Solo ora vedo che “L’Espresso” del 24 marzo ha citato il mio commento sul giubbotto di Putin indossato da Silvio Berlusconi:

-> Silvio, il giubbotto sciamanico

Il post nel quale parlavo dell’argomento è 2010/01/12 – Perché Berlusconi mette il giaccone di Putin. Why Jacket Putin (analisi psico-antropologica)

Con coinvolgimento diretto di Ratzinger e Bertone, nel 1996 l’alta Curia Vaticana occultò, ben sapendoli, gli abusi di un prete americano accusato di avere usato violenza pedofila contro 200 bambini sordi. Se questa notizia, come pare, è vera, ecco ben documentato quanto la gente sa da sempre: che la gerarchia ecclesiastica, fin dai propri massimi livelli copre abitualmente i casi di pedofilia (e non solo) che vedano protagonisti i sacerdoti, privilegiando la strategia del nascondere e del tacere, limitandosi a spostare di sede il consacrato pedofilo (né solo con i consacrati pedofili ha seguito questa prassi). Già questo blog ha accennato al problema (vedi i tre post 2009/07/29 – Monumento del governo irlandese, pedofilia dei preti, Agostino Vallini e denuncia di “Avvenire” contro Berlusconi , 2009/11/27 – Anche per la pedofilia, come al solito il Vaticano tace e Hans Kung, celibato dei preti, chiesa, pedofilia e sessualità).

Naturalmente molti giornali e telegiornali italiani si sono ben guardati anche soltanto dal dare la notizia.

Ma ora la situazione sta diventando difficilmente occultabile. Dopo la documentazione fornita dal “New York Times” (vedi I DOCUMENTI DEL NYT ), che si assomma ai numerosi processi per pedofilia avvenuti negli Usa e al richiamo di responsabilità della Merkel in Germania oltre che alla denuncia contro la pdofilia di troppi preti da parte del governo irlandese, ora non bastano le smentite, né basta dire – come è di moda nell’Italia berlusconiana – che l’operazione è strumentale e volta a colpire una persona, in questo caso il Papa, trovando in questo modo l’alibi e la scappatoia per non affrontare ammissioni, responsabilità e decisioni radicali. Di certo non basta alle coscienze, né basta a livello internazionale e di fronte ai governi di stati come gli USA o la Germania, tanto e giustamente attenti da un lato ai diritti delle parti lese (e si tratta di lesioni gravissime che lasciano il segno per tutta la vita e anche oltre la generazione dell’individuo direttamente leso), dall’altro alle domande di un’opinione pubblica non così succube come quella del nostro paese, dall’altro ancora al principio inviolabile della laicità dello stato, da ultimo poi ai rischi di una chiesa troppo ricattabile da poteri economici e finanziari quali le mafie, la P2, le potenti ed esoteriche Prelature, Congregazioni o “fraternità” che in Vaticano sembrano, spesso con modalità settarie, dettare legge, proteggendo interessi finanziari che ben poco hanno a che fare con il Vangelo.

Né sono più i tempi nei quali, come avvenne all’epoca della Riforma, la chiesa possa malauguratamente preferire la scissione e chiudersi nel guscio difensivo di una nuova Controriforma. Oggi la Curia Vaticana non può più colludere con un potere politico internazionale complice, come, per esempio, fu quello degli Asburgo nel 1500, trovando in esso la possibilità o l’illusione della conservazione di una casta tanto poco disposta al cambiamento.

Non si può permettere alla Curia Vaticana (e non solo Vaticana) di identificarsi qua talis con la chiesa, portandola alla rovina e tradendo radicalmente la sua natura di sacramento e di corpo vivente di Gesù. La Curia Vaticana (e non solo) non ha questo diritto. La chiesa non è proprietà privata né di Ratzinger, né di Bertone, né della Curia Vaticana, né dei poteri che li sostengono o hanno interesse a sostenerli. La chiesa è di Gesù e di quanti lo amano e, nel suo nome, vogliono trovare ed essere in essa il luogo dell’annuncio e della testimonianza della gioia della Risurrezione. Se Ratzinger, Bertone e la Curia Vaticana non hanno il coraggio o la possibilità della fedeltà a Gesù, se ne devono andare. La chiesa non è loro proprietà privata, né può essere loro vittima. La chiesa non è un covo in cui nascondere e nascondersi, in cui, oltre ad altre amene attività quali il riciclaggio del denaro di mafiosi e delinquenti coperto dal segreto diplomatico, si proteggono le proprie o altrui patologie, si garantisce di fatto l’anonimato e la possibilità di continuare a rovinare per sempre bambini (e non solo). La chiesa non è questo. La chiesa è il corpo e il sangue viventi di Gesù, l’annuncio gioioso della sua e – in lui – nostra vittoria sulla morte. 

