Il cardinal Crescenzio Sepe è l’uomo delle liquidità prodigiose: è passato da quella romana della Congregazione De Propaganda Fide (et neganda atque necanda veritate?), che è la congregazione più ricca della Santa Sede, a quella napoletana (e non così ricca) propria del sangue di san Gennaro, che ogni tanto, come si sa, usa – previo appuntamento – tornare liquido tra le mani del massimo prelato partenopeo.

Da un mistero di grande liquidità all’altro. Ma forse invece che con la seconda liquidità il non smilzo Crescenzio preferiva continuare a crescere con la prima, dopo un’intera esistenza trascorsa all’ombra della Curia Vaticana. Che stia qui la radice del minaccioso continuo riferimento che in questi giorni egli fa al fatto che i bilanci di De Propaganda Fide (et neganda atque necanda veritate?) siano stati sempre approvati dal Vaticano? Vuole forse lanciare messaggi a qualcuno, magari a chi ha preferito mandarlo da Roma a Napoli? Come non dubitare? Di solito personaggi come Sepe preferiscono il silenzio alla parola; dunque, se parlano, è forse possibile che sia per avvisare qualcuno e per garantirsi o cercare di garantirsi. Del resto che bisogno aveva Sepe di fare tanto mediatico rumore con tanto oscena identificazione di sé a Cristo e della propria vicenda al Calvario, se già il Vaticano – con tanto premurosa e sollecita immediatezza – aveva lasciato intendere di volerlo proteggere con la solita via della rogatoria internazionale (appellandosi cioè alla inviolabilità straniera dello stato Città del Vaticano)? Con le rogatorie internazionali il Vaticano già protesse lo sporco riciclaggio dello IOR e a suo tempo insabbiò le inchieste su Antonveneta, su Enimont, su tutta Tangentopoli ecc., favorendo il passaggio al Berlusconismo e allo sfascio attuale. Ma si vede che Sepe, che ben conosce le logiche della Curia Vaticana, di Bertone e Ratzinger in particolare, non si fida né dei nuovi vertici della finanza Vaticana (di recente è stato nominato presidente dello IOR Ettore Gotti Tedeschi, a quanto si dice uomo dell’Opus Dei e della restaurazione sempre più elitaria operata da Ratzinger); né si fida delle rogatorie internazionali né – meno che meno – di chi troppo tempestivamente le va promettendo. Chi è esperto in liquidità sa bene quando e quanto si possa rischiare di venire liquidati, magari all’interno di liquidazioni più ampie.

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Come commento al mio post di ieri (2010/04/10 – Benedetto XVI, Padre Federico Lombardi e gli abusi sessuali (pedofilia compresa) di religiosi e preti ), Mario mi scrive:

Nel Marzo scorso, con una lettera al direttore del Corriere della sera, il filosofo laico Marcello Pera difendeva il papa sostenendo che la campagna mediatica contro la Chiesa approfittava della triste vicenda dei preti pedofili per affondare un attacco spietato all’istituzione. Diceva Pera che si trattava di una vera e propria “guerra” che non si sarebbe risolta facilmente.
Ricordo personalmente che durante la ” Via Crucis” al Colosseo della Pasqua 2005, ancora vivente Papa Giovanni Paolo II, l’allora cardinale Ratzinger, in un commento parlò apertamente di “sporcizia” presente nella Chiesa ( evidentemente conoscendone alcuni fatti).
Sono del parere che la Verità deve essere detta a tutti i costi e proclamata, soprattutto per il bene dei fedeli, molti dei quali sono disorientati.
Chiedo al dr. Cortesi di immaginare di essere nei panni del Maestro Bontadini, insigne filosofo e apologeta, di cui ricorre il prossimo 12 cm il 20° anniversario della morte,: difenderebbe il papa come ha fatto M. Pera o esigerebbe da lui un comportamento diverso?

Voglio qui rispondere a Mario.

