È disponibile

il mio nuovo ultimo libro

Se lo vuoi, vai su www.ilmiolibro.it

in “cerca” digita “gigi cortesi

 

Riporto quanto è scritto sulla IV di copertina:

A partire dalla interrogazione quotidiana della cronaca e della realtà, l’autore – blogger con competenza psicologica, etica e politica – analizza quanto è accaduto dalla fine del 2008 all’inizio del 2010: lo sfascio istituzionale e morale della politica italiana (e non solo), il crescente potere delle mafie, la progressiva implosione su sé stessa della famiglia (e con essa e in essa della società) all’interno di violenze intestine anche omicide e di crescenti dinamiche di incesto, la micidiale riproposizione di logiche fasciste e naziste, la chiusura di fronte alle diversità, l’assordante silenzio di parte della Chiesa.

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Novità

2010/02/10

È disponibile

il mio nuovo ultimo libro

IMPLOSIONE

Psiche, Politica, Etica e Chiesa

a confronto sul Web

 

Se lo vuoi, vai su www.ilmiolibro.it

in “cerca” digita “gigi cortesi

Troverai anche altri tre miei libri,

in particolare

La tenerezza dell’eros

 Il silenzio di questi ultimi 25 giorni è dovuto al lavoro di sistemazione e di pubblicazione di IMPLOSIONE. Ringrazio di cuore chi mi è stato vicino anche in questi giorni, chiedendo notizie del mio silenzio.

 

Riporto quanto è scritto sulla IV di copertina:

A partire dalla interrogazione quotidiana della cronaca e della realtà, l’autore – blogger con competenza psicologica, etica e politica – analizza quanto è accaduto dalla fine del 2008 all’inizio del 2010: lo sfascio istituzionale e morale della politica italiana (e non solo), il crescente potere delle mafie, la progressiva implosione su sé stessa della famiglia (e con essa e in essa della società) all’interno di violenze intestine anche omicide e di crescenti dinamiche di incesto, la micidiale riproposizione di logiche fasciste e naziste, la chiusura di fronte alle diversità, l’assordante silenzio di parte della Chiesa.

“La vera leadership non si misura dall’abilità di soffocare il dissenso, di brutalizzare gli oppositori” (Barack Obama).

“Ha detto quello che volevo dire io” (Silvio Berlusconi).

21 morti ha prodotto l’attentato di Kabul: 6 militari italiani, 15 civili afghani, di cui alcuni – non si sa quanti – bambini. Quanto dolore! Che tristezza! Quanto futuro e quanta umanità negati! Se poi si pensa alle migliaia di morti che in quella terra ogni anno colpiscono afghani e non, da più di trent’anni, il dolore si fa ancora più tremendo e urgente.

Non bastano certo il lutto nazionale o i funerali di Stato per dare senso ai morti  di oggi e a quelli di ieri, italiani e non. Né i politici possono più limitarsi alle solite frasi di circostanza, ai soliti rituali di cordoglio più o meno credibile. Né la stampa di radio, giornali, tv può limitarsi alla ricorstruzione dell’attentato o – anch’essa – alle solite dichiarazioni di circostanza. Né la gente può continuare a limitare la propria reazione all’emozione o all’indifferenza emotiva, come se il lutto fosse solo un evento dell’emozione, una fiammata limbica del momento, una simpatia solo temporanea.

Occorre che fino alla profondità delle nostre oscienze e della nostra umanità tutti ci si interroghi su quanto sta avvenendo e su che cosa c’è in gioco veramente in Afghanistan e ancora più in generale sulla scena politica internazionale, così da sapere che cosa fare, che cosa volere, per che cosa lottare. In quella terra martoriata non c’è in gioco soltanto la reale o presunta lotta contro l’integralismo dei talebani o contro il finanziamento di Al Qaeda al terrorismo. Ci sono in gioco ben altri e ben più grossi interessi, che riguardano l’equilibrio politico mondiale, il senso stesso della politica internazionale, il senso degli organismi politici supernazionali quale l”ONU e la UE, il rapporto tra questi organsmi e i singoli stati. Per quanto riguardo gli USA, per esempio, in gioco c’è anche l’affermazione o meno della leadership e della politica di Obama.

