A quanto accennano alcuni articoli di giornale, si è già aperta la lotta per la successione di Letizia Moratti a sindaco di Milano. Dopo la straripante vittoria al Nord, la Lega rimpiange di non avere insistito per avere Roberto Castelli Presidente della Regione Lombardia. Ora vuole almeno il Comune.

Decisivo nella lotta sarà, a mio avviso, lo scontro underground tra i due grandi potentati teocratico-finanziari dell’Opus Dei da un lato e di Comunione e Liberazione dall’altro.

Roberto Formigoni, eletto per la quarta volta a Presidente di Regione, nonostante la legge preveda ben altro, è – come ben si sa – un membro dei Memores Domini, che di CL costituiscono il sancta sanctorum “adulto”, che detiene il vero quanto nascosto potere di CL e della “borsa” di CL, cioè la Compagnia delle Opere, vero e proprio centro di potere:

  • con le cooperative cielline e con numerosi e consolidati primariati detta legge nella sanità pubblica e privata lombarda,
  • con la sistematica acquisizione di molte scuole prima appartenenti a congregazioni religiose gestisce la grandissima parte delle “scuole cattoliche”, utilizzandole come luogo di assunzione di ciellini e come luogo di proselitismo,
  • c) con i suoi capitali detta condizioni a molte banche, forte anche della posizione che molti ciellini hanno nei C.d.A.,
  • con la compiacenza più o meno passiva dei vescovi occupa posti di rilievo nella stampa (non solo scritta) nazionale, provinciale e locale (per esempio il più potente giornale locale, “L’Eco di Bergamo” che vende decine di migliaia di copie al giorno, è diretto dal ciellino Ettore Ongis).

Comunione e Liberazione già al ballottaggio dello scorso anno si schierò pubblicamente con Penati. Questo asse continua tuttora. Molti imprenditori ciellini o vicini a CL lo vedono di buon occhio; non a caso Penati è stato proprio stamane morbidamente e carinamente intervistato su “Canale 5” dal falco berlusconiano Del Debbio. Lo stesso Martina, delfino di Penati, è, a quanto si sa, appoggiato da imprenditori ciellini; né certo gli è mancato un occhio di riguardo da parte de “L’Eco di Bergamo”, che, essendo Martina candidato nella lista “provinciale” di Bergamo soltanto per motivi anagrafici, lo ha trattato con benevolo e più che vellutato riguardo durante la recente e appena finita campagna elettorale.

Si deduce perciò che, nella lotta per il posto di Sindaco di Milano, il PD non mancherà di certo di appoggiare le richieste della Lega, evitando così problemi a Formigoni in Regione.

Come al solito, molto più nascosto e sotterraneo il gioco dell’Opus Dei, che nella propria azione è ancora più settaria di CL. Già quando era ministro della Pubblica Istruzione, Letizia Moratti privilegiò le istituzioni, scuole, ecc. “vicine” all’Opus Dei (scrivo “vicine”, perché, come ben si sa, l’Opus Dei non figura mai direttamente come proprietaria di strutture, istituzioni, immobili, comportandosi di fatto, sotto molti aspetti, come una realtà tanto impenetrabile da farla considerare una “società segretà” agli occhi di persone non certo sprovvedute o avventate nei giudizi). Prevedibile quindi che l’asse Moratti-Opus Dei continui anche ora e anche nel futuro, forte dell’appoggio del molti alti, potenti e nascosti dirigenti e funzionari pubblici e privati che fanno capo all’Opus Dei, più o meno direttamente.

La preoccupazione più grande è che la lotta tra CL e Opus Dei sarà criptica, per lo più invisibile e – quel che ancora è più grave – sarà dettata da logiche che, prima di rispondere a principi di fedeltà civile e istituzionale, sarà soggetta a criteri di obbedienza e di assoluta e cieca sequela delle direttive non certo disinteressate di CL e dell’Opus Dei. Difatti per un ciellino (in particolare, ripeto, per un Memores Domini) e per un opusiano primo e intrascendibile valore è l’obbedienza alla propria “famiglia” (così usano, per esempio, dire gli opusiani, quando parlano dell’Opus Dei, un po’ come fanno i mafiosi quando parlano della mafia).

