Quanta tristezza! Bergamo intabarrata di tricolore è patetica. La città forse più leghista e più fascista d’Italia “festeggia” il tricolore in occasione dell’83a Adunata Nazionale degli Alpini: come se Sodoma e Gomorra festeggiassero il convegno mondiale delle vergini pure e innocenti.

Bravi ragazzi gli Alpini. Mi sarebbe piaciuto essere alpino. Ma quanta angoscia mi fa pensare che erano proprio alpini la grande parte dei 600.000 morti della Prima Guerra Mondiale, una guerra ancora più idiota di qualsiasi altra guerra. Centinaia di migliaia di poveri ragazzi di tutta Italia mandati alla morte per cosa, per chi? La storia ci dice che i “risultati” politici e territoriali della “vittoria” erano già stati garantiti all’Italia senza che neppure dovesse scendere in guerra. Non la “patria”, ma il nascente capitalismo industriale italiano aveva bisogno di quella guerra, quello stesso capitalismo che neppure quattro anni dopo (mancava una settimana all’anniverario del 4 novembre) applaudì e sostenne la marcia su Roma e l’inizio dello sfascio fascista.

E che dire dei morti in Albania e in Grecia, anche qui in grande parte Alpini, anche qui mandati a morire per il delirio di un regime incapace di sostenersi senza suicidarsi e senza uccidere il paese?

Nessuno dice la vera origine dell’accoppiata vino-Alpini, grappa-Alpini. Quella del vino e della grappa viene fatta passare come la simpatica, conviviale, quasi adolescenziale “passione” dei rubicondi alpini , che da bravi compagnoni si centellinano un bicchierino di “sgnappa” tra un coro appassionato e l’altro. Nessuno dice perché sul Montello, sull’Adamello o a Berati e in mille altri dolorosi luoghi di morti e massacri non arrivavano scarpe e vestiti, neppure cibo e armi adeguati, ma arrivavano grappa e alcool puro, quelli sì, a fiumi. Dai tempi più antichi gli eserciti sono stati mandati alla morte ubriachi, anestetizzati dall’alcool. Qui sta la vera culla della retorica vino-Alpino, grappa-Alpino.

Ricordo quanto una volta mi disse un “Ardito” (erano un corpo speciale addestrato proprio per gli assalti all’arma bianca) della Prima Guerra Mondiale: prima dell’assalto veniva dato loro alcool puro da bere. Ero un ragazzo. La cosa mi impressionò molto, approfondii la cosa e trovai molte conferme in altre testimonianze e sui libri di storia.

Dai tempi del Vietnam gli eserciti, che affrontano lo scontro diretto anche all’arma bianca, “funzionano” con altre droghe meno mitizzabili delle grappe alpine. Ma la logica è la stessa: si manda a morire chi è ubriaco o drogato. Come altro potrebbe essere? Chi potrebbe da lucido fare o subire assalti alla baionetta?

Certo, oggi le guerre “intelligenti” evitano sempre più lo scontro diretto. Qui, allora, un’altra follia, ancora più micidiale, entra in gioco: quella della “normale” assenza o negazione della coscienza (vedi quanto dicono Hannah Arendt e Bruno Bettelheim sulla “banalità” e “normalita” del nazismo), quella della psicosi nazista e non solo nazista, che, magari schiacciando un tasto a chilometri di distanza, accetta di progettare stermini, di sganciare bombe atomiche sulle città, oppure – in nome di ideologie giorno per giorno accettate come “normali” e scontate – accetta di negare l’uomo nei lager, nelle sale di tortura, nel segreto delle carceri, nel rogo dei campi Rom, con lucida e non ebbra follia.

Da secoli qui a Bergamo mancano il gusto e la discussione della verità. E i primi a pagare sono i giovani. Nessuno dice dei suicidi di giovani nei licei di Bergamo. Nessuno ha protestato o manifestato quando qui a 10 km da Bergamo, a Almenno San Salvatore, poco tempo fa una ragazza ha usato violenza sul bambino handicappato che avrebbe dovuto aiutare ed educare. Nessuno ha ricordato che l’attuale amministrazione comunale di Bergamo ha rifiutato di dedicare una via a Peppino Impastato ucciso dalla mafia. E, qui a Bergamo, si dice di volere festeggiare il tricolore, l’Italia, la “patria”, gli alpini?

Nessuno ricorda che gran parte dei giovani terroristi degli anni di piombo erano berganaschi, come bergamaschi sono molti tra i leghisti più beceri e ottusi, come bergamaschi sono molti tra gli ultras più violenti d’Italia. Perché i giovani bergamaschi arrivano a tanto? Se qui a Bergamo si potesse parlare, discutere, amare la ricerca della parola e della verità, forse i giovani non sarebbero spinti nelle logiche degli estremismi, forse sarebbero più costruttivi, l’arte e l’intelligenza fiorirebbero (se sei artista e bergamasco, da Bergamo te ne devi andare), forse i giovani sarebbero felici. Con o senza Alpini.

2 Risposte to “2010/05/05-09 – 83a Adunata Nazionale degli Alpini a Bergamo – 5-9 maggio 2010”

  1. Antonella Says:

    Confermo questa cosa del bere alcool per sostenere l’assalto nella guerra. Mio papà non era un alpino, ma un marinaio di San Marco. Le pratiche erano queste: bere e fumare. Anche il vizio del fumo si deve a questa agenzia educativa che si chiama Esercito Italiano. Quanti giovani rovinati, minati nella salute tra quelli che sono sopravvissuti!


  2. […] Riguardo al mio post 2010/5/5-9 – 83a Adunata Nazionale degli Alpini a Bergamo – 5-9 maggio 2010, ricevo un commento di […]


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