A quanto pare, Piero Marrazzo, ex giornalista di Rai 3 (per anni ha condotto Mi manda Raitre) e attuale Presidente della Regione Lazio, era frequentatore abituale di transessuali, il che lo ha portato alla grave situazione di auto-sospensione e di probabili prossime dimissioni.

Il caso Marrazzo ripropone il tema del rapporto tra personalità e sessualità preedipiche da un lato e gestione del potere dall’altro lato. Già questo blog vi aveva accennato parlando della sessualità preedipica di Berlusconi (vedi 2009/06/18 – la sessualità preedipica di Berlusconi e le puttane).

Per personalità preedipica intendo quella strutturazione di personalità che non è potuta adeguatamente evolvere in una corretta esperienza edipica, quale quella che avviene all’interno della dinamica triadica (triadica significa “a tre”) di un adeguato rapporto padre-madre-figlio.

Sono personalità bloccate all’interno della dinamica diadica (diadica significa “a due”) del rapporto madre-figlio. Sono figli mai davvero “dati al padre”. La madre li ha trattenuti in sé, poco importa se consciamente o inconsciamente, volontariamente o involontariamente. O perché è troppo incombente o divorante oppure perché è troppo assente o carente nel contenimento e nell’accudimento del figlio, questo tipo di madre è presa più dai propri bisogni che dall’attenzione ai bisogni del figlio; finisce così con il prevaricare e con il condizionare il figlio e il suo processo di identificazione. A monte di una maternità così intransitiva c’è sempre una coppia genitoriale inadeguata (quasi mai veramente “sposata”, nel senso non tanto confessionale o anagrafico del termine, quanto in quello psicologico e relazionale), per cui l’eccesso o il difetto della funzione materna trova sempre nella assenza o nella debolezza paterne la culla e la complicità della propria disfunzione a danno del figlio. Se la madre è l’esecutrice dell’azione dannosa, il mandante da una parte è la carente relazione di coppia (coniugale e/o genitoriale), dall’altra è la corresponsabile assenza o carenza paterne.

La personalità preedipica, dunque, non ha avuto l’accesso al confronto con la figura e con il modello paterni. Questo condiziona alla radice la strutturazione della personalità maschile del figlio, relegandolo a una fragile e destrutturata identificazione del Sé e a una assente o debolissima strutturazione dell’Io. Il che, in particolare, finisce più o meno pesantemente con il condizionare tre aspetti della vita di questi figli mai davvero “dati al padre”: 1) quello della affermazione sociale (professionale, politica, affettiva), 2) quello della espressione della sessualità, 3) quello del rapporto tra affermazione sociale e espressione della sessualità.

Cominciamo dal punto 1). L’affermazione sociale, che dovrebbe essere il tempo e il luogo della espressione della personalità adulta, finisce invece, all’interno di una strutturazione preedipica della personalità, con l’essere il luogo e il tempo della compensazione e della affermazione infantile del Sé, spesso con modalità ossessive e coattive. È come se queste personalità non potessero fare a meno dell’affermazione sociale, ne avessero bisogno, ne dipendessero, proprio come – più o meno – un tossicodipendente dipende dalla sostanza e dalla sua assunzione. Ne deriva che anche il rapporto con l’affermazione sociale presenta la stessa ambivalenza tipica del rapporto del tossicodipendente con la sostanza. Senza la “dose” di potere sociale stanno male: per questo la cercano, hanno bisogno di cercarla spasmodicamente. La quantità della “dose” deve aumentare progressivamente: per questo ne dipendono in modo sempre più massiccio, al punto che devono fare sempre più carriera, magari passando dal giornalismo alla politica, dall’imprenditoria alla finanza e poi alla politica. Con la “dose” sono in perenne conflitto: come uno schiavo ora la odiano, come un innamorato ora la corteggiano; quanto hanno costruito per anni e con compulsiva ossessione, possono cercare di distruggere in un attimo, mai comunque costruiscono carriere limpide e inattaccabili, proprio come se avessero bisogno di camminare sempre ai margini dell’abisso della auto-distruzione, per poi altrettanto ossessivamente cercare l’acrobazia riparatrice e onnipotente o la caduta pietosa. Non a caso l’iter della loro affermazione professionale ha un andamento a spirale, in crescendo, spesso spinto fino a esiti maniacali e paranoidi. Allora , nel momento del fallimento, che prima o poi puntuale arriva, salta fuori il bambino indifeso che chiede il consenso della compassione o la compassione del consenso o il capriccio della arrogante permanenza.