Intanto i cittadini e i liberi laici cristiani staranno a subire, senza neppure potere vedere e capire. Se questa è democrazia …

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Riporto quanto è scritto sulla IV di copertina:

A partire dalla interrogazione quotidiana della cronaca e della realtà, l’autore – blogger con competenza psicologica, etica e politica – analizza quanto è accaduto dalla fine del 2008 all’inizio del 2010: lo sfascio istituzionale e morale della politica italiana (e non solo), il crescente potere delle mafie, la progressiva implosione su sé stessa della famiglia (e con essa e in essa della società) all’interno di violenze intestine anche omicide e di crescenti dinamiche di incesto, la micidiale riproposizione di logiche fasciste e naziste, la chiusura di fronte alle diversità, l’assordante silenzio di parte della Chiesa.

Barack Obama, in un anno soltanto, pare proprio avercela fatta. Almeno per quanto riguarda la Camera dei Rappresentanti, il testo della riforma sanitaria è passato. Se passerà anche al Senato, diverrà legge dello stato. Tutti i cittadini avranno la copertura necessaria per farsi curare. Già questa prima approvazione è una straordinaria vittoria: apre finalmente alla liberazione dei più poveri dalla schiavitù della impossibilità di curarsi; avvia la limitazione del potere politico e finanziario della lobby delle assicurazioni sanitarie; afferma già nel concreto di un voto importante il diritto alla salute.

Tutti i democratici hanno votato compatti a favore. In più c’è stato anche il sì del repubblicano Anh Joseph Cao. Il successo politico di Obama è notevole, visto l’enorme potere che le lobbies finanziarie hanno negli USA e dato il loro poderoso tentativo di bloccare la riforma. Ha convinto di persona gli ultimi democratici incerti ed ha così vinto la sua prima grande battaglia, dimostrando di non essere soltanto l’uomo degli annunci e delle promesse.

In Italia, intanto, la sanità sta sempre più peggiorando. Oltre a essere culla di gravi episodi di mala sanità soprattutto in alcune regioni, è preda di avventurieri e approfittatori di ogni tipo, come purtroppo lasciano intravedere i fatti pugliesi legati all’affaire Tarantini-Berlusconi e i dubbi laziali relativi all’affaire Marrazzo-Berlusconi-Angelucci e giornali collegati. In Italia il diritto alla sanità è sancito dalla Costituzione, ma troppo smentito dai fatti. Né pare esserci una vera e forte volontà politica che, almeno in ordine al diritto alla salute, applichi fedelmente la Costituzione e non la smentisca nei fatti. Il che porta, per forza di cose, la sanità sempre più nelle mani di interessi privatistici e quindi di logiche mafiose. Dove lo stato si indebolisce, si rafforza e si legittima la mafia.

La sanità è sempre più in mano alle lobbies delle cooperative; qui in Lombardia per esempio si sta creando nella sanità un vero e proprio impero ciellino, con il potere finanziario della Compagnia delle Opere e delle banche che la favoriscono, magari sotto l’alibi e il presto della vicinanza (sic!) ai principi cristiani. I legami tra sanità e politica, anche di bassissimo livello, sono spaventosi, come anche di recente ci hanno suggerito i fatti, per esempio quelli campani emersi in ordine a Sandra Lonardo in Mastella (si comincia sempre meglio a comprendere a chi e perché il governo Prodi desse tanto fastidio). Ne esce l’idea di una rete di potere e di sottopotere che controlla la nomina di primari e dirigenti, la costruzione di ospedali e reparti, l’attribuzione di appalti, l’acquisto di materiale e di apparecchiature, con criteri molto dubbi, oggettivamente mafiosi o tendenzialmente tali, di certo non primariamente finalizzati al bene del cittadino e al suo diritto alla salute.

Non va certo dimenticato e taciuto quanto alla base di tutto ciò ci stia uno strapotere finanziario e politico delle case farmaceutiche e degli ordini professionali a queste collegate. Il che, tra l’altro, blocca l’evoluzione della scienza medica vincolandola a logiche organicistiche e farmaceutiche spesso del tutto lontane da ogni vera libertà epistemologica e, perciò, del tutto vicine a logiche di potere autoreferenziali e mafiose. Sarebbe interessante per esempio verificare con quali criteri vengono incanalati e attribuiti i fondi pubblici e meno pubblici, istituzionali e meno istituzionali, in ordine alla ricerca, con i vari Telethon e le varie giornate dedicate alle più disparate associazioni, largamente pubblicizzate da televisioni pubbliche e meno pubbliche. Il dubbio che i fondi finiscano con il rifluire, soltanto o quasi, nelle casse delle case farmaceutiche è molto, molto forte, dato che l’utilizzo dei fondi non è di certo pubblicizzato tanto quanto le plebiscitarie ricerche dei fondi stessi. E anche su questo la Chiesa tace, purtroppo.

