Qui di seguito ci sono i nomi, i volti e i titoli dei firmatari presentatori dell’emendamento 1707, teso a variare l’articolo 380 del Codice di Procedura Penale. Secondo questo emendamento chi venga sorpreso, in flagranza, a commettere atti sessuali con minori non deve necessariamente essere arrestato, se commette un atto sessuale “di minore gravità”. Naturalmente nell’emendamento non si spiega che cosa significhi “di minore gravità”. Tra l’altro, l’orientamento della maggioranza in tema di giustizia lascia almeno qualche piccolo dubbio se si tratti anche in questo caso di norma ad personam o ad personas; o magari si tratti del prezzo pagato a qualcuno per qualcosa (non a caso c’è chi chiama questo emendamento “Salva Pedofili” o “Lodo Vaticano”). Che l’emendamento 1707 sia uscito da una precisa, forte e non certo casuale volontà politica risulta comunque evidente se guardiamo il peso politico e il cursus honorum di tutti o quasi i suoi presentatatori, tutti tra i più vicini allo zoccolo duro dell’alleanza Berlusconi-Bossi (e che dice Comunione e Liberazione in proposito?). Intanto guarda caso – il salesiano cardinal Bertone, ancora convinto con crassa ignoranza che a produrre la pedofilia sia l’omosessualità, strepita contro la polizia e la magistratura belghe volte a chiarire i rapporti tra pedofilia e alti prelati. Ma il papa non aveva detto di volere collaborare con le autorità per pulire la chiesa da ogni “sporcizia”?

FILIPPO BERSELLI

FILIPPO BERSELLI PDL

Regione di elezione: Emilia Romagna. Nato il 20 settembre 1941 a Bologna. Residente a Montefiore Conca (Rimini). Professione: Avvocato.
Sindaco di Montefiore Conca (Rimini). Elezione: 13 aprile 2008.
Membro Gruppo PdL.
Presidente della 2ª Commissione permanente (Giustizia).

Mandati parlamentari: IX Legislatura Camera, X Legislatura Camera. XI Legislatura Camera, XII Legislatura Senato, XIII Legislatura Camera, XIV Legislatura Camera, XV Legislatura Senato, XVI Legislatura Senato.
Incarichi e uffici ricoperti nella Legislatura: Gruppo Il Popolo della Libertà (Membro dal 6 maggio 2008), Giunta provvisoria per la verifica dei poteri (Presidente dal 29 aprile 2008 al 29 aprile 2008), 2ª Commissione permanente (Giustizia) (Presidente dal 22 maggio 2008).

SANDRO MAZZATORTA

SANDRO MAZZATORTA LEGA NORD PADANIA

Regione di elezione: Lombardia. Nato il 13 marzo 1965 a Verbania (Verbania-Cusio Ossola). Residente a Chiari (Brescia). Professione: Avvocato.
Sindaco di Chiari (Brescia). Elezione: 13 aprile 2008.
Vicepresidente del gruppo LNP.
Membro della Giunta delle elezioni e delle immunita’ parlamentari.
Membro della Commissione per la biblioteca e per l’archivio storico.
Membro della 2ª Commissione permanente (Giustizia).
Membro del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa.
Membro della Commissione parlamentare per la semplificazione.
Membro del Consiglio di garanzia.

Mandati parlamentari: XVI Legislatura Senato.
Incarichi e uffici ricoperti nella Legislatura: Gruppo Lega Nord Padania (Membro dal 6 maggio 2008 al 28 gennaio 2009, Vicepresidente dal 29 gennaio 2009), Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari (Membro dal 21 maggio 2008), Commissione per la biblioteca e per l’archivio storico (Membro dal 22 luglio 2008), 2ª Commissione permanente (Giustizia) (Membro dal 22 maggio 2008), Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa (Membro dal 21 maggio 2008), Commissione parlamentare per la semplificazione (Membro dal 4 giugno 2008), Consiglio di garanzia (Membro dal 20 giugno 2008).

FEDERICO BRICOLO  

FEDERICO BRICOLO LEGA NORDO PADANIA

Regione di elezione: Veneto. Nato il 13 luglio 1966 a Verona. Residente a Sommacampagna (Verona). Professione: Libero professionista. Elezione: 13 aprile 2008.
Presidente del gruppo LNP.
Membro della 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione), Membro della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, Membro della Sottocommissione permanente per l’accesso, Vicepresidente della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa, Membro della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea dell’Unione dell’Europa occidentale.
Mandati parlamentari: XIV Legislatura Camera, XV Legislatura Camera. XVI Legislatura Senato.
Incarichi e uffici ricoperti nella Legislatura: Gruppo Lega Nord Padania (Presidente dal 6 maggio 2008), 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) (Membro dal 22 maggio 2008), Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (Membro dal 4 giugno 2008 al 21 gennaio 2009, Membro dal 30 gennaio 2009), Sottocommissione permanente per l’accesso (Membro dal 18 marzo 2009), Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa (Vicepresidente dal 24 settembre 2008), Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea dell’Unione dell’Europa occidentale (Membro dal 24 settembre 2008).

