Cretino, genio e ministro – 09/07/’11

2011/07/09

A proposito di ministri cretini (vedi querelle Tremonti-Brunetta con intervento finale di Berlusconi), farà piacere, spero, ai lettori di questo blog leggere la seguente poesia di Sou Che, un poeta cinese dell’undicesimo secolo (1036-1101 d.C.).

Per la nascita del suo bambino

 

Ogni famiglia, quando nasce un bimbo

Lo vuole intelligente;

Io con l’intelligenza

Ho rovinato tutta la mia vita;

Spero solo che il bimbo si dimostri

Stupido e ignorante;

Coronerà così una vita placida

Diventando Ministro.

 

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4 Risposte to “Cretino, genio e ministro – 09/07/’11”

  1. Elena Gaffuri Says:

    Liberté morale et liberté intellectuelle

    Leggendo “I segreti di Parigi” di Corrado Augias ho trovato una citazione di Chateaubriand che vorrei riportare qui.
    Il tema è l’assassinio politico del duca di Enghien da parte di Napoleone, avuto luogo al Chateau de Vincennes e che Augias descrive secondo la cronaca fatta da Chateaubriand in “Mémoires d’Outre-tombe”. Delitto atroce perché perpetrato per proteggere e rafforzare il potere politico di Napoleone stesso, senza dare tempo né modo ad Enghien di difendersi e ancor meno di capire cosa stesse succedendo.
    Riporto qui dal libro di Augias per dare una chiara idea della situazione e dell’enormità di atti illeciti compiuti in nome della legge:

    “Il duca è stato sequestrato con violenza in territorio straniero, la sentenza non reca l’indicazione della legge in forza della quale è stata emessa, la commissione militare non era competente a giudicare un presunto ‘complotto contro lo Stato’, l’interrogatorio in istruttoria si svolge a mezzanotte. Due ore dopo l’imputato è davanti ai suoi giudici, contro di lui non viene prodotto nemmeno un testimone. (…) C’è di più, la commissione ha deliberato che: ‘La sentenza sarà eseguita immediatamente’. E’ un’altra violazione. La legge del 15 brumaio, anno VI, prevede la possibilità di appellarsi contro ogni sentenza militare. (…) Con grande lucidità Chateaubriand postilla: ‘Non so se in un atto di quella natura la maggiore o minore regolarità possa avere una qualche importanza: che il duca d’Enghien sia stato strangolato in una diligenza tra Strasburgo e Parigi o ucciso nel Bois de Vincennes, non fa differenza’. Lo scrittore ha ragione. Giacomo Matteotti venne pugnalato a morte all’interno di un’automobile, il duca venne fucilato dopo un processo farsesco. Non c’è alcuna differenza. Nei delitti di stato e politici, sono le circostanze a dettare lo svolgimento dei fatti. Conta il risultato, non il modo o gli strumenti con cui si ottiene”.

    Insomma, Napoleone deve rafforzare la propria posizione, il duca o comunque quello che rappresenta dà fastidio, velocemente si trova la soluzione: prendi la legge, usa le sue parole come scudo per te e nebbia per gli altri, ma soprattutto applicala secondo i tuoi interessi.
    Fuori dai confini francesi c’è subito indignazione, ma al suo interno la Francia resta assopita come un malato che tiene in mano la diagnosi del proprio male, eppure quel male lei non lo vede o non vuole vederlo.
    Chateaubriand però ha una reazione. No, non veste i panni del samurai per attaccare di petto il sistema politico corrotto, ma fa una scelta personale ascoltando la propria coscienza.
    Di nuovo ripreso dal libro di Augias:

    “E dire che quel 22 marzo 1804, il giorno in cui apprese dell’esecuzione di Vincennes, Chateaubriand stava per trasferirsi in Svizzera come diplomatico di Napoleone. Saputa la notizia, rientrò a precipizio a casa e scrisse di getto una lettera a Tayllerand nella quale annunciava di dover rifiutare l’incarico date le condizioni di salute di sua moglie. Scusa evidente, dunque rischiosa, che comunque gli valse, e senza conseguenze, l’esonero. Chateaubriand si chiese più volte che cosa sarebbe stato di lui se avesse continuato a servire il Primo Console. La risposta è che quel suo mettersi da parte gli consentì di dedicarsi completamente ai suoi scritti: ‘Je dus à ma liberté morale ma liberté intellectuelle’, dovetti alla mia libertà morale la mia libertà intellettuale.”