Ma più e prima tutto in gioco c’è la sfida che l’industria del riciclaggio, della droga, della guerra (che nel terorrismo degli integralisti trova sia il proprio dichiarato nemico sia la propria ragione d’essere sia la propria legittimazione), industrie gestite dalle grandi mafie internazionali e da quella parte del mondo politico, finanziario ed economico (e non solo) che più o meno dichiaratamente dipende dalle mafie e/o da queste è ricattata o condizionata o diretta.

In particolare noi italiani dobbiamo chiederci perchè siamo lì. Per una “missione di pace”? Per “aiutare gli afghani a diventare una democrazia”? O per rafforzare la nostra posizione all’interno dell’ONU, così da potere ottenere, per esempio, un posto nel Consiglio Permanente? O per renderci benvisti dagli USA? O per ingraziarci le mafie di cui sopra?

E questi obiettivi valgono il sacrificio di tante vite di italiani e non?

Se gli obiettivi sono davvero quelli dichiarati, soprattutto quello di aiutare l’affermazione della democrazia in Afghanistan, è davvero quella militare l’unica possibile modalità di intervento? E, se lo fosse, siamo davvero certi di avere messo i nostri soldati nelle migliori condizioni possibili, con i migliori mezzi a disposizione possibili? L’attuale governo e l’attuale Ministro della Difesa Ignazio La Russa non hanno sempre dato risposta a interorgazioni parlamentari in proposito. 

Se poi in gioco ci sono gli interessi dell’industria del riciclaggio, della droga e della guerra, gli interessi dunque delle grandi mafie internazionali, che dopo la caduta del muro di Berlino, si sono sempre più rafforzate e sempre più hanno condizionato la politica degli stati e dei terroristi, allora che rapporto c’è fra la nostra attuale permanenza in Afghanistan e questi interessi? Che rapporto c’è tra la politica del nostro attuale governo e questi interessi?

Senza la risposta a queste domande, senza il dovere-diritti di cercare, di trovare e di avere risposta a queste domande, il dolore per le vittime di ieri, di oggi e di domani rischia di essere un dolore sordo e soffocato, solo emotivo, soltanto di facciata, comunque senza senso e senza vera prospettiva.

Tutti noi siamo interrogati. Tutti noi dobbiamo esigere che ci vengano date risposte adeguate dai politici, dalla stampa, dagli intellettuali. Tutti noi dobbiamo esigere da noi stessi la forza di esigere queste risposte e – prima ancora – la forza di porci queste domande. Altrimenti non rispettiamo né i morti né i vivi, né chi se ne va né chi resta. Altrimenti, oltre alla morte, non rispettiamo la vita. E non rispettiamo neppure noi stessi.