ROBERTO CENTARO

ROBERTO CENTARI PDL

Regione di elezione: Sicilia. Nato il 21 novembre 1953 a Siracusa. Residente a Siracusa. Professione: Magistrato. Elezione: 13 aprile 2008.
Membro Gruppo PdL. Vicepresidente della 2ª Commissione permanente (Giustizia). Membro sostituto del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa. Presidente del Consiglio di garanzia.
Mandati parlamentari: XIII Legislatura Senato, XIV Legislatura Senato, XV Legislatura Senato, XVI Legislatura Senato.
Incarichi e uffici ricoperti nella Legislatura: Gruppo Il Popolo della Libertà (Membro dal 6 maggio 2008), 2ª Commissione permanente (Giustizia) (Vicepresidente dal 22 maggio 2008), Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa (Membro sostituto dal 24 giugno 2008), Consiglio di garanzia (Membro dal 20 giugno 2008 all’8 luglio 2008, Presidente dal 9 luglio 2008).

MAURIZIO GASPARRI

MAURIZIO GASPARRI PDL

Regione di elezione: Lazio. Nato il 18 luglio 1956 a Roma. Residente a Roma. Professione: Giornalista. Elezione: 13 aprile 2008.
Presidente del gruppo PdL. Membro della Giunta per il Regolamento, Membro della 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale), Membro della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi
Mandati parlamentari: XI Legislatura Camera, XII Legislatura Camera, XIII Legislatura Camera, XIV Legislatura Camera, XV Legislatura Camera, XVI Legislatura Senato.
Incarichi e uffici ricoperti nella Legislatura: Gruppo Il Popolo della Libertà (Presidente dal 6 maggio 2008), Giunta per il Regolamento (Membro dal 19 marzo 2009), 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) (Membro dal 22 maggio 2008), Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (Membro dal 4 giugno 2008 al 21 gennaio 2009, Membro dal 30 gennaio 2009).

GAETANO QUAGLIARIELLO

GAETANO QUAGLIARIELLO PDL

Regione di elezione: Toscana. Nato il 23 aprile 1960 a Napoli. Residente a Roma. Professione: Professore ordinario di Storia contemporanea, pubblicista. Presidente Fondazione Magna Carta
Elezione: 13 aprile 2008.

Vicepresidente Vicario del gruppo PdL.
Membro della Giunta per il Regolamento. Membro della 2ª Commissione permanente (Giustizia). Membro del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
Mandati parlamentari: XV Legislatura Senato, XVI Legislatura Senato.
Incarichi e uffici ricoperti nella Legislatura: Gruppo Il Popolo della Libertà (Vicepresidente Vicario dal 6 maggio 2008), Giunta per il Regolamento (Membro dal 7 maggio 2008), 2ª Commissione permanente (Giustizia) (Membro dal 21 luglio 2008), 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) (Membro dal 22 maggio 2008 al 22 maggio 20089, 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) (Membro dal 22 maggio 2008 al 21 luglio 2008), Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Membro dal 21 maggio 2008).

SERGIO DIVINA

Regione di elezione: Trentino-Alto Adige – Collegio: 1 (Trento). Nato l’8 febbraio 1955 a Trento. Residente a Tenna (Trento). Professione: Funzionario carriera direttiva, abilitato alla professione forense. Elezione: 13 aprile 2008.
Membro Gruppo LNP. Membro della Giunta per il Regolamento. Membro della 2ª Commissione permanente (Giustizia) (in sostituzione del Sottosegretario di Stato Michelino DAVICO). Membro della 4ª Commissione permanente (Difesa). Membro della 14ª Commissione permanente (Politiche dell’Unione europea). Presidente della Commissione straordinaria per il controllo dei prezzi. Membro della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.
Mandati parlamentari: XV Legislatura Senato, XVI Legislatura Senato.
Incarichi e uffici ricoperti nella Legislatura: Gruppo Lega Nord Padania (Vicepresidente dal 6 maggio 2008 al 28 gennaio 2009
Membro dal 29 gennaio 2009), Giunta per il Regolamento (Membro dal 7 maggio 2008), Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari (Membro dal 21 maggio 2008 al 24 settembre 2008), 2ª Commissione permanente (Giustizia) (Membro dal 22 maggio 2008
(in sostituzione del Sottosegretario di Stato Michelino DAVICO), 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione) (Vicepresidente dal 22 maggio 2008 al 30 gennaio 2009), 4ª Commissione permanente (Difesa) (Membro dal 30 gennaio 2009), 14ª Commissione permanente (Politiche dell’Unione europea) (Membro dal 27 gennaio 2010), Commissione speciale per l’esame di disegni di legge di conversione di decreti-legge (Membro dall’8 maggio 2008 al 22 maggio 2008), Commissione straordinaria per il controllo dei prezzi (Presidente dal 9 dicembre 2008), Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa (Membro dal 21 maggio 2008 al 24 settembre 2008), Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO (Membro dal 24 giugno 2008 al 28 gennaio 2009), Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse (Membro dal 19 gennaio 2010).

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Come commento al mio post di ieri (2010/04/10 – Benedetto XVI, Padre Federico Lombardi e gli abusi sessuali (pedofilia compresa) di religiosi e preti ), Mario mi scrive:

Nel Marzo scorso, con una lettera al direttore del Corriere della sera, il filosofo laico Marcello Pera difendeva il papa sostenendo che la campagna mediatica contro la Chiesa approfittava della triste vicenda dei preti pedofili per affondare un attacco spietato all’istituzione. Diceva Pera che si trattava di una vera e propria “guerra” che non si sarebbe risolta facilmente.
Ricordo personalmente che durante la ” Via Crucis” al Colosseo della Pasqua 2005, ancora vivente Papa Giovanni Paolo II, l’allora cardinale Ratzinger, in un commento parlò apertamente di “sporcizia” presente nella Chiesa ( evidentemente conoscendone alcuni fatti).
Sono del parere che la Verità deve essere detta a tutti i costi e proclamata, soprattutto per il bene dei fedeli, molti dei quali sono disorientati.
Chiedo al dr. Cortesi di immaginare di essere nei panni del Maestro Bontadini, insigne filosofo e apologeta, di cui ricorre il prossimo 12 cm il 20° anniversario della morte,: difenderebbe il papa come ha fatto M. Pera o esigerebbe da lui un comportamento diverso?

