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Ringrazio di cuore chi l’ha scritta. Anch’io, a modo mio, sono stato da piccolo un bambino discriminato. So che segni può lasciare l’esserlo stato e quanto sia difficile risalire la corrente delle discriminazioni subite. Chi ha scritto questa lettera, dà una carezza al bambino di ieri e rende felice l’uomo di oggi, che vorrebbe tanto avere per amico una persona tanto bella.

Grazie.

 

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Riporto quanto è scritto sulla IV di copertina:

A partire dalla interrogazione quotidiana della cronaca e della realtà, l’autore – blogger con competenza psicologica, etica e politica – analizza quanto è accaduto dalla fine del 2008 all’inizio del 2010: lo sfascio istituzionale e morale della politica italiana (e non solo), il crescente potere delle mafie, la progressiva implosione su sé stessa della famiglia (e con essa e in essa della società) all’interno di violenze intestine anche omicide e di crescenti dinamiche di incesto, la micidiale riproposizione di logiche fasciste e naziste, la chiusura di fronte alle diversità, l’assordante silenzio di parte della Chiesa.

Novità

2010/02/10

È disponibile

il mio nuovo ultimo libro

IMPLOSIONE

Psiche, Politica, Etica e Chiesa

a confronto sul Web

 

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Troverai anche altri tre miei libri,

in particolare

La tenerezza dell’eros

 Il silenzio di questi ultimi 25 giorni è dovuto al lavoro di sistemazione e di pubblicazione di IMPLOSIONE. Ringrazio di cuore chi mi è stato vicino anche in questi giorni, chiedendo notizie del mio silenzio.

 

Riporto quanto è scritto sulla IV di copertina:

A partire dalla interrogazione quotidiana della cronaca e della realtà, l’autore – blogger con competenza psicologica, etica e politica – analizza quanto è accaduto dalla fine del 2008 all’inizio del 2010: lo sfascio istituzionale e morale della politica italiana (e non solo), il crescente potere delle mafie, la progressiva implosione su sé stessa della famiglia (e con essa e in essa della società) all’interno di violenze intestine anche omicide e di crescenti dinamiche di incesto, la micidiale riproposizione di logiche fasciste e naziste, la chiusura di fronte alle diversità, l’assordante silenzio di parte della Chiesa.

Mi scrive un amico:

Caro Gigi, mi permetto di segnalarti un fatto per un tuo eventuale post politico. Ti sei accorto che, mentre tutto il mondo è alle prese con gli aiuti per Haiti, e Obama coordina personalmente la macchina degli aiuti, Berlusconi oggi, nelle stesse ore in cui Obama faceva una conferenza stampa con due ex presidenti, era a Venezia a comprare un palazzo sul Canal Grande? Non ha fatto alcuna conferenza stampa per parlare di questo. Era a Venezia per comprare un intero palazzo e per incontrare Galan, che gli dà dei grattacapi perché vuole la riconferma mentre la Lega pretende la Regione Veneto. Negli stessi minuti anche la Cina si stava occupando degli orfani che brancolano per le vie di Port au Prince. E nessuno dell’opposizione se ne accorge egli rinfaccia questo…

Basterebbe che Bersani convocasse una conferenza stampa per dire: avete visto che mentre si muoveva la macchina degli aiuti per Haiti, Berlusconi era a Venezia a comprare un palazzo? Ecco, ricordatevene alle prossime elezioni regionali…”.

Sottoscrivo alla lettera la segnalazione del mio amico. Aggiungo un interrogativo: come mai nessuno o quasi denuncia fatti come questi? Oltre all’opposizione, dove sono la stampa, la Chiesa, le persone di buon senso?

E poi, che bisogno ha Berlusconi di mostrarsi solerte per le vittime del terremoto di Haiti? Mica ci si può organizzare un G8 ad Haiti. Mica gli haitiani votano. Mica l’ha costruito l’Impregilo l’ospedale di Port au Prince. Mica in tanta povertà ci sono affari appetibili dalle mafie italiane. Mica ci sono Noemi e la D’Addario da fare dimenticare. Che bisogno c’è di fare polveroni? E poi, diciamolo tra noi, chi se ne frega di Haiti e degli Haitiani.  E, se dopo averli aiutati, vengono qui come clandestini, che dice la Lega? Mica si possono ospitare nel nuovo palazzone sul Canal Grande. Anche l’amore ha i suoi limiti. in fondo l’amore è solo un partito. Che pretese! Al limite, nel palazzone sul Canal Grande ci può venire in gondola qualche escort haitiana? Ma ci sono escort  ad Haiti? Bisognerà telefonare a qualche Tarantini haitiano.

