Ci sono novità interessanti riguardo al fatto riportato ieri nel post Festa della donna a Como: “Violenza sessuale” di un prete su una minorenne? Meglio dubitare o tacere del tutto. 09/03/2012.

Il “Corrieredellasera.it” dice testualmente:

Don Marco Mangiacasale ammette la relazione con la giovanissima parrocchiana e chiede aiuto per superare la sua «affettività anomala». Lunedì mattina, durante il primo interrogatorio in carcere, il sacerdote arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata su una minorenne risponderà a tutte le domande. «Riferirà in modo dignitoso la sua verità», dice il suo legale difensore, Renato Papa, che è stato affiancato anche dal collega Mario Zanchetti. Si parte da un punto fermo, i fatti sono dimostrati. «La situazione è riscontrata – conferma il legale –. Si tratterà di valutare la portata e la natura dei fatti. Cercheremo di chiarire come i fatti non si siano svolti in un contesto di violenza, ma di affettività anomala».”.

 

Rispondo ora alle domande che sull’ammissione di don Mangiacasale mi pone un amico. 

Domanda: A che cosa attribuisci il fatto che improvvisamente il sacerdote ammette tutto e non cerca di negare come di solito fanno i preti in questi casi?

Risposta: Non lo so. Spero che l’ammissione sia in nome della verità, nella responsabilità della verità. Se così è, evviva. Se così è, si tratta di un bel passo avanti.

Domanda: Dalla denuncia degli abusi all’ammissione è passato poco tempo: oltre al quadro probatorio robusto pensi ci sia anche un crollo del sacerdote?

Risposta: Spero che più che a un “crollo” l’ammissione sia dovuta a una presa di responsabilità del sacerdote, alla sua voglia di affrontare la verità, prima di tutto ammettendola. Se così è, evviva. Se così è, si tratta di un bel passo avanti. Sarebbe bello per esempio che qualche psicoterapeuta di buona volontà si offrisse ad aiutare don Marco.

Domanda: La richiesta, pubblica, di aiuto del prete è verosimile o può essere una strategia difensiva?

Risposta: Non lo so. Spero sia una richiesta vera. Certo, risulta un po’ strana questa richiesta. Se essa nasce da un vero ravvedimento, non si capisce perché la faccia solo ora che il gioco è stato scoperto. Se, come dovrebbe essere, il ravvedimento nasce da un processo indubbiamente lungo, faticoso e travagliato, la richiesta di aiuto doveva esserci prima, accompagnata e preceduta in primo luogo dalla preoccupazione di fornire aiuto prima di tutto alla vittima e ai suoi famlairi, in secondo luogo dalla richiesta se non di essere perdonato almeno di essere pietosamente compatito.

Domanda: Un sacerdote che chiede aiuto rappresenta una novità? E’ un passo avanti anche per la Chiesa?

Risposta: Se per “Chiesa” intendi quella parte della gerarchia e dei laici che preferivano tacere o negare il problema, penso che non ci potrebbe essere occasione più propizia per cambiare atteggiamento e metodi. Se l’ammissione e la richiesta di aiuto nascono da un ravvedimento autentico, i superiori (a cominciare dal vescovo di Como e dalla CEI), i confratelli e i parrocchiani di don Marco dovrebbero essi per primi confermarlo e seguirlo nella scelta della assunzione di responsabilità. Dovrebbero poi in modo efficace e totale ripensare alla situazione affettiva dei sacerdoti, alla concezione della sessualità propria di molti sacerdoti e laci, alla gestione dei seminari e dei seminaristi, dei noviziati e dei/delle novizi/novizie. Soprattutto occcorre ripensare al senso della sessualità alla luce della coscienza simbolica, un po’ come ho cercato di fare io nel mio libro La tenerezza dell’eros.


Domanda: Un sito omofobo e cattolico-integralistico come “Pontifex” che lezione dovrebbe trarre non solo dalla denuncia degli abusi ma anche dall’ammissione e dalla richiesta esplicita d’aiuto?

Risposta: La domanda andrebbe rivolta ai responsabili del sito. Ieri ho inviato a Bruno Volpe, esponente di spicco del sito, il link del post, ma non ho ancora ricevuto risposta. L’apologetica non dovrebbe essere una fortezza medioevale nella quale rinchiudersi togliendo speranza, ma la lampada sopra il moggio che dà luce e speranza. La verità del cristianesimo va annunciata e prima di tutto amata e vissuta, sapendo che la verità è azione di Dio in ciascuno di noi e che tutti siamo chiamati sia all’amore della verità sia alla verità dell’amore.

 

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