Grillo e il “popolo di internet”. Lo smanettone e i beduini (

2013/03/30

Subito dopo le elezioni un amico mi chiese: “Come valuti il movimento 5 stelle? Pregi? Limiti?”.

Ora mi si chiede di pubblicare la risposta, scritta il 5 di marzo 2013. Eccola:

«È cambiata la piazza o, come dicevano i greci, l’agorá, quindi è cambiata la parola (non a caso in greco parlare si diceva agorázein), quindi è cambiata la comunicazione sociale, quindi sono cambiati i rapporti di forza, quindi è cambiata la politica. Oggi l’ agorá è interrnet; chi non sa “entrare in internet” è ormai considerato un povero senza parola e senza politica, un analfabeta impotente. Il passaggio dall’uomo televisivo all’uomo internettiano per portata culturale è analogo a quello tra l’uomo della cultura orale e l’uomo gutenberghiano, ma con almeno una radicale differenza: il tempo del passaggio è, al tempo stesso, molto più brusco e nascosto, molto più rapido e invisibile, molto più radicale e destabilizzante. Soprattutto per molti dell’attuale generazione, nata gutenberghiana e morente internettiana, l’effetto rischia di essere spaesante e, perciò, di spingere a rigurgiti regressivi e fascistoidi (leggi: berlusconiani), che spinge a leggere tutto in modo persecutorio, intollerante e angosciante. Ci vorrà tempo, fatica, sofferenza, perché il passaggio sia integrato. Ci vorrebbe quello che fu l’Umanesimo per la cultura del libro, ma purtroppo non vedo umanisti internettiani. Né vedo una nuova Firenze che sappia farsi culla dell’Umanesimo e laboratorio di nuova parola e di nuova politica.
Grillo è uno smanettone di internet, non un umanista di internet. I grillini sono i poveri beduini di questo Maometto smanettone. Come tutti i pastori di erbivori, i beduini hanno le ostinazioni e le miopie dei bovini, abbassano la capoccia e non si accorgono di tirare aratri non propri. Penso con nostalgia ai tempi in cui a garantire il valore e la “affidabilità” di un politico era non l’anagrafe o lo status, che so? di disoccupato, precario o donna, ma il suo cursus honorum. Oggi più cursus honorum uno abbia, più incute diffidenza e voglia di rottamazione. Del resto come potere avere un cursus honorum adeguato se l’uomo internettiano sta solo ora nascendo?
Certo la nuova agorá affascina. È globale, può aprire e superare confini di spazio e di cultura prima intrascendibli, può essere l’ecclesía o quanto meno il sagrato di nuovi lógoi capaci di unire gli uomini come non mai. Ma può essere anche luogo e tempo di nuove solitudini: lo smanettone internettiano è fondamentamente solo di fronte alla tastiera e al video, spesso usa la tastiera e il video come muro psicotico, come nascondiglio in cui ritrarsi, come alibi della propria impotenza, frustrazione, incapacità di incontro e relazione. Allora questa agorá può fare paura, allora i beduini e gli smanettoni possono fare paura, perché “non sanno quello che fanno”, perché non vedono e perché sono infantili e, come tutti i bambini piccoli, credono che esistere sia distruggere buttando giù il biberon dal seggiolone.

Non a caso, molti del cosiddetto “popolo di internet” usano la rete come nicchia di isolamento, come alibi di una profonda incapacità relazionale, come sostituto compensatorio di una sostanziale afasia relazionale, come arroccamento paranoide in cui rimuovere o negare la propria ignoranza e la propria impotenza politica e propositiva. Se ad avere paranoie e/o impotenza relazionale e politica è uno solo, il problema compete a un terapeuta; se però ad averle è un “popolo” soggiogato da uno smanettone, allora il dramma della mmobilità psicotica è un problema politico, rischia di essere “il” problema politico. E allora, come tale, va valutato politicamente. Allora ci si deve chiedere a chi giova? o, come dicevano i latini: “cui prodest?”. A chi giova l’impasse paranoide o psicotica? E risulta pure legittimo chiedersi se lo smanettone sia l’ingenuo attore di sé stesso e delle proprie frustrazioni e impotenze o non sia l’esecutore più o meno consenziente e consapevole di disegni altrui.

E gli altrii? Gli altri (per “altri” intendo quelli che internettiani non sono, né sanno di poterlo e doverlo essere), purtroppo, sono fuori tempo e fuori luogo, scentrati o, detto alla meno peggio, ec-centrici. Non vedo come possano rispondere alla sfida dei tempi e della nuova agorá. Mi fanno più paura loro che non i beduini e lo smanettone. Certo non è un bel tempo quello in cui si deve scegliere fra chi fa più o meno paura.
Mi verrebbe una proposta: occorrerebbe indire un concilio degli internettiani, che discuta di queste cose e che fondi un nuovo umanesimo.

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2 Risposte to “Grillo e il “popolo di internet”. Lo smanettone e i beduini (”

  1. mario Says:

    Il sentimento di smarrimento che provo difronte all’incapacità della classe politica di un qualsiasi accordo su pochissimi obiettivi che possano consentire un nuovo appello elettorale penso che sia proprio della stragrande maggioranza.
    Non ho la capacità di analisi sociologica del fenomeno del grillismo per capire se la rapidità del cambiamento dello strumento democratico ( internet) possa preconizzare una società migliore o, al contrario, preluda ad una cruenta rivoluzione.
    Ho letto l’analisi di Introvigne che certo non fa dormire sonni tranquilli.

    mario

  2. Elena Says:

    E’ molto interessante la tua analisi Gigi, grazie.
    Io sono fra quelli che hanno paura, paura perché non capisco dove e come l’intero Paese si stia muovendo.
    Due aspetti mi colpiscono rispetto al popolo di internet e ai rappresentanti del m5s: l’anonimato e il linguaggio.
    In internet è facile restare nascosti, o assumere personalità ideali e non proprie. E’ facile conoscere con la chat, immaginare o creare i gusti propri e altrui. Ma si perde il gusto e l’adrenalina dell’incontro personale.
    Ritornando al m5s: non voglio certo dire che i suoi iscritti siano degli ologrammi! Ma …non li conosco. Ho l’impressione che compaiano come conigli dal cappello e dopo 2 mesi scompaiano per lasciare il palco ad un altro ignoto.
    Rifiutano l’appartenenza ad un partito ma si riconoscono in un movimento. Solo che in quel movimento io non trovo il pensiero comune, e alcuni punti fondamentali e condivisi non mi bastano… Per di più essendo movimento i punti varieranno, ma in che direzione se non c’è un’idea comune di appartenenza? Questa è la mia visione da esterna, che potrebbe essere anche smentita da chi appartiene a quel movimento.
    Il confronto penso che sia sempre positivo.
    Ma ecco il secondo punto che mi spaventa: il linguaggio. Come può esserci confronto se il dialogo è sostituito da sordi insulti? E’ così necessario esprimere un’idea ricorrendo a toni accesi, parole povere e senza lasciare spazio a colori diversi dal proprio?
    Mi dispiace che si stia perdendo l’eleganza e la ricchezza della lingua italiana (e non mi riferisco al discorso di Azzeccagarbugli!).
    Tu Gigi evochi, giustamente, l’Umanesimo e con lui aggiungo il Rinascimento. Ma noi stiamo proprio perdendo l’umanità della parola. E questo porta inevitabilmente alla decadenza.

    Elena


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