“Non ci sto”. Lettera di un cittadino di Adro per i bambini discriminati in mensa – 15/04/’10
2010/04/15
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Ringrazio di cuore chi l’ha scritta. Anch’io, a modo mio, sono stato da piccolo un bambino discriminato. So che segni può lasciare l’esserlo stato e quanto sia difficile risalire la corrente delle discriminazioni subite. Chi ha scritto questa lettera, dà una carezza al bambino di ieri e rende felice l’uomo di oggi, che vorrebbe tanto avere per amico una persona tanto bella.
Grazie.
Ieri era il primo anniversario del terremoto d’Abruzzo, ma Silvio Berlusconi ieri non c’era né a ricordare i morti in gran parte assassinati da irregolarità edilizie gravissime, né a rallegrarsi con i vivi per la ricostruzione tanto celere e decantata, quanto in larghissima misura del tutto inventata.
Stavolta non è andato. Sentito per telefono l’amico Presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi (altro bel tipetto, pure lui non certamente insensibile ai rinvii a giudizio) e protetto dalla sicurezza di non essere intercettato, il Nostro ha pensato bene che non era il caso di andare, visto che non tirava aria propizia dopo le tante ed esibite promesse e i pochissimi e criptici fatti.
No, anche se lo sembrerebbe, la sua non è vigliaccheria. Per potere essere vigliacchi, occorre prima essere uomini adulti. E uomo adulto lui proprio non è. Se, come pare (si vedano i numerosi articoli dedicati da questo blog all’argomento), Silvio Berlusconi ha un Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP o DPN o NPD) con preoccupanti nodi sul versante psicotico, il suo Sé si è bloccato in una strutturazione preedipica. Come tale, non è in grado di affrontare il confronto autentico, quello che non sia truccato e/o predeterminato e/o manipolato. Può solamente fare capricci come un bambino cui la mamma finirà comunque per darla vinta. Se si accorge che, invece di una madre condiscendente, lì di fronte c’è o ci può essere qualcuno di meno manipolabile, qualcuno che tiene botta e può confutare il bugiardello con il dito nella marmellata, allora il bambino mai cresciuto scappa, fugge ogni confronto, si acquatta dietro telefoni arroganti e volgari (cattivi!, perché lo intercettate? poveretto, perché non lo lasciate fare?) e dietro prepotenze giocate sulla manipolazione del potere o sul potere della manipolazione o – per dirla in modo che anche i bambini mai cresciuti capiscano - sul capriccio del potere o sul potere del capriccio.
Per questo ieri Berlusconi si è sottratto al confronto con la gente de L’Aquila.
Ripeto: Berlusconi non è un vigliacco e non è immorale. È un bambino che non è mai cresciuto, non è mai stato partorito né al padre, né al mondo, né a sé stesso. Come tale, è al di qua di ogni norma, di ogni regola o legge, di ogni morale, di ogni autenticità, di ogni possibilità di essere davvero sé stesso. Acquattato dietro un falso Sé dai piedi di argilla, vive la propria disperata impotenza di infantile nullità (quel “niente” di cui si accorse di essere moglie la povera Veronica), forse, chissà, credendosi immortale, sentendosi immortale, esigendosi immortale pur di non doversi confrontare con la propria fragile inconsistenza di creatura vecchia e malata. Se non procurasse danni enormi, sarebbe soltanto un poveraccio da compatire e/o, qualora lo accettasse, un paziente da “aiutare”, come direbbe la moglie Veronica.
Come può, in tale condizione, “Superman” affrontare il confronto della verità e la verità del confronto? Dopo tante sistematiche menzogne, come poteva un poveraccio dal Sé bloccato e bambino affrontare la verità e l’indignazione di una città uccisa, ingannata, tradita con perfidia tanto sistematica quanto irresponsabile?
Voto a voto vadano astuzia e crimine
convincendo i semplici a farsi complici
Giovanni Raboni, Ultimi versi, pg. 7
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in “cerca” digita “gigi cortesi”
Riporto quanto è scritto sulla IV di copertina:
A partire dalla interrogazione quotidiana della cronaca e della realtà, l’autore – blogger con competenza psicologica, etica e politica – analizza quanto è accaduto dalla fine del 2008 all’inizio del 2010: lo sfascio istituzionale e morale della politica italiana (e non solo), il crescente potere delle mafie, la progressiva implosione su sé stessa della famiglia (e con essa e in essa della società) all’interno di violenze intestine anche omicide e di crescenti dinamiche di incesto, la micidiale riproposizione di logiche fasciste e naziste, la chiusura di fronte alle diversità, l’assordante silenzio di parte della Chiesa.
