“Non ci sto”. Lettera di un cittadino di Adro per i bambini discriminati in mensa – 15/04/’10
2010/04/15
CLICCA QUI -> Cittadino di Adro
Ringrazio di cuore chi l’ha scritta. Anch’io, a modo mio, sono stato da piccolo un bambino discriminato. So che segni può lasciare l’esserlo stato e quanto sia difficile risalire la corrente delle discriminazioni subite. Chi ha scritto questa lettera, dà una carezza al bambino di ieri e rende felice l’uomo di oggi, che vorrebbe tanto avere per amico una persona tanto bella.
Grazie.
Parlare di politica e fascismo
2010/03/18
Quando negli spazi e nei tempi pubblici di una società o di un popolo non si può e non si riesce a parlare di politica, lì c’è già il fascismo.
È disponibile
il mio nuovo ultimo libro
Se lo vuoi, vai su www.ilmiolibro.it
in “cerca” digita “gigi cortesi”
Riporto quanto è scritto sulla IV di copertina:
A partire dalla interrogazione quotidiana della cronaca e della realtà, l’autore – blogger con competenza psicologica, etica e politica – analizza quanto è accaduto dalla fine del 2008 all’inizio del 2010: lo sfascio istituzionale e morale della politica italiana (e non solo), il crescente potere delle mafie, la progressiva implosione su sé stessa della famiglia (e con essa e in essa della società) all’interno di violenze intestine anche omicide e di crescenti dinamiche di incesto, la micidiale riproposizione di logiche fasciste e naziste, la chiusura di fronte alle diversità, l’assordante silenzio di parte della Chiesa.
Novità
2010/02/10
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IMPLOSIONE
Psiche, Politica, Etica e Chiesa
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Troverai anche altri tre miei libri,
in particolare
La tenerezza dell’eros
Il silenzio di questi ultimi 25 giorni è dovuto al lavoro di sistemazione e di pubblicazione di IMPLOSIONE. Ringrazio di cuore chi mi è stato vicino anche in questi giorni, chiedendo notizie del mio silenzio.
Riporto quanto è scritto sulla IV di copertina:
A partire dalla interrogazione quotidiana della cronaca e della realtà, l’autore – blogger con competenza psicologica, etica e politica – analizza quanto è accaduto dalla fine del 2008 all’inizio del 2010: lo sfascio istituzionale e morale della politica italiana (e non solo), il crescente potere delle mafie, la progressiva implosione su sé stessa della famiglia (e con essa e in essa della società) all’interno di violenze intestine anche omicide e di crescenti dinamiche di incesto, la micidiale riproposizione di logiche fasciste e naziste, la chiusura di fronte alle diversità, l’assordante silenzio di parte della Chiesa.
L’uomo e l’identico, Dio e la diversità
2009/12/28
Solo l’uomo può illudersi che ci sia l’identico, può cercare attraverso le dittature di produrlo, può – con follia omicida – credere di esserlo e di doverlo essere.
Dio è la diversità, crea l’essere di creature tra loro diverse, sempre diverse, stupendamente diverse, divinamente diverse.
Ripeto stanotte la mia canzone di sempre
2009/12/16
Belle sono la speranza e la parola, sono l’anima stessa di Dio, sono esercizio d’eternità, sono già il Suo bacio, sono il continuo dirsi in noi della Sua Creazione.
Lo so: chi uccide la parola e la speranza, prima o poi uccide gli uomini della speranza e della parola. Temo il morire, non temo la morte.
Ripeto qui stanotte la mia vecchia canzone di sempre:
Bastava restare in silenzio.
Non ho taciuto. Ho continuato il mio sentiero
amando come sempre ogni sasso.
E’ un sentiero solo in parte tracciato,
che pochi imboccano,
e subito vi ricrescono lo sterpo e l’ortica,
ma alle valli porta del sorriso e dell’aria.
Qui dove sono giunto,
l’erba e la via sono segnate solo dal vento
e dal soffio di quelle canzoni che antiche sanno
precedere i passi.
Solo non sono sul sentiero.
Tra le sottili canzoni con me cammina
Rosi la bella.
Di tanto in tanto,
sui confini dei giorni e delle epoche,
là dove i tramonti non sospettano ancora le albe,
Rosi ed io ci fermiamo
e mettiamo, per la notte, la nostra tenda
e lì sullo stupito limitare
insieme danziamo
come due saggi-vecchi trampolieri.
Che dite? Hanno ragione i telegiornali? Sono davvero “disgraziati”, “insensibili” e ”barbari”, i manifestanti di ieri a Milano per i quarant’anni dal massacro fascista di piazza Fontana del 12-12-1969?
Guardando i telegiornali pro-Berlusconi, di-Berlusconi, filo-Berlusconi e quasi mai correttamente critici nei confronti di Berlusconi e del suo governo, pareva che il vero obiettivo dei manifestanti fossero i parenti delle vittime, “indegnamente colpiti nel loro dolore” dai fischi di chi protestava, specialmente durante il minuto di silenzio.
