A quanto accennano alcuni articoli di giornale, si è già aperta la lotta per la successione di Letizia Moratti a sindaco di Milano. Dopo la straripante vittoria al Nord, la Lega rimpiange di non avere insistito per avere Roberto Castelli Presidente della Regione Lombardia. Ora vuole almeno il Comune.

Decisivo nella lotta sarà, a mio avviso, lo scontro underground tra i due grandi potentati teocratico-finanziari dell’Opus Dei da un lato e di Comunione e Liberazione dall’altro.

Roberto Formigoni, eletto per la quarta volta a Presidente di Regione, nonostante la legge preveda ben altro, è – come ben si sa – un membro dei Memores Domini, che di CL costituiscono il sancta sanctorum “adulto”, che detiene il vero quanto nascosto potere di CL e della “borsa” di CL, cioè la Compagnia delle Opere, vero e proprio centro di potere:

  • con le cooperative cielline e con numerosi e consolidati primariati detta legge nella sanità pubblica e privata lombarda,
  • con la sistematica acquisizione di molte scuole prima appartenenti a congregazioni religiose gestisce la grandissima parte delle “scuole cattoliche”, utilizzandole come luogo di assunzione di ciellini e come luogo di proselitismo,
  • c) con i suoi capitali detta condizioni a molte banche, forte anche della posizione che molti ciellini hanno nei C.d.A.,
  • con la compiacenza più o meno passiva dei vescovi occupa posti di rilievo nella stampa (non solo scritta) nazionale, provinciale e locale (per esempio il più potente giornale locale, “L’Eco di Bergamo” che vende decine di migliaia di copie al giorno, è diretto dal ciellino Ettore Ongis).

Comunione e Liberazione già al ballottaggio dello scorso anno si schierò pubblicamente con Penati. Questo asse continua tuttora. Molti imprenditori ciellini o vicini a CL lo vedono di buon occhio; non a caso Penati è stato proprio stamane morbidamente e carinamente intervistato su “Canale 5” dal falco berlusconiano Del Debbio. Lo stesso Martina, delfino di Penati, è, a quanto si sa, appoggiato da imprenditori ciellini; né certo gli è mancato un occhio di riguardo da parte de “L’Eco di Bergamo”, che, essendo Martina candidato nella lista “provinciale” di Bergamo soltanto per motivi anagrafici, lo ha trattato con benevolo e più che vellutato riguardo durante la recente e appena finita campagna elettorale.

Si deduce perciò che, nella lotta per il posto di Sindaco di Milano, il PD non mancherà di certo di appoggiare le richieste della Lega, evitando così problemi a Formigoni in Regione.

Come al solito, molto più nascosto e sotterraneo il gioco dell’Opus Dei, che nella propria azione è ancora più settaria di CL. Già quando era ministro della Pubblica Istruzione, Letizia Moratti privilegiò le istituzioni, scuole, ecc. “vicine” all’Opus Dei (scrivo “vicine”, perché, come ben si sa, l’Opus Dei non figura mai direttamente come proprietaria di strutture, istituzioni, immobili, comportandosi di fatto, sotto molti aspetti, come una realtà tanto impenetrabile da farla considerare una “società segretà” agli occhi di persone non certo sprovvedute o avventate nei giudizi). Prevedibile quindi che l’asse Moratti-Opus Dei continui anche ora e anche nel futuro, forte dell’appoggio del molti alti, potenti e nascosti dirigenti e funzionari pubblici e privati che fanno capo all’Opus Dei, più o meno direttamente.

La preoccupazione più grande è che la lotta tra CL e Opus Dei sarà criptica, per lo più invisibile e – quel che ancora è più grave – sarà dettata da logiche che, prima di rispondere a principi di fedeltà civile e istituzionale, sarà soggetta a criteri di obbedienza e di assoluta e cieca sequela delle direttive non certo disinteressate di CL e dell’Opus Dei. Difatti per un ciellino (in particolare, ripeto, per un Memores Domini) e per un opusiano primo e intrascendibile valore è l’obbedienza alla propria “famiglia” (così usano, per esempio, dire gli opusiani, quando parlano dell’Opus Dei, un po’ come fanno i mafiosi quando parlano della mafia).