Voglio qui rispondere a Mario.

Non basta parlare di sporcizia. Se chi parla sa, deve anche provvedere, cosa che, a quanto risulta in modo ormai palese, Joseph Ratzinger non ha fatto né da vescovo, né da cardinale, né da papa. A quanto pare, ha invece continuato nel vecchio solco. Solo ora, che il dilagare internazionale degli scandali non gli consente più di negare l’evidenza, pare fare qualche piccola incertissima mossa, dando largamente l’impressione che più che volerlo fare, lo debba fare, per giunta cercando di nascondersi dietro l’alibi della persecuzione e del complotto orditi contro di lui. Né si tratta soltanto di pedofilia o di violenza sessuale: la “sporcizia” tocca ancora più ampi confini, che dovrebbero essere aperti e analizzati, senza che si debba aspettare la costrizione di scandali non più copribili.

Per esempio, perchè non si fa luce sulla “sporcizia” dello Ior, che ha fatto – e assai probabilmente ancora lo fa – il riciclaggio di tutto il denaro sporco della corruzione politica e imprenditoriale, delle mafie, dei poteri che operano nell’oscuro mondo del commercio di droga, armi, esseri umani, con bilanci ben superiori a quelli di stati quali l’Italia, contribuendo in tale modo a inquinare e compromettere la vita democratica di questi stati?

Per esempio, perché non si dice nulla delle gravissime probabilissime connivenze con le mafie del sud America?

Per esempio, perché si favorisce in vario modo e con estrema superficialità la pratica di adozioni internazionali, che poi – me lo dice l’esperienza clinica – hanno effetti devastanti in tantissimi di questi ragazzi?

Per esempio, perché non si dice nulla delle responsabilità oggettive in ordine alla devastazione e ai genocidi in atto in molte zone del mondo, a cominciare dalla Amazzonia? La ricattabilità da parte dei poteri e degli interessi che attuano la devastazione e il genocidio rende l’istituzione ecclesiale oggettivamente complice e colpevole, rende poi di fatto quanto meno impossibile ogni vera denuncia e ogni vera azione in senso contrario. Addirittura le pure eroiche presenze in loco di missionari finiscono di fatto con l’essere alibi e foglia di fico che, nascondendola, legittimano la vera violenza della realtà, diventandone così oggettivamente e paradossalmente complici.

Per esempio, perché si favorisce in vario modo e con estrema superficialità l’afflusso di badanti, soprattutto dall’America latina, per lo più donne che, per seguire un nostro anziano, lasciano figli e mariti, segnando di distruzione il tessuto sociale del paese di partenza? Ci si rende conto del disastro morale, sociale, culturale, politico che tutto ciò comporta e provoca? 

Per esempio, perché si lascia che la “scuola cattolica” sia sempre più la scuola dei ricchi, per lo più esclusivamente gestita dai sempre più arricchiti e potenti ciellini, scuola nella quale ben difficilmente trovano accoglienza l’allievo handicappato, il figlio del povero cristo, il figlio dell’extracomunitario non facoltoso, e dove ben difficilmente riesce a stare chi abbia un minimo senso critico? Perché non si dice che la distruzione in atto della scuola pubblica è in larga misura legata e strumentalmente funzionale all’eccesso di potere della scuola “cattolica”?

Per esempio, perché non si dice nulla di chiaro sull’Opus Dei, sulla sua organizzazione interna, sui suoi modi e criteri di “apostolato”, sui suoi reali obiettivi, sul suo effettivo potere, sulla sua presenza in settori decisivi delle istituzioni, della economia, della finanza? Eppure sono oramai numerosissime e del tutto credibili le testimonianze di ex “numerari” (si chiamano così i membri davvero effettivi della Prelatura): ci parlano dell’Opus Dei come di una vera e propria setta o società segreta, completamente autoreferenziale, nella quale si attuano gravissime forme di violenza morale e psicologica anche e prima di tutto su ragazzi della prima adolescenza. Perché l’Opus Dei nel 1982 è stata costituita Prelatura personale, caricata di un potere internazionale che sfugge in larga misura alla giurisdizione, al controllo e alla conoscenza dei vescovi diocesani? Con quali mezzi è riuscita con papa Wojtyla a farsi riconoscere tutto questo potere, riconoscimento che i papi precedenti, a cominciare da Giovanni XXIII, si erano ben guardati di pensare e di dovere concedere? Che influenza ha oggi l’Opus Dei sulla nostra vita politica e democratica? Che obiettivi politici e finanziari persegue? Perché non ci si dice nulla? Perché ci si lascia – volutamente – nell’ignoranza? E perché parimenti si dice poco o nulla dei Memores Domini, che per Comunione e Liberazione sono quello i “numerari” sono per l’Opus Dei? Quanti per esempio sanno che i vertici della politica, della sanità, della scuola, della finanza lombarde sono in gran parte nelle loro mani e nel potere della loro logica esclusiva e autoreferenziale, a cominciare da Roberto Formigoni? Che interessi ha in tutto ciò l’istituzione ecclesiale? Chi decide e in base a quali criteri?

