Con proteste come quelle sulla comunione negata al ragazzo disabile, se moltiplicate, si potrebbe arrivare a una primavera cattolica, tipo quelle islamiche dello scorso anno. Sarebbe ora. Il tema dell’uso/abuso del disabile solo per prendere l’8 per mille, il rifiuto dei disabili come allievi o insegnanti delle scuole cattoliche, sono alcuni dei punti di rottura. Un altro è la rimozione di ogni riflessione teologica da parte dei laici e, più in generale, della libertà della ricerca teologica e della visione non difensiva, non esclusiva, non maschilista e non omofoba della dottrina. Altro che pedofilia! Per quanto gravissima sia la presenza della pedofilia nei preti, per quanto devastante sia la pratica del riciclaggio da parte dello Ior dei fondi neri e delle varie mafie, il polverone che ne nasce serve a coprire i veri problemi della chiesa e così – paradossalmente – risulta funzionale alla conservazione dell’attuale sistema di potere ecclesiale, che poco ha a che fare con Gesù.

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Solo ora vedo che “L’Espresso” del 24 marzo ha citato il mio commento sul giubbotto di Putin indossato da Silvio Berlusconi:

-> Silvio, il giubbotto sciamanico

Il post nel quale parlavo dell’argomento è 2010/01/12 – Perché Berlusconi mette il giaccone di Putin. Why Jacket Putin (analisi psico-antropologica)

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Riporto quanto è scritto sulla IV di copertina:

A partire dalla interrogazione quotidiana della cronaca e della realtà, l’autore – blogger con competenza psicologica, etica e politica – analizza quanto è accaduto dalla fine del 2008 all’inizio del 2010: lo sfascio istituzionale e morale della politica italiana (e non solo), il crescente potere delle mafie, la progressiva implosione su sé stessa della famiglia (e con essa e in essa della società) all’interno di violenze intestine anche omicide e di crescenti dinamiche di incesto, la micidiale riproposizione di logiche fasciste e naziste, la chiusura di fronte alle diversità, l’assordante silenzio di parte della Chiesa.

Novità

2010/02/10

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IMPLOSIONE

Psiche, Politica, Etica e Chiesa

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Troverai anche altri tre miei libri,

in particolare

La tenerezza dell’eros

 Il silenzio di questi ultimi 25 giorni è dovuto al lavoro di sistemazione e di pubblicazione di IMPLOSIONE. Ringrazio di cuore chi mi è stato vicino anche in questi giorni, chiedendo notizie del mio silenzio.

 

Riporto quanto è scritto sulla IV di copertina:

A partire dalla interrogazione quotidiana della cronaca e della realtà, l’autore – blogger con competenza psicologica, etica e politica – analizza quanto è accaduto dalla fine del 2008 all’inizio del 2010: lo sfascio istituzionale e morale della politica italiana (e non solo), il crescente potere delle mafie, la progressiva implosione su sé stessa della famiglia (e con essa e in essa della società) all’interno di violenze intestine anche omicide e di crescenti dinamiche di incesto, la micidiale riproposizione di logiche fasciste e naziste, la chiusura di fronte alle diversità, l’assordante silenzio di parte della Chiesa.

Dopo che gli uomini della scorta lo hanno fatto entrare a forza nell’auto, subito, quasi ribellandosi alla protezione, Berlusconi è voluto uscire, ergersi verso la folla. Analizzando proprio le immagini di questa azione, cerco qui di continuare nella ipotesi di lettura psicologica dell’aggressione al Presidente del Consiglio iniziata nel mio post 2009/12/14 – Tartaglia vs Berlusconi. Psicologia del perchè uno psicotico aggredisce un narcisita (ma vedi anche 2009/10/25 – La psicologia di Piero Marrazzo e Silvio Berlusconi, la sessualità preedipica e la gestione del potere ; Le dipendenze peggiori. “Meno male che ci sei tu”, dice con gli occhi la madre al proprio bambino [e correlato a questo “Meno male che Silvio c’è”]).

Se si parte dalla ipotesi di un uomo sofferente di Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP), allora la fenomenologia della scena e in particolare dello sguardo di Berlusconi in piedi all’auto è la seguente.

Il viso di Berlusconi non è più e soltanto il viso dell’uomo ferito, scioccato, sofferente. È ora il viso del bambino spaurito, improvvisamente abbandonato dalla mamma. È quel bambino a uscire dall’auto, ad alzarsi a guardare, come se con gli occhi dicesse: “dove sei, mamma?”, “perché mi lasci solo?”, “stavo proprio facendo quello che tu hai sempre voluto da me, stavo facendo l’uomo più importante del mondo, lo stavo facendo per te, al posto tuo, lasciando che tu diventassi me … e tu perché te ne vai? Lo sai che senza te, io non esisto, non ci sono. Lo sai che tu sei me e io sono te, unicamente te”, “perché mi hai schiaffeggiato, annientato, svuotato di anima?”, “e adesso la mia anima dove è?”, “rivoglio la mia anima, lasciatemi uscire di nuovo, la mia anima è la in mezzo, è la dove è partito lo schiaffo, non posso lasciare là la mia anima”, “perché volete partire, portarmi via da me stesso, dalla mia anima proiettata sulla folla?”, “vi ordino di non partire!, dove andate?, se partite, mi uccidete, mi lasciate vuoto di me stesso! Voglio restare qui, uscire, riprendermi l’anima!”.

