2009/06/17 – La fine di Berlusconi è anche la fine della Lega?

A conferma di quanto dicevo nell’articolo di ieri, parlando dell’affaire Zappadu-Colombia e dei voli di Stato, il governo cerca di tirare dentro al groviglio il PD. Lo fa nella persona di Roberto Maroni che, accostando le “scosse” previste domenica da D’Alema ad azioni di rinate o rinascenti BR, lascia intendere che tra D’Alema e le BR quanto meno un po’ di comunicazione ci sia: “Se sai, ci sei”, sembra volere dire Maroni di D’Alema più che a D’Alema. Bossi poi da bravo maestro, per non essere da meno del proprio allievo, allarga ancora più duramente il tiro, cercando di identificare come pericolosi giocatori incapaci di perdere tutti i “democratici” di sinistra; difatti, dopo avere parlato di una non meglio chiarita “distruzione” dell’auto del figlio, conclude con una precisa identificazione di colpa: “A sinistra si definiscono democratici ma quando perdono non accettano di perdere democraticamente”; non ancora contento, ribadisce l’accostamento del lodevole allievo aggiungendo che proprio lui, il Bobo verde, “ha infilato alcuni agenti dei Servizi e della Digos e hanno trovato che nel giro di sinistra hanno intenzione di ricostituire le BR”.

Non so che valore semantico Bossi attribuisca all’espressione “nel giro di sinistra”, neppure so se faccia tale attribuzione di significato per analogia a quanto lui vive e vede “nel giro di destra”. Una cosa però è certa: due leghisti, ministri della Repubblica, hanno bisogno di chiamare in causa le BR e di invischiare il più possibile in questa chiamata prima D’Alema, poi il Pd, poi ancora più genericamente il “giro di sinistra”.

Tra l’altro Maroni dimentica di essere stato proprio lui il primo a dire che c’è “qualcuno” che vuole fare fuori Berlusconi (vedi 2009/05/31 – Le gravissime dichiarazioni di Robero Maroni da Lucia Annunziata) e che, buon secondo, è stato proprio Berlusconi a parlare di complotto eversivo ai propri danni (vedi 2009/06/14 – Come i suoi soci faranno fuori Berlusconi? Fini e Schifani schermati da Franceshini e Draghi?). Che anche Maroni e Berlusconi – come la loro logica porterebbe a dire – siano accostabili alle BR? O – forse più banalmente – non è che magari Maroni e Bossi hanno proprio loro bisogno di sventolare il fantasma delle BR o di riesumarne il cadavere?

Il terrorismo è sempre servito specialmente ai governi incapaci di governare: offre alibi, legittimazioni. Se ben gestito, l’antiterrorismo produce consenso per chi lo combatte; obbliga le opposizioni democratiche a compattarsi con il governo, a sostenerlo al di là di tutto, nonostante tutto, oltre tutto. Soprattutto, poi, il terrorismo e sotto molti aspetti l’antiterrorismo si sposano splendidamente con i bilanci e gli interessi dei poteri forti, in particolare di quelli che sono tutt’uno con l’industria del riciclaggio, della droga, della guerra, degli armamenti. Per i proclami di lotta al terrorismo vale un po’ quello che Sciascia diceva riguardo ai proclami dell’antimafia. Per questo c’è sempre da dubitare di chi delle BR pare avere più bisogno che paura.

Se poi a chiamare in causa le BR è proprio la Lega, allora sorgono nuove domande. Per esempio, che accadrebbe alla Lega, se davvero i poteri forti che finora hanno avuto interesse a lasciare nascere e crescere la “cosa Berlusconi” decidessero che da … cosa può nascere cosa?

Se i poteri forti facessero fuori Berlusconi, verrebbe meno quell’asse di mutuo ricatto che ha fatto della coppia Umberto-Silvio la coppia sado-maso più indissolubile della destra. Come farebbe Bossi a sopravvivere a tale precoce e immatura vedovanza? Che ruolo avrebbe la presenza della Lega in un quadro politico che, senza più Berlusconi, dovesse riconiugare in una nuova “cosa” gli interessi di Mafia, P2, industria del riciclaggio e parte piduista del Vaticano? Non è forse la Lega a dovere temere di più l’eventuale fine di Berlusconi?

La Lega nasce da una costola del PSI qualche qualche anno prima di Mani Pulite. Ricordo che qui a Bergamo i primi convertiti alla Lega furono durante il quinquennio 1985-’90 due consiglieri dell’assemblea della USSL 29, che, scindendosi dal PSI, costituirono un gruppo a sé. Uno di questi era Patelli, che divenuto poi il tesoriere della Lega divenne famoso come il Citaristi leghista, salvo poi sparire nel nulla. Vista la pochezza intellettuale e politica dei due e vista la tiepida reazione del gruppo socialista, pensai subito (io stesso facevo parte di quell’assemblea) che la scissione, più che disturbare il PSI, intendesse creare una frangia di opposizione manovrabile e controllabile (tipo usa e getta) proprio dal PSI. Questo partito, trasformatosi sempre più in un comitato d’affari, aveva perduto ogni aggancio con la piazza. La scommessa Bossi poteva riaprire i giochi. La piazza di Bossi e l’avventura televisva di Berlusconi nascono dal craxismo come due sorelle destinate prima o poi a ritrovarsi, a giocare insieme per un po’ e forse, poi, a morire insieme. È questo che Maroni e Bossi temono?

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