Con proteste come quelle sulla comunione negata al ragazzo disabile, se moltiplicate, si potrebbe arrivare a una primavera cattolica, tipo quelle islamiche dello scorso anno. Sarebbe ora. Il tema dell’uso/abuso del disabile solo per prendere l’8 per mille, il rifiuto dei disabili come allievi o insegnanti delle scuole cattoliche, sono alcuni dei punti di rottura. Un altro è la rimozione di ogni riflessione teologica da parte dei laici e, più in generale, della libertà della ricerca teologica e della visione non difensiva, non esclusiva, non maschilista e non omofoba della dottrina. Altro che pedofilia! Per quanto gravissima sia la presenza della pedofilia nei preti, per quanto devastante sia la pratica del riciclaggio da parte dello Ior dei fondi neri e delle varie mafie, il polverone che ne nasce serve a coprire i veri problemi della chiesa e così – paradossalmente – risulta funzionale alla conservazione dell’attuale sistema di potere ecclesiale, che poco ha a che fare con Gesù.

Il cardinal Crescenzio Sepe è l’uomo delle liquidità prodigiose: è passato da quella romana della Congregazione De Propaganda Fide (et neganda atque necanda veritate?), che è la congregazione più ricca della Santa Sede, a quella napoletana (e non così ricca) propria del sangue di san Gennaro, che ogni tanto, come si sa, usa – previo appuntamento – tornare liquido tra le mani del massimo prelato partenopeo.

Da un mistero di grande liquidità all’altro. Ma forse invece che con la seconda liquidità il non smilzo Crescenzio preferiva continuare a crescere con la prima, dopo un’intera esistenza trascorsa all’ombra della Curia Vaticana. Che stia qui la radice del minaccioso continuo riferimento che in questi giorni egli fa al fatto che i bilanci di De Propaganda Fide (et neganda atque necanda veritate?) siano stati sempre approvati dal Vaticano? Vuole forse lanciare messaggi a qualcuno, magari a chi ha preferito mandarlo da Roma a Napoli? Come non dubitare? Di solito personaggi come Sepe preferiscono il silenzio alla parola; dunque, se parlano, è forse possibile che sia per avvisare qualcuno e per garantirsi o cercare di garantirsi. Del resto che bisogno aveva Sepe di fare tanto mediatico rumore con tanto oscena identificazione di sé a Cristo e della propria vicenda al Calvario, se già il Vaticano – con tanto premurosa e sollecita immediatezza – aveva lasciato intendere di volerlo proteggere con la solita via della rogatoria internazionale (appellandosi cioè alla inviolabilità straniera dello stato Città del Vaticano)? Con le rogatorie internazionali il Vaticano già protesse lo sporco riciclaggio dello IOR e a suo tempo insabbiò le inchieste su Antonveneta, su Enimont, su tutta Tangentopoli ecc., favorendo il passaggio al Berlusconismo e allo sfascio attuale. Ma si vede che Sepe, che ben conosce le logiche della Curia Vaticana, di Bertone e Ratzinger in particolare, non si fida né dei nuovi vertici della finanza Vaticana (di recente è stato nominato presidente dello IOR Ettore Gotti Tedeschi, a quanto si dice uomo dell’Opus Dei e della restaurazione sempre più elitaria operata da Ratzinger); né si fida delle rogatorie internazionali né – meno che meno – di chi troppo tempestivamente le va promettendo. Chi è esperto in liquidità sa bene quando e quanto si possa rischiare di venire liquidati, magari all’interno di liquidazioni più ampie.

