Nuovo discorso delirante di Berlusconi. Stavolta in una sede e in un consesso stranieri. Ieri a Bonn, al Congresso del Partito Popolare Europeo, i soliti folli attacchi all’equilibrio e alla distinzione dei poteri dello Stato, in particolare la svalutazione della autonomia e del ruolo del potere giudiziario (“Corte politicizzata”, “I giudici sono un partito”) e l’attribuzione di potere legislativo costituente a sé stesso (“Cambierò la Costituzione”), annullando di fatto il potere del Parlamento e attribuendo prepoteri fascisti alla Presidenza dell’esecutivo. Inoltre, lungi dal considerare la Presidenza della Repubblica come organo supremo di garanzia costituzionale (insieme alla Corte Costituzionale), ha faziosamente letto questa massima istituzione come se fosse un ruolo e una funzione di parte e solo di parte (“di sinistra”), tra l’altro dimenticando che la Costituzione, per ribaadirne la natura super partes, ne preveda l’elezione con maggioranza il più possibilee qualificata.

Il delirio poi si è rivolto su sé stesso, ribadendo vecchi concetti di follia onnipotente che noi italiani ben conosciamo: “Sono Super”, “Ma io ho le palle”. Inutile sottolineare lo sfondo narcisistico e testicolare delle due affermazioni.

La seconda affermazione (“Ma io ho le palle”) è forse, oggi, la più politicamente interessante. Con evidenza genital-maschilistica, mostra l’indissolubile interazione tra Berlusconi e la Lega. Lui “ha le palle”, loro “ce l’hanno duro”. Povera Italia, che cosa ti aspetta?

Né va dimenticato che il Partito Popolare Europeo è partito a ispirazione cristiana. Sono questi i valori politici e umani dei popolari europei? Questa la fedeltà ai valori cristiani e ai fondamenti cristiani dell’Europa? Che dicono di ciò i giornali “cattolici” e “cristiani”? E la gerarchia ecclesiale tace solo per il dovuto rispetto alla laicità di un partito? O tace per altri motivi?

Certo, più il delirio berlusconiano esplode a livello europeo e internazionale, più si avvicina la fine di Silvio. Ma, come questo blog sta dicendo da molto tempo, l’uscita di scena del Cavaliere potrebbe significare un ulteriore rafforzamento dei poteri forti che hanno avuto interesse a lasciare nascere, crescere e sedimentare la “cosa Berlusconi”. Togli Berlusconi, resta sempre più e sempre meglio la “cosa”.

Intanto Renato Schifani inesorabilmente tace.

Protestano Napolitano e Fini. In questi giorni parla tanto anche Spatuzza. Oggi parlerà pure Graviano. Tace invece Schifani. Se chi tace, acconsente, con chi, su che cosa e perchè accondente Schifani? Non sono domande da poco. Se – incrociamo le dita- domani Renato Schifani dovesse, per impedimento di Napolitano, svolgere la funzione di Presidenza della Repubblica, che succederebbe? Ripeto, non è questione da poco.

 

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