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Ringrazio di cuore chi l’ha scritta. Anch’io, a modo mio, sono stato da piccolo un bambino discriminato. So che segni può lasciare l’esserlo stato e quanto sia difficile risalire la corrente delle discriminazioni subite. Chi ha scritto questa lettera, dà una carezza al bambino di ieri e rende felice l’uomo di oggi, che vorrebbe tanto avere per amico una persona tanto bella.

Grazie.

 

Come si fa a non votare una lista così? I primi quattro nomi presenti nella lista sono Dario Fo, Franca Rame, Margherita Hack e Moni Ovadia.

Il primo è un grandissimo Premio Nobel per la Letteratura, l’unico vivente tra i vincitori italiani di questo premio, un attore fantastico, un autore nel senso letterale del termine (autore significa “colui che fa crescere”), testimone della verità e suo attore (attore significa “colui che agisce l’azione decisiva”).

La seconda è una grande donna, una forte e delicatissima attrice, una prodigiosa moglie; porta nella propria carne e nella propria anima la violenza di uno stupro fascista, vile e barbaro, infertole per colpirne la libertà e la testimonianza di una vita (sua e del marito), e questa violenza ha saputo tradurre in messaggio, dandola al mondo come richiamo di dignità.

La terza ama lo stupore delle stelle, ha lo sguardo sapientissimo e saggio della scienza, l’anima meravigliosa della curiosità critica e della onestà intellettuale e morale.

Il quarto è una voce rarissima, tra le poche che, respirando l’assoluto del sacro e del divino, sanno interrogare le radici dell’umano, a partire delle profondità della Rivelazione ebraica, la stessa che animava Gesù.

Non mi importa il nome di quella lista. So per certo che questi quattro meravigliosi esseri umani, pure sapendone le ragioni migliori, lo trascendono e lo consacrano, così come il “compagno Cristo” di don Primo Mazzolari trascendeva, consacrava e salvava tutti i “compagni” del mondo, inserendo di nuovo questa parola nella eucarestia dell’etimo cum-panis, che significa “chi mangia con noi il nostro stesso pane”.

Se ci fosse il minimo senso della dignità e della realtà, non ci sarebbe partita: tutti voterebbero questa lista.

Se ci fosse il minimo senso del pudore civile e umano, tutti gli altri candidati di tutte quante le liste si ritrarrebbero, rinuncerebbero ciascuno alla propria candidatura e sarebbero orgogliosi e felici di potere essere amministrati e rappresentati da tanta nobile umanità.

Grazie a Dario Fo, Franca Rame, Margherita Hack e Moni Ovadia, oggi vado a votare felice di essere uomo e cittadino.

Quando negli spazi e nei tempi pubblici di una società o di un popolo non si può e non si riesce a parlare di politica, lì c’è già il fascismo.

 

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Riporto quanto è scritto sulla IV di copertina:

A partire dalla interrogazione quotidiana della cronaca e della realtà, l’autore – blogger con competenza psicologica, etica e politica – analizza quanto è accaduto dalla fine del 2008 all’inizio del 2010: lo sfascio istituzionale e morale della politica italiana (e non solo), il crescente potere delle mafie, la progressiva implosione su sé stessa della famiglia (e con essa e in essa della società) all’interno di violenze intestine anche omicide e di crescenti dinamiche di incesto, la micidiale riproposizione di logiche fasciste e naziste, la chiusura di fronte alle diversità, l’assordante silenzio di parte della Chiesa.

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2010/02/10

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 Il silenzio di questi ultimi 25 giorni è dovuto al lavoro di sistemazione e di pubblicazione di IMPLOSIONE. Ringrazio di cuore chi mi è stato vicino anche in questi giorni, chiedendo notizie del mio silenzio.

 

Riporto quanto è scritto sulla IV di copertina:

A partire dalla interrogazione quotidiana della cronaca e della realtà, l’autore – blogger con competenza psicologica, etica e politica – analizza quanto è accaduto dalla fine del 2008 all’inizio del 2010: lo sfascio istituzionale e morale della politica italiana (e non solo), il crescente potere delle mafie, la progressiva implosione su sé stessa della famiglia (e con essa e in essa della società) all’interno di violenze intestine anche omicide e di crescenti dinamiche di incesto, la micidiale riproposizione di logiche fasciste e naziste, la chiusura di fronte alle diversità, l’assordante silenzio di parte della Chiesa.