Dopo il galoppante delirio paranoide e maniacale (si può chiamarlo in altro modo?), cui abbiamo assistito questa notte con l’irruzione di “Superman” a Porta a Porta (vedi il mio post precedente 2009/10/08 – Delirio e volgarità: Berlusconi a Porta a Porta), mi parrebbero d’obbligo tre considerazioni:

1) se, come sembra, Veronica ha ragione e Lui è davvero tanto, ma proprio tanto bisognoso d’aiuto, allora occorrerebbe procedere a un ricovero coatto, dato che il diretto interessato non pare proprio dell’avviso di farsi autonomamente curare;

2) chi circonda il poveretto e di fatto – consciamente o inconsciamente – collude con la sua patologia è gravemente corresponsabile di quanto egli sta facendo;

3) chi non informa – liberamente o meno – l’opinione pubblica della patologia in atto, chiamandola per quello che pare essere, è altrettanto gravemente corresponsabile dei danni che questa situazione sta provocando e provocherà sempre di più al nostro stato, alla nostra società, alla nostra vita e alla di Lui salute.

Riguardo ai funerali dei sei militari uccisi a Kabul, ha ragione Oliviero Diliberto a definire vergognoso il silenzio di questa sera del Tg1, che ha taciuto sia il “ritirateli” gridato da molti cittadini alla fine della cerimonia, sia la frase “pace subito” scandita da un uomo durante la messa, al momento dello scambio del segno di pace. Comunque la si pensi, credo sia doverosa la compiutezza della informazione.

Che Augusto Minzolini, il direttore del Tg1, sia giornalista del tutto discutibile sono in molti a dirlo in questo clima di diffusa preoccupazione per la libertà di espressione e di stampa. Che poi taccia in particolare sul dissenso in ordine alla prosecuzione della spedizione in Afghanistan, fa sorgere cupi pensieri. Che teme Minzolini? Che si possa riflettere sul senso di questa “missione”, suoi suoi perché, sulle sue motivazioni? Se queste sono davvero e soltanto l’aiuto al popolo afghano perché con la pace ritrovi la democrazia e/o il contrasto al terorrismo di Al Qaeda attraverso la lotta ai Talebani, che cosa  c’è da temere da parte di Minzolini e di chi sta dietro a Minzolini? Se sono motivazioni autentiche e reali, ogni dissenso e ogni conseguente dibattito possono permetterne soltanto e sempre meglio la riaffermazione e con questa la formazione di una maggiore unità e solidarietà tra i militari e il paese. O forse Minzolini teme che le motivazioni non siano autentiche e reali? Ma allora perché non esprime questi suoi timori e, da corretto giornalista, non dice su che cosa questi timori si fondano? O forse – ancora peggio – sa che le motivazioni sono altre, talmente altre che non le può dire, talmente altre che è meglio evitare il rischio di ogni possibile dubbio e di ogni possibile discussione?

Di certo tutti questi interorgativi inquietano e, purtroppo, inquinano la possibilità di un dolore condiviso fino in fondo, tale cioè da essere esente dalla rabbia di non potere capire davvero, dal dubbio che ci stiano prendendo in giro, dal pensiero che dietro queste morti ci siano interessi molto ma molto diversi da quelli dichiarati.

E perché, mentre Bossi può dire che quei ragazzi devono tornare subito, i cittadini non possono dirlo?

Un’ultima annotazione. Mi ha molto ferito che a strattonare via l’uomo che scandiva “pace subito” sia stato un sacerdote, un celebrante. Ha lasciato il suo posto di celebrante e la sua funzione di sacerdote e si è trasformato in buttafuori. Lui, uomo che stava rinnovando il sacrificio di Gesù, con energia fuori misura e fuori ruolo zittiva e buttava fuori un uomo che voleva la pace subito. Perché non lo ha abbracciato? Perché non ha messo anche quelle parole lì su quell’altare? Quell’altare, come ogni sacerdote dovrebbe sapere e vivere, è Gesù. e, a quanto ne so, anche Gesù voleva la pace e di certo la voleva il più in fretta possibile, senza che, come disse a Pietro, vengano usate spade e senza che, come forse direbbe oggi, vengano usati celebranti come buttafuori.