Non basta parlare di sporcizia. Se chi parla sa, deve anche provvedere, cosa che, a quanto risulta in modo ormai palese, Joseph Ratzinger non ha fatto né da vescovo, né da cardinale, né da papa. A quanto pare, ha invece continuato nel vecchio solco. Solo ora, che il dilagare internazionale degli scandali non gli consente più di negare l’evidenza, pare fare qualche piccola incertissima mossa, dando largamente l’impressione che più che volerlo fare, lo debba fare, per giunta cercando di nascondersi dietro l’alibi della persecuzione e del complotto orditi contro di lui. Né si tratta soltanto di pedofilia o di violenza sessuale: la “sporcizia” tocca ancora più ampi confini, che dovrebbero essere aperti e analizzati, senza che si debba aspettare la costrizione di scandali non più copribili.

Per esempio, perchè non si fa luce sulla “sporcizia” dello Ior, che ha fatto – e assai probabilmente ancora lo fa – il riciclaggio di tutto il denaro sporco della corruzione politica e imprenditoriale, delle mafie, dei poteri che operano nell’oscuro mondo del commercio di droga, armi, esseri umani, con bilanci ben superiori a quelli di stati quali l’Italia, contribuendo in tale modo a inquinare e compromettere la vita democratica di questi stati?

Per esempio, perché non si dice nulla delle gravissime probabilissime connivenze con le mafie del sud America?

Per esempio, perché si favorisce in vario modo e con estrema superficialità la pratica di adozioni internazionali, che poi – me lo dice l’esperienza clinica – hanno effetti devastanti in tantissimi di questi ragazzi?

Per esempio, perché non si dice nulla delle responsabilità oggettive in ordine alla devastazione e ai genocidi in atto in molte zone del mondo, a cominciare dalla Amazzonia? La ricattabilità da parte dei poteri e degli interessi che attuano la devastazione e il genocidio rende l’istituzione ecclesiale oggettivamente complice e colpevole, rende poi di fatto quanto meno impossibile ogni vera denuncia e ogni vera azione in senso contrario. Addirittura le pure eroiche presenze in loco di missionari finiscono di fatto con l’essere alibi e foglia di fico che, nascondendola, legittimano la vera violenza della realtà, diventandone così oggettivamente e paradossalmente complici.

Per esempio, perché si favorisce in vario modo e con estrema superficialità l’afflusso di badanti, soprattutto dall’America latina, per lo più donne che, per seguire un nostro anziano, lasciano figli e mariti, segnando di distruzione il tessuto sociale del paese di partenza? Ci si rende conto del disastro morale, sociale, culturale, politico che tutto ciò comporta e provoca? 

Per esempio, perché si lascia che la “scuola cattolica” sia sempre più la scuola dei ricchi, per lo più esclusivamente gestita dai sempre più arricchiti e potenti ciellini, scuola nella quale ben difficilmente trovano accoglienza l’allievo handicappato, il figlio del povero cristo, il figlio dell’extracomunitario non facoltoso, e dove ben difficilmente riesce a stare chi abbia un minimo senso critico? Perché non si dice che la distruzione in atto della scuola pubblica è in larga misura legata e strumentalmente funzionale all’eccesso di potere della scuola “cattolica”?

