mahmoud Vahidnia

Tre giorni fa, il 28 ottobre, Mahmoud Vahidnia, un giovane studente, fresco vincitore delle olimpiadi di matematica iraniane, in un incontro all’università di Teheran tra l’ayatollaoh Khamenei, leader supremo e sacro del regime, e gli studenti ha osato prendere, tra altri, la parola, per chiedere a Khamenei quanto nessuno ha mai osato chiedergli.

“Voglio dirle qualcosa”, ha esordito Mahmoud guardando dritto in faccia Khamenei, “perché nessuno può permettersi di criticarla in questo paese? Non è ignoranza questa? Lei ritiene di non fare errori? L’hanno trasformata in una sorta di idolo irraggiungibile che nessuno può sfidare”.

Dopo pochi minuti di sorpresa la televisione di stato ho distolto le telecamere dal ragazzo, che tuttavia ha continuato a parlare per una ventina di mintuti tra gli occhi sbigottiti dei professori. Fortuna ha voluto che il seguito dell’intervento venisse ripreso dai telefonini di qualcuno dei presenti.

Non si sa che fine abbia fatto Mahmoud. Pare sia sparito o, più probabilmente, secondo le abitudini di quel regime poliziesco, sia stato prelevato e fatto sparire chissà dove e chissà come. Di certo non è sparito da internet, dove i filmati del suo intervento sono cliccatissimi.

Amo il coraggio di questo ragazzo intelligente e ingenuo come soltanto gli eroi sanno esserlo; bello e vero come solo la libertà e la vita lo sono; indifeso e forte come sanno esserlo unicamente i profeti e gl innamorati della speranza; puro e autentico come solamente la luce dei mattini più veri può esserlo.

Grazie, Mahmoud. Dovunque tu sia, ti abbraccio.

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