Come commento al mio post di ieri (2010/04/10 – Benedetto XVI, Padre Federico Lombardi e gli abusi sessuali (pedofilia compresa) di religiosi e preti ), Mario mi scrive:

Nel Marzo scorso, con una lettera al direttore del Corriere della sera, il filosofo laico Marcello Pera difendeva il papa sostenendo che la campagna mediatica contro la Chiesa approfittava della triste vicenda dei preti pedofili per affondare un attacco spietato all’istituzione. Diceva Pera che si trattava di una vera e propria “guerra” che non si sarebbe risolta facilmente.
Ricordo personalmente che durante la ” Via Crucis” al Colosseo della Pasqua 2005, ancora vivente Papa Giovanni Paolo II, l’allora cardinale Ratzinger, in un commento parlò apertamente di “sporcizia” presente nella Chiesa ( evidentemente conoscendone alcuni fatti).
Sono del parere che la Verità deve essere detta a tutti i costi e proclamata, soprattutto per il bene dei fedeli, molti dei quali sono disorientati.
Chiedo al dr. Cortesi di immaginare di essere nei panni del Maestro Bontadini, insigne filosofo e apologeta, di cui ricorre il prossimo 12 cm il 20° anniversario della morte,: difenderebbe il papa come ha fatto M. Pera o esigerebbe da lui un comportamento diverso?

Voglio qui rispondere a Mario.

Non basta parlare di sporcizia. Se chi parla sa, deve anche provvedere, cosa che, a quanto risulta in modo ormai palese, Joseph Ratzinger non ha fatto né da vescovo, né da cardinale, né da papa. A quanto pare, ha invece continuato nel vecchio solco. Solo ora, che il dilagare internazionale degli scandali non gli consente più di negare l’evidenza, pare fare qualche piccola incertissima mossa, dando largamente l’impressione che più che volerlo fare, lo debba fare, per giunta cercando di nascondersi dietro l’alibi della persecuzione e del complotto orditi contro di lui. Né si tratta soltanto di pedofilia o di violenza sessuale: la “sporcizia” tocca ancora più ampi confini, che dovrebbero essere aperti e analizzati, senza che si debba aspettare la costrizione di scandali non più copribili.

Per esempio, perchè non si fa luce sulla “sporcizia” dello Ior, che ha fatto – e assai probabilmente ancora lo fa – il riciclaggio di tutto il denaro sporco della corruzione politica e imprenditoriale, delle mafie, dei poteri che operano nell’oscuro mondo del commercio di droga, armi, esseri umani, con bilanci ben superiori a quelli di stati quali l’Italia, contribuendo in tale modo a inquinare e compromettere la vita democratica di questi stati?

Per esempio, perché non si dice nulla delle gravissime probabilissime connivenze con le mafie del sud America?

Per esempio, perché si favorisce in vario modo e con estrema superficialità la pratica di adozioni internazionali, che poi – me lo dice l’esperienza clinica – hanno effetti devastanti in tantissimi di questi ragazzi?

Per esempio, perché non si dice nulla delle responsabilità oggettive in ordine alla devastazione e ai genocidi in atto in molte zone del mondo, a cominciare dalla Amazzonia? La ricattabilità da parte dei poteri e degli interessi che attuano la devastazione e il genocidio rende l’istituzione ecclesiale oggettivamente complice e colpevole, rende poi di fatto quanto meno impossibile ogni vera denuncia e ogni vera azione in senso contrario. Addirittura le pure eroiche presenze in loco di missionari finiscono di fatto con l’essere alibi e foglia di fico che, nascondendola, legittimano la vera violenza della realtà, diventandone così oggettivamente e paradossalmente complici.

Per esempio, perché si favorisce in vario modo e con estrema superficialità l’afflusso di badanti, soprattutto dall’America latina, per lo più donne che, per seguire un nostro anziano, lasciano figli e mariti, segnando di distruzione il tessuto sociale del paese di partenza? Ci si rende conto del disastro morale, sociale, culturale, politico che tutto ciò comporta e provoca? 

Per esempio, perché si lascia che la “scuola cattolica” sia sempre più la scuola dei ricchi, per lo più esclusivamente gestita dai sempre più arricchiti e potenti ciellini, scuola nella quale ben difficilmente trovano accoglienza l’allievo handicappato, il figlio del povero cristo, il figlio dell’extracomunitario non facoltoso, e dove ben difficilmente riesce a stare chi abbia un minimo senso critico? Perché non si dice che la distruzione in atto della scuola pubblica è in larga misura legata e strumentalmente funzionale all’eccesso di potere della scuola “cattolica”?

