2009/06/16 – Le foto di Zappadu a Villa Certosa, la Colombia e il viaggio in USA

Come mai Antonello Zappadu ha venduto il proprio archivio fotografico proprio all’Ecoprensa, agenzia colombiana di Bogotà? Che c’entra la Colombia con Zappadu, Villa Certosa, i voli di Stato, gli ospiti più o meno discinti di Berlusconi? Come mai Zappadu vende proprio in Colombia, patria della mafia della droga, terra in mano ai narcotrafficanti, che legittimano il proprio potere combattendo una guerriglia, che giova molto più a loro che ai guerriglieri? Come mai prima ancora del proprio archivio fotografico Zappadu – a quanto leggo – ha a Calì, in Colombia, la moglie e i figli? Come mai in coincidenza di queste notizie la procura di Roma, finora tanto sollecita ai desideri di Ghedini, molla la presa e scarica tutto su Tempio Pausania? Chi è il vero mandante di Zappadu e dell’intera operazione?

La notizia della vendita all’Ecoprensa, prima che su “Repubblica” (la pubblica oggi nel contesto di un articolo nelle pagine interne), è stata lanciata ieri da “Grnet.it”, “portale di libera informazione per le forze armate e di polizia” in un articolo lungo, articolato e di grande rilievo. Vi si dice, per esempio, che “gli analisti dei servizi segreti di almeno cinque paesi sono da qualche giorno a caccia di maggiori notizie, perché ritengono che dietro l’intera vicenda potrebbero nascondersi come in una “matriosca” iniziative non prive di interesse politico-spionistico”; vi si aggiunge che “della Ecoprensa nessuno sa nulla, nessuna sede, nessun indirizzo”; si precisa che “anche la societa’ Prisacom di Madrid che edita El Pais spagnolo, il quotidiano che per prima ha pubblicato le foto di Villa Certosa nonostante il sequestro disposto dalla magistratura romana, poco o nulla dice di sapere di Ecoprensa Colombia, la societa’ dalla quale avrebbe acquistato le foto”; si sottolinea che “la questione sarà anche oggetto di analisi e discussione al Comitato parlamentare per l’informazione e la sicurezza della Repubblica”; si chiamano all’appello parecchi nomi, aggiungendo che “con ogni probabilità verranno sentiti dai parlamentari anche il predecessore al Dipartimento per l’informazione e la sicurezza di Gianni De Gennaro, il generale Giuseppe Cucchi, il questore di Sassari e il comandante provinciale dei carabinieri. Cucchi, l’ex direttore del Cesis (con la riforma dei servizi segreti Dis), insediato da Romano Prodi, era il responsabile fino al giugno dello scorso anno della sicurezza del presidente del Consiglio. Il questore di Sassari e il comandante provinciale dei carabinieri sono, invece, i responsabili della sicurezza esterna di Villa Certosa”; si conclude il tutto mettendo sul tavolo anche la questione voli di Stato e chiamando in causa Francesco Rutelli in quanto presidente del Copasir, al quale l’Aise (Agenzia per la sicurezza estera) ha ributtato la patata bollente della competenza, per cui “il Copasir dovrà decidere, dopo aver ascoltato i vertici di Aise, Bruno Branciforte e dell’Aisi, Giorgio Piccirillo, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta se allargare la propria “indagine” anche al 31esimo stormo dell’Aeronautica militare e ad alcune società private che forniscono servizi aerei alle istituzioni. Proprio quello che stanno facendo anche i magistrati della procura della Repubblica di Roma che hanno contestato al prmier, come atto dovuto, l’abuso d’ufficio, sul quale decidera’ infine il Tribunale dei ministri”.

Come si può notare il groviglio è enorme. Che ruolo ha Grnet.it? In che rapporto è con i ministeri della Difeesa e degli Interni? Perché è in grado di dare per primo notizie così importanti? Di sicuro in gioco non ci sono solo le foto o l’uso improprio dei voli di Stato. Una cosa pare certa: il potenziale di “scossa”, come direbbe D’Alema, è enorme, pronto a scattare e di certo non a causa del PD o delle opposizioni, anche se nel groviglio ci sono o si cerca di metterci a ogni costo anche il PD, i suoi equilibri interni, la sua collocazione in Europa, il suo congresso e la sua leadership. Spero che solo che le “scosse”, se ci saranno, non saranno troppo esplosive per noi cittadini.

Intanto, come previsto, Silvio negli Usa viene accolto da Obama nulla più oltre la stretta correttezza formale. Da parte propria, Berlusconi ha detto e fatto come se l’Europa neppure esistesse (l’unica cosa europea che pare stargli a cuore è sistemare il ciellino Mauro e le finanziarie collegate), cercando di farsi accreditare – “porello!”, direbbero a Roma – l’immagine di decisivo by-pass tra Usa e Russia e tra Usa e Iran.

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