L’esserci della vita e l’esserci della morte. Ieri e oggi di fronte a Eluana – 10/02/’09

Ieri, di fronte all’esserci o non esserci della vita, si poteva e si doveva non essere d’accordo. Oggi, di fronte all’esserci della morte, si è e non si può non essere tutti d’accordo: “è morta”, “se ne è andata”.

Ieri, a decidere, a dovere decidere dell’esserci o meno della vita erano tre saperi non assoluti e, perciò, falsificabili: la cultura, la scienza, la legge. Oggi c’è soltanto il pianto che prende gli uomini di fronte alla morte.

Certo, dopo il pianto, tornerà subito – con il lutto – il disaccordo lacerante che sempre accompagna la gestione del morto: la rabbia, i sensi di colpa (consumati in sé o proiettati sugli altri), le modalità della deposizione (anche legale) del cadavere, i rituali delle esequie, la rimozione o negazione progressiva dei fatti rientreranno nel dominio della cultura, della scienza, della legge; e ci sarà di nuovo la possibilità e il dovere del confronto e del disaccordo.

Ma oggi, sia pure per un umanissimo attimo, di fronte alla morte c’è la possibilità di tacere e di piangere insieme. Questa è solo una possibilità, non un dovere: di fronte alla morte, siamo tutti uguali, liberi di essere uomini e di esserlo insieme.

 

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