazione di quello che deve essere l’Unione europea”. Come dire: anche le istituzioni politiche europee vanno occupate in modo diverso. Che lo affermi davanti ad Aznar e in veste di leader fresco di investitura, indica – a mio avviso – che quello cui mira è questo: basta il dialogo con l”Iran, basta la politica di Obama (non ha detto: “viva il golpe in Honduras”, ma forse l’ha pensato), basta la prospettiva politica di un’Europa unita e solidale con l’intento di dialogo proprio di Obama. Se si dice basta a tutto questo, si torna a Bush, alla guerra, al diretto asse Italia-Usa, proprio come è stato per l’Iraq. Si torna dunque a quello che era stato garantito da Berlusconi, prima che la sua follia lo rendesse inaffidabile a quei “poteri forti” di cui tanto ho parlato nei giorni scorsi. Come non pensare che in quel “noi” che tanto ritorna non ci siano anche o soprattutto proprio questi “poteri”? Unico tra tutti, questo blog, del resto, già da parecchi giorni ha indicato proprio in Gianfranco Fini uno dei due più probabili candidati alla prossima successione della “cosa” Berlusconi.

 

Financial Times: “alte fonti governative”dicono che “presto” Berlusconi se ne va – 25/06/’09

Già da tempo questo blog l’aveva detto: la fine della “cosa Berlusconi” è prossima, dovuta ai poteri forti che finora l’hanno creata, sostenuta e protetta con evidente complicità e collusione di interessi.

Conferma in tale direzione viene dal Financial Times, giornale finanzario londinese di assoluta credibilità internazionale: “importanti alleati di Silvio Berlusconi nella coalizione di governo stanno già contemplando un futuro senza di lui”; “è uno scenario completamente nuovo, il panorama sta mutando”; “presto” ci saranno le dimissioni. Più ancora del fatto che a scrivere sia un giornale di tale spessore, è il fatto che si muovano alte personalità di governo e di potere e che esse chiedano l’anonimato: non vogliono soltanto lasciare uscire indiscrezioni; evidentemente vogliono in prima persona lanciare messaggi minacciosi per qualcuno e rassicuranti per altri. Altrimenti la fonte non sarebbe di questo livello, né il canale prescelto sarebbe tanto autorevole e così palesemente super partes.

Questo blog ha più volte detto quanto i poteri forti, cioè la mafia che va dagli Usa e dalla Colombia fino alla mafia europea e italiana (con annesse ‘Ndrangheta, Camorra e Santa Corona Unita), la P2, l’industria del riciclaggio (società off shore, guerra e droga) e la parte del Vaticano legata alla mafia, alla P2 e al riciclaggio, non potevano più tollerare l’impresentabile “cosa Belusconi”, soprattutto in epoca di grande difficoltà (per loro) quale è quella successiva alla elezione di Obama e al riassetto della politica internazionale e del ruolo in essa dell’Europa e delle mafie europee vecchie e nuove.

Le connessioni colombiane sottese all’affaire Zappadu Ecoprensa Colombia (vedi 2009/06/16 – Le foto di Zappadu a Villa Certosa, la Colombia e il viaggio in USA), il coinvolgimento di servizi segreti di molti paesi americani, europei e dell’est, le inchieste provenienti – guarda caso – dalla Puglia, l’imbarazzante silenzio del Vaticano erano segnali già più che sufficienti. La grave situazione di inaffidabilità e instabilità psicologiche, che quotidianamente emerge dal comportamento di Berlusconi a conferma ogni giorno di più della esattezza di “diagnosi” data dalla moglie Veronica (“sta male”, “va aiutato”), non è più tollerabile da chi deve garantire la persistenza di interessi finanziari non dichiarabili, enormi e del tutto incomparabili con il potere dello stato italiano.

Resto curioso – come ho già detto – su come avverrà la fine. Non penso che sia tanto facile liberarsi di Berlusconi in modo formalmente liscio e tranquillo. Mi pare questa la vera difficoltà per i poteri che finora hanno avuto interesse a fare nascere e crescere la “cosa”. Ed è proprio questa difficoltà l’unica vera carta giocabile rimasta in mano a Berlusconi, che, come è tipico delle personalità gravemente disturbate che annusino prossima la fine, può spingere al paradosso psicotico – paranoide e maniacale – le proprie azioni. È come se sotto sotto la sua forza stesse in una minacciosa sfida di onnipotente follia, più o meno di questo tenore: “visto che volete farmi fuori, vi sfido: vediamo se riuscite a distruggermi prima e più di quanto io posso fare male a voi”.

In questa ottica offrire uno scenario quale il G8 potrebbe costituire una eccessiva opportunità offerta a Berlusconi, al tempo stesso un rischio sproporzionato, troppo potenzialmente micidiale per i poteri forti che non vogliono più Silcio. Per questo motivo, dovrebbe succedere qualcosa prima, “presto”. Il burattino non risponde più ai fili di chi lo ha sempre tenuto in pugno. Di qui la paura e l’urgenza dei burattinai.