Attento, lettore. Il discorso di oggi è fondamentale.

Quando la giustizia, la verità, l’amore, diventano una appartenenza e una identità, lì cominciano la barbarie e la violenza senza più argini.

Quando qualcuno giunge a dire: “Noi siamo i giusti”, “Noi siamo l’amore”, “Noi siamo la verità”, allora ogni prevaricazione non solo è possibile, ma è preventivamente legittimata.

La legge coincide, allora, sempre più con la identità di appartenenza: “Noi siamo la legge, perché noi siamo i giusti, noi siamo l’amore, noi siamo la verità”. Gli altri sono il reato, la colpa: “Io Bene, Tu male”. Gli altri sono l’odio, la falsità, l’illegalità. Non occorrono prove. Basta l’identità.

Certo l’identità all’inizio cambia: gli altri sono di volta in volta “i terroni”, “i Rom”, “i Romeni”, “i gay”, “i clandestini”, “gli islamici”, “i negri”. E, allora, si discriminano prima “i terroni”, poi “i Rom”, poi “i Romeni”, poi i “gay”, poi “i clandestini”, poi “gli islamici”, poi “i negri”. Discriminarli significa anche poterli emarginare, poterli – se capita – picchiare, potere fare qualche raid contro di loro, potere buttare giù le loro baracche, negare i loro diritti: “quali diritti, se solo noi siamo i giusti?”.

Alla fine gli altri diventano semplicemente, radicalmente, micidialmente “gli altri”, “loro”. Ogni essere altro, ogni alterità, ogni diversità, ogni “loro” è prima o poi colpa, reato. Allora “il drogato” Stefano Cucchi può essere torturato e ucciso, allora “il gay” può essere accoltellato, “il barbone” può essere bruciato per noia o fatto morire bagnato e gelato, “il negro” può essere sprangato e scacciato, “la mongola” può essere spinta ad andarsene dalla pizzeria, “il senza braccia” può essere sbattuto giù dal treno ecc. ecc. ecc.! Che importa? Tanto sono “gli altri”, sono soltanto “loro”!

Hai capito, lettore? Così nasce il nazismo, si legittima il fascismo, si preparano i lager, si costruiscono i gulag, si prepara la barbarie.

Caro lettore, in questa logica prima o poi siamo tutti “gli altri”, siamo tutti “loro”. Basta poco a essere “gli altri”, a diventare ”loro” Anche tu lo puoi diventare domani mattina o forse, magari lo sei già. Basta poco per essere “gli altri”, “loro”. Basta che tu e io, lettore, ci dimentichiamo per un attimo che ogni ingiustizia ci tocca, che in ogni uomo picchiato, cacciato, umiliato siamo tutti picchiati, cacciati, umiliati. Basta che, quando qualcuno è ucciso davanti a noi, non lo si guardi, si scavalchi il cadavere, si continui a camminare e respirare come se nulla fosse accaduto. Basta che, quando una famiglia è costretta a uscire da una pizzeria perché ha una bambina con sindrome di down, nessuno esca con loro, nessuno protesti, nessuno si indigni. Basta che quando un ragazzo senza braccia, che non può da solo pagare il biglietto, è fatto scendere dal treno, tutti tacciano e qualcuno ancora più servo di tutti, scriva al giornale giustificando la barbarie. Basta che ciascuno si limiti a gridare e protestare per sé e solo per sé. Quando si difende solo sè stessi, quando gli altri sono un “loro” che non mi riguarda, lì muore il diritto, finisce la legalità, si annienta la civiltà, si aprono le porte di tutti gli Auschwitz della storia. Chi difende solo sè stesos, prima o poi perde e uccide anche sè stesso.

Nihil humanum a me alienum puto (“Nulla che appartenga a una altro uomo non mi riguarda”), diceva Terenzio. A questa frase dobbiamo tornare, questa frase dobbiamo vivere ed essere. Nel nome di questa frase dobbiamo ricominciare a esistere come civiltà. Altrimenti, caro lettore, siamo di nuovo nella barbarie. Capito perché è importante?

