2009/05/31 – La mafia e la P2 decise a far fuori Berlusconi?

È risaputo quanta parte della finanza americana, attraverso la mafia, abbia un particolare sguardo di attenzione nei confronti della Sicilia, indimenticata terra di origine e di riferimento di molti boss e finanzieri USA, vera testa di ponte per l’Italia e l’Europa. Ora da un lato l’immagine sempre più folle data dall’Italia a causa dei comportamenti di un Berlusconi mai tanto isolato in politica estera, dall’altro la decisa gestione dell’amministrazione Obama, rischiano di creare grossi problemi alla mafia finanziaria americana (e con essa alla Ndrangheta). Per questo, come già indicavo in un precedente post, è del tutto probabile che la mafia sia riuscita a convincere la P2 ad accelerare il processo di smaltimento del cadavere si spera solo politico di Berlusconi. In particolare la mafia troverebbe in ciò grande e convinta adesione nella parte piduista del Vaticano, sempre più imbarazzata dai comportamenti di Silvio, la cui difesa a oltranza rischierebbe oggi di smascherarla troppo apertamente.

Come fare a non intervenire di fronte alla precisa e netta presa di posizione dei giornali americani? Non credo sia un caso che il New York Times si chieda “se Berlusconi non stia esagerando anche per i tolleranti italiani e se la fine della sua carriera stia sempre più ricordando la decadenza dell’impero romano del Satyricon di Fellini”. Si potrebbero leggere queste parole come un doppio avvertimento: a) il modo di pensare dei “tolleranti italiani” può anche essere modificato; b) quanto a Berlusconi, si può ormai cominciare a parlare di “fine della sua carriera”.

Alla luce di queste considerazioni non possono non assumere strane connotazioni di significato i fatti di Sicilia, con l’azzeramento e la rapidissima ricostituzione della Giunta Regionale nel segno di un sempre più sventolato richiamo all’autonomismo della Sicilia. Che l’azione di Raffaele Lombardo, pure necessariamente attaccata dai tre rappresentanti del PDL (Bondi, Verdini e La Russa), trovi un’attenzione quanto meno non ostile nel Presidente del Senato Renato Schifani, seconda carica dell Stato (che va a fare in Russia proprio ora? Che dirà a Putin, amico Certosiano di Silvio?) e nel guardasigilli Angiolino Alfano non mi pare fatto irrilevante: la presenza di Dore Misuraca, pupillo di Schifani, è illuminante in tale senso. Fini, terza carica dello Stato, tace.

Contemporaneamente la CEI entra in azione, direttamente attraverso la figura di Angelo Bagnasco. Interrogato riguardo ai fatti Berlusconi-Noemi, il Presidente della CEI ha richiamato, in modo mai così diretto, alla “coerenza” nei comportamenti. Non ha fatto il nome di Berlusconi, ma si parlava di lui. In certi casi non fare un nome potrebbe rappresentare una forte presa di distanza, forse già una sentenza o, più religiosamente, la celebrazione di un funerale.

 

 

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