Veniamo al punto 2). È pressoché impossibile che queste persone abbiano delle relazioni sessuali inscritte in una relazione d’amore profonda, caratterizzata dalla continuità e dalla mutua identificazione dei due partners all’interno di una intimità adulta, capace di approdare all’esperienza del Noi di coppia. Come potrebbero mai arrivare al Noi, se non sono manco arrivati davvero all’Io? Quanto sto dicendo prescinde dall’orientamento sessuale eterosessuale o omosessuale, che senza una adeguata strutturazione dell’Io risulta comunque – come tutta la loro strutturazione della personalità – indeterminato, comunque bisognoso di sempre nuove e mai definitive conferme. Quando fa l’amore (poco importa se con modalità eterosessuale o omosessuale), la personalità preedipica si relaziona non tanto con il partner e con la sua alterità, quanto con i propri bisogni, con la propria intransitiva inadeguatezza, con la propria ansia, con la propria paura della donna-madre e della sua prevaricante presenza o assenza. Per questo la prostituta o il trans mercenari sono il partner adatto: è comunque un femminile svalutato o svalutabile, parziale e imprecisato, in ogni caso un femminile in gran parte disinnescato di potere e, perciò, vissuto come più abbordabile e, al tempo stesso, come per loro più rassicurante. Prima che essere un rapporto eterosessuale o omosessuale, l’esperienza sessuale della personalità preedipica è sempre un evento radicalmente intransitivo e onanistico, con forti connotazioni ansiolitiche e/o antidepressive, comunque compensatorie e pseudo-identificative.

Per certi aspetti può essere l’espressione della ricerca di una conferma onnipotente e ossessivo-maniacale, tipica del don Giovanni predatore che usa le conquiste come trofei da esibire al Leporello di turno (l’esibizione della conquista è ancora più necessaria della stessa conquista): quanto più numerosi, prestigiosi, strani o “trasgressivi” essi sono, tanto meglio; quello che importa è che vanno esibiti all’amico o agli amici, in una sostanziale impotenza o non empatia relazionali con il partner sessuale e in una altrettanto essenziale omosessualità relazionale (il vero referente emotivo non è il partner con cui si è fatto l’amore, ma l’amico con il quale si esibisce la conquista). Mi pare questo il caso di Berlusconi.

Per altri aspetti può essere l’espressione della ricerca di una fusione compensatoria e confermante, all’interno di una caduta depressiva, propria di personalità radicalmente sole e con una autostima elevata soltanto in apparenza e in superficie. Per loro non c’è un Leporello cui andare a esibire la conquista e la prestazione, ma c’è soltanto il proprio Sé disperato, destrutturato, indefinito e solitario, da affidare a un partner che presenti in sé qualcosa di speculare, qualche aspetti di disperazione, destrutturazione, indefinito e solitudine (chi più di un trans può avere tutto ciò nel fondo della propria anima e della propria vita?), in cui ritrovarsi e fondersi, per trovare accoglienza e consolazione, sia pure per pochi minuti, sia pure all’interno di un processo potenzialmente dissociativo, quasi alla ricerca di una umiliazione necessaria, colpevole e autopunitiva. Mi pare questo il caso di Marrazzo.

Veniamo al punto 3), quello che come cittadini forse più ci interessa e interroga. Quanto e come gioca in queste persone il rapporto tra il loro bisogno di affermazione sociale e l’espressione della loro sessualità? Prima di tutto, urge dire che gioca e gioca in modo rilevante. Non mi pare corretto affermare in modo sbrigativo che la sessualità appartiene qua talis al privato e non ha alcuna rilevanza pubblica. Se l’espressione della sessualità rivela una strutturazione di personalità preedipica, questo, comunque sia, ci pone l’interrogativo prima di tutto circa la possibilità o meno di esercitare il potere sociale da parte di personalità con strutturazione preedipica; in secondo luogo circa l’eventuale danno sociale che la gestione del potere attuata da personalità preedipiche può produrre nei confronti di tutti; in terzo luogo circa le eventuali precauzioni da prendersi in ordine a questa ultima possibilità. Non sto dicendo che va vietato l’accesso al potere sociale da parte di queste personalità, ma va comunque considerato il problema del rapporto tra la loro carente strutturazione di personalità e l’esercizio del potere sociale.