Il 25 marzo, ieri, è stata la festa in cui si ricordano l’annunciazione a Maria e il concepimento di Gesù. Ancora di più, dunque, in in giorno come questo, chi ama Gesù dovrebbe cominciare a non tradire la memoria di Gesù concepito e in lui di tutti i bambini, fin dal loro primissimo esserci. Invece tragicamente si tradisce e si uccide la fanciullezza con la pedofilia praticata e manifesta di molti preti e con la copertura data dall’alta gerarchia. Altrimenti, è ipocrisia parlare di difesa della vita dal concepimento alla morte. Guarda caso, fra pochi giorni la liturgia del venerdì santo celebrerà anche la morte di Gesù.

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Riporto quanto è scritto sulla IV di copertina:

A partire dalla interrogazione quotidiana della cronaca e della realtà, l’autore – blogger con competenza psicologica, etica e politica – analizza quanto è accaduto dalla fine del 2008 all’inizio del 2010: lo sfascio istituzionale e morale della politica italiana (e non solo), il crescente potere delle mafie, la progressiva implosione su sé stessa della famiglia (e con essa e in essa della società) all’interno di violenze intestine anche omicide e di crescenti dinamiche di incesto, la micidiale riproposizione di logiche fasciste e naziste, la chiusura di fronte alle diversità, l’assordante silenzio di parte della Chiesa.

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2010/02/10

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 Il silenzio di questi ultimi 25 giorni è dovuto al lavoro di sistemazione e di pubblicazione di IMPLOSIONE. Ringrazio di cuore chi mi è stato vicino anche in questi giorni, chiedendo notizie del mio silenzio.

 

Riporto quanto è scritto sulla IV di copertina:

A partire dalla interrogazione quotidiana della cronaca e della realtà, l’autore – blogger con competenza psicologica, etica e politica – analizza quanto è accaduto dalla fine del 2008 all’inizio del 2010: lo sfascio istituzionale e morale della politica italiana (e non solo), il crescente potere delle mafie, la progressiva implosione su sé stessa della famiglia (e con essa e in essa della società) all’interno di violenze intestine anche omicide e di crescenti dinamiche di incesto, la micidiale riproposizione di logiche fasciste e naziste, la chiusura di fronte alle diversità, l’assordante silenzio di parte della Chiesa.

Mi scrive un amico:

Caro Gigi, mi permetto di segnalarti un fatto per un tuo eventuale post politico. Ti sei accorto che, mentre tutto il mondo è alle prese con gli aiuti per Haiti, e Obama coordina personalmente la macchina degli aiuti, Berlusconi oggi, nelle stesse ore in cui Obama faceva una conferenza stampa con due ex presidenti, era a Venezia a comprare un palazzo sul Canal Grande? Non ha fatto alcuna conferenza stampa per parlare di questo. Era a Venezia per comprare un intero palazzo e per incontrare Galan, che gli dà dei grattacapi perché vuole la riconferma mentre la Lega pretende la Regione Veneto. Negli stessi minuti anche la Cina si stava occupando degli orfani che brancolano per le vie di Port au Prince. E nessuno dell’opposizione se ne accorge egli rinfaccia questo…

Basterebbe che Bersani convocasse una conferenza stampa per dire: avete visto che mentre si muoveva la macchina degli aiuti per Haiti, Berlusconi era a Venezia a comprare un palazzo? Ecco, ricordatevene alle prossime elezioni regionali…”.

Sottoscrivo alla lettera la segnalazione del mio amico. Aggiungo un interrogativo: come mai nessuno o quasi denuncia fatti come questi? Oltre all’opposizione, dove sono la stampa, la Chiesa, le persone di buon senso?

E poi, che bisogno ha Berlusconi di mostrarsi solerte per le vittime del terremoto di Haiti? Mica ci si può organizzare un G8 ad Haiti. Mica gli haitiani votano. Mica l’ha costruito l’Impregilo l’ospedale di Port au Prince. Mica in tanta povertà ci sono affari appetibili dalle mafie italiane. Mica ci sono Noemi e la D’Addario da fare dimenticare. Che bisogno c’è di fare polveroni? E poi, diciamolo tra noi, chi se ne frega di Haiti e degli Haitiani.  E, se dopo averli aiutati, vengono qui come clandestini, che dice la Lega? Mica si possono ospitare nel nuovo palazzone sul Canal Grande. Anche l’amore ha i suoi limiti. in fondo l’amore è solo un partito. Che pretese! Al limite, nel palazzone sul Canal Grande ci può venire in gondola qualche escort haitiana? Ma ci sono escort  ad Haiti? Bisognerà telefonare a qualche Tarantini haitiano.