Stando a quanto ha detto ieri sera a “Porta a Porta” l’Impunito e Impunibile (speriamo nella Consulta), nel mio piccolo probabilmente anche io  sono un “farabutto” e un “delinquente, visto che con totale convinzione penso che la libertà di espressione, di stampa e di parola siano gravemente a rischio oggi in Italia. Non avendo votato per lui, già sapevo di essere, sempre a detta del “Premier”, un “coglione”.  

Ringrazio “Superman” per tutti i titoli che ni attribuisce attraverso la televisione del mio Stato, pagata anche dalle mie tasse, perchè anche io sia offeso da una persona “malata” che è un “niente”. Tutti questi titoli mi commuovono. Mi sentirei molto peggio se un tipo del genere dicesse che sono una persona ok. Visto come ragiona, probabilmente mi offenderei e sciaguratamente non potrei ringraziarlo.

Nella persona dell’Alto Commissario per i Diritti Umani Navy Pillay, l’ONU accusa l’Italia per la gravi discriminazioni cui sono soggetti i ROM e per la politica dei respingimenti, che “con una chiara violazione del diritto internazionale, vengono abbandonati e respinti senza una adeguata verifica del fatto che stiano e meno fuggendo da persecuzioni”. Pillay ricorda anche il “tragico” episodio del gommone di eritrei lasciati morire in mezzo al mediterraneo. Per fortuna che c’è l’ONU.
Politica dei respingimenti significa, con logiche che a me paiono naziste (negare sistematicamente la dimensione di persona propria dell’essere umano: questo è per me il nazismo, questo è il significato del nazismo), fare morire i profughi in mare o mandarli incontro a probabilissima morte e a certissima violenza in Libia (si sono viste le foto drammatiche), nella patria di Gheddafi, il socio d’affari di Berlusconi.
Roberto Maroni, ministro degli Interni (cioè quinta carica dello Stato, uno dei gradini del cursus honorum che può portare direttamente alla Presidenza della Repubblica), inneggia pubblicamente alla Secessione, cioè spregia e violenta lo Stato di cui è ministro, se è vero, come è vero, quello che dice Furio Colombo: “Nel diritto internazionale la dichiarazione di secessione, o di intento di secessione è un atto di spregio e violenza della parte secessionista contro la parte che – con la secessione – si vuole punire e amputare”.
A Venezia due camerieri extracomunitari sono stati pestati e insultati da un comando leghista.
Non si contano i pestaggi di inaudita violenza contro gli omosessuali.
La libertà di stampa e di espresisone viene ogni giorno di più mortificata e impedita, trasformando andhe la televisione di stato in un’agiografica esaltazione della “cosa Berlusconi”. Sembra di vedere certe sommarie scenografie di facciata, che dietro non hanno nulla, proprio come il cerone e il lifting del nostro “Premier”. Stasera, con Ballarò oscurato, avremo un’ulteriore episodio di negazione della libertà di stampa. Si farà vedere il poco fatto, perchè non si veda il molto non fatto. Intanto “Superman” dopo Boffo intimidisce pure Fini grazie ai suoi killer giornalistici che paga e indirizza, salvo dissociarsi da loro dopo che il sasso è lanciato.
La povera patetica Maria Stella Gelmini lasca i precari in piazza e dice lei insegnante – che gli insegnanti non devono fare politica nella scuola. Non sa che cosa dice. Perchè non prova a leggere don Milani? Come si fa a pensare e a vivere senza fare e essere politica? Come si fa a insegnare senza fare e essere politica? Non so che intenda per “politica” la poveretta. Forse pensa che pure lei non stia facendo politica.
I giovani intanto continuano a morire sulle strade (sulle stragi del sabato sera vedi il mio articolo Perché muoiono tanti giovani sulla strada), avvolti da sballi incoscienti, in cui cercano di affogare l’impotenza e la disperazione.
Le famiglie stanno implodendo sempre più in vuoti vertiginosi e tragici, di cui i ricorrenti episodi di omicidi e suicidi in famiglia sono solo la punta dell’iceberg.