Nessuno ha detto chiaramente due cose:
- i manifestanti protestavano non contro i parenti delle vittime, ma contro quarant’anni di silenzio, di omertà, di complicità da parte di chi doveva parlare e non ha parlato, di chi doveva capire e non ha capito, di chi doveva indagare e fare giustizia e non l’ha fatto, di chi doveva rispondere e non ha risposto, di chi doveva dimettersi e non si è mai dimesso, di chi doveva pagare e non ha mai pagato. Protestavano contro tutti quei politici, governanti, amministratori che nel corso di questi quarant’anni si sono sottratti alle loro responsabilità, limitandosi a commemorare senza mai dare e fare giustizia. Protestavano in particolare contro questo governo e contro i suoi sodali locali, i vari Moratti, Podestà e Formigoni, perché questo governo agli occhi di molti appare, forse più degli altri, figlio di quei “poteri forti”, che da quarant’anni cercano di immobilizzare e monopolizzare lo stato, le istituzioni, negando la democrazia, uccidendo la vita civile, usando anche il terrorismo pur di affermarsi;
- i parenti delle vittime non sono certo gli unici ad avere sofferto in questi quarant’anni. Con loro e forse più di loro hanno sofferto la libertà, la democrazia, l’intelligenza, la verità, la speranza, la voglia di vivere, amare, progettare, costruire. Hanno sofferto le generazioni che in questi quarant’anni non hanno avuto un paese praticabile, dove la legge, la giustizia, la partecipazione fossero possibili, dove i giovani potessero vedere e vivere la speranza di esserci e di essere.Solo la peggiore logica può pensare e tentare di fare pensare che i soli colpiti siano i parenti delle vittime. Si ragiona così soltanto nei luoghi dove la mafia e la barbarie del potere riesce a privatizzare a tale punto il dolore da indurre a pensare che soffre solo chi è colpito direttamente nella persona o nella parentela. È questa la logica dei lager e dei gulag, dei luoghi dove la negazione della libertà è totale, dove sei costretto a non vivere più, dove sei giorno dopo giorno prosciugato d’umanità, fino a pensare solo a sopravvivere tu e solo tu, dove nessuno – forse neppure i tuoi parenti – ti interessano più.
Non conosco i parenti delle vittime di Piazza Fontana. Ma, se fossi uno di loro, probabilmente avrei avuto meno difficoltà a stare giù dal palco e a urlare contro chi è bravo solo a commemorare.
Delirio di Silvio a Bonn al Congresso del PPE e l’inesorabile silenzio di Schifani – 11/12/’09
2009/12/11
Nuovo discorso delirante di Berlusconi. Stavolta in una sede e in un consesso stranieri. Ieri a Bonn, al Congresso del Partito Popolare Europeo, i soliti folli attacchi all’equilibrio e alla distinzione dei poteri dello Stato, in particolare la svalutazione della autonomia e del ruolo del potere giudiziario (“Corte politicizzata”, “I giudici sono un partito”) e l’attribuzione di potere legislativo costituente a sé stesso (“Cambierò la Costituzione”), annullando di fatto il potere del Parlamento e attribuendo prepoteri fascisti alla Presidenza dell’esecutivo. Inoltre, lungi dal considerare la Presidenza della Repubblica come organo supremo di garanzia costituzionale (insieme alla Corte Costituzionale), ha faziosamente letto questa massima istituzione come se fosse un ruolo e una funzione di parte e solo di parte (“di sinistra”), tra l’altro dimenticando che la Costituzione, per ribadirne la natura super partes, ne preveda l’elezione con maggioranza il più possibilee qualificata.
Il delirio poi si è rivolto su sé stesso, ribadendo vecchi concetti di follia onnipotente che noi italiani ben conosciamo: “Sono Super”, “Ma io ho le palle”. Inutile sottolineare lo sfondo narcisistico e testicolare delle due affermazioni.
La seconda affermazione (“Ma io ho le palle”) è forse, oggi, la più politicamente interessante. Con evidenza genital-maschilistica, mostra l’indissolubile interazione tra Berlusconi e la Lega. Lui “ha le palle”, loro “ce l’hanno duro”. Povera Italia, che cosa ti aspetta?
Né va dimenticato che il Partito Popolare Europeo è partito a ispirazione cristiana. Sono questi i valori politici e umani dei popolari europei? Questa la fedeltà ai valori cristiani e ai fondamenti cristiani dell’Europa? Che dicono di ciò i giornali “cattolici” e “cristiani”? E la gerarchia ecclesiale tace solo per il dovuto rispetto alla laicità di un partito? O tace per altri motivi?
Certo, più il delirio berlusconiano esplode a livello europeo e internazionale, più si avvicina la fine di Silvio. Ma, come questo blog sta dicendo da molto tempo, l’uscita di scena del Cavaliere potrebbe significare un ulteriore rafforzamento dei poteri forti che hanno avuto interesse a lasciare nascere, crescere e sedimentare la “cosa Berlusconi”. Togli Berlusconi, resta sempre più e sempre meglio la “cosa”.
Intanto Renato Schifani inesorabilmente tace.
Protestano Napolitano e Fini. In questi giorni parla tanto anche Spatuzza. Oggi parlerà pure Graviano. Tace invece Schifani. Se chi tace, acconsente, con chi, su che cosa e perchè accondente Schifani? Non sono domande da poco. Se – incrociamo le dita- domani Renato Schifani dovesse, per impedimento di Napolitano, svolgere la funzione di Presidenza della Repubblica, che succederebbe? Ripeto, non è questione da poco.