Per esempio, perché non si dice nulla di chiaro sull’Opus Dei, sulla sua organizzazione interna, sui suoi modi e criteri di “apostolato”, sui suoi reali obiettivi, sul suo effettivo potere, sulla sua presenza in settori decisivi delle istituzioni, della economia, della finanza? Eppure sono oramai numerosissime e del tutto credibili le testimonianze di ex “numerari” (si chiamano così i membri davvero effettivi della Prelatura): ci parlano dell’Opus Dei come di una vera e propria setta o società segreta, completamente autoreferenziale, nella quale si attuano gravissime forme di violenza morale e psicologica anche e prima di tutto su ragazzi della prima adolescenza. Perché l’Opus Dei nel 1982 è stata costituita Prelatura personale, caricata di un potere internazionale che sfugge in larga misura alla giurisdizione, al controllo e alla conoscenza dei vescovi diocesani? Con quali mezzi è riuscita con papa Wojtyla a farsi riconoscere tutto questo potere, riconoscimento che i papi precedenti, a cominciare da Giovanni XXIII, si erano ben guardati di pensare e di dovere concedere? Che influenza ha oggi l’Opus Dei sulla nostra vita politica e democratica? Che obiettivi politici e finanziari persegue? Perché non ci si dice nulla? Perché ci si lascia – volutamente – nell’ignoranza? E perché parimenti si dice poco o nulla dei Memores Domini, che per Comunione e Liberazione sono quello i “numerari” sono per l’Opus Dei? Quanti per esempio sanno che i vertici della politica, della sanità, della scuola, della finanza lombarde sono in gran parte nelle loro mani e nel potere della loro logica esclusiva e autoreferenziale, a cominciare da Roberto Formigoni? Che interessi ha in tutto ciò l’istituzione ecclesiale? Chi decide e in base a quali criteri?

Per esempio, perché non si dice nulla dell’ignoranza, della incompetenza, della superficialità oggettivamente violente e arroganti con le quali preti o laici “cattolici” (sarei curioso di sapere chi dà il patentino di laico “cattolico”; se, come, perché e da parte di chi viene concesso, rinnovato o tolto) si immischiano in faccende e in ambiti per i quali non hanno alcuna competenza, spesso con risultati disastrosi e disonesti? A che titolo parlano e agiscono, in base a quale competenza? Non è raro, per esempio, che preti del tutto incompetenti si permettano di dare – nel confessionale e fuori – consigli in materia di psicologia, di giurisprudenza o di morale, contrabbandando come “religiosi” consigli o giudizi che con la religione non hanno nulla a che fare. Idem fanno molti laici “cattolici”, trincerandosi dietro la santa maschera di un volontariato tanto santificato ed esaltato quanto abitato da ignoranza e incompetenza (quando capiremo che – per uno stato – il ricorso al volontariato è direttamente proporzionale alla mancanza di vera civiltà e di collaudata professionalità?). Per fortuna non ci sono più (almeno si spera; la cronaca ogni tanto suggerisce il contrario) luoghi di ricovero “cattolici” per malati psichici o per persone bisognose di aiuto. Ma l’intromissione “cattolica” purtroppo continua in altre forme. Perché, per esempio, nessuno dice che cosa esattamente facciano strutture come i “centri di primo ascolto” o i “patronati” di vario tipo o le più disparate comunità di “aiuto” o di “recupero”? Che criteri seguono, con quali competenza operano, che fini davvero perseguono, con quali fondi campano, da chi sono controllati?

Ebbene, di fronte a tanto ampio orizzonte di probabilissima sporcizia, limitare o focalizzare il discorso sulla tragedia della pedofilia e della violenza sessuale di religiosi e preti, paradossalmente contribuisce a nascondere tutto il resto: una vergogna, che, venendo proprio … a pera, finisce con il proteggere e nascondere tutte le altre, con una ben collaudata tecnica, usata anche per esempio da Berlusconi o da Putin. Paradossale e diabolico.