Per esempio, perché non si dice nulla dell’ignoranza, della incompetenza, della superficialità oggettivamente violente e arroganti con le quali preti o laici “cattolici” (sarei curioso di sapere chi dà il patentino di laico “cattolico”; se, come, perché e da parte di chi viene concesso, rinnovato o tolto) si immischiano in faccende e in ambiti per i quali non hanno alcuna competenza, spesso con risultati disastrosi e disonesti? A che titolo parlano e agiscono, in base a quale competenza? Non è raro, per esempio, che preti del tutto incompetenti si permettano di dare – nel confessionale e fuori – consigli in materia di psicologia, di giurisprudenza o di morale, contrabbandando come “religiosi” consigli o giudizi che con la religione non hanno nulla a che fare. Idem fanno molti laici “cattolici”, trincerandosi dietro la santa maschera di un volontariato tanto santificato ed esaltato quanto abitato da ignoranza e incompetenza (quando capiremo che – per uno stato – il ricorso al volontariato è direttamente proporzionale alla mancanza di vera civiltà e di collaudata professionalità?). Per fortuna non ci sono più (almeno si spera; la cronaca ogni tanto suggerisce il contrario) luoghi di ricovero “cattolici” per malati psichici o per persone bisognose di aiuto. Ma l’intromissione “cattolica” purtroppo continua in altre forme. Perché, per esempio, nessuno dice che cosa esattamente facciano strutture come i “centri di primo ascolto” o i “patronati” di vario tipo o le più disparate comunità di “aiuto” o di “recupero”? Che criteri seguono, con quali competenza operano, che fini davvero perseguono, con quali fondi campano, da chi sono controllati?

Ebbene, di fronte a tanto ampio orizzonte di probabilissima sporcizia, limitare o focalizzare il discorso sulla tragedia della pedofilia e della violenza sessuale di religiosi e preti, paradossalmente contribuisce a nascondere tutto il resto: una vergogna, che, venendo proprio … a pera, finisce con il proteggere e nascondere tutte le altre, con una ben collaudata tecnica, usata anche per esempio da Berlusconi o da Putin. Paradossale e diabolico.

Mario ricorda Gustavo Bontadini. L’ho conosciuto quanto può conoscerlo uno studente di Filosofia che per due anni segue le lezioni del biennale di Filosofia Teoretica. Nelle sue lezioni – ricordo – lasciava si discutesse molto; non ho mai capito se lo facesse perché credeva davvero nella forza della discussione o perché pensava di avere comunque ragione. Allora pensavo fosse per il primo motivo. Oggi, proprio non so che cosa direbbe Bontadini; so però che molti degli studenti che allora animavano le sue lezioni direbbero cose parecchio vicine a quelle che ho cercato di dire io.

Mi piacerebbe che nella chiesa la discussione della verità e della realtà ci fosse, venisse davvero aiutata e riconosciuta. Mi piacerebbe ci fossero il gusto dell’intelligenza e l’intelligenza del gusto; la libertà della ricerca e la ricerca della libertà; l’emozione della verità e la verità dell’emozione; lo stupore dell’amore e l’amore dello stupore; la gioia della parola e la parola della gioia. Il Concilio Vaticano II (ero adolescente e giovane a quei tempi) diede la speranza (o l’illusione?) di tutto ciò. Purtroppo una sedicente “chiesa”, che si identifica sempre più esclusivamente con la curia vaticana e romana, oggi nega sempre più questa speranza. L’uccisione della speranza è la prima vera, grave, patogena sporcizia della chiesa e nella chiesa.

Il Portavoce della Santa Sede Padre Federico Lombardi ha detto che Benedetto XVI è “pronto a incontrare le vittime” degli abusi sessuali commessi dai religiosi, in particolare le vittime dei preti pedofili.

Non capisco tre cose.

Primo, non capisco perché il papa aspetti solo ora a dichiararsi tanto apertamente disponibile all’incontro. Da molto, troppo tempo, si sa degli abusi sessuali e della pedofilia di religiosi e preti. Perché si dichiara ufficialmente e apertamente “disponibile” soltanto ora, a scandali irrimediabilmente esplosi, dopo avere con scritti e comportamenti non soltanto seguito, ma addirittura prescritto per decenni la strategia omertosa e irresponsabile del silenzio e della copertura sistematica del problema?

Secondo, non capisco perché, per dichiararsi disponibile, abbia bisogno di nascondersi dietro il proprio portavoce. Gesù ha detto “andate e annunciate”; non ha detto: “restate fermi e fatevi annunciare”.

Terzo, non capisco perché non vada lui in prima persona – subito e direttamente – a incontrare le vittime. Il Buon Pastore di cui parla Gesù (Giovanni, 10, 1-21) va lui subito e direttamente a cercare le proprie pecore isolate e in pericolo, se le prende in spalla lui prendendosene cura in prima e immediata persona, senza bisogno di annunci e di portavoce.

Se, incarnandosi in Gesù, Dio è venuto Lui tra gli uomini, facendosi uomo fino alla morte e abitando tra gli uomini, non capisco perché, esibendosi prima di tutto come addolorata vittima di un complotto, Benedetto XVI continui a restarsene in Vaticano, più immobile, disumano e lontano di qualsivoglia Dio aristotelico.

