Natale da esiliato – 24/12/’09

2009/12/24

Per me italiano, questo è un Natale da esiliato in patria. Dov’è la mia terra, bella di fatica, di umanità, di parola? Dov’è la mia generazione di utopia? Dove sono fantasia, intelligenza, ironia, cultura, inquietitudine dello spirito, slancio dell’anima? Dove sono gli innamorati che cantano, i vecchi saggi dei nostri paesi? Dove sono sparite le anime delle nostre città, dei nostri quartieri, delle nostre case? Dove sono fuggiti la dignità di vivere, il diritto di lavorare, il dovere di costruire, la gioia di accogliere? Perchè i bambini o non sono concepiti o non nascono o non giocano più? Dove sono i giovani? Perchè sono già tanto vecchi nel cuore, così disperati nella mente, inebetiti nell’anima? Perchè non si innamorano più? Perché nessuno più è loro maestro? Perché più nessuno parla loro davvero, con parole di carne e vita? Perchè nessuno offre loro lavoro, rispetto, speranza? Perchè generare un figlio non è più una gioia da desiderare, un desiderio da poter vivere? Dov’è la poesia? Dove sono la bellezza, la danza, l’arte, il sapere che gusta l’essere? Dov’è la voglia di stare insieme, di non potere fare a meno l’uno dell’altro, gli uni degli altri? Perchè si lascia che i padri perdano il  lavoro, che i carcerati vengano uccisi, che i diversi e gli stranieri siano scacciati? Perché troppi sopravvivono e quasi nessuno vive? Perché pochi si abbracciano, si fidano, si affidano? Perché si crede ai guitti, si temono gli idioti, si tradisce sé stessi? Perchè si lascia la politica in mano ai mercanti, alle false liturgie dell’amore e dell’odio, ai distruttori dello stato, agli affamanti dilettanti dell’economia, agli improvvisati avventirueri della finanza? Perchè si svuota di senso la scuola, si annienta la giustizia, si svende la sanità, si dilapida il territorio, si aprono sempre più le porte alle mafie e ai corrotti? Perchè i veri pochi intellettuali tacciono timorosi e i tanti falsi parolai latrano incontrastati?

Per un esule non esiste un posto giusto in cui vivere”, diceva Reinaldo Arenas, un esule di Cuba fuggito a due dittature, una di destra e una di sinistra. E noi in che posto viviamo?  

Se c’è un cuore puro, una fantasia felice, un amore ridente, supplico questo cuore, questa fantasia, questo amore di ospitarmi per un attimo in un angolo del loro esserci. Lì stanotte metterò il mio essere pregandoli di farmi nascere un pochino dentro di loro, nel nome di un dio che si fa bambino per abitare in noi.

Non ho mai visto l’eternità, e già la rimpiango.

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2 Risposte to “Natale da esiliato – 24/12/’09”

  1. vladimiro Says:

    caro Gigi
    ma tu pensa che le tue parole sono paralizzanti! le condivido al punto che quando risuonano nella mia mente con ricorrenza periodica mi estraneo da ciò che non è più essenziale alla mia esistenza, talvolta residuano al mio corpo – per fortuna – solo le poche cose che amo, la famiglia, il figlio, lo spazio si restringe attorno, si ricreano anticorpi e autoanticorpi a difesa e ad offesa della mia fisicità, del mio essere corpo, del mio Io. E’ trascorso oltre un anno dal nostro ultimo incontro ed ora ti ritrovo volentieri nel vortice del sentire quotidiano. Ti abbraccio.
    Nella mia famiglia ci sara’ un posto per te e per Rosy sino ad ogni prossima catastrofe.
    Vladimiro

  2. Laura Says:

    Difficile trovare quello che cerchi.
    In passato avrei potuto rispondere all’appello, oggi mi accorgo di non poterti ospitare. Mi dispiace per te e per me.


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