2009/07/31 – C’è ancora democrazia in Italia? Preludio complesso alla fine di Berlusconi, con attacchi a mafia, Vaticano S.p.a. e compagnia

Mi sconcerta che nessuno o quasi si accorga e – meno che meno – ammetta che il nostro paese non sia più da tempo uno stato veramente sovrano e davvero democraticamente governabile. Più o meno implicitamente tutti o quasi lasciano intendere prima a sé stessi e poi agli altri che le elezioni contano veramente, che il voto o – addirittura – il non voto e l’astensione sono importanti e decisivi, che le opinioni degli individui determinano l’orientamento politico del paese. Non importa se poi tutti o quasi non fanno nulla dapprima per avere davvero una opinione oggettiva, documentata, approfondita e successivamente per poterla esprimere e sostenere. Non importa se tutti o quasi fanno con la politica più o meno quello che fanno con il calcio, limitandosi a tifare per una opinione o per l’altra, per un partito o per l’altro, per un personaggio politico o per l’altro, con la stessa stupida acriticità con cui un tifoso imbecille “difende” la propria squadra in tutto e per tutto e “attacca” in tutto e per tutto la squadra e i tifosi avversari.

Neppure lontanamente immaginano quanto sia manipolabile il voto in un paese come il nostro, quanto poco basti al potere politico e mediatico per spostare di quel tanto che basti il risultato delle elezioni, magari utilizzando la solita tragica vigliacca arma del terrorismo. Soprattutto nessuno pensa che mafie varie, P2, parti del Vaticano e dello Stato colluse e coinvolte nel riciclaggio del denaro di mafia internazionale, società offshore, droga e armi abbiano bilanci ben superiori a quelli dello Stato Italiano, rendendone impossibile ogni reale autonomia e democrazia.

È come se nessuno o quasi volesse fermarsi un attimo e fare un semplicissimo due più due. Non si ragiona più. Si fa soltanto il tifo; c’è interesse che si faccia soltanto il tifo. Tra una trasmissione politica e una che parli di calcio ormai regia, toni, urla, sovrapposizioni di voce, a volte gli stessi partecipanti al dibattito sono e vogliono essere un indistinto confusissimo tutt’uno.

Nessuno o quasi si accorge o dice che la vera posta in gioco non è il conflitto tra “destra e sinistra”, tra Berlusconi e Franceschini (o chi per lui), tra PDL e PD. Nessuno o quasi dice che l’Italia e in parte non irrilevante la stessa Spagna sono al centro di una grande lotta tra il potere delle mafie (con annesse tutte le diramazioni che a queste portano attraverso guerra, terrorismo, armi, droga, riciclaggio) e il potere della legalità e del diritto.

In Italia la situazione è, per certi aspetti, più complicata di quella spagnola. In Spagna, per chi combatte contro lo stato di diritto, l’obiettivo da colpire è chiaro: da un lato il governo Zapatero, dall’altro Re Juan Carlos, che dai tempi del fallito golpe Tejero nel 1981 garantisce una notevole presenza di tutela democratica. Quando l’obiettivo è così chiaro, basta manovrare il terrorismo nei modi e con le dosi più opportune, e il gioco è fatto. Basta vedere quanto sta succedendo in questi giorni, utilizzando il terrorismo dell’ETA. Non sempre c’è l’ingenuità di Aznar che si fa autogol e permette a uno allora quasi sconosciuto Zapatero di salire al governo e di restarci per due mandati.

In Italia lo scoppio della “cosa Berlusconi” ha reso più problematico il gioco. Purtroppo questo non rende del tutto immune da attacchi terroristici il nostro paese, ma indubbiamente confonde e complica l’agenda delle forze che combattono la legalità e il diritto. Per loro il primo vero problema, come questo blog sta dicendo da tempo, è oggi “far fuori” Berlusconi, senza che ciò tolga minimamente loro il potere che hanno. Berlusconi non è più – prima ancora che per l’opposizione, per loro! – presentabile, affidabile, gestibile. Loro sanno benissimo quanto folle Silvio sia, quanto improponibile sia quella vera e propria “corte dei miracoli” che gli sta intorno. Ma sanno altrettanto bene quanto pericolosi possano essere i colpi di coda di un pescecane che si senta arpionato a morte. Da parte sua, Berlusconi con la lucidità dei folli intuisce da par suo che l’unica vera arma che ancora possegga è proprio la sua follia e l’imprevedibile terrore che essa suscita nei suoi alleati e nei poteri forti che prima e sempre l’hanno favorito o sostenuto.