Questo papetto freddo e distaccato riesce anche soltanto lontanamente a immaginare quanto devastante sia subire un abuso sessuale e una violenza pedofila? Si rende conto di quanto abisso di dolore sia causa la violenza che egli per primo ha contribuito a nascondere con eterni silenzi e micidiali, complici coperture? Anche soltanto lontanamente riesce a immaginare che ogni sia pure minimo ritardo nella denuncia e ogni sia pure minima incertezza nell’aiuto amplificano esponenzialmente il già gravissimo e dilaniante danno provocato dall’abuso e dalla violenza sessuali e pedofile? Chi abbiamo come papa? Che libertà e responsabilità morali ha? Che idea di chiesa ha e attua, che realtà di “chiesa” copre? In quale antropologia e in quale teologia si identifica? E – poi – chi gli sta intorno? Quanti Agostino Vallini nascondono la curia vaticana e la curia romana? Vedi, in proposito, quanto già ho scritto in altri quattro post:

2010/03/26 – Il New York Times e i 200 bambini sordi abusati da un prete pedofilo. Le responsabilità di Ratzinger, Bertone e della Curia Vaticana

2009/07/29 – Monumento del governo irlandese, pedofilia dei preti, Agostino Vallini e denuncia di “Avvenire” contro Berlusconi ,

2009/11/27 – Anche per la pedofilia, come al solito il Vaticano tace,

Hans Kung, celibato dei preti, chiesa, pedofilia e sessualità.

 

Come si fa a non votare una lista così? I primi quattro nomi presenti nella lista sono Dario Fo, Franca Rame, Margherita Hack e Moni Ovadia.

Il primo è un grandissimo Premio Nobel per la Letteratura, l’unico vivente tra i vincitori italiani di questo premio, un attore fantastico, un autore nel senso letterale del termine (autore significa “colui che fa crescere”), testimone della verità e suo attore (attore significa “colui che agisce l’azione decisiva”).

La seconda è una grande donna, una forte e delicatissima attrice, una prodigiosa moglie; porta nella propria carne e nella propria anima la violenza di uno stupro fascista, vile e barbaro, infertole per colpirne la libertà e la testimonianza di una vita (sua e del marito), e questa violenza ha saputo tradurre in messaggio, dandola al mondo come richiamo di dignità.

La terza ama lo stupore delle stelle, ha lo sguardo sapientissimo e saggio della scienza, l’anima meravigliosa della curiosità critica e della onestà intellettuale e morale.

Il quarto è una voce rarissima, tra le poche che, respirando l’assoluto del sacro e del divino, sanno interrogare le radici dell’umano, a partire delle profondità della Rivelazione ebraica, la stessa che animava Gesù.

Non mi importa il nome di quella lista. So per certo che questi quattro meravigliosi esseri umani, pure sapendone le ragioni migliori, lo trascendono e lo consacrano, così come il “compagno Cristo” di don Primo Mazzolari trascendeva, consacrava e salvava tutti i “compagni” del mondo, inserendo di nuovo questa parola nella eucarestia dell’etimo cum-panis, che significa “chi mangia con noi il nostro stesso pane”.

Se ci fosse il minimo senso della dignità e della realtà, non ci sarebbe partita: tutti voterebbero questa lista.

Se ci fosse il minimo senso del pudore civile e umano, tutti gli altri candidati di tutte quante le liste si ritrarrebbero, rinuncerebbero ciascuno alla propria candidatura e sarebbero orgogliosi e felici di potere essere amministrati e rappresentati da tanta nobile umanità.

Grazie a Dario Fo, Franca Rame, Margherita Hack e Moni Ovadia, oggi vado a votare felice di essere uomo e cittadino.

Con coinvolgimento diretto di Ratzinger e Bertone, nel 1996 l’alta Curia Vaticana occultò, ben sapendoli, gli abusi di un prete americano accusato di avere usato violenza pedofila contro 200 bambini sordi. Se questa notizia, come pare, è vera, ecco ben documentato quanto la gente sa da sempre: che la gerarchia ecclesiastica, fin dai propri massimi livelli copre abitualmente i casi di pedofilia (e non solo) che vedano protagonisti i sacerdoti, privilegiando la strategia del nascondere e del tacere, limitandosi a spostare di sede il consacrato pedofilo (né solo con i consacrati pedofili ha seguito questa prassi). Già questo blog ha accennato al problema (vedi i tre post 2009/07/29 – Monumento del governo irlandese, pedofilia dei preti, Agostino Vallini e denuncia di “Avvenire” contro Berlusconi , 2009/11/27 – Anche per la pedofilia, come al solito il Vaticano tace e Hans Kung, celibato dei preti, chiesa, pedofilia e sessualità).

Naturalmente molti giornali e telegiornali italiani si sono ben guardati anche soltanto dal dare la notizia.