Per esempio, perché non si dice nulla di chiaro sull’Opus Dei, sulla sua organizzazione interna, sui suoi modi e criteri di “apostolato”, sui suoi reali obiettivi, sul suo effettivo potere, sulla sua presenza in settori decisivi delle istituzioni, della economia, della finanza? Eppure sono oramai numerosissime e del tutto credibili le testimonianze di ex “numerari” (si chiamano così i membri davvero effettivi della Prelatura): ci parlano dell’Opus Dei come di una vera e propria setta o società segreta, completamente autoreferenziale, nella quale si attuano gravissime forme di violenza morale e psicologica anche e prima di tutto su ragazzi della prima adolescenza. Perché l’Opus Dei nel 1982 è stata costituita Prelatura personale, caricata di un potere internazionale che sfugge in larga misura alla giurisdizione, al controllo e alla conoscenza dei vescovi diocesani? Con quali mezzi è riuscita con papa Wojtyla a farsi riconoscere tutto questo potere, riconoscimento che i papi precedenti, a cominciare da Giovanni XXIII, si erano ben guardati di pensare e di dovere concedere? Che influenza ha oggi l’Opus Dei sulla nostra vita politica e democratica? Che obiettivi politici e finanziari persegue? Perché non ci si dice nulla? Perché ci si lascia – volutamente – nell’ignoranza? E perché parimenti si dice poco o nulla dei Memores Domini, che per Comunione e Liberazione sono quello i “numerari” sono per l’Opus Dei? Quanti per esempio sanno che i vertici della politica, della sanità, della scuola, della finanza lombarde sono in gran parte nelle loro mani e nel potere della loro logica esclusiva e autoreferenziale, a cominciare da Roberto Formigoni? Che interessi ha in tutto ciò l’istituzione ecclesiale? Chi decide e in base a quali criteri?

Per esempio, perché non si dice nulla dell’ignoranza, della incompetenza, della superficialità oggettivamente violente e arroganti con le quali preti o laici “cattolici” (sarei curioso di sapere chi dà il patentino di laico “cattolico”; se, come, perché e da parte di chi viene concesso, rinnovato o tolto) si immischiano in faccende e in ambiti per i quali non hanno alcuna competenza, spesso con risultati disastrosi e disonesti? A che titolo parlano e agiscono, in base a quale competenza? Non è raro, per esempio, che preti del tutto incompetenti si permettano di dare – nel confessionale e fuori – consigli in materia di psicologia, di giurisprudenza o di morale, contrabbandando come “religiosi” consigli o giudizi che con la religione non hanno nulla a che fare. Idem fanno molti laici “cattolici”, trincerandosi dietro la santa maschera di un volontariato tanto santificato ed esaltato quanto abitato da ignoranza e incompetenza (quando capiremo che – per uno stato – il ricorso al volontariato è direttamente proporzionale alla mancanza di vera civiltà e di collaudata professionalità?). Per fortuna non ci sono più (almeno si spera; la cronaca ogni tanto suggerisce il contrario) luoghi di ricovero “cattolici” per malati psichici o per persone bisognose di aiuto. Ma l’intromissione “cattolica” purtroppo continua in altre forme. Perché, per esempio, nessuno dice che cosa esattamente facciano strutture come i “centri di primo ascolto” o i “patronati” di vario tipo o le più disparate comunità di “aiuto” o di “recupero”? Che criteri seguono, con quali competenza operano, che fini davvero perseguono, con quali fondi campano, da chi sono controllati?

Ebbene, di fronte a tanto ampio orizzonte di probabilissima sporcizia, limitare o focalizzare il discorso sulla tragedia della pedofilia e della violenza sessuale di religiosi e preti, paradossalmente contribuisce a nascondere tutto il resto: una vergogna, che, venendo proprio … a pera, finisce con il proteggere e nascondere tutte le altre, con una ben collaudata tecnica, usata anche per esempio da Berlusconi o da Putin. Paradossale e diabolico.

Mario ricorda Gustavo Bontadini. L’ho conosciuto quanto può conoscerlo uno studente di Filosofia che per due anni segue le lezioni del biennale di Filosofia Teoretica. Nelle sue lezioni – ricordo – lasciava si discutesse molto; non ho mai capito se lo facesse perché credeva davvero nella forza della discussione o perché pensava di avere comunque ragione. Allora pensavo fosse per il primo motivo. Oggi, proprio non so che cosa direbbe Bontadini; so però che molti degli studenti che allora animavano le sue lezioni direbbero cose parecchio vicine a quelle che ho cercato di dire io.