Un video girato con un telefonino mostra come muoiono le persone respinte in Libia e dalla Libia “rimandate” ai loro paesi attraverso il deserto. Non ci voleva molta fantasia a pensarlo, ma ora anche gli stupidi possano vedere a quali atrocità portano la politica dei respingimenti e la collaborazione con Gheddafi.

Non so come facciano Berlusconi, Maroni e Compagnia a dormire, ma forse, nel loro caso, avere cadaveri sulla coscienza rimbocca le coperte e fa dormire meglio. Senz’altro più di loro dormono complici gli elettori che li hanno eletti e l’opposizione che assiste e non parla più di tanto, meno che meno fa l’opposizione che testimonia e denuncia.

E che fa quello strano papetto arroccato nelle mura Vaticane, ossessionato dalla Verità e dimentico del vero vivente? Perché non sale ogni Calvario della storia? Perché non va dove l’uomo è ucciso? Perché non mette il piede, la faccia, l’anima nel deserto tra Libia e Niger? Perché non va ad Haiti ad abbracciare chi muore? Perché non va in Amazzonia, in Africa, in Tibet e in mille altri luoghi a impedire i genocidi, a fermare i massacri? Perché non era a Rosarno tra i neri schiavizzati, impallinati, sprangati ed espulsi contro ogni logica e ogni diritto? Perché non denuncia le falsità? Perché lascia che la Chiesa sia ricattata dalle mafie, dalla P2, dai corrotti? Perché lascia la Chiesa in mano al potere castrante dell’Opus Dei e di CL o ai maneggioni salesiani del sudamerica? Perché tace le ambiguità, copre le collusioni, nasconde le omertà, impedisce la verità?

Non basta dire due parole all’Angelus domenicale dall’alto di quella finestra trespolo, che lo zooma all’indietro portandolo e lasciandolo fuori dalle storie e dalle umanità.

Charitas in veritate ha titolato l’ultima enciclica. Non credo sia un caso l’uso di quell’ablativo e di quello stato in luogo. Per lui l’amore (charitas) è un contenuto dentro una verità statica, una verità contenitore. L’amore per lui è come una lumaca o un mitile dentro a un guscio chiamato verità. Forse non era meglio dire e vivere Charitas in veritatem? L’amore si coniuga con la verità solo se la verità è tensione, cammino, inquietitudine; solo se vive nell’incontro e nella relazione con quel vero vivente che è l’uomo, gli uomini, gli esodi, i drammi, i calvari quotidiani, la vita di chi vorrebbe vivere e non disperare. Non si possono evitare le shoah della storia restandosene chiusi nelle mura vaticane. E, se proprio vogliamo dirla in latino, Charitas vera inter homines est, cum hominibus est, in hominibus loquitur ac vivit, quia Logos habitat in nobis.

Come dimostrano i tragici fatti di Rosarno, i conti tornano: se non altro quelli che legano tra loro da un lato ‘Ndrangheta, Camorra, mafie e delinquenze organizzate, dall’altro gli oggettivi interessi di consenso, di immagine e di depistaggio dell’attenzione propri della maggioranza.

La maggioranza di governo, stabilendo il reato di clandestinità, ha oggettivamente facilitato la riduzione in schiavitù e lo sfruttamento di decine di migliaia di clandestini in molte zone d’Italia, soprattutto meridionale. Con persone senza più alcuna parvenza di diritto, senza alcuna tutela e già in partenza colpevoli di esistere, i caporali della ‘Ndrangheta, della Camorra, delle mafie e delle delinquenze organizzate ora possono fare tutto e di tutto, arricchendo ulteriormente i boss. Per giunta le possibilità di investimento e di sfruttamento di questi ultimi sono ulteriormente aumentate grazie allo scudo fiscale e al ritorno quasi del tutto gratuito di molti capitali dall’estero.

Da “persone d’onore” quali sono, ora i boss e le loro organizzazioni restituiscono il favore.

