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Ringrazio di cuore chi l’ha scritta. Anch’io, a modo mio, sono stato da piccolo un bambino discriminato. So che segni può lasciare l’esserlo stato e quanto sia difficile risalire la corrente delle discriminazioni subite. Chi ha scritto questa lettera, dà una carezza al bambino di ieri e rende felice l’uomo di oggi, che vorrebbe tanto avere per amico una persona tanto bella.

Grazie.

 

Ieri era il primo anniversario del terremoto d’Abruzzo, ma Silvio Berlusconi ieri non c’era né a ricordare i morti in gran parte assassinati da irregolarità edilizie gravissime, né a rallegrarsi con i vivi per la ricostruzione tanto celere e decantata, quanto in larghissima misura del tutto inventata. 

Stavolta non è andato. Sentito per telefono l’amico Presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi (altro bel tipetto, pure lui non certamente insensibile ai rinvii a giudizio) e protetto dalla sicurezza di non essere intercettato, il Nostro ha pensato bene che non era il caso di andare, visto che non tirava aria propizia dopo le tante ed esibite promesse e i pochissimi e criptici fatti. 

No, anche se lo sembrerebbe, la sua non è vigliaccheria. Per potere essere vigliacchi, occorre prima essere uomini adulti. E uomo adulto lui proprio non è. Se, come pare (si vedano i numerosi articoli dedicati da questo blog all’argomento), Silvio Berlusconi ha un Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP o DPN o NPD) con preoccupanti nodi sul versante psicotico, il suo Sé si è bloccato in una strutturazione preedipica. Come tale, non è in grado di affrontare il confronto autentico, quello che non sia truccato e/o predeterminato e/o manipolato. Può solamente fare capricci come un bambino cui la mamma finirà comunque per darla vinta. Se si accorge che, invece di una madre condiscendente, lì di fronte c’è o ci può essere qualcuno di meno manipolabile, qualcuno che tiene botta e può confutare il bugiardello con il dito nella marmellata, allora il bambino mai cresciuto scappa, fugge ogni confronto, si acquatta dietro telefoni arroganti e volgari (cattivi!, perché lo intercettate? poveretto, perché non lo lasciate fare?) e dietro prepotenze giocate sulla manipolazione del potere o sul potere della manipolazione o – per dirla in modo che anche i bambini mai cresciuti capiscano - sul capriccio del potere o sul potere del capriccio.  

Per questo ieri Berlusconi si è sottratto al confronto con la gente de L’Aquila.

Ripeto: Berlusconi non è un vigliacco e non è immorale. È un bambino che non è mai cresciuto, non è mai stato partorito né al padre, né al mondo, né a sé stesso. Come tale, è al di qua di ogni norma, di ogni regola o legge, di ogni morale, di ogni autenticità, di ogni possibilità di essere davvero sé stesso. Acquattato dietro un falso Sé dai piedi di argilla, vive la propria disperata impotenza di infantile nullità (quel “niente” di cui si accorse di essere moglie la povera Veronica), forse, chissà, credendosi immortale, sentendosi immortale, esigendosi immortale pur di non doversi confrontare con la propria fragile inconsistenza di creatura vecchia e malata. Se non procurasse danni enormi, sarebbe soltanto un poveraccio da compatire e/o, qualora lo accettasse, un paziente da “aiutare”, come direbbe la moglie Veronica.

Come può, in tale condizione, “Superman” affrontare il confronto della verità e la verità del confronto? Dopo tante sistematiche menzogne, come poteva un poveraccio dal Sé bloccato e bambino affrontare la verità e l’indignazione di una città uccisa, ingannata, tradita con perfidia tanto sistematica quanto irresponsabile?

A quanto accennano alcuni articoli di giornale, si è già aperta la lotta per la successione di Letizia Moratti a sindaco di Milano. Dopo la straripante vittoria al Nord, la Lega rimpiange di non avere insistito per avere Roberto Castelli Presidente della Regione Lombardia. Ora vuole almeno il Comune.