Mi piacerebbe che nella chiesa la discussione della verità e della realtà ci fosse, venisse davvero aiutata e riconosciuta. Mi piacerebbe ci fossero il gusto dell’intelligenza e l’intelligenza del gusto; la libertà della ricerca e la ricerca della libertà; l’emozione della verità e la verità dell’emozione; lo stupore dell’amore e l’amore dello stupore; la gioia della parola e la parola della gioia. Il Concilio Vaticano II (ero adolescente e giovane a quei tempi) diede la speranza (o l’illusione?) di tutto ciò. Purtroppo una sedicente “chiesa”, che si identifica sempre più esclusivamente con la curia vaticana e romana, oggi nega sempre più questa speranza. L’uccisione della speranza è la prima vera, grave, patogena sporcizia della chiesa e nella chiesa.

A quanto accennano alcuni articoli di giornale, si è già aperta la lotta per la successione di Letizia Moratti a sindaco di Milano. Dopo la straripante vittoria al Nord, la Lega rimpiange di non avere insistito per avere Roberto Castelli Presidente della Regione Lombardia. Ora vuole almeno il Comune.

Decisivo nella lotta sarà, a mio avviso, lo scontro underground tra i due grandi potentati teocratico-finanziari dell’Opus Dei da un lato e di Comunione e Liberazione dall’altro.

Roberto Formigoni, eletto per la quarta volta a Presidente di Regione, nonostante la legge preveda ben altro, è – come ben si sa – un membro dei Memores Domini, che di CL costituiscono il sancta sanctorum “adulto”, che detiene il vero quanto nascosto potere di CL e della “borsa” di CL, cioè la Compagnia delle Opere, vero e proprio centro di potere:

  • con le cooperative cielline e con numerosi e consolidati primariati detta legge nella sanità pubblica e privata lombarda,
  • con la sistematica acquisizione di molte scuole prima appartenenti a congregazioni religiose gestisce la grandissima parte delle “scuole cattoliche”, utilizzandole come luogo di assunzione di ciellini e come luogo di proselitismo,
  • c) con i suoi capitali detta condizioni a molte banche, forte anche della posizione che molti ciellini hanno nei C.d.A.,
  • con la compiacenza più o meno passiva dei vescovi occupa posti di rilievo nella stampa (non solo scritta) nazionale, provinciale e locale (per esempio il più potente giornale locale, “L’Eco di Bergamo” che vende decine di migliaia di copie al giorno, è diretto dal ciellino Ettore Ongis).

Comunione e Liberazione già al ballottaggio dello scorso anno si schierò pubblicamente con Penati. Questo asse continua tuttora. Molti imprenditori ciellini o vicini a CL lo vedono di buon occhio; non a caso Penati è stato proprio stamane morbidamente e carinamente intervistato su “Canale 5” dal falco berlusconiano Del Debbio. Lo stesso Martina, delfino di Penati, è, a quanto si sa, appoggiato da imprenditori ciellini; né certo gli è mancato un occhio di riguardo da parte de “L’Eco di Bergamo”, che, essendo Martina candidato nella lista “provinciale” di Bergamo soltanto per motivi anagrafici, lo ha trattato con benevolo e più che vellutato riguardo durante la recente e appena finita campagna elettorale.

Si deduce perciò che, nella lotta per il posto di Sindaco di Milano, il PD non mancherà di certo di appoggiare le richieste della Lega, evitando così problemi a Formigoni in Regione.

