Proprio l’altro ieri parlavo dell’ignoranza e dell’incompetenza di molti preti e di molti laici etichettati come “cattolici” (vedi 2010/04/11 – Pera, Bontadini, Ratzinger e la “sporcizia” della chiesa. Risposta a Mario ).

Con una tempestività e una solerzia davvero commoventi, il Segretario di Stato Vaticano cardinale salesiano Tarcisio Bertone si è subito premurato di dare immediata conferma a quanto dicevo, mostrando – nel meno peggiore dei casi (qualora cioè abbia parlato in buona fede) – una abissale ignoranza e una inquietante confusione mentale e morale in ordine alla sessualità.

Cito la notizia battuta ieri sera a tarda ora: “«Non c’e’ alcun collegamento tra la pedofilia e il celibato a cui sono sottoposti i sacerdoti; e invece questo tipo di patologie sessuali sono da mettere in relazione all’omosessualità». Lo ha detto il segretario di Stato del Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, in visita in Cile, preannunciando che papa Benedetto XVI assumerà nuove iniziative per far fronte agli abusi commessi da sacerdoti”.

Che in larga parte del mondo clericale sia ancora radicata la convinzione che la omosessualità sia una “malattia”, purtroppo si sapeva. Tuttavia, che questa convinzione non abbia proprio nulla di scientifico, è ormai chiaro e consolidato da molto tempo, come ufficialmente e ripetutamente è stato affermato a livello internazionale dalle competenti autorità psicologiche e mediche. Che da parte di molti si continuasse, nonostante tutto e nonostante tutti, a considerare “malate” e “contro natura” le persone omosessuali, poteva perciò essere considerato tipico solo di posizioni da retroguardia retrograda e oscurantista, riconosciute come tali e, in quanto tali, da considerarsi del tutto marginali e ininfluenti. In questa ottica si era pensato e sperato si dovessero, per esempio, leggere le deliranti dichiarazioni rese qualche giorno fa da monsignor Giacomo Babini, vescovo emerito di Grosseto. Dopo avere affermato che lo scandalo pedofilia è “un attacco sionista, vista la potenza e la raffinatezza: loro non vogliono la Chiesa, ne sono nemici naturali. In fondo, storicamente parlando, i giudei sono deicidi” e dopo avere in certa misura giustificato la shoah (“Non crediate che Hitler fosse solo pazzo. La verità è che il furore criminale nazista si scatenò per gli eccessi e le malversazioni economiche degli ebrei che strozzarono l’economia tedesca”), il vescovo (?) emerito (?) Babini si scagliava contro gli omosessuali (la loro è “una pratica aberrante”, “un vizio contro natura” e, in quanto omosessuali, non dovrebbero accostarsi alla Eucarestia) e concludeva con una folle esortazione-affermazione, davvero evangelica e paterna: “accettino serenamente la loro croce e la malattia con santa rassegnazione. Altri invece praticano l’omosessualità e persino se ne vantano. A loro dico che persino gli animali rispettano l’ordine della natura e loro no, da questo punto di vista meglio la regolarità degli animali”.

Invece no. Babini, evidentemente, a quanto pare, non è così folle e così isolato come sembrava. Quanto dice Tarcisio Bertone tragicamente lo conferma. A che cosa esattamente si riferisce Bertone quanto genericamente parla di “questo tipo di patologie sessuali ”? Oltre alla pedofilia, a quali altre “patologie sessuali” si riferisce? Che intende Bertone per “patologie sessuali”? In nome di quale competenza medica, psicologica, scientifica parla? Parla in quanto individuo, in quanto prete, in quanto salesiano seguace di don Giovanni Bosco o in quanto Segretario di Stato Vaticano? In nome di quale competenza e in quale veste dapprima “mette in relazionequeste patologie con la omosessualità, poi – al contrario – esclude ogni loro relazione con il celibato?

Se, quando parla di “queste patologie, Bertone intende soprattutto (o soltanto?, ma allora perché usa il plurale?) la pedofilia, sa che essa si radica su dinamiche dissociative e proiettive che prescindono dall’orientamento omosessuale o eterosessuale dell’individuo?

La personalità pedofila ha una strutturazione di personalità gravemente carente, a livello molto profondo, riguardante non l’orientamento sessuale, ma la costituzione, attivazione e strutturazione del Sé. Il Sé della personalità pedofila può illudersi di ritrovare, contenere e amare sé stesso soltanto proiettandosi al di fuori di sé, in altro da sé, in una dinamica strutturalmente dissociativa (la omosessualità o la eterosessualità sono invece orientamenti sessuali, non dinamiche né di per sé patologiche né di per sé dissociative). Si tratta di un Sé mai davvero amato dalla madre e/o dal padre, più o meno massicciamente rifiutato da lei e/o da lui, mai veramente contenuto, mai evoluto in una adeguata identificazione di sé. In tale condizioni il processo di identificazione del Sé non può fare altro che seguire i sentieri tragici della dissociazione e della proiezione. Nel bambino o nella bambina amati, allora il Sé della personalità pedofila proietta, identifica e ama la parte dissociata di sé; si fa madre e padre di sé stesso. Scambiandole per tensione e/o orgasmo erotici, la personalità pedofila in realtà persegue l’unità e la identificazione di un Sé dissociato, che si proietta e si identifica nel bambino o nella bambina amati; nella loro nudità e intimità proietta e tenta di identificare, raggiungere e integrare la propria irraggiungibile nudità e la propria irraggiungibile intimità.