Come ho in più occasioni scritto, da ormai molti anni sociologi e psicologi ci stanno dicendo quanto la società del terziario o, se si preferisce, la società postindustriale siano sempre più caratterizzate da personalità a strutturazione prevalentemente preedipica. Quello che nessuno, mi pare, ci ha ancora detto, è in quale modo verrà gestito il potere dalla personalità preedipiche, non soltanto di quelle che fanno politica, ma anche di quelle che occupano posti di rilievo nella giustizia, nella scienza, nella imprenditoria, nella finanza, nella amministrazione pubblica e privata, nella scuola, nello sport eccetera. È possibile l’esercizio della democrazia e dello stato di diritto per tali personalità e con tali personalità al potere?

La personalità a strutturazione preedipica non giunge ad accedere alla strutturazione della normatività, che è tipica della strutturazione edipica. Che sarà delle norme, delle leggi, del diritto, dei criteri normativi e giuridici, della funzione legislativa o giudiziaria, se e quando a gestire il potere saranno sempre più o soltanto le personalità a strutturazione preedipica, che non hanno le strutture psichiche necessarie a gestire il potere in ordine a tali problemi? Qualcosa lo si è già visto nel corso dei millenni, quando hanno preso il potere personalità con forti deficit a livello di strutturazione del Sé. Si è visto “di che lacrime grondi e di che sangue” il potere dei vari tiranni e dei vari Hitler. Qualcosa purtroppo si sta già cominciando a vedere anche da noi, in questa nostra povera Italia degli ultimi decenni e degli ultimi anni in particolare: leggi ad personam, uso strumentale e personale della legge e del potere legislativo e giudiziario, aggiramento della Costituzione, spregio della Corte Costituzionale, delegittimazione del potere legislativo (Parlamento) e giudiziario (CSM), caduta della loro autonomia, perdita del senso della normatività scientifica e svalutazione della ricerca scientifica (la ricerca sta alla scienza come il Parlamento sta alla legge), affermazione per esempio della non scientificità della economia (come affermato dall’entrante presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi), uso personale e medievale del potere politico e amministrativo in una deriva mafiosa e delinquenziale sempre più preoccupante.

Talora i casi e le coincidenze suggeriscono considerazioni dallo strano valore simbolico. In questo nostro oscuro autunno Piero Marrazzo è stato sorpreso a fare sesso con un trans a Roma, in via Gradoli, proprio nella stessa palazzina dove, prima dell’assassinio, fu imprigionato Aldo Moro nella primavera del 1978. Con la uccisione di Moro, trovano tragica conclusione la stagione tipicamente edipica, propria della età industriale e della società della contestazione dei figli nei confronti dei padri e del loro potere. Non a caso, da alcuni sociologi, la morte di Moro è stata letta come l’uccisione simbolica del padre-totem. Proprio in quello stesso edificio viene ora colto un poveraccio, figlio ed espressione della società preedipica, in compagnia di un trans, che probabilmente sapeva di tradirlo. Ci sarebbe quasi da compatirne la pochezza e la fragilità, se questo poveraccio non fosse anche il Presidente della Regione Lazio.

 

 

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3 Risposte to “2009/10/25 – La psicologia di Piero Marrazzo e Silvio Berlusconi, la sessualità preedipica e la gestione del potere”


  1. […] chi ti metti e ti dirò chi sei. Per le personalità pre-edipiche (cfr. quanto ho scritto nel post 2009/10/25 – La psicologia di Piero Marrazzo e Silvio Berlusconi, la sessualità preedipica e la g…) c’è sempre qualcosa di magico e di erotico nel rito della vestizione, nel bisogno di […]


  2. […] vs Berlusconi. Psicologia del perchè uno psicotico aggredisce un narcisita (ma vedi anche 2009/10/25 – La psicologia di Piero Marrazzo e Silvio Berlusconi, la sessualità preedipica e la g… ; Le dipendenze peggiori. “Meno male che ci sei tu”, dice con gli occhi la madre al proprio […]


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