2009/10/10 – Nobel per la pace a Barack Obama
Mi esalta l’assegnazione del Nobel per la pace a Barack Obama. Mi esalta soprattutto per la motivazione. Al di là dei risultati già ottenuti, che pure ci sono e importanti, si è voluto premiare chi, con la sua sola presenza e con la sua azione di pochi mesi ha già cambiato il clima della politica internazionale, aprendolo al dialogo come non mai. Si è voluto premiare l’atteggiamento di quest’uomo. Prima di tutto la pace è un atteggiamento, una “in-tenzione”, è quel tendere verso non un senso, ma verso il senso. E il senso o, come direbbe Kant, il fine per eccellenza è l’uomo, l’uomo che, in tutta la pregnanza della sua diversità e, a volte, della sua sola presenza, “inter-roga” (cioè chiama in mezzo) l’altro uomo, provocandolo al confronto, alla identificazione di sé, a una idenittà sempre più nuova e sempre più ricca.
La storia stessa di Obama è la garanzia del senso e del destino: incarna il con-esserci (mit-sein) di tutta l’umanità. È figlio di un africano e di una americana che, a propria volta, ha radici europee, è marito di una donna che ha le proprie radici nella esperienza tremenda della schiavitù e della violenza sulla donna schiava. È ragazzo in Asia, vive poi nell’Oceania della Hawaii, si afferma a Chicago. Tutti i continenti abitano in lui. Così pure abitano in lui il nero, il bianco, il giallo, il meticcio; abitano in lui Cristianesimo e Ebraismo, Islam, Animismo. Abitano in lui tutte le storie, con le loro tragedie di prevaricazioni, di asservimenti, di colonialismi vecchi e nuovi, di morte e violenze subite e arrecate; con i loro entusiasmi di conquiste, di incontri, di riscatti, di frontiere superate, di orizzonti spalancati, di fecondità nuove e insospettate. A tutto questo caleidoscopico fantastico coabitare lui sta dando sintesi, corpo, unità, vita, parola. Ci sta dicendo che tutto ciò è risorsa, è la risorsa, è la ricchezza vera. Ha saputo dapprima vivere tutto ciò come propria identità e come proposta di utopia, per poi trasformare tutto ciò in disegno politico, cioè in possibilità di piena realizzazione, in responsabilità che ci abilita tutti alla speranza e alla costruzione politica della speranza.
È questo uno di quei rarissimi momenti in cui un uomo sa incarnare in sé e fare vivere in sé stesso l’aprirsi politco della utopia e del sogno.
Evviva il Nobel a Obama. Evviva Obama al Nobel.
2009/10/10 alle 1:38 pm
[...] Faccio seguito qui al mio post sull’assegnazione del Nobel per la pace al Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama (2009/10/10 – Nobel per la pace a Barack Obama). [...]