Le foto di Zappadu a Villa Certosa, la Colombia e il viaggio in USA – 16/06/’09

Come mai Antonello Zappadu ha venduto il proprio archivio fotografico proprio all’Ecoprensa, agenzia colombiana di Bogotà? Che c’entra la Colombia con Zappadu, Villa Certosa, i voli di Stato, gli ospiti più o meno discinti di Berlusconi? Come mai Zappadu vende proprio in Colombia, patria della mafia della droga, terra in mano ai narcotrafficanti, che legittimano il proprio potere combattendo una guerriglia, che giova molto più a loro che ai guerriglieri? Come mai prima ancora del proprio archivio fotografico Zappadu – a quanto leggo – ha a Calì, in Colombia, la moglie e i figli? Come mai in coincidenza di queste notizie la procura di Roma, finora tanto sollecita ai desideri di Ghedini, molla la presa e scarica tutto su Tempio Pausania? Chi è il vero mandante di Zappadu e dell’intera operazione?

La notizia della vendita all’Ecoprensa, prima che su “Repubblica” (la pubblica oggi nel contesto di un articolo nelle pagine interne), è stata lanciata ieri da “Grnet.it”, “portale di libera informazione per le forze armate e di polizia” in un articolo lungo, articolato e di grande rilievo. Vi si dice, per esempio, che “gli analisti dei servizi segreti di almeno cinque paesi sono da qualche giorno a caccia di maggiori notizie, perché ritengono che dietro l’intera vicenda potrebbero nascondersi come in una “matriosca” iniziative non prive di interesse politico-spionistico”; vi si aggiunge che “della Ecoprensa nessuno sa nulla, nessuna sede, nessun indirizzo”; si precisa che “anche la societa’ Prisacom di Madrid che edita El Pais spagnolo, il quotidiano che per prima ha pubblicato le foto di Villa Certosa nonostante il sequestro disposto dalla magistratura romana, poco o nulla dice di sapere di Ecoprensa Colombia, la societa’ dalla quale avrebbe acquistato le foto”; si sottolinea che “la questione sarà anche oggetto di analisi e discussione al Comitato parlamentare per l’informazione e la sicurezza della Repubblica”; si chiamano all’appello parecchi nomi, aggiungendo che “con ogni probabilità verranno sentiti dai parlamentari anche il predecessore al Dipartimento per l’informazione e la sicurezza di Gianni De Gennaro, il generale Giuseppe Cucchi, il questore di Sassari e il comandante provinciale dei carabinieri. Cucchi, l’ex direttore del Cesis (con la riforma dei servizi segreti Dis), insediato da Romano Prodi, era il responsabile fino al giugno dello scorso anno della sicurezza del presidente del Consiglio. Il questore di Sassari e il comandante provinciale dei carabinieri sono, invece, i responsabili della sicurezza esterna di Villa Certosa”; si conclude il tutto mettendo sul tavolo anche la questione voli di Stato e chiamando in causa Francesco Rutelli in quanto presidente del Copasir, al quale l’Aise (Agenzia per la sicurezza estera) ha ributtato la patata bollente della competenza, per cui “il Copasir dovrà decidere, dopo aver ascoltato i vertici di Aise, Bruno Branciforte e dell’Aisi, Giorgio Piccirillo, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta se allargare la propria “indagine” anche al 31esimo stormo dell’Aeronautica militare e ad alcune società private che forniscono servizi aerei alle istituzioni. Proprio quello che stanno facendo anche i magistrati della procura della Repubblica di Roma che hanno contestato al prmier, come atto dovuto, l’abuso d’ufficio, sul quale decidera’ infine il Tribunale dei ministri”.

Come si può notare il groviglio è enorme. Che ruolo ha Grnet.it? In che rapporto è con i ministeri della Difesa e degli Interni? Perché è in grado di dare per primo notizie così importanti? Di sicuro in gioco non ci sono solo le foto o l’uso improprio dei voli di Stato. Una cosa pare certa: il potenziale di “scossa”, come direbbe D’Alema, è enorme, pronto a scattare e di certo non a causa del PD o delle opposizioni, anche se nel groviglio ci sono o si cerca di metterci a ogni costo anche il PD, i suoi equilibri interni, la sua collocazione in Europa, il suo congresso e la sua leadership. Spero che solo che le “scosse”, se ci saranno, non saranno troppo esplosive per noi cittadini.

Intanto, come previsto, Silvio negli Usa viene accolto da Obama nulla più oltre la stretta correttezza formale. Da parte propria, Berlusconi ha detto e fatto come se l’Europa neppure esistesse (l’unica cosa europea che pare stargli a cuore è sistemare il ciellino Mauro e le finanziarie collegate), cercando di farsi accreditare – “porello!”, direbbero a Roma – l’immagine di decisivo by-pass tra Usa e Russia e tra Usa e Iran.