Mario ricorda Gustavo Bontadini. L’ho conosciuto quanto può conoscerlo uno studente di Filosofia che per due anni segue le lezioni del biennale di Filosofia Teoretica. Nelle sue lezioni – ricordo – lasciava si discutesse molto; non ho mai capito se lo facesse perché credeva davvero nella forza della discussione o perché pensava di avere comunque ragione. Allora pensavo fosse per il primo motivo. Oggi, proprio non so che cosa direbbe Bontadini; so però che molti degli studenti che allora animavano le sue lezioni direbbero cose parecchio vicine a quelle che ho cercato di dire io.

Mi piacerebbe che nella chiesa la discussione della verità e della realtà ci fosse, venisse davvero aiutata e riconosciuta. Mi piacerebbe ci fossero il gusto dell’intelligenza e l’intelligenza del gusto; la libertà della ricerca e la ricerca della libertà; l’emozione della verità e la verità dell’emozione; lo stupore dell’amore e l’amore dello stupore; la gioia della parola e la parola della gioia. Il Concilio Vaticano II (ero adolescente e giovane a quei tempi) diede la speranza (o l’illusione?) di tutto ciò. Purtroppo una sedicente “chiesa”, che si identifica sempre più esclusivamente con la curia vaticana e romana, oggi nega sempre più questa speranza. L’uccisione della speranza è la prima vera, grave, patogena sporcizia della chiesa e nella chiesa.

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 Il silenzio di questi ultimi 25 giorni è dovuto al lavoro di sistemazione e di pubblicazione di IMPLOSIONE. Ringrazio di cuore chi mi è stato vicino anche in questi giorni, chiedendo notizie del mio silenzio.

 

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“La vostra casa è agibile, ritornateci”. Questo improvvisamente viene detto a molte vittime del terremoto. Prima li si fa vivere per mesi in tenda o in alberghi della costa, poi magari li si mette in nuove casette antisismiche, da ultimo li si sfratta anche di qui, perchè nel frattempo è avvenuto il miracolo: le loro vecchie case, gravenente colpite, del tutto inagibili, prodigiosamente sono ridiventate forti e solide abitazioni che nessun terremoto ha mai colpito e meno che meno danneggiato. E che sarà mai un terremoto? E poi siamo davvero sicuri che c’è stato? Non è che ce lo siamo inventati?

Certo, le casette sono poche, pochissime. E poi hanno già svolto la loro funzione di spot del “Come è bravo Silvio”. Adesso arriva il freddo. Così poche non bastano a nessuno. E poi a che servono? Suvvia, facciamo i seri! Piantiamola di giocare. Il terremoto non è mai esistito. le case erano e sono solide. Non sono mai crollate. I morti? Era solo una finta? Quelli che piangevano e si disperavano? Erano solo attori provetti. Mai stato neanche un morto. Mai crollata la casa dello studente. E l’Ospedale? Come poteva crollare, se era stato costruito grazie all’infallibile meravigliosa Impregilo?

Piantiamola di negare la realtà e di inventarci terremoti mai esistiti! Il terremoto, i morti, le case impraticabili? Tutte balle della sinistra! Come le escort. Come Noemi. Come la corruzione dei giudici. Come le società off shore. Come i conflitti di interesse. Come le intimidazioni ai magistrati. Come la minacica alla libera stampa. Come l’omofobia. Come il razzismo. Come la mafia. Come la P2. Come gli accordi on i serivzi segreti d Putin. Come i soldi ai talebani. E, perché, no?, come la Shoah, che giustamente un professore forzista della Sapienza nega. Eccetera. Eccetera. Eccetera. Tutte balle, solo balle, unicamente balle.

Se poi, dopo il ritorno, ci saranno nuovi crolli, nuovi morti, nuovi pianti, saranno solo invenzioni comuniste, diffamazione invidiosa, bugie.