Uscito da poco e già vendutissimo il libro Vaticano S.p.a. è, a mio avviso, un esempio significativo dell’azione di difesa intestina che Berlusconi sta facendo contro i poteri forti che ora vogliono scaricarlo. Questo libro, rifacendosi – a quanto dice chi l’ha scritto – all’archivio di monsignor Renato Dardozzi, figura e cerniera di primissimo piano della storia dello IOR dagli anni ’80 al 2000, rispolvera tutte le vicende del rapporto mafia-P2-Andreotti-sistema dei partiti fin dagli anni ’70, passa in rassegna le vicende IOR, Marcinkus, Sindona, Calvi, Ambrosiano, Tangentopoli, Enimont, Gardini ecc., il tutto con l’apparente scopo di fare chiarezza in tanto fango. Poi si guarda chi è l”autore e si scopre che Gialuigi Nuzzi è pupillo del grande trombettiere del Re di Arcore Maurizio Belpietro; è inviato del belusconiano “Panorama”; ha collaborato con “il Corriere della Sera”, tanto spesso sensibile a presenze piduiste. Come non pensare allora che questo libro magari voglia rappresentare un messaggio o forse una minaccia o forse un ricatto o un’arma puntata contro certi ambienti del Vaticano, della mafia, della P2 e della politica, quasi a dire: state attenti perché, se si vuole, si possono riesumare molti scheletri e riaprire con ottiche e dati nuovi vecchi scomodissimi scandali? È forse un caso che il libro termini con un’intervista a Massimo Ciancimino, che nella sostanza anticipa quanto sta – guarda caso – emergendo in questi giorni dagli interrogatori della magistratura allo stesso Ciancimino in ordine alla collusione tra stato e mafia, tra politici e mafiosi di primissimo piano, collusione che avrebbe portato prima alla uccisione di Giovanni Falcone e poi a quella di Paolo Borsellino, che tale collusione avevano scoperto?

È un caso che proprio ieri sia stata data via libera all’utilizzo in Italia della pillola abortiva Ru486, pochi giorni dopo l’attacco di “Avvenire” a Berlusconi? Che dice e farà CL in proposito? Che dice e farà l’Opus Dei? Che dicono e faranno Bagnasco, Vallini, Bertone e Ratzinger?

È un caso che Berlusconi si attacchi sempre più alla Lega, utilizzandola come arma contro quella parte del PDL che, evidentemente, meglio risponde ai bisogni di chi vuole liberarsi della “cosa” berlusconiana?

Berlusconi e la Lega sanno che la fine del “Premier” porterà prima o poi a un governo del Centro (proprio quello prefigurato quasi alla fine di Vaticano S.p.a.), che lascerà fuori di qua qualche brandello di estrema destra e di là Di Pietro e quella parte del PD che non vorrà adeguarsi a una logica di restaurazione del potere di mafia, P2 e parti colluse dell’ex PCI e del cosiddetto mondo cattolico. Proprio perché sanno questo, Berlusconi e Bossi si compattano sempre di più. Sono nati dalla stessa costola craxiana (come ho detto in altro post di questa stessa rubrica), non possono non restare uniti fino alla morte. Per questo Silvio ha favorito le Ronde leghiste; per questo la parte post-berlusconiana del PDL, identificabile soprattutto nella ex AN, le ha contrastate, anche se di suo, sotto sotto, arde dal desiderio di avere essa stessa Ronde proprie, magari con nome diverso e – per loro – più rievocativo e suggestivo.

 

 

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