Decisivo nella lotta sarà, a mio avviso, lo scontro underground tra i due grandi potentati teocratico-finanziari dell’Opus Dei da un lato e di Comunione e Liberazione dall’altro.

Roberto Formigoni, eletto per la quarta volta a Presidente di Regione, nonostante la legge preveda ben altro, è – come ben si sa – un membro dei Memores Domini, che di CL costituiscono il sancta sanctorum “adulto”, che detiene il vero quanto nascosto potere di CL e della “borsa” di CL, cioè la Compagnia delle Opere, vero e proprio centro di potere:

  • con le cooperative cielline e con numerosi e consolidati primariati detta legge nella sanità pubblica e privata lombarda,
  • con la sistematica acquisizione di molte scuole prima appartenenti a congregazioni religiose gestisce la grandissima parte delle “scuole cattoliche”, utilizzandole come luogo di assunzione di ciellini e come luogo di proselitismo,
  • c) con i suoi capitali detta condizioni a molte banche, forte anche della posizione che molti ciellini hanno nei C.d.A.,
  • con la compiacenza più o meno passiva dei vescovi occupa posti di rilievo nella stampa (non solo scritta) nazionale, provinciale e locale (per esempio il più potente giornale locale, “L’Eco di Bergamo” che vende decine di migliaia di copie al giorno, è diretto dal ciellino Ettore Ongis).

Comunione e Liberazione già al ballottaggio dello scorso anno si schierò pubblicamente con Penati. Questo asse continua tuttora. Molti imprenditori ciellini o vicini a CL lo vedono di buon occhio; non a caso Penati è stato proprio stamane morbidamente e carinamente intervistato su “Canale 5” dal falco berlusconiano Del Debbio. Lo stesso Martina, delfino di Penati, è, a quanto si sa, appoggiato da imprenditori ciellini; né certo gli è mancato un occhio di riguardo da parte de “L’Eco di Bergamo”, che, essendo Martina candidato nella lista “provinciale” di Bergamo soltanto per motivi anagrafici, lo ha trattato con benevolo e più che vellutato riguardo durante la recente e appena finita campagna elettorale.

Si deduce perciò che, nella lotta per il posto di Sindaco di Milano, il PD non mancherà di certo di appoggiare le richieste della Lega, evitando così problemi a Formigoni in Regione.

Come al solito, molto più nascosto e sotterraneo il gioco dell’Opus Dei, che nella propria azione è ancora più settaria di CL. Già quando era ministro della Pubblica Istruzione, Letizia Moratti privilegiò le istituzioni, scuole, ecc. “vicine” all’Opus Dei (scrivo “vicine”, perché, come ben si sa, l’Opus Dei non figura mai direttamente come proprietaria di strutture, istituzioni, immobili, comportandosi di fatto, sotto molti aspetti, come una realtà tanto impenetrabile da farla considerare una “società segretà” agli occhi di persone non certo sprovvedute o avventate nei giudizi). Prevedibile quindi che l’asse Moratti-Opus Dei continui anche ora e anche nel futuro, forte dell’appoggio del molti alti, potenti e nascosti dirigenti e funzionari pubblici e privati che fanno capo all’Opus Dei, più o meno direttamente.

La preoccupazione più grande è che la lotta tra CL e Opus Dei sarà criptica, per lo più invisibile e – quel che ancora è più grave – sarà dettata da logiche che, prima di rispondere a principi di fedeltà civile e istituzionale, sarà soggetta a criteri di obbedienza e di assoluta e cieca sequela delle direttive non certo disinteressate di CL e dell’Opus Dei. Difatti per un ciellino (in particolare, ripeto, per un Memores Domini) e per un opusiano primo e intrascendibile valore è l’obbedienza alla propria “famiglia” (così usano, per esempio, dire gli opusiani, quando parlano dell’Opus Dei, un po’ come fanno i mafiosi quando parlano della mafia).