Ma ora la situazione sta diventando difficilmente occultabile. Dopo la documentazione fornita dal “New York Times” (vedi I DOCUMENTI DEL NYT ), che si assomma ai numerosi processi per pedofilia avvenuti negli Usa e al richiamo di responsabilità della Merkel in Germania oltre che alla denuncia contro la pdofilia di troppi preti da parte del governo irlandese, ora non bastano le smentite, né basta dire – come è di moda nell’Italia berlusconiana – che l’operazione è strumentale e volta a colpire una persona, in questo caso il Papa, trovando in questo modo l’alibi e la scappatoia per non affrontare ammissioni, responsabilità e decisioni radicali. Di certo non basta alle coscienze, né basta a livello internazionale e di fronte ai governi di stati come gli USA o la Germania, tanto e giustamente attenti da un lato ai diritti delle parti lese (e si tratta di lesioni gravissime che lasciano il segno per tutta la vita e anche oltre la generazione dell’individuo direttamente leso), dall’altro alle domande di un’opinione pubblica non così succube come quella del nostro paese, dall’altro ancora al principio inviolabile della laicità dello stato, da ultimo poi ai rischi di una chiesa troppo ricattabile da poteri economici e finanziari quali le mafie, la P2, le potenti ed esoteriche Prelature, Congregazioni o “fraternità” che in Vaticano sembrano, spesso con modalità settarie, dettare legge, proteggendo interessi finanziari che ben poco hanno a che fare con il Vangelo.

Né sono più i tempi nei quali, come avvenne all’epoca della Riforma, la chiesa possa malauguratamente preferire la scissione e chiudersi nel guscio difensivo di una nuova Controriforma. Oggi la Curia Vaticana non può più colludere con un potere politico internazionale complice, come, per esempio, fu quello degli Asburgo nel 1500, trovando in esso la possibilità o l’illusione della conservazione di una casta tanto poco disposta al cambiamento.

Non si può permettere alla Curia Vaticana (e non solo Vaticana) di identificarsi qua talis con la chiesa, portandola alla rovina e tradendo radicalmente la sua natura di sacramento e di corpo vivente di Gesù. La Curia Vaticana (e non solo) non ha questo diritto. La chiesa non è proprietà privata né di Ratzinger, né di Bertone, né della Curia Vaticana, né dei poteri che li sostengono o hanno interesse a sostenerli. La chiesa è di Gesù e di quanti lo amano e, nel suo nome, vogliono trovare ed essere in essa il luogo dell’annuncio e della testimonianza della gioia della Risurrezione. Se Ratzinger, Bertone e la Curia Vaticana non hanno il coraggio o la possibilità della fedeltà a Gesù, se ne devono andare. La chiesa non è loro proprietà privata, né può essere loro vittima. La chiesa non è un covo in cui nascondere e nascondersi, in cui, oltre ad altre amene attività quali il riciclaggio del denaro di mafiosi e delinquenti coperto dal segreto diplomatico, si proteggono le proprie o altrui patologie, si garantisce di fatto l’anonimato e la possibilità di continuare a rovinare per sempre bambini (e non solo). La chiesa non è questo. La chiesa è il corpo e il sangue viventi di Gesù, l’annuncio gioioso della sua e – in lui – nostra vittoria sulla morte. 

Il 25 marzo, ieri, è stata la festa in cui si ricordano l’annunciazione a Maria e il concepimento di Gesù. Ancora di più, dunque, in in giorno come questo, chi ama Gesù dovrebbe cominciare a non tradire la memoria di Gesù concepito e in lui di tutti i bambini, fin dal loro primissimo esserci. Invece tragicamente si tradisce e si uccide la fanciullezza con la pedofilia praticata e manifesta di molti preti e con la copertura data dall’alta gerarchia. Altrimenti, è ipocrisia parlare di difesa della vita dal concepimento alla morte. Guarda caso, fra pochi giorni la liturgia del venerdì santo celebrerà anche la morte di Gesù.

Rispondo a un amico che mi invia la seguente domanda:

Un articolo del teologo tedesco dissidente, Hans Kung, pubblicato su “la Repubblica” (pag. 1 del 18 marzo 2010), invita a riflettere sulla relazione possibile, alquanto sottovalutata, e sdegnosamente rifiutata dalla Chiesa, tra condizione del celibato e pulsioni sessuali dei sacerdoti che potrebbero finire per sfociare nella pedoflia. E’ possibile postulare, in termini psicologici, che possa esistere un rapporto di causa ed effetto di questo tipo, dove la causa è il celibato dei preti cattolici reso obbligatorio e l’effetto è lo scatenarsi di abusi sessuali sui minori?”.

Prima di rispondere rammento che già questo blog ha avuto occasione di parlare di chiesa e pedofilia. Rinvio al proposito ai due post 2009/07/29 – Monumento del governo irlandese, pedofilia dei preti, Agostino Vallini e denuncia di “Avvenire” contro Berlusconi e 2009/11/27 – Anche per la pedofilia, come al solito il Vaticano tace.

Rispondo ora al mio amico: a) con una premessa filosofica, teologica e psicologica; b) con considerazioni cliniche legate alla mio professione di psicologo psicoterapeuta.

Premessa filosofica, teologica e psicologica

Sia l’uomo che Dio sono relazione. A suggerirlo, sono da un lato il sapere naturale, dall’altro quello sovrannaturale.

Per sapere naturale intendo ogni discorso che dica a partire dall’uomo e soltanto dall’uomo.

Per sapere sovrannaturale intendo ogni discorso che dica a partire dalla Rivelazione o, comunque, da un dato assunto come non falsificabile, proprio perché attribuito a Dio (e, in quanto tale, non verificabile né falsificabile scientificamente) e/o direttamente alla sua ispirazione.