Sparando e sprangando (o lasciando sparare e sprangare), provocando la reazione dei clandestini, permettono al ministro Maroni di affermare che c’è stata, c’è e – quindi – non ci deve più essere “troppa tolleranza verso gli stranieri”; permettono ai giornali e alle agenzie informative della maggioranza di fare passare le vittime per aggressori, gli sfruttati per violenti, i poveri cristi per diavoli incalliti, presentandoli come terribile, temibilissima minaccia. Tutto ciò alza il livello della paura e della paranoia sociali all’inverosimile, con molta più efficacia di quanto farebbero bombe pilotate e attentati provocati o lasciati accadere. Per chi urli contro “lo straniero”, per chi esibisca fermezza e intolleranza più o meno velatamente xenofobe, il ritorno di consenso anche elettorale è garantito; il polverone e il conseguente silenzio sui programmati prossimi provvedimenti ad personam è assicurato; la campagna elettorale per le regionali è già lanciata. Inoltre ogni possibile opposizione sarà tacciata di odioso e invidioso ostacolo alla decisa azione del governo.

Come dicevo, i conti tornano.

Peccato che nessuno chieda da che parte e come continuano a venire gli stagionali. Non era finito l’afflusso dei clandestini? Non c’erano stati prodigiosi e risolutivi accordi con Gheddafi?

Forse, come dice Maroni, la colpa è davvero della passata eccessiva tolleranza. Gli stagionali non sono arrivati adesso. Erano già qui, in letargo, in attesa che maturassero i mandarini prima e i pomodori dopo. Sono proprio animali, per giunta vanno in letargo e purtroppo non sopportano spari e sprangate.

Il passo che segue è preso da una nota del mio libro La tenerezza dell’eros (acquistabile presso ilmiolibro.it).

L’occidente si costituisce con logica difensiva. Nell’antica Grecia, lo straniero era chiamato “barbaro”: si tratta di una parola di origine onomatopeica (giocata sulla ripetizione balbettante della sillaba βα accentuata dal allitterante rotacismo della ρ), che indica il “balbettante”, con riferimento chiaramente svalutante nei confronti di ogni altra lingua e di ogni altro popolo che non fossero quelli ellenici e che quindi non fossero uniti e identificati dalla parresía, cioè da quel “parlar franco”, che caratterizza come tale l’uomo greco [illuminante, al proposito risulta la nota di Massimo Cacciari: “La parresía è l’elemento che il Greco avverte come ciò che massimamente lo distingue del barbaro. L’esule soffre della perdita della parresía come della mancanza del bene più grande (Euripide, Fenicie, 391). Inutile ricordare che il valore della parresía svolgerà un ruolo decisivo nell’Annuncio neo-testamentario. E dunque entrambe le componenti della cultura europea vi trovano fondamento.” (Geofilosofia dell’Europa, Adelphi, Milano, quarta edizione 2003, p. 21, nota 2)].

La stessa parola pólis, che è la parola cardine di tutta la organizzazione culturale, sociale e politica (guarda caso, politica deriva proprio da pólis) del mondo greco e, di conseguenza, di quello occidentale, rivela nella sua etimologia la struttura originariamente difensiva della città greca: deriva dal verbo pímplemi, che vuole dire “riempire”, in riferimento all’azione di riempimento del terrapieno difensivo all’interno del quale si costruiva la città.

Chi ha subito un danno senza poterlo adeguatamente elaborare, alla fine sarà lui a danneggiare gli altri, più di quanto egli abbia subito e sofferto. Vale per gli individui, per i gruppi sociali, per intere culture, in una tragica inversione di ruoli che fa della storia e delle vicende umane un rifluire ostinato di dolori senza fine, a parti invertite. Le antiche vittime sono ora i nuovi persecutori, ancora più crudeli degli antichi: scaricano sulle nuove vittime il rimbombo devastante delle proprie ferite mai guarite e mai riscattate, soltanto in apparenza dimenticate, in realtà solo rimosse o negate (cioè lasciate vivere negli anfratti patologici dell’anima).

Pensavo a questo riflettendo sulle crudeltà che per esempio gli ebrei d’Israele di frequente infliggono al popolo palestinese, sfrattato dalla propria terra, da ormai tre generazioni sul”orlo della estinzione.

Pensavo a questo guardando l’assurdità di molta gente delle della mia terra bergamasca, per secoli e secoli crocefissa da miserie, da emigrazioni, che hanno lacerato il tessuto sociale con frequenza e intensità inaudite, segnando l’anima di dolore spaesante. Nel mio lavoro di psicoterapeuta vedo i segni ancora sanguinanti di queste crocifissioni tanto presenti, quanto taciute o misconosciute, come di solito succede alle ferite più antiche e profonde dell’anima. Ora in questa mia gente ci sono molti tra i più intolleranti e cattivi razzisti e xenofobi, forse i più rigidi e sordi nelle discriminazioni e nella emarginazioni, loro che hanno ancora nella carne delle loro piaghe sofferenze simili a quelle che oggi producono.