Mi scrive un amico:
“Caro Gigi, mi permetto di segnalarti un fatto per un tuo eventuale post politico. Ti sei accorto che, mentre tutto il mondo è alle prese con gli aiuti per Haiti, e Obama coordina personalmente la macchina degli aiuti, Berlusconi oggi, nelle stesse ore in cui Obama faceva una conferenza stampa con due ex presidenti, era a Venezia a comprare un palazzo sul Canal Grande? Non ha fatto alcuna conferenza stampa per parlare di questo. Era a Venezia per comprare un intero palazzo e per incontrare Galan, che gli dà dei grattacapi perché vuole la riconferma mentre la Lega pretende la Regione Veneto. Negli stessi minuti anche la Cina si stava occupando degli orfani che brancolano per le vie di Port au Prince. E nessuno dell’opposizione se ne accorge egli rinfaccia questo…
Basterebbe che Bersani convocasse una conferenza stampa per dire: avete visto che mentre si muoveva la macchina degli aiuti per Haiti, Berlusconi era a Venezia a comprare un palazzo? Ecco, ricordatevene alle prossime elezioni regionali…”.
Sottoscrivo alla lettera la segnalazione del mio amico. Aggiungo un interrogativo: come mai nessuno o quasi denuncia fatti come questi? Oltre all’opposizione, dove sono la stampa, la Chiesa, le persone di buon senso?
E poi, che bisogno ha Berlusconi di mostrarsi solerte per le vittime del terremoto di Haiti? Mica ci si può organizzare un G8 ad Haiti. Mica gli haitiani votano. Mica l’ha costruito l’Impregilo l’ospedale di Port au Prince. Mica in tanta povertà ci sono affari appetibili dalle mafie italiane. Mica ci sono Noemi e la D’Addario da fare dimenticare. Che bisogno c’è di fare polveroni? E poi, diciamolo tra noi, chi se ne frega di Haiti e degli Haitiani. E, se dopo averli aiutati, vengono qui come clandestini, che dice la Lega? Mica si possono ospitare nel nuovo palazzone sul Canal Grande. Anche l’amore ha i suoi limiti. in fondo l’amore è solo un partito. Che pretese! Al limite, nel palazzone sul Canal Grande ci può venire in gondola qualche escort haitiana? Ma ci sono escort ad Haiti? Bisognerà telefonare a qualche Tarantini haitiano.
Che dite? Hanno ragione i telegiornali? Sono davvero “disgraziati”, “insensibili” e ”barbari”, i manifestanti di ieri a Milano per i quarant’anni dal massacro fascista di piazza Fontana del 12-12-1969?
Guardando i telegiornali pro-Berlusconi, di-Berlusconi, filo-Berlusconi e quasi mai correttamente critici nei confronti di Berlusconi e del suo governo, pareva che il vero obiettivo dei manifestanti fossero i parenti delle vittime, “indegnamente colpiti nel loro dolore” dai fischi di chi protestava, specialmente durante il minuto di silenzio.
Nessuno ha detto chiaramente due cose:
- i manifestanti protestavano non contro i parenti delle vittime, ma contro quarant’anni di silenzio, di omertà, di complicità da parte di chi doveva parlare e non ha parlato, di chi doveva capire e non ha capito, di chi doveva indagare e fare giustizia e non l’ha fatto, di chi doveva rispondere e non ha risposto, di chi doveva dimettersi e non si è mai dimesso, di chi doveva pagare e non ha mai pagato. Protestavano contro tutti quei politici, governanti, amministratori che nel corso di questi quarant’anni si sono sottratti alle loro responsabilità, limitandosi a commemorare senza mai dare e fare giustizia. Protestavano in particolare contro questo governo e contro i suoi sodali locali, i vari Moratti, Podestà e Formigoni, perché questo governo agli occhi di molti appare, forse più degli altri, figlio di quei “poteri forti”, che da quarant’anni cercano di immobilizzare e monopolizzare lo stato, le istituzioni, negando la democrazia, uccidendo la vita civile, usando anche il terrorismo pur di affermarsi;
- i parenti delle vittime non sono certo gli unici ad avere sofferto in questi quarant’anni. Con loro e forse più di loro hanno sofferto la libertà, la democrazia, l’intelligenza, la verità, la speranza, la voglia di vivere, amare, progettare, costruire. Hanno sofferto le generazioni che in questi quarant’anni non hanno avuto un paese praticabile, dove la legge, la giustizia, la partecipazione fossero possibili, dove i giovani potessero vedere e vivere la speranza di esserci e di essere.Solo la peggiore logica può pensare e tentare di fare pensare che i soli colpiti siano i parenti delle vittime. Si ragiona così soltanto nei luoghi dove la mafia e la barbarie del potere riesce a privatizzare a tale punto il dolore da indurre a pensare che soffre solo chi è colpito direttamente nella persona o nella parentela. È questa la logica dei lager e dei gulag, dei luoghi dove la negazione della libertà è totale, dove sei costretto a non vivere più, dove sei giorno dopo giorno prosciugato d’umanità, fino a pensare solo a sopravvivere tu e solo tu, dove nessuno – forse neppure i tuoi parenti – ti interessano più.