Intanto i cittadini e i liberi laici cristiani staranno a subire, senza neppure potere vedere e capire. Se questa è democrazia …

 

Voto a voto vadano astuzia e crimine

convincendo i semplici a farsi complici

Giovanni Raboni, Ultimi versi, pg. 7

 

 

Come si fa a non votare una lista così? I primi quattro nomi presenti nella lista sono Dario Fo, Franca Rame, Margherita Hack e Moni Ovadia.

Il primo è un grandissimo Premio Nobel per la Letteratura, l’unico vivente tra i vincitori italiani di questo premio, un attore fantastico, un autore nel senso letterale del termine (autore significa “colui che fa crescere”), testimone della verità e suo attore (attore significa “colui che agisce l’azione decisiva”).

La seconda è una grande donna, una forte e delicatissima attrice, una prodigiosa moglie; porta nella propria carne e nella propria anima la violenza di uno stupro fascista, vile e barbaro, infertole per colpirne la libertà e la testimonianza di una vita (sua e del marito), e questa violenza ha saputo tradurre in messaggio, dandola al mondo come richiamo di dignità.

La terza ama lo stupore delle stelle, ha lo sguardo sapientissimo e saggio della scienza, l’anima meravigliosa della curiosità critica e della onestà intellettuale e morale.

Il quarto è una voce rarissima, tra le poche che, respirando l’assoluto del sacro e del divino, sanno interrogare le radici dell’umano, a partire delle profondità della Rivelazione ebraica, la stessa che animava Gesù.

Non mi importa il nome di quella lista. So per certo che questi quattro meravigliosi esseri umani, pure sapendone le ragioni migliori, lo trascendono e lo consacrano, così come il “compagno Cristo” di don Primo Mazzolari trascendeva, consacrava e salvava tutti i “compagni” del mondo, inserendo di nuovo questa parola nella eucarestia dell’etimo cum-panis, che significa “chi mangia con noi il nostro stesso pane”.

Se ci fosse il minimo senso della dignità e della realtà, non ci sarebbe partita: tutti voterebbero questa lista.

Se ci fosse il minimo senso del pudore civile e umano, tutti gli altri candidati di tutte quante le liste si ritrarrebbero, rinuncerebbero ciascuno alla propria candidatura e sarebbero orgogliosi e felici di potere essere amministrati e rappresentati da tanta nobile umanità.

Grazie a Dario Fo, Franca Rame, Margherita Hack e Moni Ovadia, oggi vado a votare felice di essere uomo e cittadino.

È disponibile

il mio nuovo ultimo libro

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in “cerca” digita “gigi cortesi

 

Riporto quanto è scritto sulla IV di copertina:

A partire dalla interrogazione quotidiana della cronaca e della realtà, l’autore – blogger con competenza psicologica, etica e politica – analizza quanto è accaduto dalla fine del 2008 all’inizio del 2010: lo sfascio istituzionale e morale della politica italiana (e non solo), il crescente potere delle mafie, la progressiva implosione su sé stessa della famiglia (e con essa e in essa della società) all’interno di violenze intestine anche omicide e di crescenti dinamiche di incesto, la micidiale riproposizione di logiche fasciste e naziste, la chiusura di fronte alle diversità, l’assordante silenzio di parte della Chiesa.

Mi scrive un amico:

Caro Gigi, mi permetto di segnalarti un fatto per un tuo eventuale post politico. Ti sei accorto che, mentre tutto il mondo è alle prese con gli aiuti per Haiti, e Obama coordina personalmente la macchina degli aiuti, Berlusconi oggi, nelle stesse ore in cui Obama faceva una conferenza stampa con due ex presidenti, era a Venezia a comprare un palazzo sul Canal Grande? Non ha fatto alcuna conferenza stampa per parlare di questo. Era a Venezia per comprare un intero palazzo e per incontrare Galan, che gli dà dei grattacapi perché vuole la riconferma mentre la Lega pretende la Regione Veneto. Negli stessi minuti anche la Cina si stava occupando degli orfani che brancolano per le vie di Port au Prince. E nessuno dell’opposizione se ne accorge egli rinfaccia questo…

Basterebbe che Bersani convocasse una conferenza stampa per dire: avete visto che mentre si muoveva la macchina degli aiuti per Haiti, Berlusconi era a Venezia a comprare un palazzo? Ecco, ricordatevene alle prossime elezioni regionali…”.

