poesia del clandestino
vorrei salire su un gommone
rischiare la morte in mezzo al mare
e potere vedere l’Italia
come la vedono loro
con i loro occhi spalancati
di chi fugge le paure
con i loro sguardi di attesa e futuro
di spregiudicata speranza
di fede disperata
con la ricchezza
di chi sa rischiare tutto
con la povertà
di chi non vuole nulla
perché attende tutto
vorrei tenermi in bocca l’Italia
come sanno fare i bambini
quando tengono in bocca il bello e il nuovo
vorrei gustarla con l’arguzia
della bocca curiosa
affamata di speranza e futuro
la bocca di un bambino
la bocca balbettante del clandestino
vorrei amarla con la loro disperazione
sognarla con il loro coraggio
vorrei desiderarla
come loro nelle loro utopie incarnate
sanno desiderare la vita
vorrei sposarla
con l’arte del distacco totale
lasciando i padri e le madri
come sanno fare le loro fami e le loro seti
con questa terra
vorrei concepire i miei figli
entrando nella vagina delle esclusioni
fecondandola del seme
di chi cerca sé stesso
facendola partorire di popoli nuovi
numerosi come le stelle del cielo
e i granelli di sabbia dei mari
sarà bello il giorno dello sbarco
il primo bacio
là sul confine delle onde
dove il tempo dell’attesa
si schiude e sa guardare le epoche
e pregare l’assoluto
2009/10/19 alle 9:33 pm
Che bella questa poesia.
Anche io vorrei vedere l’Italia in questo modo, con “spregiudicata speranza”.