    Si possono criticare a favore o contro gli scritti di Chateaubriand e le sue idee politiche, la libertà di pensiero è un tesoro da conservare e usare con intelligenza. Ma indipendentemente dall’opinione che si può avere dell’uomo politico e letterario in questione, va riconosciuto il grido di coscienza umana che egli segue rinunciando a una carriera politica agiata affinché il suo nome non si leghi a una condanna insanguinata .

    Da Chateaubriand a oggi, dalla Francia all’Italia so che esistono uomini che fanno scelte coraggiose per mantenere la propria libertà intellettuale e morale. Per fortuna! E ho avuto il privilegio di conoscerne qualcuno!
    Ma ancora troppo forti sono le presenze di Primi Consoli e loro entourage che curano il proprio orticello in nome e con il nome della legge, appoggiandosi sul torpore della popolazione che ha in mano la diagnosi del proprio male, che sente (o almeno dovrebbe sentire) i Paesi vicini additare quel male, eppure…resta inerte nel proprio torpore.

    Nella situazione in cui siamo oggi credo che non ci sia nemmeno più la necessità di cercare scuse di mogli malate per dire “io non ci sto”. L’ingiustizia che si veste di “legge legittima” è talmente evidente da poter urlare “IO NO!” senza ulteriori giustificazioni.

    Chiudo con una parentesi per dare un esempio recente di come le informazioni vengano costantemente manipolate per trasformarle in ottimo fertilizzante da versare sull’orticello…
    Settimana scorsa i giornali italiani hanno messo in prima pagina il crollo del mercato e dei Titoli di Stato.
    Su Repubblica on line leggo una dichiarazione del primo ministro italiano che dice di aspettare una telefonata da Obama per il giorno dopo, a dimostrazione del fatto che la crisi non è italiana ma globale.
    Lo stesso giorno i principali telegiornali francesi dicono: “Domani vertice fra i capi di Stato europei ed Obama per discutere della crisi”.
    Nessun francese ha detto che Sarkozy aspettava una telefonata di Oabama!
    Ai miei occhi la notizia prende tutt’altro valore.
    Si potrebbe obiettare dicendo che la notizia data in Italia non era una menzogna: la telefonata ha avuto luogo. Già… Ma la modalità in cui la notizia è stata diffusa ha, secondo me, modificato la notizia stessa o almeno la sua interpretazione.
    Dicendo “domani aspetto una telefonata da Obama”, lascio intendere che Obama pensa a ME, che si affretta LUI a chiamare per parlare con ME perché è preoccupato per ME. Il messaggio invece che hanno avuto i francesi (per la stessa telefonata) non diceva AFFATTO che Sarkozy stava seduto nella sua poltrona aspettando che Obama lo chiamasse per parlare della Francia, ma che Sarkozy E gli altri rappresentanti d’Europa E Obama avrebbero alzato TUTTI la cornetta del telefono per uscire da sto pasticcio!
    E mentre Berlusconi aspettava che il cellulare facesse drin, l’italia è stata commissariata.

    Non ho né marito né moglie né figli malati e dico “IO NO!”

    Elena Gaffuri

  2. Elena Gaffuri Says:

    AH! AH! AH! è vero!! giuro che era un lapsus e NON un incentivo per una carriera da ministro! …si vede che la poesia cinese ha fatto effetto immediato!!!
    ops!

    Elena

  3. Elena Gaffuri Says:

    ….aiuto….dall’11° al 20° secolo e sono cambiati solo i vestiti!!
    Elena


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