Come al solito, molto più nascosto e sotterraneo il gioco dell’Opus Dei, che nella propria azione è ancora più settaria di CL. Già quando era ministro della Pubblica Istruzione, Letizia Moratti privilegiò le istituzioni, scuole, ecc. “vicine” all’Opus Dei (scrivo “vicine”, perché, come ben si sa, l’Opus Dei non figura mai direttamente come proprietaria di strutture, istituzioni, immobili, comportandosi di fatto, sotto molti aspetti, come una realtà tanto impenetrabile da farla considerare una “società segretà” agli occhi di persone non certo sprovvedute o avventate nei giudizi). Prevedibile quindi che l’asse Moratti-Opus Dei continui anche ora e anche nel futuro, forte dell’appoggio del molti alti, potenti e nascosti dirigenti e funzionari pubblici e privati che fanno capo all’Opus Dei, più o meno direttamente.

La preoccupazione più grande è che la lotta tra CL e Opus Dei sarà criptica, per lo più invisibile e – quel che ancora è più grave – sarà dettata da logiche che, prima di rispondere a principi di fedeltà civile e istituzionale, sarà soggetta a criteri di obbedienza e di assoluta e cieca sequela delle direttive non certo disinteressate di CL e dell’Opus Dei. Difatti per un ciellino (in particolare, ripeto, per un Memores Domini) e per un opusiano primo e intrascendibile valore è l’obbedienza alla propria “famiglia” (così usano, per esempio, dire gli opusiani, quando parlano dell’Opus Dei, un po’ come fanno i mafiosi quando parlano della mafia).

Intanto i cittadini e i liberi laici cristiani staranno a subire, senza neppure potere vedere e capire. Se questa è democrazia …

Berlusconi:

la scoperta religione del denaro.

IOR, Opus Dei e Compagnia delle Opere (CL):

il coperto denaro della religione.

 

 

Un video girato con un telefonino mostra come muoiono le persone respinte in Libia e dalla Libia “rimandate” ai loro paesi attraverso il deserto. Non ci voleva molta fantasia a pensarlo, ma ora anche gli stupidi possano vedere a quali atrocità portano la politica dei respingimenti e la collaborazione con Gheddafi.

Non so come facciano Berlusconi, Maroni e Compagnia a dormire, ma forse, nel loro caso, avere cadaveri sulla coscienza rimbocca le coperte e fa dormire meglio. Senz’altro più di loro dormono complici gli elettori che li hanno eletti e l’opposizione che assiste e non parla più di tanto, meno che meno fa l’opposizione che testimonia e denuncia.

E che fa quello strano papetto arroccato nelle mura Vaticane, ossessionato dalla Verità e dimentico del vero vivente? Perché non sale ogni Calvario della storia? Perché non va dove l’uomo è ucciso? Perché non mette il piede, la faccia, l’anima nel deserto tra Libia e Niger? Perché non va ad Haiti ad abbracciare chi muore? Perché non va in Amazzonia, in Africa, in Tibet e in mille altri luoghi a impedire i genocidi, a fermare i massacri? Perché non era a Rosarno tra i neri schiavizzati, impallinati, sprangati ed espulsi contro ogni logica e ogni diritto? Perché non denuncia le falsità? Perché lascia che la Chiesa sia ricattata dalle mafie, dalla P2, dai corrotti? Perché lascia la Chiesa in mano al potere castrante dell’Opus Dei e di CL o ai maneggioni salesiani del sudamerica? Perché tace le ambiguità, copre le collusioni, nasconde le omertà, impedisce la verità?

Non basta dire due parole all’Angelus domenicale dall’alto di quella finestra trespolo, che lo zooma all’indietro portandolo e lasciandolo fuori dalle storie e dalle umanità.

Charitas in veritate ha titolato l’ultima enciclica. Non credo sia un caso l’uso di quell’ablativo e di quello stato in luogo. Per lui l’amore (charitas) è un contenuto dentro una verità statica, una verità contenitore. L’amore per lui è come una lumaca o un mitile dentro a un guscio chiamato verità. Forse non era meglio dire e vivere Charitas in veritatem? L’amore si coniuga con la verità solo se la verità è tensione, cammino, inquietitudine; solo se vive nell’incontro e nella relazione con quel vero vivente che è l’uomo, gli uomini, gli esodi, i drammi, i calvari quotidiani, la vita di chi vorrebbe vivere e non disperare. Non si possono evitare le shoah della storia restandosene chiusi nelle mura vaticane. E, se proprio vogliamo dirla in latino, Charitas vera inter homines est, cum hominibus est, in hominibus loquitur ac vivit, quia Logos habitat in nobis.

