Se quanto sta sempre più emergendo è vero, Stefano Cucchi è stato ucciso, proprio a partire da un pestaggio della polizia penitenziaria, che si è tentato di coprire e che si tenta tuttora di coprire. Difatti, se la verità è questa, perché nessuno degli esecutori, dei complici, dei conniventi, degli omertosi parla, denuncia, confessa? Che c’è? Un vero e proprio sistema di complicità, connivenza, omertà? Così diffuso e grande, da non permettere l’identificazione di uno o più colpevoli?

E, se la verità è questa, è tragico che a temere di più sia il testimone che questa verità ha detto. Significa che il sistema è talmente marcio da proteggere i delinquenti, non i testimoni della verità.

La violenza mortale sarebbe stata perpetrata proprio là dove dovrebbero esserci la verità e la giustizia, cioè in un Tribunale. Non è giusto. Urla vendetta agli occhi di Dio.

La violenza mortale aarebbe stata perpetrata dagli uomini che dovevano portare Stefano davanti al Giudice. Se così è, Stefano non è stato ucciso da uomini del potere giudiziario, ma da uomini del potere esecutivo (la polizia penitenziaria dipende dalMinistero della Giustizia e dal ministro Angiolino Alfano), che rispondono a chi governando è il Potere Esecutivo. E questo stesso potere sta, in molti degli ultimi 15 anni, cercando di svuotare sempre più di senso e di possibilità la Giustizia, i giudici, il potere giudiziario. Questo stesso potere permette al proprio sottosegretario Carlo Giovanardi di affermare indegnità abissali proprio su Stefano Cucchi e sulla sua morte, senza nulla fare per intervenire sui veri colpevoli, cioè su uomini che, a quanto pare, dipendono da sé stesso. Questo stesso potere sceglie e autorizza il trombettiere del Re Augusto Minzolini ad attaccare il potere giudiziario, pubblicamente, nella veste solenne ed editoriale di Direttore Responsabile del TG1. Questo stesso potere sta cercando in tutti i modi e non importa a quale prezzo sociale, politico, storico, culturale, di svuotare di senso, oltre al potere giudiziario, anche il potere legislativo del Parlamento, cercando di imporre leggi anticostituzionali, che hanno l’unico scopo di garantire l’impunità di un uomo che ha dovuto fare politica per sfuggire proprio a quel potere giustiziario che ha tentato di comprere e corrompere e che ora vuole distruggere, deve distruggere, non può non distruggere.

Stefano Cucchi non è soltanto un fratello o un figlio. È tutti noi, quando abbiamo a che fare, prima che con un potere giudiziario sempre più lento e giurassico, proprio con un potere esecutivo che ha interesse a tenere sempre più nella preistoria e nella paralisi i Giudici, per poterli poi accusare di questi stessi mali, per potere poi trovare in questi mali il pretesto per affossare ancora di più il potere giudiziario, fino ad annullarlo. Come la storia insegna, come la nostra Costituzione rivela e come i padri costituenti ben sapevano, il rischio del fascismo (non importa se di destra o di sinistra) sta soprattutto e proprio negli eccessi del potere esecutivo. A diffferenza degli altri due poteri, il potere esecutivo, per propria natura istituzionale, è espressione di una parte, è formato da uomini di una sola parte politica, eletti a maggioranza semplice; per questo è più a rischio di essere soggetto di prevaricazioni e di eccessi.

Non è la prima volta che comportamenti di carabinieri e poliziotti (aggiungerei anche agenti dei servizi segreti) sono occasione di forti dubbi, di indagini, di processi, a causa di eccessi, illegalità, prepotenze, violenze, omicidi. Che succederebbe se la loro azione fosse sempre più protetta da un potere esecutivo non controllato o non controllabile.

Se le guardie della polizia penitenziaria risulteranno coinvolte o colpevoli, Angiolino Alfano, che ne è il responsabile istituzionale, dovrebbe dimettersi. Magari lo dovrebbe già fare oggi, se emergesse che molti dei dubbi e dei silenzi relativi al caso Cucchi fossero legati a un sistema di violenze abituali e di coperture interno proprio alla polizia penitenziaria. Forse a qualcuno fa comodo che la morte di Stefano sia attibuita ai giudici o, genericamente, alla giustizia. Forse a qualcuno fa gioco fare pensare che la morte di Cucchi si un’ulteriore prova che “nei tribunali quacosa non funziona” e che quindi, ancora genericamente, la colpa della morte di Cucchi è dei giudici. Non è vero. Se la polizia pentitenziaria è responsabile, Stefano è stato ucciso da uomini che rispondono al potere esecutivo; i responsabili istituzionali allora sono Angiolino Alfano, ministro della Giustizia, e Silvio Berlusconi, presidente dell’esecutivo.

 

 

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