Il sapere naturale, in tutti i propri maggiori registri – da quello più propriamente espressivo (in particolare la letteratura, l’arte, il dirsi storico, l’esprimersi antropologico-culturale) a quello più propriamente riflesso o teoretico (le scienze, la filosofia, l’ermeneutica) – giunge sempre più decisamente a cogliere nella relazione inter-umana il senso dell’umano (o, all’estremo opposto, il suo disperante e spaesante non senso; ma – come ben sanno i logici – ogni negazione presuppone l’affermazione che sta negando). In particolare, in filosofia, il pensiero fenomenologico, da Husserl a Sartre, a Heidegger, senza per altro dimenticare riflessioni quali quella di Martin Buber, ci ha detto dell’uomo come in-tenzione dell’essere e nell’essere e come relazione; in psicologia poi, soprattutto l’approccio sistemico-relazionale ci ha detto della relazione come dell’evento decisivo per l’attivazione, costituzione e strutturazione dell’universo psichico, al punto che la funzionalità o meno del sistema relazionale di riferimento decide della salute o della patologia degli individui.

Il sapere sovrannaturale, in particolare quello ebraico-cristiano derivante dalla rivelazione biblico-evangelica, ci dice che Dio e l’uomo sono, ciascuno a modo proprio, relazione. Quanto a Dio, la rivelazione ci parla di Lui come di una trinità di persone tra loro relazionate in modo talmente perfetto che il loro essere coincide con il loro stesso relazionarsi: il Figlio difatti è l’essere stesso del Padre nel relazionarsi con la propria divinità (relazione di “filiazione”); lo Spirito Santo è l’essere stesso del relazionarsi tra loro del Padre e del Figlio (relazione di “spirazione”). Quanto all’uomo, in Genesi, 1, 27 e in tutto Genesi, 2, la rivelazione dice dell’uomo come sostanziale relazione tra maschio e femmina: dunque non c’è uomo se non nella relazione tra le due diversità umane1, come non c’è Dio se non nella relazione tra le tre diversità divine.

Genesi, 2 inoltre parla del “peccato originale” come di un evento della coppia umana, lo descrive come dinamica della coppia umana, per cui è facilmente presumibile che anche la salvezza non possa prescindere dalla coppia umana come tale. La teologia e la dottrina poi del sacramento del Matrimonio suggeriscono notazioni formidabili: a) ponendo come “ministri” di questo sacramento gli sposi stessi, dice della relazione tra gli sposi come “segno visibile ed efficace della Grazia”, cioè come eucarestia del divino, senza alcuna altra mediazione ministeriale che non sia quella degli sposi stessi nel loro relazionarsi; b) questa unicità e questo privilegio sono propri non del sacerdozio ministeriale, ma direttamente di quello “regale”, di fatto affermando che – nel e con il sacramento del Matrimonio – il sacerdozio “regale” ha e trova “ministerialità” soltanto in sé stesso.

Pensando a tutto questo, mi pare inconcepibile pensare all’uomo prescindendo dalla relazione tra maschio e femmina. Sarebbe un’assurdità pari a quella che pretenda di dire di Dio prescindendo dalla Trinità.

Del resto Gesù prese come apostolo e “pietra” della propria chiesa Pietro, sposato e con tanto di suocera, che Gesù non mancò di guarirgli.

Non penso sia certo un caso che la Bibbia in Genesi, 1, 27 dica della relazione tra le due diversità umane (il maschio e la femmina) come dell’immagine di Dio, che – come si è detto – è relazione tra le tre entità relazionali divine. Penso perciò che l’imitazione di Cristo non possa, limitarsi alla imitazione di alcuni suoi comportamenti, ma vada ripensata molto profondamente sulla base di considerazioni di natura relazionale, non dimenticando che nell’unica persona di Gesù sono presenti sia la natura umana sia quella divina, con una tale complessità relazionale, che forse sia la teologia, sia l’ermeneutica, sia il magistero della Chiesa non hanno ancora saputo adeguatamente nè affrontare, né approfondire.

Considerazioni su base clinica

Da psicologo clinico poi mi pare assurdo che si possa pensare che nella loro giovinezza un maschio o una femmina decidano – in piena, evoluta, adeguata consapevolezza – di rinunciare alla propria identificazione primaria2, quella che unisce tra loro maschio e femmina in una relazione in-tenzionalmente piena, assoluta, spregiudicata e, nella propria spregiudicatezza, pura3.

L’esperienza clinica poi mi dà ogni giorno di più conferme in proposito. Quando, direttamente o attraverso le loro famiglie d’origine, ho avuto in terapia consacrati legati al voto di celibato o nubilato, ho sempre constatato la presenza di gravi e patogene disfunzioni relazionali, sfociate – all’interno del sistema familiare o direttamente sul consacrato – in gravi patologie psicotiche e/o borderline e/o nevrotiche. Queste famiglie presentano rigidità di sistema particolarmente gravi e patogene; inoltre, di solito, utilizzano in misura più o meno massiccia e pervasiva il riferimento alla fede (pensano alla propria sanità psichica come “provata” proprio dalla presenza in famiglia della persona consacrata) come alibi difensivo e mitico che impedisce ancora di più l’ingaggio e/o il pieno impegno terapeutici.