Per non parlare della disoccupazione e dell’aumento della miseria.

Questa è la nostra povera Italia.

 

Financial Times: “alte fonti governative”dicono che “presto” Berlusconi se ne va – 25/06/’09

Già da tempo questo blog l’aveva detto: la fine della “cosa Berlusconi” è prossima, dovuta ai poteri forti che finora l’hanno creata, sostenuta e protetta con evidente complicità e collusione di interessi.

Conferma in tale direzione viene dal Financial Times, giornale finanzario londinese di assoluta credibilità internazionale: “importanti alleati di Silvio Berlusconi nella coalizione di governo stanno già contemplando un futuro senza di lui”; “è uno scenario completamente nuovo, il panorama sta mutando”; “presto” ci saranno le dimissioni. Più ancora del fatto che a scrivere sia un giornale di tale spessore, è il fatto che si muovano alte personalità di governo e di potere e che esse chiedano l’anonimato: non vogliono soltanto lasciare uscire indiscrezioni; evidentemente vogliono in prima persona lanciare messaggi minacciosi per qualcuno e rassicuranti per altri. Altrimenti la fonte non sarebbe di questo livello, né il canale prescelto sarebbe tanto autorevole e così palesemente super partes.

Questo blog ha più volte detto quanto i poteri forti, cioè la mafia che va dagli Usa e dalla Colombia fino alla mafia europea e italiana (con annesse ‘Ndrangheta, Camorra e Santa Corona Unita), la P2, l’industria del riciclaggio (società off shore, guerra e droga) e la parte del Vaticano legata alla mafia, alla P2 e al riciclaggio, non potevano più tollerare l’impresentabile “cosa Belusconi”, soprattutto in epoca di grande difficoltà (per loro) quale è quella successiva alla elezione di Obama e al riassetto della politica internazionale e del ruolo in essa dell’Europa e delle mafie europee vecchie e nuove.

Le connessioni colombiane sottese all’affaire Zappadu Ecoprensa Colombia (vedi 2009/06/16 – Le foto di Zappadu a Villa Certosa, la Colombia e il viaggio in USA), il coinvolgimento di servizi segreti di molti paesi americani, europei e dell’est, le inchieste provenienti – guarda caso – dalla Puglia, l’imbarazzante silenzio del Vaticano erano segnali già più che sufficienti. La grave situazione di inaffidabilità e instabilità psicologiche, che quotidianamente emerge dal comportamento di Berlusconi a conferma ogni giorno di più della esattezza di “diagnosi” data dalla moglie Veronica (“sta male”, “va aiutato”), non è più tollerabile da chi deve garantire la persistenza di interessi finanziari non dichiarabili, enormi e del tutto incomparabili con il potere dello stato italiano.

Resto curioso – come ho già detto – su come avverrà la fine. Non penso che sia tanto facile liberarsi di Berlusconi in modo formalmente liscio e tranquillo. Mi pare questa la vera difficoltà per i poteri che finora hanno avuto interesse a fare nascere e crescere la “cosa”. Ed è proprio questa difficoltà l’unica vera carta giocabile rimasta in mano a Berlusconi, che, come è tipico delle personalità gravemente disturbate che annusino prossima la fine, può spingere al paradosso psicotico - paranoide e maniacale - le proprie azioni. È come se sotto sotto la sua forza stesse in una minacciosa sfida di onnipotente follia, più o meno di questo tenore: “visto che volete farmi fuori, vi sfido: vediamo se riuscite a distruggermi prima e più di quanto io posso fare male a voi”.

In questa ottica offrire uno scenario quale il G8 potrebbe costituire una eccessiva opportunità offerta a Berlusconi, al tempo stesso un rischio sproporzionato, troppo potenzialmente micidiale per i poteri forti che non vogliono più Silcio. Per questo motivo, dovrebbe succedere qualcosa prima, “presto”. Il burattino non risponde più ai fili di chi lo ha sempre tenuto in pugno. Di qui la paura e l’urgenza dei burattinai.