Intanto i cittadini e i liberi laici cristiani staranno a subire, senza neppure potere vedere e capire. Se questa è democrazia …

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Barack Obama, in un anno soltanto, pare proprio avercela fatta. Almeno per quanto riguarda la Camera dei Rappresentanti, il testo della riforma sanitaria è passato. Se passerà anche al Senato, diverrà legge dello stato. Tutti i cittadini avranno la copertura necessaria per farsi curare. Già questa prima approvazione è una straordinaria vittoria: apre finalmente alla liberazione dei più poveri dalla schiavitù della impossibilità di curarsi; avvia la limitazione del potere politico e finanziario della lobby delle assicurazioni sanitarie; afferma già nel concreto di un voto importante il diritto alla salute.

Tutti i democratici hanno votato compatti a favore. In più c’è stato anche il sì del repubblicano Anh Joseph Cao. Il successo politico di Obama è notevole, visto l’enorme potere che le lobbies finanziarie hanno negli USA e dato il loro poderoso tentativo di bloccare la riforma. Ha convinto di persona gli ultimi democratici incerti ed ha così vinto la sua prima grande battaglia, dimostrando di non essere soltanto l’uomo degli annunci e delle promesse.

In Italia, intanto, la sanità sta sempre più peggiorando. Oltre a essere culla di gravi episodi di mala sanità soprattutto in alcune regioni, è preda di avventurieri e approfittatori di ogni tipo, come purtroppo lasciano intravedere i fatti pugliesi legati all’affaire Tarantini-Berlusconi e i dubbi laziali relativi all’affaire Marrazzo-Berlusconi-Angelucci e giornali collegati. In Italia il diritto alla sanità è sancito dalla Costituzione, ma troppo smentito dai fatti. Né pare esserci una vera e forte volontà politica che, almeno in ordine al diritto alla salute, applichi fedelmente la Costituzione e non la smentisca nei fatti. Il che porta, per forza di cose, la sanità sempre più nelle mani di interessi privatistici e quindi di logiche mafiose. Dove lo stato si indebolisce, si rafforza e si legittima la mafia.

La sanità è sempre più in mano alle lobbies delle cooperative; qui in Lombardia per esempio si sta creando nella sanità un vero e proprio impero ciellino, con il potere finanziario della Compagnia delle Opere e delle banche che la favoriscono, magari sotto l’alibi e il presto della vicinanza (sic!) ai principi cristiani. I legami tra sanità e politica, anche di bassissimo livello, sono spaventosi, come anche di recente ci hanno suggerito i fatti, per esempio quelli campani emersi in ordine a Sandra Lonardo in Mastella (si comincia sempre meglio a comprendere a chi e perché il governo Prodi desse tanto fastidio). Ne esce l’idea di una rete di potere e di sottopotere che controlla la nomina di primari e dirigenti, la costruzione di ospedali e reparti, l’attribuzione di appalti, l’acquisto di materiale e di apparecchiature, con criteri molto dubbi, oggettivamente mafiosi o tendenzialmente tali, di certo non primariamente finalizzati al bene del cittadino e al suo diritto alla salute.

Non va certo dimenticato e taciuto quanto alla base di tutto ciò ci stia uno strapotere finanziario e politico delle case farmaceutiche e degli ordini professionali a queste collegate. Il che, tra l’altro, blocca l’evoluzione della scienza medica vincolandola a logiche organicistiche e farmaceutiche spesso del tutto lontane da ogni vera libertà epistemologica e, perciò, del tutto vicine a logiche di potere autoreferenziali e mafiose. Sarebbe interessante per esempio verificare con quali criteri vengono incanalati e attribuiti i fondi pubblici e meno pubblici, istituzionali e meno istituzionali, in ordine alla ricerca, con i vari Telethon e le varie giornate dedicate alle più disparate associazioni, largamente pubblicizzate da televisioni pubbliche e meno pubbliche. Il dubbio che i fondi finiscano con il rifluire, soltanto o quasi, nelle casse delle case farmaceutiche è molto, molto forte, dato che l’utilizzo dei fondi non è di certo pubblicizzato tanto quanto le plebiscitarie ricerche dei fondi stessi. E anche su questo la Chiesa tace, purtroppo.