83a Adunata Nazionale degli Alpini a Bergamo – 5-9 maggio 2010

2010/05/07

Quanta tristezza! Bergamo intabarrata di tricolore è patetica. La città forse più leghista e più fascista d’Italia “festeggia” il tricolore in occasione dell’83a Adunata Nazionale degli Alpini: come se Sodoma e Gomorra festeggiassero il convegno mondiale delle vergini pure e innocenti.

Bravi ragazzi gli Alpini. Mi sarebbe piaciuto essere alpino. Ma quanta angoscia mi fa pensare che erano proprio alpini la grande parte dei 600.000 morti della Prima Guerra Mondiale, una guerra ancora più idiota di qualsiasi altra guerra. Centinaia di migliaia di poveri ragazzi di tutta Italia mandati alla morte per cosa, per chi? La storia ci dice che i “risultati” politici e territoriali della “vittoria” erano già stati garantiti all’Italia senza che neppure dovesse scendere in guerra. Non la “patria”, ma il nascente capitalismo industriale italiano aveva bisogno di quella guerra, quello stesso capitalismo che neppure quattro anni dopo (mancava una settimana all’anniverario del 4 novembre) applaudì e sostenne la marcia su Roma e l’inizio dello sfascio fascista.

E che dire dei morti in Albania e in Grecia, anche qui in grande parte Alpini, anche qui mandati a morire per il delirio di un regime incapace di sostenersi senza suicidarsi e senza uccidere il paese?

Nessuno dice la vera origine dell’accoppiata vino-Alpini, grappa-Alpini. Quella del vino e della grappa viene fatta passare come la simpatica, conviviale, quasi adolescenziale “passione” dei rubicondi alpini , che da bravi compagnoni si centellinano un bicchierino di “sgnappa” tra un coro appassionato e l’altro. Nessuno dice perché sul Montello, sull’Adamello o a Berati e in mille altri dolorosi luoghi di morti e massacri non arrivavano scarpe e vestiti, neppure cibo e armi adeguati, ma arrivavano grappa e alcool puro, quelli sì, a fiumi. Dai tempi più antichi gli eserciti sono stati mandati alla morte ubriachi, anestetizzati dall’alcool. Qui sta la vera culla della retorica vino-Alpino, grappa-Alpino.

Ricordo quanto una volta mi disse un “Ardito” (erano un corpo speciale addestrato proprio per gli assalti all’arma bianca) della Prima Guerra Mondiale: prima dell’assalto veniva dato loro alcool puro da bere. Ero un ragazzo. La cosa mi impressionò molto, approfondii la cosa e trovai molte conferme in altre testimonianze e sui libri di storia.

Dai tempi del Vietnam gli eserciti, che affrontano lo scontro diretto anche all’arma bianca, “funzionano” con altre droghe meno mitizzabili delle grappe alpine. Ma la logica è la stessa: si manda a morire chi è ubriaco o drogato. Come altro potrebbe essere? Chi potrebbe da lucido fare o subire assalti alla baionetta?

Certo, oggi le guerre “intelligenti” evitano sempre più lo scontro diretto. Qui, allora, un’altra follia, ancora più micidiale, entra in gioco: quella della “normale” assenza o negazione della coscienza (vedi quanto dicono Hannah Arendt e Bruno Bettelheim sulla “banalità” e “normalita” del nazismo), quella della psicosi nazista e non solo nazista, che, magari schiacciando un tasto a chilometri di distanza, accetta di progettare stermini, di sganciare bombe atomiche sulle città, oppure – in nome di ideologie giorno per giorno accettate come “normali” e scontate – accetta di negare l’uomo nei lager, nelle sale di tortura, nel segreto delle carceri, nel rogo dei campi Rom, con lucida e non ebbra follia.

Da secoli qui a Bergamo mancano il gusto e la discussione della verità. E i primi a pagare sono i giovani. Nessuno dice dei suicidi di giovani nei licei di Bergamo. Nessuno ha protestato o manifestato quando qui a 10 km da Bergamo, a Almenno San Salvatore, poco tempo fa una ragazza ha usato violenza sul bambino handicappato che avrebbe dovuto aiutare ed educare. Nessuno ha ricordato che l’attuale amministrazione comunale di Bergamo ha rifiutato di dedicare una via a Peppino Impastato ucciso dalla mafia. E, qui a Bergamo, si dice di volere festeggiare il tricolore, l’Italia, la “patria”, gli alpini?

Nessuno ricorda che gran parte dei giovani terroristi degli anni di piombo erano berganaschi, come bergamaschi sono molti tra i leghisti più beceri e ottusi, come bergamaschi sono molti tra gli ultras più violenti d’Italia. Perché i giovani bergamaschi arrivano a tanto? Se qui a Bergamo si potesse parlare, discutere, amare la ricerca della parola e della verità, forse i giovani non sarebbero spinti nelle logiche degli estremismi, forse sarebbero più costruttivi, l’arte e l’intelligenza fiorirebbero (se sei artista e bergamasco, da Bergamo te ne devi andare), forse i giovani sarebbero felici. Con o senza Alpini.