Nella persona dell’Alto Commissario per i Diritti Umani Navy Pillay, l’ONU accusa l’Italia per la gravi discriminazioni cui sono soggetti i ROM e per la politica dei respingimenti, che “con una chiara violazione del diritto internazionale, vengono abbandonati e respinti senza una adeguata verifica del fatto che stiano e meno fuggendo da persecuzioni”. Pillay ricorda anche il “tragico” episodio del gommone di eritrei lasciati morire in mezzo al mediterraneo. Per fortuna che c’è l’ONU.
Politica dei respingimenti significa, con logiche che a me paiono naziste (negare sistematicamente la dimensione di persona propria dell’essere umano: questo è per me il nazismo, questo è il significato del nazismo), fare morire i profughi in mare o mandarli incontro a probabilissima morte e a certissima violenza in Libia (si sono viste le foto drammatiche), nella patria di Gheddafi, il socio d’affari di Berlusconi.
Roberto Maroni, ministro degli Interni (cioè quinta carica dello Stato, uno dei gradini del cursus honorum che può portare direttamente alla Presidenza della Repubblica), inneggia pubblicamente alla Secessione, cioè spregia e violenta lo Stato di cui è ministro, se è vero, come è vero, quello che dice Furio Colombo: “Nel diritto internazionale la dichiarazione di secessione, o di intento di secessione è un atto di spregio e violenza della parte secessionista contro la parte che – con la secessione – si vuole punire e amputare”.
A Venezia due camerieri extracomunitari sono stati pestati e insultati da un comando leghista.
Non si contano i pestaggi di inaudita violenza contro gli omosessuali.
La libertà di stampa e di espresisone viene ogni giorno di più mortificata e impedita, trasformando andhe la televisione di stato in un’agiografica esaltazione della “cosa Berlusconi”. Sembra di vedere certe sommarie scenografie di facciata, che dietro non hanno nulla, proprio come il cerone e il lifting del nostro “Premier”. Stasera, con Ballarò oscurato, avremo un’ulteriore episodio di negazione della libertà di stampa. Si farà vedere il poco fatto, perchè non si veda il molto non fatto. Intanto “Superman” dopo Boffo intimidisce pure Fini grazie ai suoi killer giornalistici che paga e indirizza, salvo dissociarsi da loro dopo che il sasso è lanciato.
La povera patetica Maria Stella Gelmini lasca i precari in piazza e dice lei insegnante – che gli insegnanti non devono fare politica nella scuola. Non sa che cosa dice. Perchè non prova a leggere don Milani? Come si fa a pensare e a vivere senza fare e essere politica? Come si fa a insegnare senza fare e essere politica? Non so che intenda per “politica” la poveretta. Forse pensa che pure lei non stia facendo politica.
I giovani intanto continuano a morire sulle strade (sulle stragi del sabato sera vedi il mio articolo Perché muoiono tanti giovani sulla strada), avvolti da sballi incoscienti, in cui cercano di affogare l’impotenza e la disperazione.
Le famiglie stanno implodendo sempre più in vuoti vertiginosi e tragici, di cui i ricorrenti episodi di omicidi e suicidi in famiglia sono solo la punta dell’iceberg.

Per non parlare della disoccupazione e dell’aumento della miseria.

Questa è la nostra povera Italia.

 

Bandiere e inni regionali: la nuova proposta della Lega – 06/08/’09

E dopo le regioni anche i villaggi, le frazioni, i borghi più anonimi e sperduti avranno le loro bandiere e i loro inni. E poi, perché non dare tanta possibilità anche alle palazzine, ai condomini? Chissà che belli la bandiera e l’inno del mio condominio! Popolato come è da persone di culture diverse, mi sa che la bandiera finirà con l’essere quella stupenda dell’ONU e l’inno, rubato all’Europa, sarà il mirabile Inno alla gioia di Beethoven. Per essere uomini abitatori del mondo, in fondo basterà sapere essere condomini del proprio condominio.

Grazie, Lega. Senza volerlo, ci hai suggerito la strada dell’umanità unita e ritrovata e della gioia condivisa. Almeno una volta la tua stupidità serve a qualcosa.

dopo la fine di Berlusconi ne sapremo delle belle. Intanto Silvio attacca Lorenzo Cesa e Camillo Ruini – 27/06/’09

Finora Berlusconi ha avuto un potere finanziario, politico e mediatico enorme. Eppure non è riuscito a bloccare l’incipiente fiume delle rivelazioni su di lui. Chissà che cosa succederà tra poco quando la “cosa” cesserà! Ne sapremo delle belle.

Intanto, da bravo emmerdeur, Silvio, come una puzzola braccata e ormai all’angolo, si difende schizzando quanto ha in abbondanza, cioè quel “ciarpame” di cui ha parlato Veronica. Lo butta o cerca di buttarlo addosso agli altri. Attraverso un proprio quotidiano, tenta di dire di Lorenzo Cesa e Massimo D’Alema almeno un po’ di quanto attraverso le indagini si sta dicendo di lui in quantità industriale.