Poco fa, nello Speciale del TG1 in onda a cavallo della mezzanotte tra il 13 e il 14 dicembre, Alessandro Sallusti, vicedirettore de “il Giornale”, ha definito prima la sinistra, poi anche Casini, da ultimo pure Fini “mandanti morali” dell’aggressione a Berlusconi, operata oggi a Milano da Massimo Tartaglia. Il ragionamento di Sallusti è stato più o meno questo: criticare Berlusconi può determinare azioni inconsulte da parte di persone fragili o, come si è detto più volte di Tartaglia, “psicolabili”. La conclusione del ragionamento di Sallusti portava dritto filato alla necessità di non fare alcuna opposizione a Berlusconi, secondo quanto è stato subito notato da Piero Sansonetti, direttore de “Gli Altri” e da Nicola Latorre, vicepresidente del gruppo PD al Senato. Quest’ultimo ha definito “farneticante” il discorso di Sallusti.

Sempre nel corso di questo Speciale del TG1 era intervenuto, poco prima, Roberto Maroni, Ministro degli Interni, che ha affermato la necessità di un rigido controllo dei siti internet, senza meglio precisare di che controllo parlasse, di che siti parlasse, in merito a quale tipo di interventi sul web parlasse, a quali criteri di intervento si riferisse. Maroni non è parso chiaro per nulla, mentre doveva esserlo più che mai, visto l’argomento (la libertà di pensiero, di espressione e di stampa). Se anche Maroni fosse – metti caso (quanto più vago è il discorso, tanto più è lasciata aperta ogni possibile ipotesi) – sulla linea di Sallusti, ci sarebbe davvero da temere per la libertà di pensiero, di opinione e di espressione, per la possibilità stessa della democrazia, dato che il Ministro degli Interni è a capo di Carabinieri, Polizia e Servizi Segreti.

Di certo pare sempre più evidente che da parte della destra berlusconiana si cerca non certo di circoscrivere per quello che è l’atto folle di Tartaglia (era davvero così imprevedibile e inevitabile l’aggressione? perché Tartaglia ha potuto prendere la mira e tenere bene visibile e in alto l’oggetto prima di scagliarlo? che ci stanno a fare le guardie del corpo e i servizi di sorveglanza?), ma di leggerlo il più possibile come atto politico prodotto dall’ “odio” contro Berlusconi e solo da questo.

Nessuno dice del paese che sta malissimo, dello Stato che ogni giorno viene sfasciato nelle sue più sacrosante fondamenta proprio dagli attacchi sempre più violenti di Berlusconi, dell’economia che va a catafascio, di un governo che non sa fare politica e che, per reggersi, ha bisogno di approvare le leggi a colpi di fiducia. Eppure questo governo è espressione di una maggioranza molto ampia, che dovrebbe garantire la più facile delle esistenze.

Non vorrei che una lettura troppo o solo strumentale della gravissima ed esecrabile aggressione subìta oggi da Berlusconi finisse anch’essa con il ritardare la soluzione dei problemi, con l’incancrenire ulteriormente la vita politica, con il fornire ulteriori alibi alla inerzia del governo e alla incapacità politica di gran parte della maggioranza e di una buona fetta pure della minoranza.

Stamane, qui nel borgo dove vivo, pieno di gente e di voci, ho sentito battute stupide e quasi tutte omofobiche sui trans e su chi li frequenta, risate più o meno intelligenti, giudizi più o meno bigotti sul rapporto tra sesso e politica, commenti qualunquistici di ogni tipo sulla immoralità generale. Ma non ho sentito il pur minimo accenno alla pietà. Non ho sentito nessuno accennare al fatto che un essere umano è morto, probabilmente ucciso per coprire qualcosa e qualcuno, sicuramente non difeso e non aiutato, con nessuno che – anche solo per dovere d’ufficio – si occupasse e preoccupasse dei prevedibilissimi rischi ai quali era esposto.

Questo essere umano veniva chiamato Brenda, era il viado coinvolto nel caso Marrazzo. Era una persona. In lui, come in ciascuno di noi, viveva l’immagine di Dio. Anche in questo, soprattutto per questo, era prima di tutto nostro fratello. Non so che colpe o che responsabilità avesse. Di certo so che ha vissuto un’esistenza di confine, di emarginazione, di non amore; so che, sicuramente, in larga e massiccia misura è stato anche o soprattutto una vittima; so che gli è toccata una morte disperata e disperante.

Temo che ora nessuno pianga per lui e su di lui. Vorrei che questo blog lo salutasse, gli dicesse ciao.

Ciao, essere umano. Ciao, persona. Ciao, fratello disperato. Ciao, immagine di Dio unica e irripetibile. Che la morte ti abbracci materna.