Il tutto avviene all’interno di una dinamica strutturalmente compulsiva e delirante, dalla quale il Sé della personalità pedofila può essere improvvisamente distolto proprio dalla imprevista reazione della vittima. In questo caso, il Sé può essere così gravemente destabilizzato, da produrre comportamenti di assoluta violenza omicida.

È rarissimo che tale estremo venga toccato (non per questo, si può di certo concludere che la pedofilia, anche qualora non sia omicida, non produca danni gravissimi; anzi, proprio l’apparente incolumità della vittima quasi sempre contribuisce a nascondere e coprire l’evento, impedendo in tale modo la constatazione del fatto e la precocità della terapia e producendo così un gravissimo danno ulteriore). Difatti il comportamento abituale del Sé dissociato è strutturalmente difensivo e paranoide: ben difficilmente seleziona vittime che anche lontanamente possano lasciare prevedere reazioni non controllate o non controllabili, non previste o non prevedibili, non manipolate o non manipolabili; ben difficilmente si fida di vittime che non siano più che “sicure”. Per questo il Sé della personalità pedofila seleziona le proprie vittime soltanto all’interno di situazioni e – soprattutto – di ambienti vissuti come altamente rassicuranti, dove il rischio dell’imprevisto e dell’imprevedibile è tendenzialmente nullo; per questo gli ambiti abituali dell’azione pedofila sono la casa o, comunque, gli ambienti che il Sé sa di potere assolutamente controllare, assoggettare e dominare; per questo le vittime abituali sono persone senza alcun vero potere di resistenza, totalmente succubi e/o passive, del tutto sottoposte o assoggettate alla autorità di chi li sta abusando e violentando: per esempio un figlio o una figlia intimoriti; un bambino o una bambina isolati, tanto poco amati da accettare e subire qualsiasi parvenza di attenzione; un bambino o una bambina sottoposti a forti e indiscutibili vincoli di autorità e sottomissione familiare, affettiva, emotiva, morale, sociale, pedagogica, economica, religiosa; un bambino o una bambina incapaci di esprimersi, impossibilitati a farlo (come, per esempio, un bambino sordo o gravemente handicappato), comunque non creduti o non credibili qualora dicano o rivelino qualcosa.

Tutte queste considerazioni non possono non portare ad alcune considerazioni molto rilevanti. Se è vero che di per sé non c’è un rapporto diretto tra celibato e pedofilia, è altrettanto vero che – come si è detto – il Sé della personalità pedofila non agisce se non in ambienti che avverte e vive come totalmente sicuri. Per questo la presenza della sua azione è sempre segno che la famiglia, il luogo, l’ambiente, la struttura o l’istituzione, all’interno dei quali la pedofilia è praticata sono di fatto percepiti e percepibili dal Sé della personalità pedofila come sicuri e/o assolutamente non a rischio.

Qui, dunque, va, a mio parere, posto il problema del rapporto tra preti e pedofilia: un prete pratica la pedofilia non in quanto è celibe o votato al celibato, ma in quanto avverte di potersi muovere in un ambiente sicuro, prevedibile, sostanzialmente protetto, praticamente complice, di fatto omertoso, certamente silenzioso. Se e dove e quando l’ambiente clericale non permette tutto ciò, lì il Sé della personalità pedofila non si fida né a stare, né ad agire. Se sta ed agisce, significa che quell’ambiente è di per sé fortemente a rischio di pedofilia, la permette o tollera, finge di non vederla, ha interesse a non vederla.

Per questo, più che al voto di celibato, assocerei la pedofilia dei preti alla assenza più o meno massiccia della possibilità della trasparenza, della possibilità della parola, della possibilità della verità, della possibilità della autostima (un bambino o una bambina con adeguata autostima non sono mai vittime di pedofilia), della possibilità della dignità, della possibilità del senso critico, della possibilità della libertà. Se e dove e quando queste possibilità vengono meno o vengono fatte venire meno, lì si può sempre di più annidare la pedofilia. Se e dove e quando c’è connessione tra voto di celibato e pedofilia (e questa connessione, con buona pace del cardinal Bertone, è un dato di fatto fenomenologicamente evidente), significa non che il primo fenomeno sia causa del secondo, ma che entrambi sono figli del medesimo ambiente e si nutrono della medesima oscurità patologica; significa che “quel” celibato è inquinato alla radice, prodotto non da scelte, ma da bisogni gravi e non risolti.

Vedi, anche, quanto già ho scritto in altri quattro post:

2010/03/26 – Il New York Times e i 200 bambini sordi abusati da un prete pedofilo. Le responsabilità di Ratzinger, Bertone e della Curia Vaticana

2009/07/29 – Monumento del governo irlandese, pedofilia dei preti, Agostino Vallini e denuncia di “Avvenire” contro Berlusconi ,

2009/11/27 – Anche per la pedofilia, come al solito il Vaticano tace,

Hans Kung, celibato dei preti, chiesa, pedofilia e sessualità.

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