Riguardo ai funerali dei sei militari uccisi a Kabul, ha ragione Oliviero Diliberto a definire vergognoso il silenzio di questa sera del Tg1, che ha taciuto sia il “ritirateli” gridato da molti cittadini alla fine della cerimonia, sia la frase “pace subito” scandita da un uomo durante la messa, al momento dello scambio del segno di pace. Comunque la si pensi, credo sia doverosa la compiutezza della informazione.

Che Augusto Minzolini, il direttore del Tg1, sia giornalista del tutto discutibile sono in molti a dirlo in questo clima di diffusa preoccupazione per la libertà di espressione e di stampa. Che poi taccia in particolare sul dissenso in ordine alla prosecuzione della spedizione in Afghanistan, fa sorgere cupi pensieri. Che teme Minzolini? Che si possa riflettere sul senso di questa “missione”, suoi suoi perché, sulle sue motivazioni? Se queste sono davvero e soltanto l’aiuto al popolo afghano perché con la pace ritrovi la democrazia e/o il contrasto al terorrismo di Al Qaeda attraverso la lotta ai Talebani, che cosa  c’è da temere da parte di Minzolini e di chi sta dietro a Minzolini? Se sono motivazioni autentiche e reali, ogni dissenso e ogni conseguente dibattito possono permetterne soltanto e sempre meglio la riaffermazione e con questa la formazione di una maggiore unità e solidarietà tra i militari e il paese. O forse Minzolini teme che le motivazioni non siano autentiche e reali? Ma allora perché non esprime questi suoi timori e, da corretto giornalista, non dice su che cosa questi timori si fondano? O forse – ancora peggio – sa che le motivazioni sono altre, talmente altre che non le può dire, talmente altre che è meglio evitare il rischio di ogni possibile dubbio e di ogni possibile discussione?

Di certo tutti questi interorgativi inquietano e, purtroppo, inquinano la possibilità di un dolore condiviso fino in fondo, tale cioè da essere esente dalla rabbia di non potere capire davvero, dal dubbio che ci stiano prendendo in giro, dal pensiero che dietro queste morti ci siano interessi molto ma molto diversi da quelli dichiarati.

E perché, mentre Bossi può dire che quei ragazzi devono tornare subito, i cittadini non possono dirlo?

Un’ultima annotazione. Mi ha molto ferito che a strattonare via l’uomo che scandiva “pace subito” sia stato un sacerdote, un celebrante. Ha lasciato il suo posto di celebrante e la sua funzione di sacerdote e si è trasformato in buttafuori. Lui, uomo che stava rinnovando il sacrificio di Gesù, con energia fuori misura e fuori ruolo zittiva e buttava fuori un uomo che voleva la pace subito. Perché non lo ha abbracciato? Perché non ha messo anche quelle parole lì su quell’altare? Quell’altare, come ogni sacerdote dovrebbe sapere e vivere, è Gesù. e, a quanto ne so, anche Gesù voleva la pace e di certo la voleva il più in fretta possibile, senza che, come disse a Pietro, vengano usate spade e senza che, come forse direbbe oggi, vengano usati celebranti come buttafuori.

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