Se è vero, come è vero, che l’approvazione del DL detto “scudo fiscale” favorisce, tra gli altri, i grandi evasori fiscali più o meno direttamente collegati alle mafie internazionali e nazionali, alla industria della droga, delle armi, del riciclaggio, del commercio di uomini e donne, alla P2, alla parte  corrotta del Vaticano e del “mondo cattolico”, alla parte collusa delle istituzioni, della economia e della finanza, allora il parlamento ieri ha oggettivamente favorito questo poteri. Non solo: oggettivamente (spero non soggettivamente) ha demotivato gli onesti, quelli che amano lo stato e le istituzioni di questo nostra povera patria.
Non posso e non voglio valutare la soggettività delle responsabilità e dei comportamenti di chi ha votato e di chi non ha votato. Ma, alla luce dei fatti, posso e voglio dire che oggettivamente il parlamento è a favore dei poteri prima citati. E non lo è soltanto in quanto espressione della maggioranza che ancora fa, almeno formalmente, capo alla “cosa Berlusconi”. Lo è anche in quanto espressione di quella maggioranza formalmente non ancora costituita, ma già di fatto operante, che è ormai nel dopo Berlusconi. E lo è sciaguratamente pure in quanto espressione di una minoranza che in varia misura e con varia modalità (per esempio l’assenza fisica) non ha impedito, come i numeri avrebbero consentito, di rigettare lo “scudo fiscale”.
Che l’esistenza di una vera democrazia oggi in Italia sia tutta da dimostrare, è ormai un dato oggettivo, visto che ormai è oggetitvamente chiaro che esiste una maggioranza trasversale che lascia passare ciò che oggettivamente favorisce i poteri di cui sopra. Questa blog l’aveva già intuito e detto. 
In più oggi il parlamento ha lanciato un messaggio gravissimo e arrogante, che è necessario vedere, dire e denunciare. L’ha lanciato non solamente attraverso le assenze di deputati della minoranza; l’ha lanciato – a mio avviso – soprattutto attraverso le numerose assenze di deputati della maggioranza. Alcune di queste sono magari dovute ad auspicabili rigurgiti di buona coscienza. Molte altre hanno di certo, a parere di chi scrive, ben altro significato di violenza e arroganza: attraverso di esse i “poteri forti” vogliono mostrare e dimostrare che possono fare a meno di utilizzare tutti i voti della maggioranza ufficiale; al paese e a tutte le persone ancora pulite nel parlamento e fuori vogliono chiaramente dire questo: “guardate che comandiamo noi, che qualunque sia la maggioranza ufficiale e formale, la vera maggioranza siamo noi in modo del tutto trasversale. Non siamo noi a dipendere dalla maggioranza o dalle maggioranze; al contrario è la maggioranza, sono le maggioranze, non importa quali, a dipendere da noi”.
So che si tratta di affermazioni terribili, ma sono i fatti a dirle. Io, semmai, non faccio che leggerle, cercando di interpretare i fatti con tutta la chiarezza e l’onestà intellettuali di cui sono capace. Se esiste un’altra possibilità di interpretazione e di lettura dei fatti, che sia più coerente e logica di questa, il primo a essere contento di potere cambiare idea sono io. Non è certo piacevole dovere vedere il proprio paese andare alla malora e lo stato allo sfascio.
Non so che farà Giorgio Napolitano nei limiti che la Costituzione gli attribuisce. Di certo la sua posizione e la sua responsabilità sono tutto meno che invidiabili.
Se davvero le cose stanno come penso, un’eventuale troppo decisa opposizione al DL da parte della Presidenza della Repubblica potrebbe fare riesplodere la strategia del terrore, cosa che senz’altro Napolitano sa e giustamente teme. D’altro canto, se la Presidenza della Repubblica, non interviene in qualche modo politicamente saggio, cade del tutto la saracinesca e addio democrazia. Ripeto, quella di Napolitano non è una scelta facile. Deve trovare una soluzione politicamente creativa, che permetta alla democrazia di avere almeno la possibilità della sopravvivenza della speranza.
I tempi sono molto, molto bui. Paradossalmente a darmi un barlume di speranza è proprio l’arroganza dei poteri forti, il fatto che, come ho detto sopra, vogliano fare sapere che gestiscono una maggioranza trasversale e che possono anche fare a meno della maggioranza ufficiale. A chi vogliono farlo sapere? Di certo non direttamente o soltanto a un paese tanto disattento e tanto ignorante e demotivato in politica.
A chi vogliono farlo sapere? Perchè hanno bisogno di farlo sapere?
La storia – spesso storia, oltre che di corruzione, anche di sangue, bombe o  omicidi – ci insegna che, quando i poteri forti hanno “bisogno” di affermare la propria esistenza e la propria forza, significa che sono in crisi, che qualcosa non va al loro interno, che qualcosa non tiene. In particolare a dircelo è la storia della mafia: sta bene e agisce, soprattutto quando non appare.
Penso che a pesare nel gioco sia soprattuto la situazione internazionale: la necessità che i poteri forti hanno di rapportarsi con la UE e con la nuova amministrazione americana partendo da una situazione di forza interna la più forte possibile, a costo di essere fin troppo palesemente arroganti.
Ma, ripeto, questo può essere anche la debolezza dei poteri forti. Lo spero vivamente.