La persona sofferente di DNP proietta il proprio Sé sull’altro, soprattutto su un altro femminile (il più possibile controllabile, passivo, indifeso, manipolabile), compreso quell’altro indistinto-femminile che è la “folla”. Per questa persona non c’è distanza tra sé e l’altro da sé, c’è solamente il proiettarsi del proprio Sé: se l’altro non accetta la proiezione e non la subisce, allora l’altro va annientato nel nulla della “vergogna”, nell’attribuzione moralmente mortificante della “invidia” e dell’ “odio”.

Quando però, nel momento stesso in cui pensava di essere totale, la proiezione grandiosa del Sé fallisce e si trova di fronte all’ostacolo imprevisto del rifiuto infrangibile, dello schiaffo inconfutabile, dell’oltraggio indifendibile, allora il Sé si smarrisce, resta lì spaesato, regredisce alla auto-percezione della propria nullità, al sentirsi quel “niente”, che probabilmente Veronica, da donna innamorata e da madre dei suoi figli, ha percepito nella profondità dell’anima di Silvio Berlusconi.

Quanto più il DNP coinvolge il versante psicotico del Sé, tanto più la proiezione del Sé è massiccia e delirante, fino al rischio della dissociazione stessa del Sé nell’onnipotenza suicida o nella schizofrenia: in tale ultimo caso il Sé proiettato finisce con l’essere colto come voce esterna, “altra”, irrimediabilmente perduta nell’orco della scissione. La dissociazione del Sé è un rischio possibile del DNP, soprattutto quando la spirale della proiezione delirante diviene un bisogno sempre più ossessivo, configurandosi come compulsione irrefrenabile, cioè come grave dipendenza.

La persona sofferente di DNP tende sempre più a ripetere sull’altro da sé quanto, da piccolo, in un’età tra i due e i tre anni, la madre – per lo più inconsciamente – gli ha proiettato addosso, investendo e invadendo il figlio dei propri bisogni di affermazione e di compensazione affettiva, sociale, esistenziale. Chi è stato ferito, ferisce, se non ha potuto elaborare e superare la ferita. Se la ferita narcisistica non è stata elaborata e superata attraverso una competente ed efficace psicoterapia, il DNP diviene sempre più grave; il Sé che ne soffre tende sempre più a ripetere in modo attivo (cioè agendo lui sull’altro o sugli altri) quella dinamica invasiva, espropriante e distruttiva, che ha dovuto subire da piccolo nella relazione con la madre.

Quel volto smarrito di bambino non poteva non colpire la tenerezza materna di molte donne. C’è cascata anche la stessa Sabina Guzzanti, che pure è donna abituata a quella capacità di stacco che genera l’ironia e la satira: “Sì, mi ha fatto moltissima pena vedere Berlusconi ferito. Ho visto il volto insanguinato. Ho visto un vecchio ferito. Quando è uscito per vedere in faccia il suo aggressore ho provato anche stima per la fierezza e ho visto anche un politico per la prima volta”. Credo che Sabina abbia confuso la ferita attuale del vecchio con quella antica, lo smarrimento del bambino con la fierezza del politico: quello che Berlusconi cercava di guardare là nel mezzo non era l’avversario politico, ma la propria anima proiettata e non accolta, data e non restituita da quel tremendo sostituto materno che per lui è la folla.

Mi pare che il commento di Walter a 2009/12/14 – Tartaglia vs Berlusconi. Psicologia del perchè uno psicotico aggredisce un narcisita intuisca di più la dinamica in gioco: “tra le varie immagini passate nei telegiornali, mi ha colpito molto quella del Cavaliere, che ormai ferito, si erge sul suo cavallo (la macchina blu) e va a cercare il feritore, quasi a volerlo sfidare, quasi a volergli dire: “che ti credevi, non sai che sono immortale?”. Tutto questo nonostante la nutrita scorta cercasse inutilmente di proteggerlo e portarlo in tempi rapidi all’interno della macchina”.

Il suo Sé di bambino follemente spaesato era là buttato in mezzo alla gente. Era là. E là Berlusconi guardava, come se la madre l’avesse tradito. Era per lei, come sempre, che si era esibito, che aveva recitato lo smarrirsi di sé nell’incesto seduttivo e pauroso con quella folla madre, che voleva sua, che non poteva non continuare a essere sua, come sempre, come da sempre, come per sempre. E lei, la madre-folla, l’aveva tradito, con quello schiaffo che lo smentiva, lo perdeva, lo tradiva.