Sottoscrivo alla lettera la segnalazione del mio amico. Aggiungo un interrogativo: come mai nessuno o quasi denuncia fatti come questi? Oltre all’opposizione, dove sono la stampa, la Chiesa, le persone di buon senso?

E poi, che bisogno ha Berlusconi di mostrarsi solerte per le vittime del terremoto di Haiti? Mica ci si può organizzare un G8 ad Haiti. Mica gli haitiani votano. Mica l’ha costruito l’Impregilo l’ospedale di Port au Prince. Mica in tanta povertà ci sono affari appetibili dalle mafie italiane. Mica ci sono Noemi e la D’Addario da fare dimenticare. Che bisogno c’è di fare polveroni? E poi, diciamolo tra noi, chi se ne frega di Haiti e degli Haitiani.  E, se dopo averli aiutati, vengono qui come clandestini, che dice la Lega? Mica si possono ospitare nel nuovo palazzone sul Canal Grande. Anche l’amore ha i suoi limiti. in fondo l’amore è solo un partito. Che pretese! Al limite, nel palazzone sul Canal Grande ci può venire in gondola qualche escort haitiana? Ma ci sono escort  ad Haiti? Bisognerà telefonare a qualche Tarantini haitiano.

Che dite? Hanno ragione i telegiornali? Sono davvero “disgraziati”, “insensibili” e ”barbari”, i manifestanti di ieri a Milano per i quarant’anni dal massacro fascista di piazza Fontana del 12-12-1969?

Guardando i telegiornali pro-Berlusconi, di-Berlusconi, filo-Berlusconi e quasi mai correttamente critici nei confronti di Berlusconi e del suo governo, pareva che il vero obiettivo dei manifestanti fossero i parenti delle vittime, “indegnamente colpiti nel loro dolore” dai fischi di chi protestava, specialmente durante il minuto di silenzio.

Nessuno ha detto chiaramente due cose:

  1. i manifestanti protestavano non contro i parenti delle vittime, ma contro quarant’anni di silenzio, di omertà, di complicità da parte di chi doveva parlare e non ha parlato, di chi doveva capire e non ha capito, di chi doveva indagare e fare giustizia e non l’ha fatto, di chi doveva rispondere e non ha risposto, di chi doveva dimettersi e non si è mai dimesso, di chi doveva pagare e non ha mai pagato. Protestavano contro tutti quei politici, governanti, amministratori che nel corso di questi quarant’anni si sono sottratti alle loro responsabilità, limitandosi a commemorare senza mai dare e fare giustizia. Protestavano in particolare contro questo governo e contro i suoi sodali locali, i vari Moratti, Podestà e Formigoni, perché questo governo agli occhi di molti appare, forse più degli altri, figlio di quei “poteri forti”, che da quarant’anni cercano di immobilizzare e monopolizzare lo stato, le istituzioni, negando la democrazia, uccidendo la vita civile, usando anche il terrorismo pur di affermarsi;
  2. i parenti delle vittime non sono certo gli unici ad avere sofferto in questi quarant’anni. Con loro e forse più di loro hanno sofferto la libertà, la democrazia, l’intelligenza, la verità, la speranza, la voglia di vivere, amare, progettare, costruire. Hanno sofferto le generazioni che in questi quarant’anni non hanno avuto un paese praticabile, dove la legge, la giustizia, la partecipazione fossero possibili, dove i giovani potessero vedere e vivere la speranza di esserci e di essere.Solo la peggiore logica può pensare e tentare di fare pensare che i soli colpiti siano i parenti delle vittime. Si ragiona così soltanto nei luoghi dove la mafia e la barbarie del potere riesce a privatizzare a tale punto il dolore da indurre a pensare che soffre solo chi è colpito direttamente nella persona o nella parentela. È questa la logica dei lager e dei gulag, dei luoghi dove la negazione della libertà è totale, dove sei costretto a non vivere più, dove sei giorno dopo giorno prosciugato d’umanità, fino a pensare solo a sopravvivere tu e solo tu, dove nessuno – forse neppure i tuoi parenti – ti interessano più.