Attento, lettore. Il discorso di oggi è fondamentale.

Quando la giustizia, la verità, l’amore, diventano una appartenenza e una identità, lì cominciano la barbarie e la violenza senza più argini.

Quando qualcuno giunge a dire: “Noi siamo i giusti”, “Noi siamo l’amore”, “Noi siamo la verità”, allora ogni prevaricazione non solo è possibile, ma è preventivamente legittimata.

La legge coincide, allora, sempre più con la identità di appartenenza: “Noi siamo la legge, perché noi siamo i giusti, noi siamo l’amore, noi siamo la verità”. Gli altri sono il reato, la colpa: “Io Bene, Tu male”. Gli altri sono l’odio, la falsità, l’illegalità. Non occorrono prove. Basta l’identità.

Certo l’identità all’inizio cambia: gli altri sono di volta in volta “i terroni”, “i Rom”, “i Romeni”, “i gay”, “i clandestini”, “gli islamici”, “i negri”. E, allora, si discriminano prima “i terroni”, poi “i Rom”, poi “i Romeni”, poi i “gay”, poi “i clandestini”, poi “gli islamici”, poi “i negri”. Discriminarli significa anche poterli emarginare, poterli – se capita – picchiare, potere fare qualche raid contro di loro, potere buttare giù le loro baracche, negare i loro diritti: “quali diritti, se solo noi siamo i giusti?”.

Alla fine gli altri diventano semplicemente, radicalmente, micidialmente “gli altri”, “loro”. Ogni essere altro, ogni alterità, ogni diversità, ogni “loro” è prima o poi colpa, reato. Allora “il drogato” Stefano Cucchi può essere torturato e ucciso, allora “il gay” può essere accoltellato, “il barbone” può essere bruciato per noia o fatto morire bagnato e gelato, “il negro” può essere sprangato e scacciato, “la mongola” può essere spinta ad andarsene dalla pizzeria, “il senza braccia” può essere sbattuto giù dal treno ecc. ecc. ecc.! Che importa? Tanto sono “gli altri”, sono soltanto “loro”!

Hai capito, lettore? Così nasce il nazismo, si legittima il fascismo, si preparano i lager, si costruiscono i gulag, si prepara la barbarie.

Caro lettore, in questa logica prima o poi siamo tutti “gli altri”, siamo tutti “loro”. Basta poco a essere “gli altri”, a diventare “loro” Anche tu lo puoi diventare domani mattina o forse, magari lo sei già. Basta poco per essere “gli altri”, “loro”. Basta che tu e io, lettore, ci dimentichiamo per un attimo che ogni ingiustizia ci tocca, che in ogni uomo picchiato, cacciato, umiliato siamo tutti picchiati, cacciati, umiliati. Basta che, quando qualcuno è ucciso davanti a noi, non lo si guardi, si scavalchi il cadavere, si continui a camminare e respirare come se nulla fosse accaduto. Basta che, quando una famiglia è costretta a uscire da una pizzeria perché ha una bambina con sindrome di down, nessuno esca con loro, nessuno protesti, nessuno si indigni. Basta che quando un ragazzo senza braccia, che non può da solo pagare il biglietto, è fatto scendere dal treno, tutti tacciano e qualcuno ancora più servo di tutti, scriva al giornale giustificando la barbarie. Basta che ciascuno si limiti a gridare e protestare per sé e solo per sé. Quando si difende solo sè stessi, quando gli altri sono un “loro” che non mi riguarda, lì muore il diritto, finisce la legalità, si annienta la civiltà, si aprono le porte di tutti gli Auschwitz della storia. Chi difende solo sè stesos, prima o poi perde e uccide anche sè stesso.

Nihil humanum a me alienum puto (“Nulla che appartenga a una altro uomo non mi riguarda”), diceva Terenzio. A questa frase dobbiamo tornare, questa frase dobbiamo vivere ed essere. Nel nome di questa frase dobbiamo ricominciare a esistere come civiltà. Altrimenti, caro lettore, siamo di nuovo nella barbarie. Capito perché è importante?

Solo l’uomo può illudersi che ci sia l’identico, può cercare attraverso le dittature di produrlo, può – con follia omicida – credere di esserlo e di doverlo essere.

Dio è la diversità, crea l’essere di creature tra loro diverse, sempre diverse, stupendamente diverse, divinamente diverse.