Non conosco i parenti delle vittime di Piazza Fontana. Ma, se fossi uno di loro, probabilmente avrei avuto meno difficoltà a stare giù dal palco e a urlare contro chi è bravo solo a commemorare.
Coccaglio è qui a pochi chilometri, sulla strada che da Bergamo porta a Brescia. Proprio a Coccaglio, il sindaco leghista Franco Claretti, per mano dell’ “Assessore alla Sicurezza” Claudio Abiendi, sta attuando l’operazione White Christmas. Fino a Natale, non si sa con quanta gentile fermezza, verranno attuati controlli a tappeto, di casa in casa, per verificare i permessi di soggiorno degli immigrati: se non saranno in regola, verrà “revocato il permesso di residenza”, seduta stante e con tutta la non bene precisata forza concessa ai sindaci dal Pacchetto Sicurezza approvato di recente.
L’azione è in corso dal 24 ottobre, dopo che Claretti espresse l’idea e l’intenzione di questo progetto a una convention di sindaci leghisti a Milano, all’Hotel Leonardo da Vinci, riscuotendo viva approvazione dai colleghi e dallo stato maggiore del Carroccio. “Il ministro Maroni è un uomo pratico – ha puntualizzato Claretti – ci ha dato dei consigli per attuare il provvedimento senza incorrere nei soliti ricorsi ai giudici”.
Non si capisce perché per indicare l’operazione si sia ricorsi all’espressione americana e holliwoodiana White Christmas, rinunciando – penso a malincuore – a una più ruspante e dialettale, del tipo “Nedàl sensa nigher”. Né si capisce perché, all’inglese, si parli di convention e non – più padanamente – di riuniù o di còngrega oppure – più alla medievale – di “dieta”.
Né tanto meno si comprende come il Ministro degli Interni possa dare suggerimenti su come evitare che qualcuno possa, secondo i diritti di legge, ricorrere ai giudici. Ancora meno si comprende come e perché il Ministro riservi questi consigli solo ai sindaci leghisti. Se sono consigli da Ministro, perché Maroni non li dà a tutti i sindaci d’Italia, magari passando attraverso la doverosa e istituzionale mediazione dei Prefetti? Se – come temo – non sono consigli da Ministro, con quale senso della legalità e del rapporto tra potere esecutivo e potere giudiziario Maroni gestisce il Ministero degli Interni? Se, metti caso, tra Carabinieri, Poliziotti, agenti dei Servizi Segreti, Prefetti e quant’altri dipendano istituzionalmente da lui, ci sono carabinieri poliziotti, agenti, Prefetti leghisti, anche per questi è, secondo Maroni, prevista o prevedibile una comunicazione a parte, esclusiva, sui generis, magari tale da evitare possibili e legittimi ricorsi ai giudici da parte di qualcuno?
L’assessore Claudio Abiendi, che nel 1992 fu, a quanto dice, tra i fondatori della Lega, precisa: “per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana”.
Non so come il povero Abiendi riesca a concepire una “tradizione cristiana” che non sia una “festa dell’accoglienza”. Natale per un cristiano non è forse la festa della massima accoglienza: quella del mondo, che accoglie in sé l’estrema diversità e l’estrema alterità di Dio, e quella di Dio, che in Gesù nascente manifesta l’Incarnazione, cioè l’unirsi e l’accogliersi reciproco di divinità e umanità in un’unica persona?
Che cosa avrebbero fatto Franco Claretti e Claudio Abiendi se, a suo tempo, fossero stati Sindaco e “Assessore alla Accoglienza” di Betlemme? Come si sarebbe poi comportato Roberto Maroni, se dopo l’Epifania e dopo il ritorno a Gerusalemme dei Re Magi, fosse stato il Ministro degli Interni di Erode?