Non conosco i parenti delle vittime di Piazza Fontana. Ma, se fossi uno di loro, probabilmente avrei avuto meno difficoltà a stare giù dal palco e a urlare contro chi è bravo solo a commemorare.

Coccaglio è qui a pochi chilometri, sulla strada che da Bergamo porta a Brescia. Proprio a Coccaglio, il sindaco leghista Franco Claretti, per mano dell’ “Assessore alla Sicurezza” Claudio Abiendi, sta attuando l’operazione White Christmas. Fino a Natale, non si sa con quanta gentile fermezza, verranno attuati controlli a tappeto, di casa in casa, per verificare i permessi di soggiorno degli immigrati: se non saranno in regola, verrà “revocato il permesso di residenza”, seduta stante e con tutta la non bene precisata forza concessa ai sindaci dal Pacchetto Sicurezza approvato di recente.

L’azione è in corso dal 24 ottobre, dopo che Claretti espresse l’idea e l’intenzione di questo progetto a una convention di sindaci leghisti a Milano, all’Hotel Leonardo da Vinci, riscuotendo viva approvazione dai colleghi e dallo stato maggiore del Carroccio. “Il ministro Maroni è un uomo pratico – ha puntualizzato Claretti – ci ha dato dei consigli per attuare il provvedimento senza incorrere nei soliti ricorsi ai giudici”.

Non si capisce perché per indicare l’operazione si sia ricorsi all’espressione americana e holliwoodiana White Christmas, rinunciando – penso a malincuore – a una più ruspante e dialettale, del tipo “Nedàl sensa nigher”. Né si capisce perché, all’inglese, si parli di convention e non – più padanamente – di riuniù o di còngrega oppure – più alla medievale – di “dieta”.

Né tanto meno si comprende come il Ministro degli Interni possa dare suggerimenti su come evitare che qualcuno possa, secondo i diritti di legge, ricorrere ai giudici. Ancora meno si comprende come e perché il Ministro riservi questi consigli solo ai sindaci leghisti. Se sono consigli da Ministro, perché Maroni non li dà a tutti i sindaci d’Italia, magari passando attraverso la doverosa e istituzionale mediazione dei Prefetti? Se – come temo – non sono consigli da Ministro, con quale senso della legalità e del rapporto tra potere esecutivo e potere giudiziario Maroni gestisce il Ministero degli Interni? Se, metti caso, tra Carabinieri, Poliziotti, agenti dei Servizi Segreti, Prefetti e quant’altri dipendano istituzionalmente da lui, ci sono carabinieri poliziotti, agenti, Prefetti leghisti, anche per questi è, secondo Maroni, prevista o prevedibile una comunicazione a parte, esclusiva, sui generis, magari tale da evitare possibili e legittimi ricorsi ai giudici da parte di qualcuno?

L’assessore Claudio Abiendi, che nel 1992 fu, a quanto dice, tra i fondatori della Lega, precisa: “per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana”.

Non so come il povero Abiendi riesca a concepire una “tradizione cristiana” che non sia una “festa dell’accoglienza”. Natale per un cristiano non è forse la festa della massima accoglienza: quella del mondo, che accoglie in sé l’estrema diversità e l’estrema alterità di Dio, e quella di Dio, che in Gesù nascente manifesta l’Incarnazione, cioè l’unirsi e l’accogliersi reciproco di divinità e umanità in un’unica persona?

Che cosa avrebbero fatto Franco Claretti e Claudio Abiendi se, a suo tempo, fossero stati Sindaco e “Assessore alla Accoglienza” di Betlemme? Come si sarebbe poi comportato Roberto Maroni, se dopo l’Epifania e dopo il ritorno a Gerusalemme dei Re Magi, fosse stato il Ministro degli Interni di Erode?