Solo Silvio è la verità. Solo Silvio è il primo, unico, vero, infallibile politico. Gli altri politici la realtà possono al limite solo governarla, costruirla o distruggerla, migliorarla o peggiorarla, farla evolvere o regredire. Bazzecole. Lui, l’Ontologico e il Creatore, la realtà  la invera e la crea.  Meno male che Silvio c’è.

Come era prevedibile (e questo blog l’aveva detto), riecco le bombe, con l’esplosione a Milano, davanti alla caserma “Santa Barbara” (che è? Una minaccia di nuove esplosioni?).

Cui prodest? A chi giovano bombe di questo tipo? O – meglio – a chi si spera che giovino? Da parte di chi si spera? Chi vuole che lo scontro si sposti sulle esplosioni, togliendolo da istituzioni e da piazze per molti non più tanto facilmente gestibili? La storia degli ultimi decenni dovrebbe avercelo largamente insegnato a chi fanno gioco azioni di questo tipo.

Quegli stessi poteri che hanno lasciato crescere e hanno sostenuto la “cosa Berlusconi” (mafie nazionali e internazionali, tutta la criminalità a queste connessa, P2, industria del riciclaggio, indistria delle armi, industria della droga, industria del commercio degli esseri umani, parte corrotta e collusa del Vaticano, delle istituzioni, dei servizi segreti, della imprenditoria, della finanza, della economia), hanno oggi interesse a riaffermare la propria egemonia al di là di Berlusconi, oltre Berlusconi, dopo Berlusconi. Sono poteri che nei momenti critici hanno bisogno del terrorismo come i pesci dell’acqua: li legittima agli occhi degli sprovveduti, dà loro l’alibi di un nemico da combattere e sconfiggere. Chi si presenta come vetraio, ha interesse che i vetri non restino intatti, come ben ricordava il “comunista” Charlie Chaplin nel film Il monello.

Certo, può davvero essere l’azione di qualche terrorista o presunto tale. Ma, anche in questo caso, si può benissimo lasciarlo agire, non prevenirne l’azione, non identificarlo prima. Ciò che conta è – purtroppo e soprattutto – valutare quali e di chi sono gli interessi politici a lasciare accadere il terrorismo, quasi a “dosarlo”, come già a suo tempo disse Emuanuele Severino in Techné. Le radici della violenza.

Nei mesi scorsi le dichiarazioni, per esempio, di Ciancimino junior hanno affermato la collusione tra mafia bombarola, politica e parte dei servizi segreti, causa tra l’altro – a quanto pare – della morte di Paolo Borsellino. Nei giorni scorsi sull’argomento sono intervenuti in vario modo, ma sostanzialmente a conferma, sia l’ex guardasigilli Claudio Martelli (ad “Annozero”), sia l’ex Ministro degli Interni ed ex Presidente del Consiglio e della Repubblica Francesco Cossiga. Sempre nei giorni scorsi si è pure parlato di presenza – subìta o lasciata agire o invocata – nel nostro paese di servizi segreti di paesi stranieri, come del resto già il caso Abu Omar aveva affermato.

Il quadro internazionale è anch’esso congruo alla possibilità dell’acting out bombarolo da parte dei poteri sopraccitati. Da un lato l’ulteriore affermazione di Obama a seguito del Nobel per la Pace e, dunque, l’avviarsi sempre più deciso e probabile dell’exit strategy obamiana dall’Afghanistan, dall’altro la sempre più ferma azione dei media europei e della UE contro l’affermazione in Italia del berlusconismo autoritaristico e becero, impongono ogni ora di più ai poteri forti quanto questo blog già da parecchio ha detto: fare fuori Berlusconi in modo più o meno soft (proprio nei giorni scorsi – guarda caso – non si è forse parlato di attentato al “Premier”?), così che dietro il polverone della liquidazione di “Superman”si possa rifondare più forte che mai il potere, dando per giunta l’impressione che tutto sia cambiato.