Negli occhi del vecchio parlava il bambino: “Come? Tu, madre, mi tradisci? È per essere te che voglio e devo sedurre la folla. E tu mi tradisci? Mi illudi? Mi rubi l’anima, così? Dove è la mia anima? Perché mi portano via? Non posso lasciare lì la mia anima! Lasciatemi vedere dov’è. Lasciatemela riprendere. Non portatemi via. Perché, madre, questo schiaffo che mi annienta? Perché espropriarmi di me, mentre io mi perdevo in te, come al solito, come da sempre, come per sempre? È questo il mio vero dolore. È questo il mio vero morire. Madre, non mi tradire anche tu!”.

Belle sono la speranza e la parola, sono l’anima stessa di Dio, sono esercizio d’eternità, sono già il Suo bacio, sono il continuo dirsi in noi della Sua Creazione.

Lo so: chi uccide la parola e la speranza, prima o poi uccide gli uomini della speranza e della parola. Temo il morire, non temo la morte.

Ripeto qui stanotte la mia vecchia canzone di sempre:

Bastava restare in silenzio.
Non ho taciuto. Ho continuato il mio sentiero
amando come sempre ogni sasso.
E’ un sentiero solo in parte tracciato,
che pochi imboccano,
e subito vi ricrescono lo sterpo e l’ortica,
ma alle valli porta del sorriso e dell’aria.

Qui dove sono giunto,
l’erba e la via sono segnate solo dal vento
e dal soffio di quelle canzoni che antiche sanno
precedere i passi.

Solo non sono sul sentiero.
Tra le sottili canzoni con me cammina
Rosi la bella.

Di tanto in tanto,
sui confini dei giorni e delle epoche,
là dove i tramonti non sospettano ancora le albe,
Rosi ed io ci fermiamo
e mettiamo, per la notte, la nostra tenda
e lì sullo stupito limitare
insieme danziamo

come due saggi-vecchi trampolieri.

 

Poco fa, nello Speciale del TG1 in onda a cavallo della mezzanotte tra il 13 e il 14 dicembre, Alessandro Sallusti, vicedirettore de “il Giornale”, ha definito prima la sinistra, poi anche Casini, da ultimo pure Fini “mandanti morali” dell’aggressione a Berlusconi, operata oggi a Milano da Massimo Tartaglia. Il ragionamento di Sallusti è stato più o meno questo: criticare Berlusconi può determinare azioni inconsulte da parte di persone fragili o, come si è detto più volte di Tartaglia, “psicolabili”. La conclusione del ragionamento di Sallusti portava dritto filato alla necessità di non fare alcuna opposizione a Berlusconi, secondo quanto è stato subito notato da Piero Sansonetti, direttore de “Gli Altri” e da Nicola Latorre, vicepresidente del gruppo PD al Senato. Quest’ultimo ha definito “farneticante” il discorso di Sallusti.

Sempre nel corso di questo Speciale del TG1 era intervenuto, poco prima, Roberto Maroni, Ministro degli Interni, che ha affermato la necessità di un rigido controllo dei siti internet, senza meglio precisare di che controllo parlasse, di che siti parlasse, in merito a quale tipo di interventi sul web parlasse, a quali criteri di intervento si riferisse. Maroni non è parso chiaro per nulla, mentre doveva esserlo più che mai, visto l’argomento (la libertà di pensiero, di espressione e di stampa). Se anche Maroni fosse – metti caso (quanto più vago è il discorso, tanto più è lasciata aperta ogni possibile ipotesi) – sulla linea di Sallusti, ci sarebbe davvero da temere per la libertà di pensiero, di opinione e di espressione, per la possibilità stessa della democrazia, dato che il Ministro degli Interni è a capo di Carabinieri, Polizia e Servizi Segreti.

Di certo pare sempre più evidente che da parte della destra berlusconiana si cerca non certo di circoscrivere per quello che è l’atto folle di Tartaglia (era davvero così imprevedibile e inevitabile l’aggressione? perché Tartaglia ha potuto prendere la mira e tenere bene visibile e in alto l’oggetto prima di scagliarlo? che ci stanno a fare le guardie del corpo e i servizi di sorveglanza?), ma di leggerlo il più possibile come atto politico prodotto dall’ “odio” contro Berlusconi e solo da questo.

Nessuno dice del paese che sta malissimo, dello Stato che ogni giorno viene sfasciato nelle sue più sacrosante fondamenta proprio dagli attacchi sempre più violenti di Berlusconi, dell’economia che va a catafascio, di un governo che non sa fare politica e che, per reggersi, ha bisogno di approvare le leggi a colpi di fiducia. Eppure questo governo è espressione di una maggioranza molto ampia, che dovrebbe garantire la più facile delle esistenze.

Non vorrei che una lettura troppo o solo strumentale della gravissima ed esecrabile aggressione subìta oggi da Berlusconi finisse anch’essa con il ritardare la soluzione dei problemi, con l’incancrenire ulteriormente la vita politica, con il fornire ulteriori alibi alla inerzia del governo e alla incapacità politica di gran parte della maggioranza e di una buona fetta pure della minoranza.