la poesia
del dopo Berlusconi
quando questa “cosa” se ne andrà
non farò festa
mi fa paura non chi se ne va
ma quel che resta
a mandarci alla malora
ci sarà ancora
il nostro animo servile
il lecca culo il vecchio baciapile
ogni giorno di più
sarà ucciso
il nostro povero Gesù
restano l’asino e resta il bue
resta la mafia e resta la P2
il corrotto è ancora qui
il vigliacco lo sostiene
notte e dì
non se ne andrà la folle indifferenza
che affoga e nega la coscienza
a quale altra bestia darà foraggio
questo nostro poco, debole coraggio?
l’ignavia
antica vecchia malattia
lei rimane e non va via
il vuoto ha partorito il niente
mi assorda il silenzio della gente
non c’è più occhio
non c’è più sguardo
siamo in ginocchio
siamo in ritardo
chi è diverso viene scacciato
chi è fratello allontanato
il figlio giace con la madre
la figlia fa l’amore con il padre
chi nasce è poco amato
chi non nasce è rifiutato
non c’è più incontro
non c’è più parola
l’anima è sempre più sola
il pensiero un giorno se ne è andato
e da allora non è più tornato
manca il sogno e l’utopia
il cuore puro
la poesia
tacciono saggezza e fantasia
dorme sconosciuta l’ironia
Dio lui ci ha dato
un paese stupendo
il sole il cielo il mare il prato
siamo noi che l’abbiamo tradito
devastato
siamo ancora tutti nella cacca
non è ora di svegliarci,
porca vacca?
2011/05/30 alle 4:35 pm
[...] Per il resto vale più che mai oggi quanto già ho scritto il 4/09/2010 ne la poesia del dopo Berlusconi. [...]