Depenalizzare l’omosessualità? Il ritorno della lupa – 02/12/’08

Che la Curia Romana ogni tanto combini qualcosa che non dovrebbe, non è una novità. Già Dante, cristiano D.O.C. (chissà perché di molti cristiani tosti la burocrazia delle santificazioni non si occupa quanto dovrebbe), diceva di essa come di una lupa famelica “che di tutte brame sembiava carca nella sua magrezza, e molte genti fé già viver grame” (Inferno, 1, 48-51). È proprio questa lupa che spinge Dante alla più pesante disperazione: “questa mi porse tanto di gravezza con la paura ch’uscia di sua vista, ch’io perdei la speranza de l’altezza” (Inferno, 1, 52-54). Nella Curia Romana – sovente e purtroppo – ha funzionato molto bene la burocrazia delle scomuniche, dei roghi e delle crociate. Sul coraggio della denuncia e della testimonianza cristiana troppo spesso ha prevalso la paranoia delle chiusure e delle discriminazioni anche omicide.

Del resto pure gli apparati religiosi, come tutti i sistemi, possono essere soggette a giochi psicotici[1]. Anche la Chiesa corre questo terribile rischio, quando cessa di essere il Vangelo, cioè il “forte annuncio”[2] della Risurrezione che vince la morte e dà senso all’amore cristiano, per farsi riduttivamente e spesso in modo disfunzionale stato, istituzione, apparato, magari falsificando pure i documenti, come avvenne per la Donazione di Costatino, in base a cui per più di un millennio si cercò di legittimare lo Stato Pontificio e l’istituirsi del potere temporale della Chiesa. Gesù stesso con furore denunciò la deriva della religione ebraica, caduta in mano all’ipocrita e mortifero apparato dei Farisei: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità. (…) Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare alla condanna della Geenna? Perciò ecco, io vi mando profeti, sapienti e scribi; di questi alcuni ne ucciderete e crocifiggerete, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguirete di città in città; perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sopra la terra” (Matteo, 23, 27-28 e 33-35; confronta anche Atti, 23, 3 e Luca, 16, 15; Matteo, 3, 7 e 12,34 e Luca, 11, 49-51 e Tessalonicesi 1, 2, 14-16). I sacerdoti di allora non trovarono di meglio che calunniare o svalutare Gesù (Matteo, 9, 11 e Marco, 2, 16 e Luca, 5, 30), scandalizzandosi alle sue parole (Matteo, 15, 12), cercando di trarlo in inganno (Matteo, 19, 3 e Marco, 10, 2) o dicendo che egli era mandato dal “principe dei demoni” (Matteo, 9, 34 e 12, 24 e Marco, 3, 22 e Luca, 11, 15); non a caso, uniti al disimpegno politicamente corretto di Pilato, furono proprio loro a mandare a morte Gesù.

A questo ho pensato, quando, da innamorato di Gesù e del suo Vangelo, ho letto che la “Santa Sede” è contraria alla proposta fatta all’ONU dalla Francia a nome della Unione Europea di dichiarare non penalmente perseguibile la omosessualità.

La omosessualità non è né una malattia, né una colpa, né un reato. Che non sia una malattia lo dice la scienza. Che non sia una colpa, lo dice l’evidenza. Che non sia un reato, lo dice la civiltà.

Che ci siano ancora oggi stati nei quali gli omosessuali sono incarcerati o condannati a morte, è una vergogna spaventosa e ignobile, che ricorda e riattiva le pagine più nere e micidiali della storia. Tutto ciò che impedisce o ritarda il pieno riconoscimento di ogni umanità, omosessuale o eterosessuale che sia, è complicità e omicidio.

Paradossale – ed è un eufemismo – mi pare poi la motivazione della contrarietà alla proposta francese. L’arcivescovo Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso l’ONU, ha detto che una tale proposta rischia di creare “nuove e implacabili discriminazioni”, dato che “gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come «matrimonio» verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressione” (Avvenire, p. 13 del 2 dic. 2008). Come dire che evitare che si critichi un governo che ammette l’unione tra omosessuali, è molto più importante che cercare di evitare che degli esseri umani né malati né colpevoli né delinquenti siano messi in galera o ammazzati. La follia non ha limiti.

 

[1] È l’espressione con la quale la psicologia sistemica indica la patogena disfunzione delle relazioni di un sistema.

[2] Questo è il significato della parola vangelo.


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