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3 Risposte to “83a Adunata Nazionale degli Alpini a Bergamo – 5-9 maggio 2010”

  1. daniela Says:

    ciao…ho letto con molto interesse il tuo pensiero.. vengo da una città più o meno come la tua.. con gli stessi problemi… Verona.
    Vedi gli Alpini non scelgono mai mete a caso quando si spostano in massa con i loro valori e con le loro cerimonie… perchè fondamentalmente l’adunata è questo!
    Lo so, chi non vive gli alpini e l’Ana ogni giorno può anche dire… non mi pare affatto.. io ho visto in giro un mucchio di gente accampata, che urlava, beveva e faceva casino e basta… che se ne fa la mia città piena dei suoi lati neri che abbiamo nascosto sotto il tricolore di questa marea di strani tipi che si ritrovano tutti insieme ogni anno? strani tipi che non solo sono tanti, ma hanno anche una storia dove il numero è stato uguale alle loro perdite…
    ti dico solo una cosa… dove arrivano gli alpini, non trovano sempre i fiori e la pace ad accoglierli.. molte volte è qualcosa di facciata.. ma loro lo sanno..
    capiscono anche che non devono mollare, mai.
    Se questi 3 giorni alpini (gli effettivi) per te sono stati una sorta di cambiamento della città, anche solo di superficie.. non lasciare che il loro passaggio sia stato vano… istruisci i giovani, da alla tua terra una nuova realtà.. e se sei un artista bergamasco, sentiti orgoglioso di esserlo! perchè anche se andrai via, quelle sono le tue radici! quella è l’origine della tua essenza, della tua vita..e se è tua, solo tu puoi cambiarla… credi di essere solo?
    sono venuti in 500.000 a darti una mano…
    6oo.000 uomini sono morti, per il nostro futuro…loro si aggrappavano solo a noi quando bevevano o si drogavano per l’assalto..
    dicevano (e questo lo dicono le testimonianze storiche) che ciò che siamo e che facciamo ora, lo soffriamo per mio figlio, per mio nipote…
    quelli siamo noi… non arrenderti alla tua Bergamo fatta di “patetico divisionismo”.. aggrappa il messaggio di quel 4 novembre 1918… e fa risorgere la tua terra, come ci hanno detto loro con la loro vita.
    un abbraccio alpino! Dany

    • Gigi Cortesi Says:

      Cara Dany,
      se lo leggi bene, il mio scritto non è affatto “contro” gli Alpini. Tutt’altro. Semmai è contro l’uso manipolatorio che degli Alpini è stato spesso fatto in questi loro 138 anni di storia: a) spingendoli – nella Prima e Seconda Guerra Mondiale – in massacri micidiali con centinaia di migliaia di morti assurde e inutili; b) sfruttandoli di recente – in pace – come copertura credibile di una struttura (la Protezione Civile), la quale – a quanto ci dice la cronaca di questi giorni – è stata lo strumento di gravissimi episodi di corruzione, di manipolazione politica, di gravi ritardi e disservizi nella ricostruzione delle zone devastate da un terremoto e da dissesti geologici mai seriamente affrontati.
      A me, che amo gli Alpini, tutto questo dispiace, così come mi delude vedere che nessun Alpino abbia commentato il mio scritto, peraltro cliccatissimo. Mi aspettavo che almeno un Alpino dicesse grazie, dato che si ricordava quanto la storia dice di loro e della inutilità oggettiva di troppe loro morti, che – questa sì! – offende, la loro buona fede, il loro eroismo e la loro umanità.
      Quanto a me, ti tranquillizzo: non sono un artista (sono solo uno psicologo) e – meno che meno – sono uno che si lamenta in prima persona (la via è stata ed è fin troppo generosa con me). Non farti prendere, cara Dany, dalla cattiva mentalità corrente, per cui a lamentarsi sono e possono essere soltanto le vittime di torti subiti direttamente. Qualcuno che, restando tra la propria gente, cerca di combattere – non pro domo sua – l’ingiustizia, soprattutto quella inferta ai più deboli, e magari denunciando i fatti e curando le ferite, c’é. Citando don Primo Mazzolari, lo ricordavo anche nella Prefazione al mio ultimo libro Implosione: penso che, chi si lamenta di torti subiti in proprio o chi sospetta e pensa che a gridare alla ingiustizia possa essere soltanto chi viene offeso diretttamente, sia molto lontano da ogni autentica fame e sete di giustizia e – se mi permetti – anche da ogni autentico spirito alpino.

  2. roberto Says:

    … aspettavo un tuo pensiero sull’adunata!
    Anch’io avrei voluto essere un Alpino (la montagna, i canti, l’amicizia, la solidarietà etc.) ma tacere sulle nefandezze delle guerre e tutto il resto sarebbe pura ipocrisia.


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