Traduzione da José Saramago: LA COSA BERLUSCONI – 07/06/’09

Non vedo proprio che altro nome potrei darle. Una cosa pericolosamente simile a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi, se un vomito profondo non lo sradicherà dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrodere le vene e distruggere il cuore di una delle più ricche culture europee. I valori fondamentali della convivenza umana sono calpestati tutti i giorni dalle zampe vischiose della cosa Berlusconi, che tra i suoi molteplici talenti possiede una funambolica abilità nell’abusare delle parole pervertendone il senso e il significato, come nel caso del Polo della libertà: così si chiama il partito con cui agguantò il potere. Ho chiamato delinquente questa cosa e non me ne pento. Per ragioni di natura semantica e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente possiede in Italia una carica negativa molto più forte che in qualsiasi altro idioma parlato in Europa. Per tradurre in forma chiara e tale da lasciare il segno quello che penso della cosa Berlusconi, uso il termine nella accezione che la lingua di Dante gli attribuisce di solito, sebbene sia più che dubbio che Dante lo abbia usato alcuna volta. Delinquenza, per me portoghese, significa, in accordo con i dizionari e la pratica corrente della comunicazione, “atto di commettere delitti, disobbedire alle leggi o ai principi morali”. La definizione calza alla perfezione e senza forzatura alla cosa Berlusconi, fino al punto di sembrare più una seconda pelle che non un vestito messo addosso. Sono anni che la cosa Berlusconi sta commettendo delitti di diversa, ma sempre dimostrata gravità. Colmo dei colmi, non è che disobbedisca alle leggi, ma, peggio ancora, le fa fabbricare a salvaguardia dei suoi interessi pubblici e privati, di politico, imprenditore, e accompagnatore di minorenni, e, per quanto riguarda i principi morali, non merita neppure la pena di parlarne, non c’è chi non sappia in Italia e nel mondo che la cosa Berlusconi da molto tempo è caduta nella più completa abiezione. È il primo ministro italiano, questa è la cosa che due volte il popolo italiano ha eletto perché gli serva di modello, questo è il sentiero della rovina che porta a travolgere e annullare i valori di libertà e dignità che impregnarono la musica di Verdi e l’azione politica di Garibaldi, quelli che fecero dell’Italia del secolo XIX, durante la lotta per la unità, una guida spirituale dell’Europa e degli europei. È questo che la cosa Berlusconi vuole gettare nella pattumiera della Storia. Finiranno con il permetterlo gli italiani?

(trad. mia da El Paìs del 06/06/2009)

Perché faranno fuori Berlusconi. Lui intanto schizza fango su Veronica – 1/06/’09

Un mio amico mi chiede perché sono così sicuro che Berlusconi, fisicamente o anche solo politicamente, verrà fatto fuori. Semplice: la mafia, soprattutto quella legata alla finanza americana e all’industria del riciclaggio, la P2 e la parte piduista del Vaticano non hanno alcun interesse a vedere compromessa la posizione internazionale dell’Italia a causa di Berlusconi, della sua impresentabile immagine e della sua incapacità politica. Quanto ha detto ieri Roberto Maroni da Lucia Annunziata (vedi post di ieri) a modo suo dà conferma di quanto mi suggerisce quella progressiva lettura dei fatti espressa nei post dei giorni scorsi.

L’incidenza decisiva delle ragioni internazionali su quelle nazionali è la vera ragione della necessaria estromissione di Berlusconi, così come lo è stata per molti momenti della storia d’Italia.

Una cosa è comunque certa: Berlusconi prima di andarsene schizzerà fango, molto fango; e, se potrà, trascinerà con sé il maggior numero di compagni di viaggio possibile.

La logica dell’emmerdeur unita a quella di “muoia Sansone con tutti i filistei” è tipica delle personalità disturbate a livello narcisistico, quando avvertono l’odore della fine. Chi non li loda, viene infangato. Chi cerca di colpirli, viene distrutto. Su tutti e prima di tutti la donne; più di tutte e prima di tutte la moglie, figura trasferale per eccellenza, sulla quale proiettare e nella quale identificare l’odio e la rabbia inconsci. Tramite i suoi sodali e giornali, Veronica è la prima vittima dell’emmerdeur, poi verranno tutte le altre vittime, donne o uomini. Tante e tanti quanta è la grandiosità del personaggio; tanti e quanti il tempo gli lascerà il tempo di infangare e possibilmente distruggere.

 

 

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