Una persona amica mi scrive una mail con allegato un articolo del “Corriere di Como” del 31 marzo 2011.

Ecco la mail:

Nella chiesa dietro casa mia, è arrivato a novembre un nuovo parroco, è giovane, valtellinese, ed è stato inviato a Rebbio (zona di immigrazione) perché ha fatto esperienze come sacerdote in Africa.

Si espone molto: le sue prediche sono sempre calate nel concreto e sono applicate ai fatti attuali.

Poi chiede di recitare il padre nostro dandosi la mano, chiede di intervenire con preghiere libere, insomma… è alternativo.

Di cero non ci si addormenta durante le sue prediche.

Ora un suo intervento è finito sul Corriere di Como e ha dato il via a polemiche quotidiane.

E’ attaccato dagli assessori e dai superiori…

Non avrà vita facile questo sacerdote…

P.

Ecco l’articolo:

Corriere di Como del 31 marzo 2011

Editoriale sul giornale dell’oratorio: «Mi vergogno del governo e di essere italiano»
Sono parole forti quelle che si possono leggere nell’ultimo numero disponibile di “Fuori campo”. Si tratta del giornalino “dei giovani per i giovani” dell’oratorio di Rebbio, come recita la testata della rivista. L’autore dell’articolo per così dire “incriminato” è nientemeno che don Giusto Della Valle, parroco del popoloso quartiere a Sud di Como dal novembre dello scorso anno.
Il filo conduttore dell’articolo è l’atteggiamento dell’Italia, e segnatamente del governo Berlusconi , nei recenti sconvolgimenti del Nordafrica, Libia in primis. Inutile dire che don Giusto Della Valle si scaglia con veemenza contro la politica italiana.
«Cari giovani – è l’attacco dell’articolo intitolato “E tu cosa ne pensi?” – non so cosa ne pensiate voi, ma confesso che talvolta mi vergogno di essere italiano. O meglio, di essere rappresentato da chi attualmente ci governa». Subito un colpo di clava verso il premier, i ministri e la maggioranza parlamentare, dunque.
Dopo aver ricordato «il grande dono» di aver potuto vivere «alcuni anni al servizio della Chiesa in Camerun», dove «senza fare baccano tanti missionari italiani fanno un gran lavoro per l’evangelizzazione e la promozione umana», don Giusto pone ai ragazzi dell’oratorio la domanda centrale: «Perché allora vergognarsi?».
Ecco le sue risposte: «Perché dell’Africa, all’Italia, interessa poco o nulla. E peggio ancora il nostro governo (e in genere i governi europei) ha collaborato con dittatori feroci come Ben Alì in Tunisia e Gheddafi in Libia. E probabilmente continueranno a farlo con i semi-dittatori che succederanno». Poi, un altro affondo sui veri obiettivi della politica italiana: «Ciò che conta sono il petrolio e il gas, il resto (il rispetto della persona e dei suoi diritti) conta ben poco. Inoltre in Libia – sostiene sempre il parroco di Rebbio – si sta uccidendo in questi giorni con armi di fabbricazione italiana». Dopo l’ennesima stroncatura rivolta al governo circa il reale impegno dell’Italia per lo sviluppo dell’Africa, ecco l’ultima raffica di domande rivolte ai giovani che frequentano l’oratorio del quartiere: «E tu cosa pensi? Come ti senti da italiano in questo panorama? Hai voglia di cambiare le cose? Parlane, parliamone, creiamo dibattito. L’oratorio di Rebbio è fatto anche per questo». Ora resta da vedere se questo esplicito invito del parroco-missionario a discutere apertamente di politica – partendo peraltro dal suo punto di vista contrario al governo di centrodestra – riscuoterà successo e adesioni. Oppure se aumenterà le divisioni anche tra i giovani dell’oratorio.

Emanuele Caso

Non credo che l’apostolato di don Giusto porterà divisioni, come dice il giornalista. A portare le divisioni di solito è il diavolo. Di sicuro don Giusto porterà due cose: coscienza in alcuni, paura della coscienza in molti. La coscienza dà vita e fa più viva la vita; la paura della coscienza spesso uccide i profeti e i giusti. È così dai tempi di Socrate, di Giovanni il Battista, di Gesù, di Gandhi, di Martin Luther King, del vescovo Romero, di don Puglisi e di tutti coloro che amano la verità e l’uomo. Mi auguro che con don Giusto l’unico risultato sia l’aumento della coscienza.

Caro don Giusto, ti sono vicino con un tutto il mio abbraccio.

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