In particolare, da un punto di vista relazionale, queste famiglie presentano dinamiche incestuose coperte, rimosse o negate (e di solito la prima e più pesante copertura o rimozione o negazione è proprio giocata sulla convinzione che la presenza di uno o più consacrati in famiglia sia la prova che tutto vada bene, che “Dio ci è vicino”, che “siamo proprio una famiglia sana”): spesso in queste famiglie la madre o la sorella fanno da perpetua al figlio (soprattutto il primogenito) o al fratello, con una devozione e una dedizione di solito tanto idealizzate quanto ambivalenti, tali in ogni caso da coprire o rimuovere o negare la reale presenza di dinamiche incestuose. Il fatto che si tratti di dinamiche incestuose psicologiche e non fisicamente consumate, non toglie molto alla loro rilevanza relazionale; semmai ne favorisce la copertura, rimozione o negazione difensive.

Ho trovato parecchi casi nei quali il sacerdozio del figlio copriva, rimuoveva o negava la presenza di gravi disfunzioni nella relazione della coppia genitoriale. Spesso, poi, il figlio sacerdote ha come proprio padre relazionale non il padre naturale, bensì il prete del quale la madre era, per lo più inconsciamente, innamorata, non importa che fosse il parroco del paese le cui prediche ascoltava rapita o il proprio fratello sacerdote al quale era legata da dinamica tanto ambivalente, quanto inconsciamente incestuosa.

In famiglie tanto problematiche, come può il figlio accedere a una evoluzione edipica adeguata? Come può accedere a una sessualità corretta e adeguatamente evoluta, tale da portarlo a un equilibrato rapporto con l’alterità sessuale e con la propria identita sessuale? Non può allora stupire che il sacerdozio di frequente possa finire con l’essere la strategia difensiva, che copre, rimuove o nega la presenza di sessualità preedipiche, infantili, fortemente connotate da dinamiche proiettive, che possono anche facilmente portare alla pedofilia. Che poi individui, figli di famiglie con siffatte dinamiche, si ritrovino tra loro in gran numero in strutture esclusive e protette quali i seminari, non può non favorire la copertura, rimozione e negazione delle dinamiche in atto.

Se è vero, come purtroppo è vero, che spesso le madri di queste famiglie sono donne bloccate o perfino mortificate nella propria femminilità e nella espressione della propria sessualità, come si può pensare che sappiano davvero dare al padre e al mondo il loro figlio, che di solito è l’unico maschio con il quale abbiano la possibilità di relazionarsi? Ne deriva che, allora, il suo sacerdozio può essere il modo per mezzo del quale queste donne, di solito sposate con uomini spesso del tutto evanescenti, trattengono a sé il figlio, possedendolo per sempre, impedendone il parto effettivo. Dandolo “a Dio e alla Chiesa”, in realtà, lo tengono solo per sé, impedendogli il reale accesso alla donna, a sé stesso e al mondo. Per quanto inconscia e idealizzata possa essere la loro azione, in realtà vivono una maternità intransitiva, oggettivamente violenta, di cui il figlio è prima di tutto vittima. Tutto questo carico di violenza subìta, che si trova ad avere in sé, di solito porta, a propria volta, il figlio a espressioni di tanto coperta quanto oggettiva ed effettiva violenza, spesso identificata in comportamenti sessuali di abuso su donne molto deboli o su bambini, comportamenti resi spesso possibili proprio sfrutttando lo status e il potere religiosi.

Che l’obbligo del celibato ai preti possa essere, nella propria origine risalente all’ XI secolo (in un’epoca altamente critica, di tumultuosa “rinascita” demografica, sociale, politica, culturale), un dato di necessità storica dovuto alla più o meno urgente e corretta necessità di garantire una permanenza non ereditaria del potere sia politico che religioso, può essere. Ma di qui ad affermare che il celibato dei sacerdoti possa essere un valore e un bene assoluti, ce ne passa, e parecchio. Soprattutto oggi, in cui maschile e femminile possono e devono sempre più e sempre meglio relazionarsi tra loro, per potersi sempre più e sempre meglio identificare, così da aprire il mondo a una umanità sempre più e sempre meglio felice. Proprio nella speranza di questa apertura, ho scritto il mio libro La tenerezza dell’eros.

1Nel mio libro La tenerezza dell’eros ho precisato come, a mio avviso, il maschio la femmina vadano intesi come entità relazionali in senso pieno, cioè non come diversità pre-definite rispetto al proprio relazionarsi, ma come diversità che unicamente nel reciproco relazionarsi si definiscono, differenziandosi e al tempo stesso identificandosi.

2Come ho precisato ne La tenerezza dell’eros, per “identificazione primaria” intendo quella senza della quale non è possibile ogni altra autentica identficazione.

3Per quanto riguarda le cosiddette “vocazioni adulte”, che – a quanto mi si dice – sono oggi in aumento, il discorso esigerebbe una scansione ancora più mirata sulle storie individuali, così da potere verificare caso per caso l’applicabilità o meno di quanto vengo qui dicendo.

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il mio nuovo ultimo libro

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in “cerca” digita “gigi cortesi

 

Riporto quanto è scritto sulla IV di copertina:

A partire dalla interrogazione quotidiana della cronaca e della realtà, l’autore – blogger con competenza psicologica, etica e politica – analizza quanto è accaduto dalla fine del 2008 all’inizio del 2010: lo sfascio istituzionale e morale della politica italiana (e non solo), il crescente potere delle mafie, la progressiva implosione su sé stessa della famiglia (e con essa e in essa della società) all’interno di violenze intestine anche omicide e di crescenti dinamiche di incesto, la micidiale riproposizione di logiche fasciste e naziste, la chiusura di fronte alle diversità, l’assordante silenzio di parte della Chiesa.