Stamane, qui nel borgo dove vivo, pieno di gente e di voci, ho sentito battute stupide e quasi tutte omofobiche sui trans e su chi li frequenta, risate più o meno intelligenti, giudizi più o meno bigotti sul rapporto tra sesso e politica, commenti qualunquistici di ogni tipo sulla immoralità generale. Ma non ho sentito il pur minimo accenno alla pietà. Non ho sentito nessuno accennare al fatto che un essere umano è morto, probabilmente ucciso per coprire qualcosa e qualcuno, sicuramente non difeso e non aiutato, con nessuno che – anche solo per dovere d’ufficio – si occupasse e preoccupasse dei prevedibilissimi rischi ai quali era esposto.

Questo essere umano veniva chiamato Brenda, era il viado coinvolto nel caso Marrazzo. Era una persona. In lui, come in ciascuno di noi, viveva l’immagine di Dio. Anche in questo, soprattutto per questo, era prima di tutto nostro fratello. Non so che colpe o che responsabilità avesse. Di certo so che ha vissuto un’esistenza di confine, di emarginazione, di non amore; so che, sicuramente, in larga e massiccia misura è stato anche o soprattutto una vittima; so che gli è toccata una morte disperata e disperante.

Temo che ora nessuno pianga per lui e su di lui. Vorrei che questo blog lo salutasse, gli dicesse ciao.

Ciao, essere umano. Ciao, persona. Ciao, fratello disperato. Ciao, immagine di Dio unica e irripetibile. Che la morte ti abbracci materna.

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