Senza elaborazione delle proprie ferite, si ferisce. Senza abbraccio del proprio dolore, si toglie dall’abbraccio affogando gli altri nel dolore.

Tragicamente ci si proietta a ruoli invertiti nell’altro. Nell’altro si continua a colpire sé stessi. Nella morte dell’altro si ripete la propria morte. Forse vittima e persecutore sono a tale punto l’una dentro l’altro, che solamente l’odio può dare l’illusione della distanza e di una diversificazione che non c’è, dimenticando quanto si è fratelli.

Coccaglio è qui a pochi chilometri, sulla strada che da Bergamo porta a Brescia. Proprio a Coccaglio, il sindaco leghista Franco Claretti, per mano dell’ “Assessore alla Sicurezza” Claudio Abiendi, sta attuando l’operazione White Christmas. Fino a Natale, non si sa con quanta gentile fermezza, verranno attuati controlli a tappeto, di casa in casa, per verificare i permessi di soggiorno degli immigrati: se non saranno in regola, verrà “revocato il permesso di residenza”, seduta stante e con tutta la non bene precisata forza concessa ai sindaci dal Pacchetto Sicurezza approvato di recente.

L’azione è in corso dal 24 ottobre, dopo che Claretti espresse l’idea e l’intenzione di questo progetto a una convention di sindaci leghisti a Milano, all’Hotel Leonardo da Vinci, riscuotendo viva approvazione dai colleghi e dallo stato maggiore del Carroccio. “Il ministro Maroni è un uomo pratico – ha puntualizzato Claretti – ci ha dato dei consigli per attuare il provvedimento senza incorrere nei soliti ricorsi ai giudici”.

Non si capisce perché per indicare l’operazione si sia ricorsi all’espressione americana e holliwoodiana White Christmas, rinunciando – penso a malincuore – a una più ruspante e dialettale, del tipo “Nedàl sensa nigher”. Né si capisce perché, all’inglese, si parli di convention e non – più padanamente – di riuniù o di còngrega oppure – più alla medievale – di “dieta”.

Né tanto meno si comprende come il Ministro degli Interni possa dare suggerimenti su come evitare che qualcuno possa, secondo i diritti di legge, ricorrere ai giudici. Ancora meno si comprende come e perché il Ministro riservi questi consigli solo ai sindaci leghisti. Se sono consigli da Ministro, perché Maroni non li dà a tutti i sindaci d’Italia, magari passando attraverso la doverosa e istituzionale mediazione dei Prefetti? Se – come temo – non sono consigli da Ministro, con quale senso della legalità e del rapporto tra potere esecutivo e potere giudiziario Maroni gestisce il Ministero degli Interni? Se, metti caso, tra Carabinieri, Poliziotti, agenti dei Servizi Segreti, Prefetti e quant’altri dipendano istituzionalmente da lui, ci sono carabinieri poliziotti, agenti, Prefetti leghisti, anche per questi è, secondo Maroni, prevista o prevedibile una comunicazione a parte, esclusiva, sui generis, magari tale da evitare possibili e legittimi ricorsi ai giudici da parte di qualcuno?

L’assessore Claudio Abiendi, che nel 1992 fu, a quanto dice, tra i fondatori della Lega, precisa: “per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana”.

Non so come il povero Abiendi riesca a concepire una “tradizione cristiana” che non sia una “festa dell’accoglienza”. Natale per un cristiano non è forse la festa della massima accoglienza: quella del mondo, che accoglie in sé l’estrema diversità e l’estrema alterità di Dio, e quella di Dio, che in Gesù nascente manifesta l’Incarnazione, cioè l’unirsi e l’accogliersi reciproco di divinità e umanità in un’unica persona?

Che cosa avrebbero fatto Franco Claretti e Claudio Abiendi se, a suo tempo, fossero stati Sindaco e “Assessore alla Accoglienza” di Betlemme? Come si sarebbe poi comportato Roberto Maroni, se dopo l’Epifania e dopo il ritorno a Gerusalemme dei Re Magi, fosse stato il Ministro degli Interni di Erode?

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