Chi segue questo blog non può certo stupirsi dell’attacco a Cesa e attraverso lui all’UDC, partito che notariamente è da tempo appoggiato da larga parte della CEI e del Vaticano. Angelo Bagnasco e il suo predecessore Camillo Ruini (l’Eminem della Litrtizzetto) hanno entrambi appoggiato il partito di Casini alle elezioni. Ieri Camillo Bagnasco con le proprie dichiarazioni non può non avere allarmato ulteriormente la “cosa” Berlusconi (come lo chiama il Nobel Saramago), anche se le dichiarazioni ultramisurate del Cardinale non facevano direttamente il suo nome. Di qui il contrattacco della puzzola, quasi a dire: “state attenti, Eminem e successore! Se vado a fondo io, rischiate di affogare anche voi”. Molto probabilmente, a mio parere, l’attacco-minaccia non può non riguardare anche Ruini e il potere che in modo o nell’altro a lui nel Vaticano e nella CEI si riferisce; non a caso quanto riguarderebbe Lorenzo Cesa si riferisce a fatti risalenti al periodo in cui Eminem presiedeva lui la CEI.

Come in questo blog si è detto più volte nei giorni scorsi, in gioco ci sono interessi finanziari e internazionali enormi, “poteri forti” che sono allarmati da un lato dalla salita al potere di Obama e dall’altro dalla non presentabilità e dalla crescente non controllabilità di un Berlusconi che “sta male” e “va aiutato”. In questa ottica non mi pare irrilevante notare che, dopo tanti anni di presidenza della CEI, Camillo Ruini è oggi membro – tra l’altro – sia del “Consiglio di Cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede” (consiglio molto ristretto, di soli 15 cardinali, e potentissimo nello scandire i poteri interni del Vaticano, con due soli cardinali italiano, Ruini e Tettamanzi), sia dell’”Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede” (vero e proprio consiglio di amministrazione delle proprietà immobiliari e finanziarie che sostengono e alimentano la Curia romana, questo organismo decide di persone, cose e fondi che garantiscono il funzionamento della intera macchina vaticana, in particolare presiede al patrimonio immobiliare del Vaticano, in una città in cui il suocero di Pierferdinando Casini non è certo persona di secondo piano), sia della “Congregazione per i Vescovi” (vero e proprio “Palazzo di vetro” del Vaticano, ma con più poteri all’interno della Chiesa di quanto l’ONU possa mai avere all’interno della politica internazionale, questo organismo decide della nomina dei vescovi di tutto il mondo, quindi della politica internazionale della Chiesa; tra l’altro è collegato da un lato con l’ “Ufficio Centrale di coordinamento pastorale degli Ordini Militari” e dall’altro con la “Pontificia Commissione per l’America Latina: questi due collegamenti significano, quanto meno, conoscenza e competenza in ordine a teatri quali quelli di guerra o di “missione umanitaria”o quelli colombiani della droga o quelli tipicamente internazionali del riciclaggio).

Pensando a tutto ciò, mi chiedo se solo per caso o soltanto per eccessiva prudenza o solamente per ingenua mitezza la chiesa ufficiale si sia finora così tanto e così palesemente sottratta al proprio dovere profetico di testimonianza e di denuncia. Siamo nei giorni che vanno da san Giovanni Battista a san Pietro e Paolo. Giovanni il Battista venne ucciso proprio perché denunciava le Ville Certosa e i Palazzi Grazioli di allora. Pietro e Paolo vennero uccisi dal potere politico di quei tempi, timoroso di quello che i due apostoli potevano rappresentare. Perché la Chiesa ufficiale è oggi tanto timida e carente nella testimonianza e nella denuncia? Perché ha così paura del “martirio”, che in greco significa testimonianza? Perché i suoi cardinali non sono fedeli al senso simbolico del colore della loro veste, che è rossa proprio perché vuole significare che la loro testimonianza sa e può giungere fino a pagare il prezzo del proprio sangue? Solo ora, con perifrasi al limite dell’ermetico e con una incomprensibile e astratta vaghezza, dicono qualcosa, peraltro senza troppo sbilanciarsi. Se don Sciortino e Famiglia Cristiana non avessero smosso le acque, avrebbero ancora di più taciuto e ancora di più abdicato al loro evangelico dovere di profezia, testimonianza e denuncia? Eppure già questi primi accenni vaticani hanno messo in azione la puzzola. Forse anche qui ne sapremo delle belle. Non dimentichiamo che in milanese “cesa” significa chiesa.