Barack Obama, in un anno soltanto, pare proprio avercela fatta. Almeno per quanto riguarda la Camera dei Rappresentanti, il testo della riforma sanitaria è passato. Se passerà anche al Senato, diverrà legge dello stato. Tutti i cittadini avranno la copertura necessaria per farsi curare. Già questa prima approvazione è una straordinaria vittoria: apre finalmente alla liberazione dei più poveri dalla schiavitù della impossibilità di curarsi; avvia la limitazione del potere politico e finanziario della lobby delle assicurazioni sanitarie; afferma già nel concreto di un voto importante il diritto alla salute.

Tutti i democratici hanno votato compatti a favore. In più c’è stato anche il sì del repubblicano Anh Joseph Cao. Il successo politico di Obama è notevole, visto l’enorme potere che le lobbies finanziarie hanno negli USA e dato il loro poderoso tentativo di bloccare la riforma. Ha convinto di persona gli ultimi democratici incerti ed ha così vinto la sua prima grande battaglia, dimostrando di non essere soltanto l’uomo degli annunci e delle promesse.

In Italia, intanto, la sanità sta sempre più peggiorando. Oltre a essere culla di gravi episodi di mala sanità soprattutto in alcune regioni, è preda di avventurieri e approfittatori di ogni tipo, come purtroppo lasciano intravedere i fatti pugliesi legati all’affaire Tarantini-Berlusconi e i dubbi laziali relativi all’affaire Marrazzo-Berlusconi-Angelucci e giornali collegati. In Italia il diritto alla sanità è sancito dalla Costituzione, ma troppo smentito dai fatti. Né pare esserci una vera e forte volontà politica che, almeno in ordine al diritto alla salute, applichi fedelmente la Costituzione e non la smentisca nei fatti. Il che porta, per forza di cose, la sanità sempre più nelle mani di interessi privatistici e quindi di logiche mafiose. Dove lo stato si indebolisce, si rafforza e si legittima la mafia.

La sanità è sempre più in mano alle lobbies delle cooperative; qui in Lombardia per esempio si sta creando nella sanità un vero e proprio impero ciellino, con il potere finanziario della Compagnia delle Opere e delle banche che la favoriscono, magari sotto l’alibi e il presto della vicinanza (sic!) ai principi cristiani. I legami tra sanità e politica, anche di bassissimo livello, sono spaventosi, come anche di recente ci hanno suggerito i fatti, per esempio quelli campani emersi in ordine a Sandra Lonardo in Mastella (si comincia sempre meglio a comprendere a chi e perché il governo Prodi desse tanto fastidio). Ne esce l’idea di una rete di potere e di sottopotere che controlla la nomina di primari e dirigenti, la costruzione di ospedali e reparti, l’attribuzione di appalti, l’acquisto di materiale e di apparecchiature, con criteri molto dubbi, oggettivamente mafiosi o tendenzialmente tali, di certo non primariamente finalizzati al bene del cittadino e al suo diritto alla salute.

Non va certo dimenticato e taciuto quanto alla base di tutto ciò ci stia uno strapotere finanziario e politico delle case farmaceutiche e degli ordini professionali a queste collegate. Il che, tra l’altro, blocca l’evoluzione della scienza medica vincolandola a logiche organicistiche e farmaceutiche spesso del tutto lontane da ogni vera libertà epistemologica e, perciò, del tutto vicine a logiche di potere autoreferenziali e mafiose. Sarebbe interessante per esempio verificare con quali criteri vengono incanalati e attribuiti i fondi pubblici e meno pubblici, istituzionali e meno istituzionali, in ordine alla ricerca, con i vari Telethon e le varie giornate dedicate alle più disparate associazioni, largamente pubblicizzate da televisioni pubbliche e meno pubbliche. Il dubbio che i fondi finiscano con il rifluire, soltanto o quasi, nelle casse delle case farmaceutiche è molto, molto forte, dato che l’utilizzo dei fondi non è di certo pubblicizzato tanto quanto le plebiscitarie ricerche dei fondi stessi. E anche su questo la Chiesa tace, purtroppo.

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