Barack Obama, in un anno soltanto, pare proprio avercela fatta. Almeno per quanto riguarda la Camera dei Rappresentanti, il testo della riforma sanitaria è passato. Se passerà anche al Senato, diverrà legge dello stato. Tutti i cittadini avranno la copertura necessaria per farsi curare. Già questa prima approvazione è una straordinaria vittoria: apre finalmente alla liberazione dei più poveri dalla schiavitù della impossibilità di curarsi; avvia la limitazione del potere politico e finanziario della lobby delle assicurazioni sanitarie; afferma già nel concreto di un voto importante il diritto alla salute.

Tutti i democratici hanno votato compatti a favore. In più c’è stato anche il sì del repubblicano Anh Joseph Cao. Il successo politico di Obama è notevole, visto l’enorme potere che le lobbies finanziarie hanno negli USA e dato il loro poderoso tentativo di bloccare la riforma. Ha convinto di persona gli ultimi democratici incerti ed ha così vinto la sua prima grande battaglia, dimostrando di non essere soltanto l’uomo degli annunci e delle promesse.

In Italia, intanto, la sanità sta sempre più peggiorando. Oltre a essere culla di gravi episodi di mala sanità soprattutto in alcune regioni, è preda di avventurieri e approfittatori di ogni tipo, come purtroppo lasciano intravedere i fatti pugliesi legati all’affaire Tarantini-Berlusconi e i dubbi laziali relativi all’affaire Marrazzo-Berlusconi-Angelucci e giornali collegati. In Italia il diritto alla sanità è sancito dalla Costituzione, ma troppo smentito dai fatti. Né pare esserci una vera e forte volontà politica che, almeno in ordine al diritto alla salute, applichi fedelmente la Costituzione e non la smentisca nei fatti. Il che porta, per forza di cose, la sanità sempre più nelle mani di interessi privatistici e quindi di logiche mafiose. Dove lo stato si indebolisce, si rafforza e si legittima la mafia.

La sanità è sempre più in mano alle lobbies delle cooperative; qui in Lombardia per esempio si sta creando nella sanità un vero e proprio impero ciellino, con il potere finanziario della Compagnia delle Opere e delle banche che la favoriscono, magari sotto l’alibi e il presto della vicinanza (sic!) ai principi cristiani. I legami tra sanità e politica, anche di bassissimo livello, sono spaventosi, come anche di recente ci hanno suggerito i fatti, per esempio quelli campani emersi in ordine a Sandra Lonardo in Mastella (si comincia sempre meglio a comprendere a chi e perché il governo Prodi desse tanto fastidio). Ne esce l’idea di una rete di potere e di sottopotere che controlla la nomina di primari e dirigenti, la costruzione di ospedali e reparti, l’attribuzione di appalti, l’acquisto di materiale e di apparecchiature, con criteri molto dubbi, oggettivamente mafiosi o tendenzialmente tali, di certo non primariamente finalizzati al bene del cittadino e al suo diritto alla salute.

Non va certo dimenticato e taciuto quanto alla base di tutto ciò ci stia uno strapotere finanziario e politico delle case farmaceutiche e degli ordini professionali a queste collegate. Il che, tra l’altro, blocca l’evoluzione della scienza medica vincolandola a logiche organicistiche e farmaceutiche spesso del tutto lontane da ogni vera libertà epistemologica e, perciò, del tutto vicine a logiche di potere autoreferenziali e mafiose. Sarebbe interessante per esempio verificare con quali criteri vengono incanalati e attribuiti i fondi pubblici e meno pubblici, istituzionali e meno istituzionali, in ordine alla ricerca, con i vari Telethon e le varie giornate dedicate alle più disparate associazioni, largamente pubblicizzate da televisioni pubbliche e meno pubbliche. Il dubbio che i fondi finiscano con il rifluire, soltanto o quasi, nelle casse delle case farmaceutiche è molto, molto forte, dato che l’utilizzo dei fondi non è di certo pubblicizzato tanto quanto le plebiscitarie ricerche dei fondi stessi. E anche su questo la Chiesa tace, purtroppo.

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