Questo blog lo ha più volte detto. i più interessati a fare fuori Berlusconi sono quegli stessi “poteri forti” (mafie internazionali e nazionali, industria della droga, delle armi, del riciclaggio, P2, parte  corrotta del Vaticano e del “mondo cattolico”, parte collusa delle istituzioni, della economia e della finanza) che hanno avuto interesse a far nascere, crescere e a sostenere la “cosa Berlusconi”. Gli utilizzatori finali della fine di “Superman” sono dunque gli stessi che gli hanno fatto da genitori e da culla. Ma questo non deve assolutamente apparire, se si vuole che i “poteri forti” vengano rafforzati dalla epurazione di Sivio. Che questa accada, ma che a farla accadere sembrino gli altri, soprattutto i “nemici” classici d Berlusconi, per esempio Michele Santoro che intervista Patrizia D’addario!

L’utilizzatorer finale oggettivo (nel merito delle responsabilità e consapevolezze soggettive non posso nè voglio entrare) della fine di Silvio sarà molto probabilmente Gianfranco Fini, come già questo blog ha suggerito e arguito. Per questo – io penso – stasera ad “Annozero” non ci saranno in particolare due finiani d.o.c.: Italo Bocchino e la direttrice del “Secolo d’Italia” Flavia Perina, che con motivi vari hanno prima accettato e poi disdetto la loro partecipazione alla trasmissione. 

  Per Fini e per i suoi sodali è molto più fruttuoso stare a guardare: si godono lo spettacolo dell’esecuzione, non figura alcuna loro responsabilità e per giunta si pappano il frutto finale. A esecuzione avvenuta, sarà così più facile affermarsi, fruendo di un ulteriore vantaggio: potere fare fuori anche chi ha fatto fuori Sivio. Oggi Santoro serve vivo e vegeto. Serve che agisca e che sia lasciato agire. Serve che stia lui in mezzo al poverone e che ne appaia lui la causa. Domani con la scusa di pulire dalla polvere si potranno liberare anche di lui. Giochi per palati … fini. Attento, Michele!