Il Salone del Libro di Torino, l’editoria italiana e la P2 – 19/05/’11

2011/05/19

In questi giorni si è svolto a Torino il Salone del Libro, vere e propria rassegna della editoria italiana. Colgo l’occasione per una piccola nota. A distruggere la cultura, non sono solamente la Gelmini e la sua nefasta politica di distruzione della scuola pubblica (a favore della “scuola privata” di Comunione e Liberazione e dell’Opus Dei); non sono solamente la incompetenza e sciatteria di Bondi e Galan. Il libro è – più che mai oggi – la vera frontiera della evoluzione culturale. Eppure in Italia, se oggi ci fosse Dante Alighieri che volesse pubblicare la Divina Commedia o Alessandro Manzoni che volesse pubblicare i Promessi Sposi, la pubblicazione sarebbe possibile soltanto in presenza di una (o più) di queste a condizioni: 1) che Dante e Manzoni fossero già noti; 2) che Dante e Manzoni fossero emeriti professori o docenti, meglio se conclamati e potenti baroni; 3) che Dante e Manzoni fossero iscritti a qualche potente partito o a qualche altrettanto potente lobby più o meno segreta. Se nessuna di queste condizioni è presente, bye bye Dante o Manzoni; solo un terno al lotto potrebbe fare eccezione.

Le case editrici sono un po’ come le banche, che non rischiano nulla e danno prestiti soltanto a chi ha già soldi. O come certi annunci economici che, per esempio, offrono lavoro a “ventenni con esperienza trentennale”. Nelle case editrici non ci sono più quelle straordinarie e sapienti figure di garanzia culturale che erano i “lettori”. Né lo Stato si preoccupa di ciò, favorendo e incoraggiano gli investimenti delle case editrici in tal senso.

Le poche case editrici che paiono offrire spazio ad autori sconosciuti e non raccomandati sono in realtà delle stamperie che sbarcano il lunario campando e speculando sulla stampa delle poche copie che l’autore si compra a caro prezzo.

La produzione della novità editoriale è il vero motore della evoluzione sociale e culturale di un paese, primissima condizione della crescita democratica e della mobilità sociale.

Rolando Picchioni - Tessera P2 2095

Non è un caso – a parere di chi scrive – che il Salone di Torino sia stato caratterizzato dalla polemica tra Rolando Picchioni, che, tessera 2095 della P2 di Licio Gelli, è il Presidente della Fondazione Salone del Libro, e Franco Cordero che avrebbe voluto parlare dei “vizi degli italiani”.

Povero Cordero! Non sapeva che in Italia i vizi non si dicono, ma si praticano, meglio se griffati P2.  Del resto – guarda caso – il maggior gruppo editoriale italiano non è forse proprietà di Silvio Berlusconi, già noto a propria volta come tesserato P2?

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Una Risposta to “Il Salone del Libro di Torino, l’editoria italiana e la P2 – 19/05/’11”

  1. pagilus Says:

    La Massoneria quest’anno, al Salore del Libro di Torino, era presente con uno suo stand, dove è stato presentato un libro di M.G.Greco “Il ruolo e la funzione dell’esercito nella lotta contro il brigantaggio 1860-1868”,sponsorizzato dell’Esercito.
    Non fa meraviglia dunque quanto il “potere” sappia impedire la ” parola” anche ad un insigne filosofo del diritto quanto il prof. Cordero, da me conosciuto e profondamente apprezzato negli anni del suo insegnamento alla Cattolica di Milano.
    La lucida analisi che va da tempo esprimendo nei confronti del Cavaliere, ne fanno un acuto profeta.


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