Quanta ipocrisia! Soltanto ora che il cadavere è ormai da tempo in obitorio, in attesa di necroscopia, soltanto ora gli ipocriti escono allo scoperto e criticano. Come se scoprissero soltanto ora che c’è stato (a loro conviene dire che c’è ancora) e che cos’è stato il berlusconismo. Comincia Fini, lo segue Montezemolo, a ruota Marcegaglia, dietro (o dove mai altro poteva stare?) Bagnasco, dietro il dietro Avvenire sboffato, ora don Sciortino con Famiglia Cristiana (tengo o non tengo Famiglia?). Intanto il tremulo Napolitano, dopo avere per anni taciuto su cose almeno altrettanto gravi, finalmente scopre di sapere parlare e risponde pure alla lettere dei 3 operai di Melfi (sarà il lavoro il perno della nuova campagna elettorale!).

Parlano solo ora, perché sanno che ormai gli schizzi della puzzola ormai morta non potranno più colpirli. Mancano solo Bossi e Tremonti, ma quelli arrivano per ultimi, perché solo dando il colpo finale al cadavere sperano di salvarsi la faccia da chi non può più schizzarli all’inverosimile.

Intanto i veri manovratori tacciono. Tace la mafia bombarola (non siamo più nel ’94, gli stallieri di oggi hanno già da tempo i cavalli di razza su cui puntare; il potere ce l’hanno già, né certo hanno paura di perderlo; basta solo cambiare l’allenatore; che bisogno c’è di bombe?).

Tace l’Opus Dei (lo Ior ce l’hanno; il Papa ce l’hanno; i referenti politici se li sono rifatti a nuovo già da tempo; che bisogno hanno di agitarsi?).

Tace la Massoneria (che c’è, per nascondersi, di meglio del brancaleonesco fantoccio della P3?).

Tacciono gli intellettuali (ma quando mai hanno parlato? E che vuole mai dire in Italia la parola “intellettuale”, quando le università, i giornali, l’editoria, le televisioni, i teatri sono solamente cosa nostra di padri, zii, cognati, amanti, raccomandati protetti, ruffiani e affini?).

Tacciono i grandi industriali al pari dei grandi (si fa per dire) sindacati; con qualche scaramuccia melfitana si creano da un lato l’alibi dell’apparente conflitto, dall’altro preparano il terreno della prossima campagna elettorale basata sulla difesa dei posti di lavoro. Come se non ci fosse, irreversibile, la globalizzazione dei mercati e delle logiche produttive. Come se fossimo ancora negli autunni caldi degli anni ’60-’70. Allora, però, gli autunni caldi servivano ai sindacati di qua e ai bombaroli fascisti di là. Ora servono solo come alibi per chi ormai da decenni ha portato altrove fabbriche e capitali, per chi ormai da decenni non si è preoccupato dell’evaporazione progressiva delle possibilità di lavoro.

Quando tacciono i manovratori, significa che sotto il polverone e grazie proprio al polverone nulla cambia e nulla rischia di cambiare. Il potere dei manovratori è più forte che mai, al massimo livello. Come l’ipocrisia.

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